venerdì 8 maggio 2026

Claudio Di Scalzo detto Accio: "Non posso dar lezioni su Nulla". Strapaesano Telematico col pensiero selvatico fino a Kaspar Hauser Metamorphose KASP.HAU.M. 1995/2015



"ACCIO BELLUINO" 
 40 x 50 tecnica mista su carta. 1997



Claudio Di Scalzo detto Accio

“NON POSSO DARE LEZIONI SU NULLA”, 


non posso dare lezioni su nulla
che non sia brezza del mio pensare animale
soppesando quanto ancora di umano contengo.

Il resto: sementi di ipocrisia
capitoli scritti da altri.
Misture di un'arte che annuso
con andamento leonino schizzinoso.
Perché a me-m'incantano le discariche
dei poveri linguaggi manomessi
dove il bello si spreca e non si ruba
nemmeno quando l'orologio sociale
a fine mese rallenta regalando tempo
che ti frulla. Da tenere sul pelo.



Accio: "Animaleria combustione Fantasia" - 1995




Non ho mai pubblicato una critica letteraria - non ho titoli per farlo non essendo Baldacci Contini Garboli Anceschi Timpanaro - su di un testo un libro una produzione estetica on line o di autore e autrice vivente. Soltanto, a volte, mi sono occupato di autori e autrici importanti per la mia formazione che fossero Kafka (della tana della animalità, sia detto) o Lenz o Gauguin o Jeanne Hébuterne o Atget fotografo o Debord filosofo e Boine frammentista. 

Ho dimenticato le riviste, dove pubblicai, col contagocce, non ne posseggo copia, neppure di alcuni cataloghi d'arte sulle avanguardie francesi lettriste situazioniste sull'Art Brut o Medardo Rosso. Se ne ho bisogno vado a Firenze alla Biblioteca Nazionale. O alla Galleria Peccolo dove collaborai. Non mi è interessato "figurare" intellettuale o autore in qualche estetica. Sono in rete dal 2000. Valchiavenna on line (2000-2005); Tellusfolio glocale e Tellus rivista (2000-2010); L'Olandese Volante (2011). 

Social app varie quotidiani on line riviste gruppi soggetti nominatisi esperti hanno annientato la prateria-web libertaria o il mare acquoreo libero. Amen. A meno di inventare altri strumenti di produzione,  ogni utilità della cultura on line a fine sovvertimento è defunta.

Nel decennio precedente l'arrivo del web, negli anni novanta, proposi ai pochi lettori che incocciavano la rivista TELLUS una sorta di “pensiero selvatico”; da qui “Non posso dare lezioni su Nulla"  che in me, dallo “Strapaesano glocale telematico”, dal 2000 in avanti s'è evoluto nel personaggio di KASPAR HAUSER METAMORPHOSE che usando vernacolo e fumetto e innesti filosofici regrediva al linguaggio incomprensibile al lallismo infantile post-dadaista beota. C'è qualche capitolo sull'OLANDESE VOLANTE CDS/BARRA ROSSA.

Lo proposi, 2005, con illustrazioni come l'ACCIO BELLUINO su TELLUS rivista carta e sui miei weblog. Asse portante l'uso accanto al pensiero sovversivo comunista eretico od ortodosso anche quello solitamente etichettato come di Destra: mischiando sia Stirner o l'Heidegger ultimo in baita (RESTIAMO IN PROVINCIA) o Junger vicino a Debord e Deleuze e Foucault, senza farne trina o cortina citazionista posmoderna; ipotizzando una prassi di lotta sovversiva-web, quasi da Cyber/Soviet, unitamente all'idea di Comunità di Stirpe (Alisdair McIntyre) di Località intesa come Heimat pure nei linguaggi, barbari o selvatici, che furono coltivati dallo Strapaese italiano coi suoi Maccari Malaparte e Tozzi. Perché l'ACCESSO AL PENSIERO POESIA ESTETICA LETTERATURA non passasse dopo ogni tramontata, per fortuna, gerarchia accademica mandarinato universitario editoriale, con l'arrivo del web, ancora sotto una ricostruita gerarchia web. Cosa puntualmente accaduta anche se nel 2025, da sempre, questa gerarchia on line non ha più alcun potere con lo sviluppo di nuovi social e app. 

