venerdì 17 febbraio 2012

CHA'RISA PER BUCK EDEN: TI ASPETTO ALL'ALBERO DI LALO... BUCK EDEN, VIENI!



"ALBERO DI LALO" -  Foto Cha'Risa  per Buck Eden






                            CHA' RISA


TI ASPETTO ALL'ALBERO DI LALO
Buck Eden... adesso ci vuole l'abbraccio, quello della donna amata! che sia per sempre. Il mio! quello di Cha'Risa. Ti aspetto all'Albero di Lalo. Vieni. Partiamo assieme.  Ora Buck Eden tornerà forte e imprendibile dalle leggi della civilizzazione, nell'Amore.  Anche Cha'Risa supererà le cose belle e brutte con lo stesso Amore!
            
                
DOPO L'ALBERO DI LALO PRATERIA E MARE
Nell'infinito dentro dei miei spazi
inquieti profili alludono la marina
Le onde di febbraio e Soli piccoli
Da tenere in bocche di uomini grandi
   
Ci andremo con piumaggio di primavera Accorto alla bellezza del volo nelle forme Poche le solitudini rare che creano terreno smosso E pronto, così la tua presenza ha partorito il seme Ch'io raccolgo e poso nel cuore selvatico - è albero intero con rivelate radici giorno e notte
del concreto amore verso l'età adatta
CHA RISA'
    

     



°°°
          
Cha'Risa... ho ricevuto la tua lettera. E nel post scriptum, avendo letto alcuni miei scritti sparsi sul web-prateria molto hai inteso,... l'essenziale. Decifrato l'essenziale.  Come tu possa esser capitata sulla mia pista non lo so! In questo febbraio che due anni fa fu per me, corto e maledetto tanto da restringere la mia vita a un ghiacciolo. Che nessun bivacco o fuoco alto verso il cielo stellato leniva. Sono sempre stato nella prateria, immensa, in libertà, e solo. A piedi o a cavallo. Ma solo! Per quanta compagnia possa farti la bestia che ulula o nitrisca scritti di morti che hanno cuccia in qualche biblioteca, con essi non vivi la pista, la saggezza della pista nasce soltanto dal tuo winchester, dal tuo coltello, dalle mani: astuzia, silenzio, crudeltà. Scemenza tra i troppi furbi. Se vuoi sopravvivere nella prateria-web. Quando mi sono avvicinato alla città, che ad Est stava, ho trovato molta accoglienza tra le donne bianche che dici di non intendere. Mi volevano educare. Civilizzare. Rendere adatto alle loro stanze. Le ultime due bianche, due su tutte... la bionda foderata di saggezza economica, in linea con le leggi dell'azienda, come se si potesse leggere le querce di Hoelderlin assieme e poi tenermi nel giardino del dopolavoro aziendale, vedeva in me un altro marito, ma piuttosto che sposarmi mi taglio una vena e corro a perdifiato finché non mi dissanguo tutto, ... nessuna celeste pupilla angelica piega il mio Stil Novo Barbaro ... e la seconda,bruna, più erudita e colta, con i classici a ingessarle il portamento in ogni circostanza a far barriera dal tè preso alle cinque... fino all'elastico delle mutandine di pizzo che le strappavo... a questo punto abbandonava il suo stile borghese e si rotolava con me Buck Eden in un vortice infocato perché classicismo e selvaticheria nell'eros son combustibili adatti ... però troppo mi han fatto stare nella loro città, in un recinto vasto ma non adatto alla mia selvaticheria, che è inaffidabile, imprevista, bugiarda... perché la vita stessa d'avventura non ha che una parola che vale, ed è quella che desti ai padri antenati sulla prateria, e quella che dai dicendo "Ti Amo" sicuro di essere inteso che si parte recitando, se si sta in città, (e la mia recita Cha'Risa era da vero attore, in movenze e gesti e voce che nessuna scuola può insegnarti, quelli come BucK Eden han Dioniso come Maestro sopra la culla!)... e che l'Amore solo nella prateria selvatica diventa tutt'uno: tra l'essere e l'apparire di un bacio, di un amplesso, di una poesia recitata alla luna mentre arruffa il vento i capelli che si mischiano nell'abbraccio... questo è il mio modo d'intendere l'Amore.



                      




Mi son salvato, Cha' Risa, per un soffio. Alloffito dalla città quando son giunti sceriffi dei monopoli delle pellicce mi son salvato, ah ah, per un pelo!! in fuga ardita e di nuovo affidata ai muscoli.Però i demoni-guardia che uno come me ha addosso che il cristianesimo severo m'iniettò, scoprivo quanto m'avessero masticato stando in città... tanto che mentre fuggivo dalla città sembravo tuffato nel sangue gocciolando disperso poema. 
Anche sui miei segreti. 
Segreti che rimandavano a mio padre, alla mia nascita, a una donna amata che mi tenne vicino, indianina dolce e ventenne. E che persi perché Buck l'unica impresa degna di salvare chi amava non riusci a compierla. E l'Atlantico muggiva.  
Da allora ho vissuto nella prateria. 
Solo. 
E "odio" ogni consorteria culturale e intellettuale. E secondo me anche Mozart e Beethoven e Brahms stan meglio tra le foreste e le montagne rocciose e l'immensa prateria verde che si versa ad ovest nell'oceano... piuttosto che nei cenacoli cittadini dove la musica sembra s'impari sotto bacchetta. Al piano in salotto con la moquette.
Vengo a prenderti. Ti porto via con me... Cha'Risa - Perché m'aspetti all'Albero di mio padre Lalo
Non so come tu l'abbia trovato. Ma so che stai lì. 
E lì ti dirò, sicuro d'essere inteso: Ti Amo. Se vorrai dirmelo anche tu partiremo assieme. E non torneremo più in alcuna città. L'ultima avventura... Buck Eden la vivrà con chi ha trovato L'Albero di Lalo. E sarà la più bella. Lo sento. Buck Eden.
 
