domenica 28 aprile 2019

Claudio Di Scalzo: L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ (ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)



CDS: "Tarcisio litigante con sua ombra nullificante"
50 x 40 cm




Claudio Di Scalzo

L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ

(ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)


Stirner




Leggendo quanto l’ex fidanzata gli scriveva nel trafiletto elettronico in risposta alla sua richiesta di rimuovere le foto di loro assieme dalla bacheca Facebook:  “Mi continui a scrivere del nulla. Vivi la tua vita che io vivo la mia”; il professor Tarcisio, supplente anche se aveva 40 anni, nei licei di Pisa provenendo ogni dì da Carrara, proruppe in una risata che fece tremare i vetri. Tanto che su-mà, anziana parecchio e malata di cuore, ebbe un sobbalzo dal sonno pettoruto sulla poltrona dello scalcinato  salotto.  Gliè la tennia, dell’istèrica Linda,  si disse, affibbiammi ‘olpo di daga elettronio e poi mette ir brocco ‘ontro la mi' “intrusione”, a su’ di’, ricevuta. Non l’ha nemmeno scorsa intera la lettera, disse ad alta voce monologando dinanzi alla vecchia sarta sonnecchiante negli anticoagulanti, sennò avrebbe inteso che se scrivo in italiano forbito mica in vernaholo: “le foto danneggiano il mio presente in ambito familiare e sentimentale”, mi riferisco a mio fratello a mia sorella che magari curiosando on line possono capitare nelle nostre passeggiate un annetto fa a Viareggio tanto da imputarmi un altro fallimento sentimentale corredato da fotine, e, poi il “danno sentimentale” non era riferito a mia moglie, bensì alla latinista che frequento e che se la perdessi,  gelosetta com’è der mi’ passato, mi butto in Arno con pietra ar collo stretta.

Rilesse la presa in giro della ex: “E poi se credi che io possa rovinare il tuo rapporto matrimoniale, oddio, questa poi!” Due poi… poi le mucche fanno i buoi, si dice a Pisa. Insomma da una poetessa che pubblica nella “Bianca Einaudi” i poi son proprio degli oi oi. Si chiese se tanta sbrigatività sul filo di lama del “poi” diorama fosse dovuto alla Linda che se la tira e brinda presso editore di prestigio rispetto a me poeta visuale che dai segni storti più che altro ebbe male e voti corti. Ma poi fece spallucce. Ridacchio in rima mi smacchio. Se i poeti visivi son stati sterminati dalla pubblicità, anche l’ermeticità dura meno del baccalà nel piatto d’un livornese. Tossì compiaciuto per la battuta in rima.

A quel punto il sogghigno si ridusse a mestizia dalla mestizia a nervoso dal nervoso alla filosofia adatta. Discretamente fiera e sovversiva, biascicò! ripetendo ben due volte, come i “poi” della Ex Linda,… Stirner Stirner!... IO Bestia!





Ho scritto del Nulla per anni. Appunto come Stirner che afferma: “Ho riposto la mia causa nel Nulla”. A dire il vero nell’edizione italiana primonovecentesca, ahi il filologo der nulla testa brulla, venne tradotto “Brame”.

Sarà brama inutile invaghissi d'una donna e poi scoprire che, non per colpa di uno o dell’altro, siamo più antitetici del giorno con la notte senza nemmeno il ricorso al crepuscolo o all'alba provvidenziale dopo il buiore? 

Linda ha ragione, anco se mi sembra più nera d’un tizzone d’inferno, mi risolve l’esistenza, lo dirò anche all’algida latinista nonché alla moglie illuminista nel prossimo incontro per la separazione consensuale per tornà in pista, che sono lo scemo che ha scritto del Nulla. In visualità che al nulla si dà? Può andare.  Stirneriano puro che si ritrova col cazzo in mano ancorché ritto ma coscritto d’una battaglia dove son sempre sconfitto. E allora rimare remare morire fallire fallare… Stirner aiutami a passà la nottata sveglio mentre mi-mà pensa di morì e invece son io che son morto a scoprì grazie all’ex Linda e a lato all’ex moglie Serena e a lato alla presente, anche se stasera lontana a Milano,  Fiammetta,... che se fallìì ancor forse fallirò!

Domani spiego in classe Stirner a costo di ricevere nota negativa dal preside del Partito Democratico. E lo spiego in dialetto. Più o meno così.