NON riconoscere alcuna AUTORITà politica né estetica anche on line. PIANURA WEB e ACQUOREA. Orizzontale. Senza più niuna gerarchia verticale è stata è sarà, anche se progettassi un OLANDESE VOLANTE 2 o NOVA TELLUS nel 2026, la mia prassi e postura.


Kaspar Bibò Hauser. Anni novanta. cds



Ripenso con simpatia al massimo della selvaticheria, affidata a KASPAR HAUSER METAMORFOSI tornando allo stupore primigenio balbettante. La bontà assoluta incognita nel mondo senza alfabeto.

Allora... Apriti cielo! Sulla "Rivista dei Libri" si scomodò addirittura un tal Piero Cudini accademico di vaglia, alla Normale di Pisa, nel 2002 salito al cielo a sdottoreggiare su qualche nuvola da morto colto, che definiva il mio libro feltrinelliano “Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi”, 1997, il primo tassello di una follia dove gli estremisti della cultura comunista e reazionaria si incontravano. 

In realtà il critico usava la recensione al libro per colpire Tabucchi e farlo passare per un bozzettista che nel paesello viveva empiti rustici. Difatti Tabucchi inorridì alle mie tesi che ricavavo dal romanzo epistolare. Sommando critico accademico e scrittore cosmopolita capii che avevo ragione. Lasciai ogni legame con il grande editore Feltrinelli e mi ritirai sul web a praticare il “pensiero selvatico”. Con accosto la rivista Tellus che pubblicava vite non illustri. Risultato? Fallimento epocale fino all'Olandese Volante. Pur'esso naufragato nel gennaio 2017 con le pistolettate della Legge Poetica sparate dalla Robert Ford/Chiara Catapano per conto d'una rivista ontologica; ma poi l'OLANDESE VOLANTE ha avuto ancora vento in poppa grazie al petrarchismo di ACCIO e CARDELLINO.

Rileggendomi... penso che se fosse maturato un "pensiero selvatico" per un accesso comunitario, e non più come singoli in estetica carriera, ai linguaggi, partendo dalle province dalle discariche, dalla negazione di ogni gerarchia di colti e produttori di merci estetiche, oggi esisterebbe un movimento di sovversione politico e nelle arti fortissimo e non i quattro scemi di qualche centro sociale che sviliscono l'Anarchia così come i vari poeti e poetesse e letterati impegnati sotto le bandiere di una generica "Sinistra" per svilire mortificare obliare cassare ogni Comunismo Marxismo e lotta alla mercificazione estetica che fu la bandiera d'ogni avanguardia e singoli da Rimbaud fino a Debord. 

Infatti se esiste il rinnegamento POLITICO praticato dalla fine anni Settanta dalla sinistra extraparlamentare dal PCI ne esiste uno altrettanto volgare e ingiustificabile nelle ARTI anni SETTANTA tutte convertite dal vantato comunismo eterodosso al liberista OSSO editoriale museificato gallerizzato ecc. 


L'incipit nella poesia... afferma che il soggetto, selvatico, non può dare lezioni su Nulla. Forse perché ogni causa è fondata su Nulla? Dunque fa capolino Stirner. Poi il pensiero, filo di vento fresco, sceglie il pensiero animale contro ogni postura cerebrale modellata da teoria saperi umanesimi vari ideologie addomesticanti corpo e appunto pensiero.

La ribellione è totale. Per nature-lupo non certo per cani e cagne in cerca di ciotola culturale guinzaglio e cuccia in qualche teoria letteraria o estetica o moda politica.

Si sceglie l'artiglio della bestia il morso l'uggiolare se ferito la parola incomprensibile dell'intrappolato o del selvaggio correre in qualche foresta residua. Il balbettamento idiota alla Kaspar Hauser in metamorfosi.

Animali simili stavano accosto ai Galli evocati da Rimbaud.
Ai trapper di London. Alle squaw di Finimore Cooper. Stavano accosto alle case rifugio di Jesse James. E difatti uno di loro annusò la Robert Ford come traditrice e gli abbaiò contro ma il pistolero ormai si fidava della torbida codarda imbarcata sull'Olandese Volante.