°°°
(dalla lettera dell'Indianina Cha'Risa) - 

(...) Quanto non capito dalle altre donne - le loro reazioni- sono pure comprensibili. Sapere di non essere quel completamento della tua parte assoluta, selvatica, ha fatto loro male. Peraltro, non sono state capaci di vedere l'intero, ma solo la parte che loro han preferito e che ha pre/ferito (era una loro parte ferita già da bambine, cercavano la stessa cosa che cercavi tu... con mezzi diversi, quindi nessuno poteva realmente aiutarsi, capirsi..) - Non potevano intendere la tua scrittura, la tua pista, non erano adatte, bisogna essere battezzati sotto il cielo stellato dell'Ovest. 
Io lo sono. 
Perché indiana. 
Manitù voglia... che non provino rimpianto nelle loro sicure stanze di città dei tuoi occhi che poesia la inventano guardando obliquo le vicende pulsanti nel lato oscuro che va dal collo al pube della parola. 

CHA'RISA




         
Buck Eden nel febbraio 




                             











giovedì 16 febbraio 2012

CHA'RISA PER BUCK EDEN: IO LE TUE DONNE BIANCHE BUCK EDEN NON LE INTENDO...


           
  CDS: "Cha'Risa" - 16 febbraio 2012 







                  CHA' RISA

TRACCE ROSSE SULLA PISTA

(CHA'RISA INCONTRA BUCK EDEN)


Cara ***... tra l’amore e il suo discorso ci stanno anche i fantasmi e la letteratura che diventa minore. Minimale. Minorata. Innaminorata! Invece che innamorata della pagina. Anche on line. Vivo tra passato e presente e nel futuro (che poi è scrittura) porto il Kaos. Che sta accanto a me come il cane con il cacciatore. A volte i ruoli si rovesciano. E sono sbranato. Ma anche questi segni, lacerazioni e unghiate e morsi, se non degenerano in malattia mortale, diventano ancora scrittura. Come pensi che riesca a scrivere quanto leggi? C'è del demoniaco tra Vecchiano e la sua lunga ombra on line. Tu lo chiami fascino? Non è così! E' la Colpa con la frattura-re che impone all'essere. Poi le slogature sono artifizi per identità da dimenticare. Però, allora, sarò su di una nuova pista. Morto anche all’illusione di essere uno scrittore o un amante fedele.

(Buck Eden, una sera del 15 dicembre 2009, ad una donna che pensa sia recita solita come su carta scrivere in rete ... e facile come far l'attore sopra un palco per le scuole comunali o per illustrare qualche romanzo di successo - )


  °°°


  
TI leggo Buck Eden. Un tuo frammento di lettera,trovato on line, sull'Immaginario dell'Olandese Volante, e mi domando con chi parlassi la sera del 15 dicembre 2009, che tanto dolore - dolore come quei colpi secchi e sordi che spezzano le ossa come grissini.
Qualcuno ha chiamato 'fascino' ogni tua ferita e questo era il colpo fendente nella carne rimasta in piedi negli anni delle difficoltà mai prosciolte dalle accuse.
Persino a me, Cha'risa, quella parola stona come la nota vibrante nell'aria che chiede immobilità per essere -davvero- suonata.
Buck, queste tue donne le comprendo poco... Forse assomigliano a ragazzine mai cresciute. Da donna provo rabbia per queste creature - come portassero la loro disgrazia anche a tutto il femminile- Questa è la mia interpretazione indiana.
                   
(Sopra una lettera trovata sul web-prateria)



INDIANA
CHA’RISA

febbraio 2012







  

sabato 14 gennaio 2012

"Accio e il Pazzo. In difesa degli Zeppelin contro i Pooh". Breve racconto di Claudio Di Scalzo

 




                                      Sì, ci sono due sentieri che puoi percorrere, ma alla lunga
                                   C’è sempre tempo per cambiare la strada che hai intrapreso
                                                        E mentre scendiamo per la strada
                                               Le nostre ombre sono più alte delle nostre anime
                                              Là cammina una donna e tutti noi la conosciamo
                                                 Che brilla di luce bianca e vuole dimostrare
                                                                Che tutto si trasforma in oro
                                                          E se tu ascolti con molta attenzione
                                                           Alla fine la melodia giungerà a te
                                                           Quando tutto è uno e uno è tutto
                                                            Essere una pietra e non rotolare

(...)



