sabato 7 gennaio 2023

Claudio Di Scalzo: “Il peluche di Alice Pagès” (2012)

                                                     

                           

CDS: "Alice Pagès nei giorni di pioggia, I" - X 2012

Il personaggio è stato pubblicato sull'Annuario TELLUS 2009
Morbegno, Labos Editrice. 















Claudio Di Scalzo
   

IL PELUCHE DI ALICE PAGÈS

Specchio Vicino al Serchio astuto e fino

Alice Pagès - Foto Vittorio Della Croce





I
Non è facile né difficile stringere l’inadeguatezza al petto. Pupazzetto di peluche. Bagnato se fuori piove forte.

Tra un esame e l’altro galleggio. Nella pioggia. Credo o fingo di credere d’esser precisa consistenza. Galleggio nuda tra le dita di Vittorio. A volte vorrei pugnalarlo. Se mi vedesse col pugnale?


Mi scuserei. Perché l’ho provocato, mentre lui era intento a portar gloria alla missione di sé stesso e degli amici in qualche discoteca viareggina, distraendolo: allora è chiaro che poi mi ritrovo in camera col peluche bagnato. C'ho rigato gli occhi col pennarello rosso: lacrime sul suo bel pelo bianco. Camera con terrazza. Terra straniera con me intenta a frugare tra pieghe delle palpebre per scovare almeno un luogo illeso da cui ricominciare a edificarsi un 'io'.


Poi sparisce la vanagloria d'atteggiarsi a eroina ottocentesca, svanisce anche quell'unica consolazione che opacizza la realtà.



Cds: "Alice Pagès e Vittorio della Croce" 



      
II

Lacrime diecimila ignare diecimila gocce sull’infranto vetro del presente diecimila volte soffiato (pineta di Viareggio quanti aghi di pino cali?) diecimila sull’impronta degli amanti (io e Vittorio) prima di diventar tomba adatta per corpi assenti?

Oggi ogni barca al molo (che immagino dell’ottocento) si raccontano avventure di gioventù - così l’anima mia ciarlatana trova compagnia a ventitré anni - e il dialetto marinaro scopre corde per legarsi al passato stando dove l’acqua cuoce mortalità di sigarette fumate al posto del “conosci te stessa”

In Vittorio l’eterno mio parlare a vanvera per dire la cosa giusta che lui non ascolta: una all’anno una a decennio una ogni cento anni. Sabbia dannata delle parole senza seduzione.

L’università mi sembra sempre escogiti un tramonto per me. Non mi laureerò mai in lettere moderne - sono antica ogni volta che mi sguscio in un frontone greco!



Claudio Di Scalzo
  



NOTA SU ALICE PAGÈS



Alice Pagès nasce nel 1989 a Pisa. Nelle sue scritture, diaristiche e in prosa breve, racconta la sua età, le sue passioni per la musica, la sua psicologia, e, molto, il legame con Vittorio della Croce. Fidanzato poco fedele.  

Alice Pagès è un personaggio su L'Olandese volante Transmoderno. Viene pubblicata in cornici di Narrative Art e Narrative Photo. E dipinta in modo espressionista. Le tavole "Quaderno di Alice Pagès" in serie progressiva illustrano le vicende del personaggio. 

L'Olandese Volante custodisce Capitoli 


http://www.olandesevolante.com/index.php?CID=353&IDDOC=4067




















giovedì 10 novembre 2022

Georges Bataille: L’ano solare. Traduzione di Margherita Stein. 1978. Con "Mano Eletta" di Claudio Di Scalzo



"Mano Eletta" - Foto Claudio Di Scalzo, 1978. Modella Margherita Stein








Georges Bataille

L'ANO SOLARE

Traduzione Margherita Stein

 
È chiaro che il mondo è puramente parodistico, qualsiasi cosa si guardi è la parodia di un'altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma ingannevole.
Da quando le frasi circolano nei cervelli intenti a riflettere, ci siamo avviati verso identificazione totale, poiché per mezzo di una copula ogni frase connette una cosa all'altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se con un solo sguardo si scoprisse nella sua totalità la traccia lasciata da un filo di Arianna capace di condurre il pensiero nel proprio labirinto.
Ma la copula dei termini non è meno stimolante di quella dei corpi. E quando io grido: IO SONO IL SOLE, ne risulta un'erezione integrale, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

Tutto il mondo ha coscienza che la vita è parodistica
e che manca una interpretazione.
Così il piombo è la parodia dell'oro.
L'aria è la parodia dell'acqua.
Il cervello la parodia dell'Equatore.
Il coito è la parodia del delitto.