‘ari i mi’ studenti pisani, vengo qui su e giù ogni mattina da ‘Arrara, oggi vi spiego un filosofo che ner vostro manuale non c’è, ganzi ir mi’ Vellotti e Conte stampati Laterza a dacci ner manuale sol la verza invece der companatio abbrustolito. Da induve parto!? Ma da qui: “Ho fondato la mia causa sul Nulla” ma posso divvi che l’interpreto pecché la mi’ ex fidanzata Linda m’à ditto a muso duro che: “scrivo del Nulla da anni”, nominandomi parente di questo occhialetto conosciuto in un disegnetto fra l’altro der su nemio Engels sia detto.

Stirner vaneggia, massì vaneggiare come blaterare sputare borbottare, un’insurrezione che s’annida nell’IO perché se si fonda ogni lotta lo si fa sul Nulla: allora ecco la I e la O saldate che rivendiano tutto e l’UNIO ne ha Proprietà. I rapporti tra i vari IO sono solo d’interesse di ‘attura di forza anche brutale. Ve l’annuncio: anco nell’amore va ‘osì. Sennò chiedetelo a Linda. Se fossi stato un poeta di successo m’avrebbe lisciato meglio il pelo invece di trattammi come un pover’omo utile soltanto a taglia schiavo le ‘anne della poeticità. A mutilà l’Io ci pensano le istituzioni: famiglia scola pensatori teorici ‘attedre e istituzioni dello stato. La chiesa sul batacchio sul groppone ci à scritto Dio.

La storia dell’homini osì ‘ombinati è storia di sfruttamento stando essi mammiferi pòo intelligenti a non rionosce lo gerarchia che li strozza  nella ‘ondizione di mendicità, da mendianti cappello in mano e inchino.

Allora Stirner grida il su’ rifiuto, gran rifiuto di tutto stando ner su Nulla con ir su IO a falli da faro… “Non sono più un pezzente ma lo fui”.

E lo grido anco all’ex  Linda poetessa astuta come na’ badessa… che  “fui un pezzente a dattele tutte vinte, scrissi di nulla e per nulla, e ora son diventato ricco se ir mi’ IO m’ammicco!”

A questo punto, seondo te mamma, che ne dici?,  un prof tanto malmostoso, gli studenti e le studentesse l'applaudono!?

Ma certo bimbo mio, ber mi’ Tarcisino, lo diceva anco babbo, e non ti meraviglià, anco s’era 'avatore leggeva i libri dell’anarchia e me li spiegava, come?, pressapoo ‘osì: Stirnère ai borghesi gli fa ir clistère! Ma questo non lo di’ agli studenti perché mi sembra troppo da grebani e tu sei persona fine!






(Questo racconto verrà inserito in "Amori a bassa quota" - Anticipazioni nell' Annuario Tellus. Febbre d'Amore. 2008)





lunedì 15 aprile 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio. ULTIM-HATU-M. Dall’archivio scalzo 1977 fo bausette. Ovvero i poeti fossili in cerca della fottitura salvandoci dalla poesia impura. 40 anni dopo. Col vin santo di Sara Cardellino (23 settembre 2017)




CDS detto ACCIO
"Ultimatum ai poco vivi 
poeti fossili 
teorici vili"
Estate - 1977





Claudio Di Scalzo detto Accio

ULTIMA-HATU-M. DALL’ARCHIVIO SCALZO 1977 FO BAUSETTE. OVVERO I POETI FOSSILI IN CERCA DELLA FOTTITURA SALVANDOCI DALLA POESIA IMPURA. 40 ANNI DOPO. COL VIN SANTO DI SARA CARDELLINO (23 settembre 2017)


Era il 1977. Estate. Impazzava il neodadaismo del Movimento a breve bolognese. In Marzo, l’11, a Bologna avevano ammazzato Francesco Lorusso di Lotta Continua. 

In autunno. Sempre a Bologna “Movimento contro la Repressione", 23-24-25). Dèleze Focò Déborde (in ritardo di 10 anni letto) ispiravano anco la satira contro gli scoperti (in ritardo rispetto a Socialismo e Barbarie Situazionisti anarchici spagnoli e così via che ventenne puppavo nell’eterodossia) totalitarismi molti marca Cambogia URSS Est Europa. Brigate Rosse e Prima Linea sparacchiavano nella tragedia di render morto nel grottesco quanto nel Movimento Operaio era fresco

Dirigevo la FABBRICA DEGLI OGGETTI UTILI dov’ero direttore e operaio. Prefigurazione da manuale marxista del Faber liberato. Incentrata sull’opera d’arte valore d’uso e non di scambio. Con San Marx manoscritto economicamente filosofico alla parete.