CLAUDIO DI SCALZO


IN DIFESA DEGLI ZEPPELIN CONTRO I POOH

Accio diglielo anche te che noi non possiamo a questo punto portarle a cena, hai sentito cosa hanno detto? No! niente scuse. Non fate le ruffiane, voi avete detto che vi piacciono i POOH e che bisognerebbe ascoltare la musica italiana! Ma secondo voi io posso andare a ballare con due così, diglielo tu Accio, questa serata non può funzionare, volete capire cosa dice la canzone degli Zeppelin? in italiano? Accio, traducela tu che hai studiato inglese!, non fai lingue all'università?, ma cosa vuol dire! uno che fa inglese a ragioneria dovrebbe saper tradurre Stairway to Heaven, ma allora non sai una sega di nulla anche te! io insomma a cena non ci vengo e nemmeno alla Capannina! Vi lascio la macchina andate voi, Accio non star lì a pacificare,… nessuno può dire queste cose degli Zeppelin sulla mia macchina… sì, son matto, ma l’onore del rock è onore!

Due giorni dopo ci ripresentammo da Michela ed Emilia, a Forte dei Marmi, con tutti e quattro gli LP degli Zeppelin… per scusarci. Scuse accettate. E andammo al mare! E col mangianastri,... anche su cassetta, il IV degli Zeppelin, il Pazzo lo regalò alle ragazze!; sulla sabbia calato il sole, sdraiati e abbracciati, mentre Plant cantava la canzone d'amore più bella della storia del rock, interpretavamo il nostro vitalismo. Nella serata del litigio "in difesa degli Zeppelin" le avevamo riaccompagnate a casa, io malvolentieri, Emilia mi garbava. Da soli. Neri dal nervoso. Eravamo andati da una sala all’altra scendendo verso Viareggio. E bevevamo. Io guidavo il maggiolone di Paolo. Lui era senza patente perché gliela avevano tolta. In un incidente aveva sfatto la macchina, si era fratturato mezzo e il conducente dell’altra auto ci aveva rimesso la vita. Un disastro. Il Pazzo non avrebbe mai superato il senso di colpa. Raggiungemmo Migliarino Pisano. Passammo dal viale. Poi io non ce la facevo più, mi si chiudevano gli occhi. Allora fermati Accio, porcamiseria ci ammazziamo. Ma qui è pieno di puttane. E allora non si può dormire dove ci sono le puttane? E se arrivano i magnaccia? quelli hanno i coltelli! Ho la doppietta sotto al sedile, domani l'altro vado a caccia. Allora siamo al sicuro, Pazzo. Più che al sicuro Accio. Butta giù il sedile e facciamo una dormitella e poi si riparte. Altro che dormitella. Alle sette ci bussarono ai vetri quelli della nettezza urbana. Del Comune di Vecchiano. Li conoscevamo. E dovevano spostare i cassonetti. Scuotevano la testa. E ci prendevano in giro. I grandi casanova vanno a puttane?


- Senti Paolo è meglio se torniamo da Emilia e Michela. Poi Emilia mi piace…

- Giusto! Ma prima andiamo nel negozio a prendere i dischi degli Zeppelin… passi che votano DC ma perlomeno nel Rock ci devono dar ragione!


Era il 1972. Lotta Continua sezione distaccata bella vita, avevano detto gli operai della N.U. E avevano ragione. Era bella vita. E mi viene in mente in questa serata alpina. Nessun libro, nessun scritto, varrà mai una serata come quella, nel prima mattoide della difesa di un gruppo rock con la dormita sul viale delle puttane! nel dopo sulla spiaggia musicata dalla voce di Plant. Ti ricordo amico mio! ovunque tu sia oltre la linea del piccolo cimitero di campagna in Nodica, caro Pazzo. Ancora non so tradurre come dovrei dall'inglese, ma so scrivere delle nostre avventure.  Tuo Accio


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LED ZEPPELIN

Stairway to Heaven

giovedì 8 dicembre 2011

Claudio Di Scalzo: Alla Nada al seno che m’allattò e all’altro, la nostra nave - 11

   

CDS: "La nave della Nada e di Accio" - 8.XII.2011
(Alla sarta Nada Pardini mia madre, ore 15,30)