L'oro, l'acqua, l'Equatore o il delitto possono indifferentemente essere enunciati come il principio delle cose.
E se l'origine non è simile al suolo del pianeta che ci appare come la base, ma al movimento circolare che il pianeta descrive intorno a un centro mobile, una vettura, un orologio o una macchina da cucire possono ugualmente essere accettati come principi generatori.

I due principali movimenti sono il movimento rotativo e il movimento sessuale, la cui combinazione è espressa da una locomotiva composta di ruote e pistoni.
Questi due movimenti si trasformano l'uno nell'altro reciprocamente.
È così che si vede che la terra girando fa accoppiare gli animali e gli uomini e (poiché il risultato è la causa quanto ciò che lo provoca) che gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi.
È la combinazione o trasformazione meccanica di questi movimenti che gli alchimisti ricercavano sotto il nome di pietra filosofale.
È per l'impiego di questa combinazione di valore magico che la situazione attuale dell'uomo è determinata in mezzo agli elementi.

Una scarpa abbandonata, un dente guasto, un naso troppo corto, il cuoco che sputa nel cibo dei suoi padroni stanno all'amore come la bandiera alla nazionalità.
Un parapioggia, una sessuagenaria, un seminarista, l'odore delle uova marce, gli occhi abbagliati dei giudici sono le radici di cui l'amore si nutre.
Un cane che divora lo stomaco di un'oca, una donna ubriaca che vomita, un contabile che singhiozza, un vaso di mostarda rappresentano la confusione che fa da veicolo all'amore.

Un uomo messo in mezzo ad altri uomini è spinto a chiedersi perché non è uno degli altri.
Steso su un letto vicino a una fanciulla che ama, si dimentica di non sapere perché è se stesso invece di essere il corpo che tocca.
Senza sapere nulla, egli soffre a causa dell'oscurità dell'intelligenza che gli impedisce di gridare che è lui la fanciulla che dimentica la sua presenza delirando tra le sue braccia.

O l'amore, o la collera infantile, o la vanità di un'ereditiera di provincia, o la pornografia clericale, o il solitario di una cantatrice dirottano dei personaggi smarriti in appartamenti polverosi.
Avranno un bel cercarsi avidamente a vicenda: essi non troveranno mai che delle immagini parodistiche e si addormenteranno vuoti come specchi.

La fanciulla assente e inerte che è sospesa alle mie braccia senza sognare non è più estranea a me che la porta o la finestra attraverso le quali posso guardare o passare.
Io ritrovo l'indifferenza (che le permette di lasciarmi) quando mi addormento per incapacità di amare ciò che viene.
A lei è impossibile sapere chi ritrova quando la stringo perché persegue ostinatamente un oblio completo.
I sistemi planetari che ruotano nello spazio come dei dischi rapidi e il cui centro si sposta egualmente descrivendo un cerchio infinitamente più grande non si allontanano continuamente dalla propria posizione che per ritornare ad essa completando la propria rotazione.
Il movimento è figura dell'amore che, incapace di fermarsi su un essere in particolare, si sposta rapidamente dall'uno all'altro.
Ma l'oblio che così lo condiziona non è che un sotterfugio della memoria.
Un uomo sorge bruscamente come uno spettro sopra una tomba e si abbatte allo stesso modo.
Si rialza qualche ora dopo poi si abbatte di nuovo e così di seguito ogni giorno: questo grande coito con l'atmosfera celeste è regolato dalla rotazione terrestre di fronte al sole.
Così, benché il movimento della vita terrestre sia ritmato da questa rotazione, l'immagine di questo movimento non è la terra ruotante ma la verga che penetra la femmina e ne esce quasi interamente per rientrarvi.