Poeta visuale e mail-artista… parecchio umorista (lo son rimasto) avevo rosse l’ale… prendevo anco di mira i teorici della poesia sia che fossero “indiani” od “orfici”… con le loro teorie. CHE DICEAN (ieri e oggi)… prima di poetare la teoria bisogna studiare,  e citare, citare, citare, come pisciare e virgolettare. Esser colti sennò siam morti e soprattutto molti. Troppi poeti!

Allora inventai con un osso di BOVE (T’Amo o Pio Bove carducciano) e un preservativo, allora furoreggiavano quelli Hatù,… questo ultimatum. ULTIM-HATU-M.  

Dedicato ai poeti alle poetesse che vogliano fottere con la POESIA e la stessa poesia POETANTE senza rischi di prendere la malattia contagiosa della POESIA FATTA DA TUTTI. 
La quale disprezzano temendo di venirne inghiottiti. E nominandosi in qualche gerarchia eletta. (Se ho tanta cultura-teoria-sapienza poi il resto poetante che non sa una sega di teoria lo distacco, così pensano questi idioti fossili). 

Con tanta teoria evitan la mòria. Che poi è, sia detto, il COMUNISMO ESTETICO.

Peccato che nella poesia, italiana, ancor si custodiscano, le trombettine di Govoni, la fontana di Palazzeschi, gli ossi di seppia di Montale, l’Annetta di Caproni, la moglie di Saba, un’invetriata seppur scheggiata folle … tutta gente, mi sono informato, con la terza media, al massimo il diploma di ragioniere, gente bocciata a scuola, o addirittura pazza come Campana e umilmente maestri di scuola.

Oggi questa POESIA x TUTTI l’ha realizzata col web coi social il Capitalismo (CAPITACOMUNISMO che sia cinese o americano cosa cambia?) e, ancora, on line, ci son poeti vili e fossili, a decantare, stando tra le masse da istruire in Premi con annessa GERARCHIA Scrivania la Targa non tua ma mia!; Festival ove a caval poetico donato non si guarda in bocca; concorsi dove dietro targhetta porsi; incontri del BUON SENTIMENTO (dove il poeta poetessa fossile tenta con l’estetica unica cimento) la POESIA-SUA che se studiata evita la BUA (toscanismo: malattia) che affligge l’estetica la letteratura le arti in italia-Europa-Globo-Sistema solare-Galassia-Universo intero.

Questo grottesco ancor lo guardo stupito dal pesco dove mangio le pesche stando stupido con le mie visuali (d'un tempo lontan) esche.



Grottesco dietro scrivania targhette
come fé Pitigrilli con le ghette
ambiziosi + ambiziosette
coi titoli nella locandina tanti
da critici poeti scrittori importanti
alcuni si dicon - che stronzi stronze - comunisti
rendendo la rivoluzione atto da tristi 











NOTICINA SCALZA SCEMINA

-La Mail Art è stata una declinazione della POP ART come tanta poesia visuale. Inventata dall’americano Ray Johnson ed europeizzata da parecchi saltuari o fissati nel medium per un decennio.

-A questo movimento ho partecipato, di striscio, fino al 1977 o giù di lì. Poi son arrivati i teorici sistematizzatori del tutto. Anche archiviatori. Anche annettendosi molte cartoline poi rivendute a Musei e Gallerie. A volte lo scopro girovagando on line. Anche perché non m’interesso di quanto sparsi un tempo in giro.

Il più è rimasto nel cascinale vecchianese in armadi tarlati scatole bauli sottotetto polverosi. 

Lì a volte si avventura, “come in una fiaba” sue parole, SARA CARDELLINO, con un lumicino e ride con ACCIO bevendo vin santo  e cantuccino.  E se c’è il fòo accesso ner camino a vorte ci butto poesie visuali e mail art… e lei “inorridita” dalla mia insolenza distruttiva mi benedice per dispetto gettandomi in capo il Vin Santo.

L’Osso di Bue ULTIMA-HATU-M che puzza come un osso morto con la teoria poetica in cerca di gerarchia da imporre ai poeti puzza ancor di più (a volte si lubrifica con teorie comuniste per stuprare meglio il corpo libertario della creatività) e ciò è la garanzia che la funzione grottesca ridanciana satireggiante ancora funziona. Nei poli 1977 e 2017. Quaranta anni dopo.