I SENI CHE ALLATTARONO IL FIGLIOLO DELLA NADA

La  “Nave della Nada e di Accio” partì dal porto in un freddo inverno quando nacque il bambino a cui venne dato il nome Claudio. Che in latino vuol dire claudicante. Ma Lalo e Nada non lo sapevano che aggiungevano un peggiorativo  a chi di cognome era già scalzo. Più tardi sarebbe arrivato il il soprannome Accio  a complicare le cose. Intanto il bambino nato di sette mesi è talmente piccolo che sta in una scatola di scarpe, dice il padre, che somiglia a un personaggio dei romanzi di Jack London ed è esplicito. Rude. Sembra un coniglio spellato, aggiunge. E la Nada non avrà certamente gradito. Perché allora di sette mesi si moriva. Però il su figliolo  ce la fece. Anche se puppava da un capezzolo solo perché l’altro non funzionava alla madre. E anche qui c’è un sigillo. Secondo la spiccia filosofia psicoanalitica  del Pazzo son sempre stato poco fedele in coppia perché cercavo l’altro seno.  
Mi sei costato tanto crescerti, diceva la Nada, ecco perché sto sempre in pensiero per te, che  ti ficchi sempre nei guai, mi preoccupo che tu non sfaccia quanto ho fatto. Aveva una sua logica. Le monellerie da bambino, le ribellioni con Lotta Continua, i viaggi fitti come grandine, gli incidenti d'auto,  le fidanzate, poi il lavoro tra i monti, e via via sempre complicazioni. Per una madre un figlio lontano, vedova, del Grande Lalo, non sarà stato facile. E allora, quando tornavo, la sarta Nada, in delle buste, con la sua grafia un po’ stentata, da quinta elementare, mi lasciava i suoi consigli e pensieri sul comodino. Comprese quelle dove mi racconta del suo cuore malato. Di questo ultimo anno. Ho conservato tutte le buste e i biglietti. Oggi da alcune buste ho ricavato le vele di una nave. E le ho fatto una dedica.  Gli è costato tanto allattarmi!, crescermi, e amo pensare che il seno a cui non puppai, me lo sono inventato da solo, e questa è un'impresa da Accio, un seno bello tornito e caldo  e florido come il suo,... ed era, è, quello della Poesia.

"Tu voi esse hamato pe i tui lati peggio da Accio ma questo lo fa solo chi intende le matite  e  penna che tieni fra le mani fin da bambino...e lo so che non l'ai mai trovata"

"Quando torni portami i dischi di quella cantante che si chiama come me... di Livorno... che mi garba ascoltarla tanto"

Claudio Di Scalzo
8.XII.1952


Il figliolo della Nada, Accio




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MANUTENZIONE DELLA DATA DI COMPLEANNO

NADA

Ti troverò

http://www.youtube.com/watch?v=CQC__BLht0g&feature=related

8.XII.1952 - Buon Compleanno Claudio Di Scalzo detto Accio... da Paolo Fatticcioni detto il Pazzo. 9




CDS: "Accio e il Pazzo sulle Mura di Lucca... la rivelazione della malattia"




E' FINITA LA COLLA

-La ricordi Accio… la storia della Colla che è finita?
-Sì! la ricordo… e intuisco cosa mi vuoi dire.
-Sono un manifesto che non sta più su alcun muro… Ma non ho paura Accio, che sia finita la colla...
-Lo so.
-Verrà anche per me il momento che la colla finirà…
-Spero non con le sofferenze che provo. Fai sapere a chi sappiamo che sono stato un uomo forte. E che l’ho ricordata fino alla fine.
-Lo farò.
-…e un giorno racconta di noi due. Compreso di quella che non scelse.
-Te lo prometto. Prima che la colla finisca anche per me... lo farò.
-Ora vai. La prossima volta potrei non avere parola. E senza parola non voglio mi vedi. Abbracciami.
-E’stata una bella avventura la nostra amicizia…
-La migliore che potevamo vivere.
-Addio Accio,… compagno matto.
-Addio Pazzo,… compagno matto.

Si può morire anche così. Questa storia di un uomo, di un barbiere di gran talento, vale mille volte le morte illustri in un letto letterario o suicidi per nevrosi. Aspiro ad una vita non-illustre così, ad una morte non-illustre con questo coraggio quando finirà per me la colla... Che Il Pazzo sia al mio compleanno non deve sorprendere nessuno. I vivi spesso non bastano e solo i Morti sono amici su cui puoi contare.

          
             
CDS: "Accio e Il Pazzo sulle Mura di Lucca..."


Paolo Fatticcioni (1948-2005) è stato il più grande amico della mia vita. Più grande di me di quattro anni. Ci siamo ritrovati, dopo esserci conosciuti ragazzi in Bonifica (e ciò lo racconterò altrove), quando apparve in Lotta Continua di Vecchiano. Ad inizio anni Settanta. Con lui inaugurai una sorta di militanza rivoluzionaria debitrice più che di Marx e Mao del Burlator di Siviglia e di Casanova. Di giorno in sede tra falci e martello. E la sera e notte nelle sale da ballo di Viareggio. Bussola compresa. Una sorta di doppia vita. Se fosse venuto il Comunismo saremmo finiti in un Gulag! immediatamente. Come decadenti ed individualisti. Eravamo molto ludici. Non ci facevamo mancare niente. Viaggi. Caccia di frodo. Ristoranti. Soldi spesi a casaccio. Incidenti d’auto. Essendo due figli unici cercavamo nell’amicizia quel tocco di fraternità che rende anche complici. Avevamo due madri leggermente possessive fra l’altro. Per i loro “bimbi”. Sempre giustificati anche per azioni non proprio da ricordare. Spesso verso le donne. Abbiamo avuto anche, come nel film sul Mucchio Selvaggio, interpretato da Paul Newman e Robert Redford, che narra la storia di Butch Cassidy e Sundance Kid, ed Etta Place... la stessa donna: Daniela Cantelli. Non abbiamo mai saputo chi amasse di più. Tra noi due. Volemmo pensare che per disperazione scegliesse un terzo uomo. Ma forse non era così. Semplicemente era meglio di noi due. Più serio. Più affidabile. Ci voleva poco ad esserlo. Ci consolavamo dei nostri disastri sentimentali dicendoci che allegre e in divertimento come con noi due, anche se sposavano altri, non sarebbe più capitato loro. Chissà se era vero. Di certo questo nostro“vivere” ci teneva lontani dai militanti seri, dai borghesi tranquilli, e anche dagli artisti con l’etica della “correttezza nei rapporti d’amore”. Questo groviglio dovrò scriverlo prima o poi.
   