L'amore e la vita appaiono individuali sulla terra solo perché tutto è spezzato da vibrazioni di ampiezza e di durata diverse.
Tuttavia, non vi sono vibrazioni che non siano coniugate con un movimento circolare, come la locomotiva che rolla sulla superficie della terra, immagine della metamorfosi continuata.

Gli esseri non trapassano che per nascere allo stesso modo dei falli che escono dai corpi per entrarvi.
Le piante si innalzano nella direzione del sole e s'abbassano successivamente nella direzione del suolo.
Gli alberi coprono il suolo terrestre di una quantità innumerevole di verghe fiorite drizzate verso il sole.
Gli alberi che si slanciano con forza finiscono bruciati dal fulmine o abbattuti o sradicati. Ritornati al suolo, si rialzano gli stessi sotto un'altra forma.
Ma il loro coito polimorfo è funzione della rotazione terrestre uniforme.

L'immagine più semplice della vita organica unita alla rotazione è la marea.
Dal movimento del mare, coito uniforme della terra con la luna, procede il coito polimorfo e organico della terra e del sole.
Ma la prima forma dell'amore solare è una nuvola che si alza al di sopra dell'elemento liquido.
La nuvola erotica diventa talvolta tempesta e ricade verso la terra sotto forma di pioggia mentre il fulmine penetra gli strati dell'atmosfera.
La pioggia si raddrizza immantinente sotto forma di pianta immobile.

La vita animale è derivata interamente dal movimento dei mari e, all'interno dei corpi, la vita continua a uscire dall'acqua salata.
Il mare ha giocato così il ruolo dell'organo femminile che diventa liquido sotto l'eccitazione della verga.
Il mare si accarezza continuamente.
Gli elementi solidi contenuti e agitati dall'acqua animata da un movimento erotico ne scaturiscono sotto forma di pesci volanti.
L'erezione e il sole scandalizzano come il cadavere e l'oscurità delle cantine.

I vegetali si dirigono uniformemente verso il sole e, inversamente, gli esseri umani, benché siano falloidi, come gli alberi, in opposizione agli altri animali, ne distolgono necessariamente gli occhi.
Gli occhi umani non sopportano né il sole, né il coito, né il cadavere, né l'oscurità, ma con reazioni differenti.

Quando è iniettato di sangue, il mio viso diventa rosso e osceno.
Esso tradisce nello stesso tempo, con dei riflessi morbidi, l'erezione sanguigna e una sete esigente d'impudicizia e di crapula criminale.
Così io non temo di affermare che il mio viso è uno scandalo e che le mie passioni non sono espresse che dal GESUVIO.
Il globo terrestre è coperto di vulcani che gli servono da ano.
Benché questo globo non mangi niente, rigetta spesso il contenuto delle sue viscere.
Questo contenuto sgorga con frastuono e ricade scorrendo sulle pendici del Gesuvio, spandendo ovunque la morte e il terrore.

Certo, i movimenti erotici del suolo non sono fecondi come quelli delle acque ma sono molto più rapidi.
La terra si scuote talvolta con frenesia e tutto crolla alla sua superficie.

Il Gesuvio è così l'immagine del movimento erotico che dà per effrazione alle idee contenute nello spirito la forza di un'eruzione scandalosa.

Coloro nei quali si accumula la forza di eruzione sono necessariamente situati in basso.
Gli operai comunisti appaiono ai borghesi così laidi e così sporchi come le parti sessuali e villose, o parti basse: presto o tardi di là verrà un'eruzione scandalosa nel corso della quale le teste asessuate e nobili dei borghesi saranno mozzate.

Disastri, le rivoluzioni e i vulcani non fanno l'amore con gli astri.
Le deflagrazioni erotiche rivoluzionarie e vulcaniche sono in antagonismo con il cielo.
Allo stesso modo degli amori violenti, esse si producono in rotta con la fecondità.
Alla fecondità celeste si oppongono i disastri terrestri, immagine dell'amore terrestre senza condizione, erezione senza sfogo e senza regola, scandalo e terrore.