L'erbario di Accio - 1986, cds




I sementi, le piante, gli erbari, sono oramai appaltati a occhiuti giardinieri, nelle istituzioni nei media, fino ai miserabili blog dove con le toppe al culo sentendosi accademici qualche vanesio teorico modella i bonsai nominandoli foreste e le pianticelle femmine sequoie e invece sono ninnoli per "feste altrui". Questi semi piante sono ipocrisia allo stato vegetale vegetativo sono sempre "scritti da altri", chi è nato o ambisce alla foresta, non accetterà mai questi “capitoli” per libri d'altri. Da esporre in vetrina. Anche sul web.

E se vien raccolta come estetica da qualche funzionario circondato da ancelle nominate rare essa puzza di “puttaneria” da cavalcavia. Sugli snodi di oscene periferie dell'editoria e della rete. E i puttani e le puttane son più nobili di poeti e poetesse perché non ritengono i loro culi le loro fiche le migliori del mondo. Sanno di vendersi, poeti e poetesse lo obliano coi loro librettini premini commentini, nella puttaneria non la si fa tanto lunga: si va al sodo. Alla eiaculazione e relativa tariffa.

La selvatica il selvatico abitano transitano soggiornano prendono alloggio fino alla residenza nelle "discariche" dei linguaggi e dei corpi transmoderni dove ogni povertà mai riceve lustro interesse poeticizzazione dai cani al guinzaglio della poesia nostrana italiana.

Qui bisogna stare sapendo che qui passò il medico Céline con i suoi gatti poco umani qui bisogna conoscere il bello sprecato che potrebbe incantare i Bataille anche nelle sue diramazioni erotiche qui dove scoppiano guerre e tempeste d'acciaio riconoscere Junger con l'elmetto, qui girare all'incontrario le lancette dell'orologio sociale perché Proudhon afferma che la proprietà privata è un furto soprattutto se il soggetto che cerca di sapere tutto di insegnare la poesia e le arti ha reso privato uso il suo corpo (quante saranno le fottiture i cazzi le leccate di fica in base alla cultura da dare e da ricevere, quante le protesi per rinforzare cazzi mosci con citazioni filosofiche?) e in vendita dopo che ha provato "vergogna" incontrando i saperi nominatisi sacerdotali.

Il Tempo del Nulla è un regalo per tutti, per i sapienti e per chi sceglie la selvaticheria, tutto è nulla dalla Bibbia al cuore di Leopardi innamorato a Stirner, ma entrare da animali, morendo, nella Stazione Socrate So-Di-Non-Sapere per andare chissà dove è tutta un'altra cosa: probabile sia tutta un'altra poesia.

In ogni caso il pensiero selvatico, Marx Annuisce, è pure una maniera, transitoria, verso il comunismo nei segni, per superare ogni feticismo, che lui nei "Manoscritti economico-filosofici" indicava come perno della rivoluzione. 



L'idiozia di Pippo alla cultura alta fa scippo - cds primi anni novanta




Kaspar Hauser in metamorfosi Jolly. CDS fine anni novanta

 



Pensai, pensavo allora, una scrittura aperta a tutti coloro che si negavano alla cultura istituzionalizzata poesia prosa saperi arti. Con i segni sempre metamorfici da creare. Magari in sigla. come KASPAR HAUSER METAMORPHOSE. 

Magari anonimi. Sarebbero tornati i linguaggi originari delle stirpi sotterrati umiliati dai cicisbei adoranti il libro pubblicato la mostra realizzata la cattedra universitaria e le targhette in libreria in qualche festival a tema... in questi contesti ci starà a suo agio anche il linguaggio della sarta Nada Pardini, mia madre, con la quinta elementare così come il mestiere che fu del camionista Lalo mio padre, come quello che fu del mio amico barbiere Paolo detto il Pazzo (1949-2005); da sempre esclusi da ogni accesso alla cultura a meno di non subire gerarchia e modellazione dei colti. Se mai questa tendenza possibilità grumo rivoltoso si concretizzerà, confidavo da idiota parente di Kaspar Hauser, ovvio, grande sarà il nostro godimento per lo scacco animale da nulla e sul nulla al quale abbiamo contribuito.









martedì 21 aprile 2026

Karoline Knabberchen - Fabio Nardi: La mimosa del pastore Lubigio. 1980. Cura Claudio Di Scalzo 1985