Ho sempre pensato, ma forse è un’autoassoluzione, da tanti fallimenti, che se ci fossero stati più comunisti come Accio e Il Pazzo forse sarebbe stato possibile mettere su un qualche comunismo decente. Per certo, due come noi, non hanno avuto il problema di pentirsi del loro “comunismo”. Il Pazzo è morto comunista alla sua maniera e anch’io, quando sarà finita la colla, avrò lo straccetto rosso nel taschino. Ce l’ho anche per il mio compleanno, domani, otto dicembre 2011.

"E’ finita la colla” , come metafora di un presente di vacanza o di disimpegno da un lavoro più serio nacque dall’arguzia di un falegname di Nodica, paese accosto a Vecchiano, di cui non ricordo il nome, a cui mancavano alcune dita perse sul lavoro. Forse faceva di cognome Baglini. Era comunista militante dell’allora PCI. Questo compagno ci vedeva spesso, anche a sera tardi, attaccare manifesti e striscioni, e la colla era la fenomenale A-Z 15 usata per carta da parati. Che si scioglieva in acqua a meraviglia. Una sera, Baglini, ci scoprì al Circolo Arci. C’era quasi tutta Lotta Continua della sezione “Vecchiano e paesi” e in quattro giocavamo a carte, un poker, tesi come funi verso il piatto. Il compagno passò e sorridendo ironicamente sibilò: "è finita la colla!?" Come a dire… vi vedo impegnati in qualcosa di non proprio rivoluzionario... forse è finita la colla. E i manifesti o son stati appiccicati o lo saranno! Io e il Pazzo restituimmo il sorriso. Capendo che il militante del PCI ora aveva una forte arma polemica verso gli estremisti. L’ironia di averci scoperti parecchio "borghesi". Il bis avvenne alcuni giorni dopo, in un ristorante scic, di Viareggio, dove il Baglini portava alcuni prodotti della sua campagna, ci vide, me e il Pazzo mentre eravamo serviti e riveriti con pietanze a base di pesce,... ci guardò ancor più sarcastico… "E’ finita la colla compagni?"

La sua battuta fece il giro di quelli che si occupavano di politica. E alcuni ci guardavano con simpatia ma altri no. E fu usata una settimana dopo… e stavolta non proprio amichevolmente… uscendo dal Principino di Piemonte con due amiche, non proprio proletarie,… un vecchianese, ahimè solitario nella sua domenica… ci disse aspro dietro le spalle: “Compagni di Lotta Continua… è finita la colla?”. - Cosa vuol dire Colla? Chiesero le ragazze. - Poi ve lo spieghiamo… abbiamo due identità. E anche con loro cominciò la nostra stravagante storia. 


E’ finita la colla… tornerà in uno dei nostri ultimi incontri. Tanti anni dopo. E’ il 2005 e il Pazzo è malato grave di cancro. Alla gola. La sua malattia me l’ha rivelata qualche mese prima sulle Mura di Lucca. Siamo in casa sua. Sta sdraiato sul divano.
- Come stai Paolo?
- E’ finita la colla Accio: Sono un manifesto che non può più essere attaccato. Andava meglio quando giocavamo a poker od uscendo dal Principe di Piemonte? Ricordi?
E intanto fumava, “...io alla malattia non la do vinta".


   
MANUTENZIONE DI UNA DATA DI COMPLEANNO

Il cantante preferito di Accio e del Pazzo preferito era Willy De Ville.... 

HEAVEN STOOD STILL


http://www.youtube.com/watch?v=ioxeqbQCvMo


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Sul weblog TELLUSFOGLIO a questo link: "Anonima: Piccolo Requiem per Paolo Fatticcioni" anche l'elenco delle altre pubblicazioni:

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2011/06/anonima-piccolo-requiem-celeste-per.html

Che qui viene riproposto:
(Scelta di narrazioni dedicate a Paolo Fatticcioni detto Il Pazzo)



L'ULTIMA VOLTA...

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/04/claudio-di-scalzo-lultima-volta-con.html



LA RIBELLIONE LIBERTINA


http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/02/la-ribellione-libertina-del-barbiere-di.html



UNA SERA SUL LAGO...