È così che l'amore grida nella mia gola: io sono il Gesuvio, immonda parodia del sole torrido e accecante.
Io desidero essere sgozzato mentre violo la fanciulla cui avrei potuto dire: tu sei la notte.
Il sole ama esclusivamente la notte e dirige verso la terra la sua violenza luminosa, verga ignobile, ma si trova nell'incapacità di colpire lo sguardo o la notte anche se le distese terrestri notturne si dirigono continuamente verso l'immondezza del raggio solare.

L'anello solare è l'ano intatto del suo corpo di diciotto anni al quale niente di così accecante può essere paragonato a eccezione del sole, benché l'ano sia la notte.
                     




   

giovedì 20 ottobre 2022

Claudio Di Scalzo: Tellus Transmoderno Arcadico 1 Donna Pan-Sara Pane






Claudio Di Scalzo
SE MI ROLLI SE MI ZAPPI…
(Tellus Transmoderno Arcadico 1 - Donna Pan/Sara Pane)


bosco boschino (si move un lupettino?) boschetto

tuo buchettino mi va stretto nel grembo folianto

che mi scivola ahaccanto – arcadia ma duve vòi
che vaggo non posso che ire nel sospir dell’idol mio
ascoso tutto rosso a mio plaisir impera - oh vita
vera der fresco umor bramo lo scioglimento
teco nel natural istinto mi diedi per vinto.









NOTA
(di per sé vota )

Ogni linguaggio è perduto. Se n’è uto nel perfido imbuto della tecnica nello spezzatino web nella storia colabrodo con lo scolo insumma non ce sta chiù. Allora L’Olandese Volante smonta e rimonta vari linguaggi storici che altri riducon in feci per dar lor compito di far le veci d’una possibile rinascita al naturale – da qui l’arcadia barcollante dell’omo della donna amante che scolorando di fino nel parolibrettino melòmelenso cercano un senso senza chieder consenso a niuna persona al mondo che gli si pari inannzi menando orrido censo.
Nel titolo riferimento ai poeti arcadici Giambattista Felice Zappi (1667-1719) e Paolo Rolli (1687-1765)





Diretto

 Claudio Di Scalzo




lunedì 3 ottobre 2022

Claudio Di Scalzo: Torre prima maniera cubista. Omaggio a Lyonel Feininger, 2011

                
CDS: "Torre di Vecchiano alla maniera di Lyonel Feininger" - 6 gennaio 2011


TORRE PRIMA MANIERA CUBISTA

               Sulla merlatura in cerca del senso spaziale

            fatto lieto matto oi oi miei malanni

                 tra i muschi ghibellini della torre

 (XIII secolo scrive la targa) di Vecchiano

              Lyonel Feininger afferma solennemente:

   Cerco  Pater e Mater misericordiosi

                       del mio cubismo atipico - - - posso

 raccontare
                                la favola (per conforto

                    mi conviene molto accorto far del bene)
   
                della fotografia vagante rossa corale

                                 poiché son morti tutti

         (anche il sottoscritto? qui capitato zitto zitto
  
 tanto amato?)
  
        gli interpreti del cubismo lirico della fotografia

 simbolica   (poesia poveretta lei ci sperava lei

                m'aspetta tanto brava)
  
     le vene della pietra accolgono lucertole ignoranti
   
         di storia dell’arte - - - quanta fatica per me
   
 coniare linee  (me ne dimenticavo a Dio in faccia poi

          mi svegliavo con la Grazia tra le braccia)
     
elastiche fulminee improvvise sulla culla esistenziale
      
       della  nascita l’otto dicembre 1952 di sette mesi

 
(così mi sentivo piccoletto già maturo a volte

   
                    m'irrigidivo e restavo dolor tamburo)
   
tali da spiegare che tra il pieno e il vuoto (della forma

                            anche umana oi oi)

       ci sta il cielo della memoria agguantato in

extremis

(soliti profetizzati cambiamenti un dì programmati

          con regolar poetici eventi mai uno si son

 realizzati)

          perché le palpebre di me cubista nella paesana

terra dell’esilio – piangono - senza sconti

          (in materia di passione tardo simbolista)

      perché scordai chi amai e come barchette di seta

                        (perdo di me gran parte per donne

 oggigiorno  non imparo l'arte di bruire

          nel corno - roba da Apollinaire vedo ner oi oi) 

calano verso il selciato un sonno leggero – mi sogno?