L’OLANDESE VOLANTE (2011 - 9 gennaio 2017) incentrava, con TELLUSFOGLIO, la sua azione navigante molto sull’umorismo e la satira. Con il personaggio BUCK EDEN. Uno degli eredi del Movimento Bolognese 1977.




venerdì 5 aprile 2019

Rina Rètis: Sui festival di poesia interplanetari coglioni tanto fessi da nominarsi buoni e rari. Appunti di una trotskijsta e femminista dal "Moschetto Rosso”. Con la complicità di Claudio Di Scalzo



Fosco Neri: "La grafica come va?... cara compagna Rina" (estate 2016) 






Rina Rètis

Sui festival di poesia interplanetari 
coglioni tanto fessi da nominarsi buoni e rari. 
Appunti di una trotskijsta e femminista.
"Moschetto Rosso"



Gerda Taro - Guerra di Spagna - 





Ov’è finita l’accademia, parte di essa, la più vanesia e lessa?

Nell’ideologismo dei buoni sentimenti che nessun materialismo marxista dialettico può scalzare perché targato leggermente frizzante oligominerale di sinistra cioè fa bene e scansa il male. 

Roba trista intendiamoci, siamo tornati all’interclassismo indifferenziato sul buon creato, e, e, e,... accademici universitari falliti con simil.accademici triti con maggiordomi e ancelle dalle lingue tradotte belle, impiantano Premi Festival Incontri Nazionali Internazionali Interplanetari sulle Parole da SACRA FAMIGLIA (di striscio ricordo Marx ed Engels) che nel fulgore dell’AMOR LETTERARIO ti piglia vario: per i giovani (necessitanti di poesia) per gli immigrati  e i lor natanti (necessitanti poesia anche tradotta con ogni buona fascinosa condotta); per i poeti giovani d'ogni razza (necessitanti di teoria per non scriver peti evitando sforzi inani di picchiar nella metrica lor bazza!); per i perseguitati di ogni guerra fascismo stalinismo isolazionismo razzismo (necessitanti di poesia dal neoclassicismo al surrealismo un po’ vegano che ti si scioglie in gola in mano – a succhiarlo); per le vittime della Shoah (necessitanti poesia per chi non ebbe tempo di morire o soffrire dicendo bah); per gli animali estinti e per quelli quasi estinti nella plastica intinti (necessitanti di poesia declamata da poeti coi capelli neri tinti); per gli animali domestici che finiscon polpette (necessitanti di poesia sillabata a labbra strette);… tutti ma proprio tutti bisognosi di poesia letteratura teoria meglio adesso che pria… 

E chi officia a tal messa magniloquente enfatica che non val niente? … ma LORO!… poeti e artisti e altri fritti misti della Gerarchia Sottoproletaria Vassallatica assieme all’Accademia in Similoro… sempre loro… E così dietro scrivanie cattedre banchi banchetti libri  a peso a chilo a etti... vendono BUONI SENTIMENTI INTERNAZIONALI collegati alla loro poesia saggistica narrativa e banchetto che t'apre il petto dei prodotti a riva.

In questo copiano, in ritardo, tutte le trasmissioni TV e sui media e sul web dedicati al DOLOREEEEE… mentre in TV ti vendon la pubblicità del Nescafé qui abbiamo il libro fai da te!

Meglio il Nescafè… ovvio.

Ma vallo a dire agli entusiasti organizzatori ai premiati ai libretti licenziati a chi in simil consessi sparge fiati (a volte scoregge neh altro che iati... son schegge)… si sentono in missione e parlano addirittura di RIVOLUZIONE… i poeretti stenterelli pensar di rivoluzionare il mondo con lor scrittarelli… anche Carducci s’arrese repubblicano… e finì a baciar il trono… i poeti fresconi  e poetesse fresche invece fan dono di lor illibata verginità da prendere in parola… e gli ACCADEMICI IN SIMILORO DEL BUON TEMPO ove nessun poeta è scontento, intanto in questa grandguignolesca festa, sparacchiano loro fotette immaginette nei baci strette on line, sui social, sui siti interplanetari, cincischiando tra loro rari in cene e vaganti pene… poi qualcuna prende il pène di riferimento altri la fica dei tormenti e tutti vissero contenti infischiandosene degli evocati lamenti.

Insomma... crederò a questi incontri quanto niuno poeta o poetessa o accademico o teorico o critico vorrà vendermi lor parolette rilegate e nel fiato microfono incartate. Quando niuno o niuna, per nostra fortuna, starà ad insegnar come nella poesia non ci s'impruna!

Che sia la classe, in rivolta o rivoluzione, una buona volta a dirigere in forma CONSILIARE, senza capi e capette che ai maschietti lucidan le ghette, dov'ESSA vòle andare a PARARE.



AMEN










NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 – Rina Rètis ha vissuto  con il compagno FOSCO NERI fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco. Perché ogni vanesia carriera letteraria vale niente... è talco!! 

Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.










NOTA RINA R

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni anni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa e ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.