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/05/accio-e-il-pazzo-un-sera-sul-lago-di.html


LA RADIO LIBERA CON IL PAZZO E WILLY DEWILLE

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/06/willy-deville-i-call-your-name-per.html


TORNANDO DA VIAREGGIO

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/04/tornando-da-viareggio-con-immigrant-son.html


IL PAZZO E ACCIO E SILVIA COMOGLIO A CACCIA DELCINGHIALE

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2011/03/claudio-di-scalzo-il-pazzo-e-accio-e.html




                    

sabato 5 novembre 2011

Golem e Mara Zap: Dal Ponte Carlo a Kampa, dagli occhi dolci al Vdolek

                              
                                            
CDS: "Isola di Kampa", 1982



 DAL PONTE CARLO A KAMPA, DAGLI OCCHI DOLCI AL VDOLEK

Un universo intero di pensieri (siamo idealisti trascendentali  sul Ponte Carlo?) transita in noi due dalle mani che si stringono agli occhi che si guardano. Non me ne rendo conto del va e vieni unita come sono al Golem poderoso, ma già lampeggia il sospetto per dopo. All’Isola di Kampa, pochi metri più avanti sarà lo stesso incanto?  Se un granello d’equilibrio  venisse meno, una pulsazione d'amore fallisse, precipiterei nella realtà del bisticcio, degli ingranaggi fuori fase tra la mia logica che Tutto puntualizza, ferrea, e quella del Golem che Tutto svicola. Creta e ferro van d’accordo? – Beata acqua che mulino muove senza darsi pensiero!
Golem dobbiamo  fare la spesa... per domani domenica, va bene Polévka, zuppa di cavolfiori, Uzené,  maiale arrosto, birra Staropramen? E poi Vdolek, dolce con ribes e panna montata?
Cribbio, Mara,… ma cosa ti succede a novembre?  

PRAGA - 5 NOVEMBRE 2011



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SMETANA - VLTAVA

http://www.youtube.com/watch?v=Wwd51vB7Uow





NOTA

Le avventure del Golem e di Mara Zap sono un Graphic Poem a cui mi dedico dalla primavera del 2010.  





   
  
  

venerdì 1 luglio 2011

A.C.C.I.O. – Musica per il cuore della Nada, II


 CDS: "Felix a 34 anni" - Acquarello, sabato 2 luglio 2011



MUSICA PER IL CUORE DELLA NADA, II

Cara Mamma... siamo in estate, e luglio in via Indipendenza, ti consiglierà di stare al fresco nelle stanze “di dietro”. Che poi sono quelle a Nord. Che guardano al santuario sul monte della Madonna di Castello. Protegga il tuo cuore, la Madonnina, e mi fido di più, per la protezione, di quella in salotto, in una stampa con sonetto un po’ zoppicante nelle rime, ma colmo di fede. C’è stato un musicista che da ragazzino, Mendelssohn, musicò il “Sogno di una notte di mezza estate”. Una fiaba musicale ripresa dal più grande scrittore di teatro di tutti tempi: Shakespeare. Ne scriveva alla sorella, Fanny, man mano che la inventava. E questo particolare mi piace. Ho sempre avuto nostalgia di un fratello o di una sorella, mamma. Sempre solo a fare il figlio unico. A volte mi è pesato.Il musicista vive nell’Ottocento, ed era dedito a un movimento chiamato Romanticismo. Erano dei sognatori, e cosa c’è di meglio che inventarsi a occhi aperti fiabe e note musicali! L’estate diventa proprio bella, e questa ouverture, anche a sentirla lì dove sei, migliorerà tanto stanze  e vicinato. Sembrerà musicale l’abbaiare del cane di Agostino, non sentirai le sgommate dei motorini in piazza, e se ci sono i piccioni sulla scala a beccare le mollica che gli lasci, ti sembreranno camminare meno ciondoloni del solito.  L’apertura ha quattro accordi un po’ misteriosi dei legni, e a ruota il sussurante degli archi che deve inventare il volo notturno, un fruscio benefico, delle fate. A questo punto appaiono tanti animali, mamma, e noi ne abbiamo conosciuti sull’aia, ma Mendelssohn, li presenta, ed il bello!, con strumenti musicali: e il tutto fa “Allegro molto”,...le fanfare annunciano Teseo, Bottom, mutato in asino, raglia e i ragli ci pensano gli archi a simularli con un salto di corda. C’è anche un leone inventato dalla tuba. Zampilla giovinezza, come disse un altro musicista, ma questo abbastanza matto, chiamato Schumann. E a te mamma la giovinezza, i giovani, ti son sempre garbati. Anche perché a loro pantaloni e gonne stanno a pennello. Poi s’ingrassa  e ci si sforma, dici. E la sarta non può far miracoli!
A 34 anni, il musicista, mamma, con il doppio di anni di quando aveva composto l’Ouverture, ne fece un proseguo. Ed ai geni capita, di avere da adulti, la stessa freschezza inventiva di quando erano ragazzini. Il poeta Giovanni Pascoli, e questo l’hai imparato a memoria in un paio di poesie, che abitava in Lucchesia, e ti ci ho portato, a Castelvecchio, diceva che c’era un fanciullino che non invecchiava nel corpo dell’artista. Vorrei tanto fosse successo anche a me, mamma. Forse quando vedendomi disegnare mi dici: “O che bambinata è...” mi dici che sono rimasto un po’ “Fanciullino”. Scriverti da qui sul web, per farti ascoltare la musica, che un vicino di casa ti porterà con un portatile, forse è proprio da Fanciullino. Ne sarei contento. Accio e la Nada. Che accoppiata. Poetica davvero. Ma torno al “Sogno di una notte di mezza estate”. Concludo. Gli altri movimenti sono L’Intermezzo, il Notturno, Lo scherzo e...la Marcia Nuziale. La riconoscerai. E’ quella che usano anche in Sant’Alessandro. E ne hai visto di spose, vero? Anche se l’unico abito da sposa, mi racconti, che hai cucito fu il tuo sposandoti con Lalo. “L’ho cucito per me e basta. Uno è stato. Uno sarà per sempre”. Buon ascolto mamma, e mi raccomando, quando andrai in chiesa al prossimo matrimonio, potrai dire ascoltando la marcia nuziale, rivolgendoti alla Gina, la tua amica: è di Felix Mendelssohn. Quinto movimento. Il mi figliolo me l’ha spiegata come funziona. 