 - ultimo tepore altrimenti detto giorni  a venire  -

 - - (cubisti passi lo capisco vecchianese oracolo

         come ci indovinassi che amare è gran miracolo)





   



  




NOTA
Tra vecchiano e Lucca, tra Natale e l'Epifania, ho scattato fotografie. Alcune dedicate a Lucca, altre alla Torre Campanaria di Vecchiano e alle colline. La torre campanaria l'ho fotografata alla cubista, ma di un cubismo che ricorda quello di un pittore da me molto studiato e amato: Lyonel Feininger. Che dipinse anche personaggi da fumetto. Una volta avevo un certo mestiere per la fotografia. A volte me ne ricordo. CDS



     

domenica 2 ottobre 2022

Claudio Di Scalzo detto Accio: "Sara Capei Corti Cinemascope in interno a novembre"



CDS: "Sara Capei Corti Cinemascope in interno", 2012 







                    Claudio Di Scalzo detto Accio


SARA CAPEI CORTI CINEMASCOPE
IN INTERNO A NOVEMBRE

Sara Capei Corti Cinemascope nei tempi  in cui

Usciva dalla sua poesia entrando nel poema di lui

Accade anche stanotte varcando cento porte

Di vivere nel sogno  l’estetica sorte



10 novembre 2012 - Venezia

venerdì 30 settembre 2022

Claudio Di Scalzo: L'Attore Stellato e Ragazza Primavera, 1



CDS: "L'Attore Stellato" - 19.IV.2010

                 
                        


Claudio Di Scalzo
L'ATTORE STELLATO

Sono L’Attore Stellato… mi chiamo così perché fin da piccolo ho recitato sull’impiantito della camera e col bel tempo nel giardino tra un noce e una magnolia e un pino… parti di me che dialogavano con le stelle, i pianeti, gli animali notturni, le fotografie, i libri che si leggono a notte, e quelli che scritti e perduti a volte riappaiono alla mente col plenilunio,… ho recitato per anni facendo ridere e commuovere, ridendo di me stesso e di me stesso piangere… ho una voce la cui modulazione non ha avuto bisogno di studio e insegnanti per raggiungere quanto m’appariva o mi ruotava attorno perché ci sono nato… essa è cresciuta anche nell’inferno domestico e tra storie di padri e stirpi crudeli trascinati nelle pieghe della storia… e per questo L’Attore Stellato che sono recita anche per le ideologie che altri in me vissero e ne furono travolti… recito anche l’Amore che non ho mai avuto come volevo… e allora la mia apparizione su questo tavolaccio elettronico lo dedico a una donna… che non so se esiste… che forse è nascosta là fuori… e prima o poi la troverò… stasera le dedico questa incipit favolistico... che assieme a un Attore Stellato se fosse amato, se ella  esistesse stellata presenza terrestre da qualche parte, potrebbe continuare… con me!


                
RAGAZZA PRIMAVERA
ovvero giovane donna sul Pontile

Ieri sera  guardavo il cielo e c'era il tuo profumo sul mio cuscino... La tua parola ha un buon odore e sentirmelo vicino m'ha fatto addormentare come in una tana. 
...tu sei la mia tana- hai braccia come lunghi rami e il petto morbida bambagia per le mie guance rosa. Io qui sverno, e a primavera scelgo di restare, perché dai tuoi bracciarami vedo il mondo come sempre ho desiderato, e il tuo cuore pulsa come un universo in espansione.
Attore Stellato pare ti chiamino... Quand'ero bimba non sapevo che nome avessi, allora mi sono inventata il tuo sguardo nel manto di stelle sopra la mia città. 
Se ti trovo, se ti trovo, con queste parole io ti sposo.