A.C.C.I.O
Artista Candido Con Infinito Omaggio
per la sarta Nada





sabato 25 giugno 2011

Karoline Knabberchen: Mio cielo, mie nuvole. Cura Claudio Di Scalzo.



                              Fabio Nardi: "Cielo e nuvole di giugno per Karoline Knabberchen"



MIO CIELO INVERNALE, MIE NUVOLE
   
Da piccola guardavo il cielo e osservando il movimento delle nuvole, cercavo lassù, risposte che da sola non riuscivo a trovare: "Se quella nuvola sfiora l'abete sulla vetta contando fino a tre, domani sera andrò alla festa dove sono invitata, altrimenti no!!"
Così ho coltivato la mia inettitudine, affidando la mia incoscienza al vento invernale, mirando il tragitto delle nuvole!

Oggi, indosso abiti da donna, ma ancora alzo gli occhi al cielo, come se da questo piovesse grano, come se non fossi sola a sbagliare, come se perdendomi nel vapore delle nuvole non fossi responsabile dei miei disastri...

Domani starò compenetrata tra i rami spogli del ciliegio in questo febbraio piovigginoso, respirerò aria umida traversata dalla corrente gelida che farà scricchiolare il tronco e spaurire i passeri senza riparo. Romperò il silenzio filtrato dal vento piangendo, vento che abbandonando, per un attimo, nuvole da spingere, spingerà me.

Sarò nuvola a febbraio. Nuvola, mi disperderò ovunque e la finirò di essere negazione per me stessa! Magari lo sarò per qualcun altro... che mi guarda. Ma stando in alto non lo saprò.


Karoline Knabberchen
1984
Dal "Canzoniere"
 Epistolario KK-FN.  Libro Dodicesimo


Questo frammento sulle nuvole di Karoline Knabberchen (Guarda, Svizzera 1959 - Lofoten, Norvegia 1984)..., che illustro con nuvole estive, da giugno ventoso, come omaggio a un pallido fantasma, mentre anch’io guardo le nuvole che corrono sopra le vette che portano in Engadina. Le scavalcano. Scompaiono. Karoline scrisse sulle nuvole in rapporto al suo essere nel mondo, a giugno del 1984. Iniziava la sua passione. Non mi accorsi cosa c’era dietro gli occhi chiari che guardavano le nuvole sulla sua vita! Ma se uno le nuvole le fotografa cosa può saperne che son capaci di prenderti e strattonarti. Karoline aveva scelto me, Fabio Nardi, per ancorarsi alla terra. Non sono stato capace di tenerne i polsi come dovevo. Non ho capito la sua sofferenza. Aveva scelto me, e aveva scelto per sempre. Fabio Nardi




sabato 4 giugno 2011

Anonima: Piccolo Requiem celeste per Paolo Fatticcioni

    





PICCOLO REQUIEM CELESTE PER PAOLO FATTICCIONI DETTO "IL PAZZO"

L’uccellino blu non avrà più bisogno dell’esistenza leggera
perfetto passerà il tempo senza linfa senza rugiada senza le ombre della sera.
Non incanterà più l’aria né giocherà col vento
posato sulla roccaforte di un bastone da passeggio.
Si è fatto di legno per non morire.


Gentile Claudio Di Scalzo, ...la raggiungo con questa e-mail in un luogo che presumo nel nord Italia, non avendola vista al funerale di Paolo detto “Il Pazzo”. So della vostra amicizia - che mi hanno detto rinsaldata dagli anni passati nella formazione politica di Lotta Continua e in tante scorribande di gioventù nelle sale da ballo di Viareggio - e per questo ho vinto la mia ritrosia a disturbarla. Ho anche letto sulla sua rivista - e qui ho trovato il suo indirizzo elettronico, in “Vite con ribellioni”, (Riferimento all'annuario Tellus 26, 2005. Volume esaurito. NdC) come Paolo Fatticcioni racconta la sua vita di barbiere a Nodica e di Don Giovanni un po’ ovunque, e questo mi ha convinto a chiederle una cortesia. Ho scritto per Paolo una specie di poesia, unendola a un’immagine catturata dal mio telefonino. (Le immagini che ricevetti nel 2006 erano tre, stesso soggetto. Ndc). Le chiedo, caro Di Scalzo, di pubblicarla sulla rivista come se fosse un requiem per quest’uomo che ritengo una persona veramente speciale e indimenticabile. Non cerco di essere diversa da altri amici e amiche che si sono affidate a una corona di fiori, oppure a una preghiera, perciò non le dirò niente di me. Il mio requiem sarà anonimo, l’uccellino azzurro è un simbolo e tale voglio che resti: inafferrabile ma presente come un saluto inscalfibile. Addio professore, ignori il mio indirizzo e-mail che subito cancellerò, non mi risponda dunque, conto che mi esaudisca.







Ho ricevuto una e-mail con immagine e didascalia dedicata a Paolo Fatticcioni, il barbiere di Nodica morto giorni prima, il 14 novembre 2005.  La composizione, nel suo insieme, unisce poesia e dolore trasfusi nel fiabesco. Scelgo di pubblicarla sull'annuario Tellus, che già nel numero 26 ospitò il mio amico con la sua ironica confessione. Il volume è dedicato al "viaggio",... e c'è per tutti quello nel regno delle Ombre.  L’uccellino azzurro dell'Anonima è una lettura del dolore e dell’assenza che consola e turba: come la poesia può fare, come l’amicizia sincera suggerisce, come l’amore che non si consuma impone. Che cos’è la Morte se non l’indurirsi di una mancanza dove l’assente diventa come un bastone per avere ancora, con lui, il contatto verso la terra? E la scelta del tono irreale ha ancor più valenza di simbolo. Lo trovo così elegiaco questo spartito con immagine, così delicato, che mi sono permesso, nel pubblicarlo, di metterci un titolo e di trascriverlo a stampa come: Piccolo requiem celeste per Paolo Fatticcioni, e non avendo potuto rispondere alla mittente senza nome lo faccio qui, in calce a questa nota: “Gentile inventrice dell’Uccellino azzurro, le confido che se non ero al funerale è stato perché tenedomi la mano stretta mi disse: "Accio, non venire dietro la bara, non tu, vai a ricordarmi sul molo di Viareggio". E così ho fatto. Sappia che anch'io aspiro, come dono che sigilli la mia avventura, a un uccellino simile. Magari un cardellino con le zampette posate su dei versi testimonianti che l'amore non fu vissuto per nulla. E tali perciò da accompagnare protettivi nell'arduo viaggio"  Claudio Di Scalzo, 2006







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Il Comune di Vecchiano ha dedicato il campo sportivo La Coronella di Nodica, lungo gli argini del Serchio, a Paolo Fatticcioni detto Il Pazzo. La stele dell’architetto Fabio Daole, che esprime l’energia e la circolarità della vita,  ricorda la sua dedizione al gioco del calcio come evento di vitalismo giocoso lontano dagli stereotipi in auge.  L’epigrafe che mi sono sentito di dedicare al mio amico dice: "Paolo Fatticcioni raccontò e ascoltò storie nella sua barberia, tu che passi e qui sosti, aggiungi una storia al vento, al silenzio di questa stele". Io lo faccio tutte le volte che lì sosto tornando a Vecchiano.






Paolo Fatticcioni è nato il 10 ottobre 1948 a Laura, sulle colline pisane, ed è morto a Nodica, Pisa, il 14 novembre 2005. Barbiere di grandissimo talento. Portiere dilettante. Fondatore di Lotta Continua a Vecchiano. Cacciatore di padule con richiami nel lago di Puccini. Anche di frodo spesso. Tiratore al piattello. Giocatore di carte. Scopritore di talenti nel calcio e organizzatore di tornei. Ma soprattutto dongiovanni. Alla morte non l’ha data vinta fino all’ultimo giorno, fumando lo stesso con un tumore in gola e bazzicando locali e tavoli da poker a Viareggio.
Mi piace immaginare che l’Anonima, scrivendo per lui i versi con L’uccellino azzurro, abbia scritto un’elegia indimenticabile.
A questo personaggio che ha fatto della sua vita un romanzo orale da lui interpretato e da tante voci raccontato, e che sicuramente tante altre arricchiranno di nuovi capitoli, va la mia protezione nel viaggio che ora lo vede coinvolto.
Ha raccontato qualcosa di sé in “Vite con ribellioni”: Annuario Tellus 26, 2005. Volume esaurito. 
(dall'annuario Tellus 27: Dalla Torre Pendente alle Alpi, Viaggi e altri viaggi", 2006. Volume esaurito)


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(Scelta di narrazioni dedicate al Pazzo)

L'ULTIMA VOLTA...
  

                                     
LA RADIO LIBERA CON IL PAZZO E WILLY DEWILLE
                                                


TORNANDO DA VIAREGGIO

http://claudiodiscalzotellusfoglio.blogspot.com/2010/04/tornando-da-viareggio-con-immigrant-son.html


IL PAZZO E ACCIO E SILVIA COMOGLIO A CACCIA DELCINGHIALE