aprile 2010






           
           

Sara Esserino: La Bambina sul pontile. Fiaba per l' Attore Stellato, 6




                                                    
                                      
                                         CDS: Luna al limone, notte senza dimensione - 24.IV.201o
                                                                                                   





                    
LA BAMBINA SUL PONTILE


Caro Attore Stellato... anch'io stasera, in questo giardino vecchianese, tra un pino un noce e una magnolia e con una buccia di limone proprio buffa che fa la parte della luna... recito una fiaba per commuovere... tua Sara Cardellino
                

C'era un tempo ch'era un luogo: la banchina di un porto.

E un uomo ch'era insieme, ancora, chierichetto monello e capitano d'antica nave cresciuta sopra una camera o forse mansarda. Egli viaggiava con questo vascello composto anche del suo sogno d'alberature e flutti sulle montagne,... viaggiava viaggiava viaggiava sperando - un giorno - di poter attraccare in un porto, e scendendo dal ponte sul molo trovare la mano dell'amore che stringeva la sua.
            
Con lei andrò a comprare un carciofo, si diceva, perché tra questi aspri monti non crescono carciofi da gustare nell'intingolo foglia a foglia, evitando il prune. (E se questo era un desiderio simbolico o solamente naif, un po' scemo,  lui non lo sapeva: però se senso della sua vita aveva la mano nella sua andandolo a comprare assieme glielo avrebbe rivelato).

Ma gli anni passavano, il chierichetto era diventato più che altro un capitano solitario, un vecchio lupo di mare che sognava di giorno e la notte parlava con l'amico barbiere morto da anni. Era una persona molto pratica, ma nessuno se ne accorgeva... Neppure lui in effetti ne era un gran che certo. E doveva star lì a navigare in una stanza a vele dispiegate nel sogno senza sbocco!

Altrove c'era una bimba poetessa, piccola piccola che guardava spesso le stelle - soprattutto nei cieli estivi sul mare - . La sua vita passava con lei ritta sul molo della città. Così vide molti luoghi fantastici, raggiunse paesi dove i cammelli pascolavano il deserto e dove gli dei ridevano allegri increspando di bianco le onde.
              
Lei scriveva parole con la bocca e gli occhi e le sopracciglia... e aveva con sé una tazzina con dell'olio, una goccia di limone, ma non aveva il carciofo. Nessuno leggeva quelle poesie così belle, e quindi attendeva sul molo viaggiando ancor più lontano. E l'intingolo mancato faceva apparire la sua personcina solitaria ancor più insensata agli occhi degli altri.
              
Un giorno d'inverno, quando il mondo pareva una strada chiusa per il Chierichetto Capitano, la nave attraccò dalla montagna su di un'onda più ampia di altre: lì in cima giocava graziosa, sul pontile, la Bimba poetessa con immagini struggenti evocate che sembravano un'estate da film cinemascope. Il Chierichetto guardò in viso la Bimba, il Capitano guardò il volto della Poetessa: lì - su quel viso tanto delicato - lesse poemi immensi, lesse la sua stessa vita e le avventure vissute in una nave che da anni solcava gli alti flutti  dei monti... La poetessa - per la prima volta - sentì pronunciare le parole che da anni aveva raccolto nella sua camicetta, tanto che il petto le scoppiava d'amore.
                
Non si dissero nulla. Lei allungò la mano, lui gliela strinse.
                  
Era una vita sola. Una vita che si ricongiungeva. E anche il carciofo avrebbe trovato il suo olio, la goccia di limone, denti sorridenti.


Sara Cardellino



°°°






NOTA 
     
L'Attore Stellato e Ragazza Primavera sono i protagonisti di un Teatrale Poema Grafico. Claudio e Sara lo stanno scrivendo in progress. E ne pubblicano alcune parti su questo weblog. Il fiabesco Teatrale poema grafico verrà poi  recitato dai due autori. 
 Claudio Di Scalzo
il 24 aprile 2017