    

Cds. "La mimosa del pastore Lubigio". Collage e tecnica mista. 21 marzo 1983



LA MIMOSA DEL PASTORE LUBIGIO

A Karoline Knabberchen
che m’insegnò l’atto creativo e a nasconderlo.
Perché come per Lubigio e Don Ivano
l’importante è la dedizione all’intimità
con la poesia della fioritura
e non con la sua esposizione.
(Fabio  Nardi, 8 marzo 1985)



Karoline Knabberchen

(Guarda Engadina Svizzera 10 aprile 1959 

- 20 agosto 1984 Isola di Austvågøy Lofoten Norvegia)

Foto Fabio Nardi, all'immortale amata.






Il giorno che cominciavano a fiorire le mimose
fu anche quello di un gregge tutto suo per Lubigio
e Don Ivano gli regalo un buccellato di Lucca
e gli contò l’età in nove anni. Poi gli fece incidere
una tacca sul bastone da pastore. Raccomandandogli,
ogni sera, posandoci sopra il pollice, di pregare Gesù.
Perché proteggesse lui e gli agnelli dai lupi e dal peccato.

“Tornerai in canonica, da me, quando il freddo finisce
e la mimosa spande il suo giallo. E con me farai un’altra tacca.
Insieme festeggeremo il tuo compleanno”. Lubigio ogni anno
andava a festeggiare la data della sua nascita che il pietoso
e buon parroco aveva inventato per lui. Quel giorno
per Lubigio rappresentava la gioia più grande dell’anno.

Il giallo delle mimose, il buccellato, le preghiere
da recitare assieme, e il libro dei santi da ammirare
con Don Ivano lo avrebbero accompagnato per tutti
i giorni a venire mentre sfiorava la nuova tacca
nel bastone. 

Un giorno tornando in canonica
non trovo più Don Ivano perché era morto;
ma il nuovo parroco fu comprensivo, e istruito
dal predecessore ne continuò la tradizione e l’impegno.
Cambio però dolce. Offri a Lubigio la crostata.
E ogni anno cambiava gusto. Di questo cambiamento
Lubigio fu felice. Tanto la mimosa sempre gialla restava
e la tacca in più stava a significare un altro anno di preghiere
da dedicare a Gesù Cristo che lo proteggeva dai lupi e dal peccato.

Lubigio riuscì a festeggiare tanti altri compleanni, fino ad ottanta
che fu l’ultimo. E prima di spirare disse che era giusto così
perché il bastone non poteva contenere più tacche.
 
Alcuni paesani s’inventarono la storia che era morto
di preoccupazione perché due uomini andando sulla luna
avrebbero guastato l’umore della stessa, incattivendola,
e a lui e alle pecore che la fissavano non avrebbe più strizzato
l’occhio. Gli anziani del paese conservarono il ricordo di Lubigio, 
pastore e cristiano, affermando che, seppur goffo
e assente a volte di testa, capiva il suo cane
le sue pecore e loro capivano lui. E fu palese
a ogni occhio che la mimosa, in canonica,
dopo la sua morte, non era più gialla
come una volta lui vivo.


Karoline Knabberchen - Fabio Nardi
Dall’Epistolario. Canzoniere.
Otto marzo 1983.



°°°

FABIO NARDI, 8 MARZO 1985


UN OTTO MARZO LONTANO, UN INSEGNAMENTO VICINO

Nel marzo del 1980, con inizio l’otto marzo, Karoline Knabberchen fu invitata a Pisa a degli incontri di poesia. Il Femminismo che aveva fatto le sue prove negli anni Settanta e ancor più nel ‘77 bolognese (  in quello che venne chiamato “riflusso” o “ritorno al privato" che coinvolse la Sinistra un tempo Extraparlamentare dopo l’omicidio di Aldo Moro nel ‘78) scoprì con enfasi la poesia; e Pisa ne fu un centro. Come lo era stato per le ribellioni studentesche un intero decennio e più precedente. Non mi meravigliai che Karoline, avendo fatto leggere dei versi a un'assistente di Filosofia all’università, fosse invitata da quest’ultima rivelatasi la curatrice dell’evento. Nell’idea dell’organizzatrice, R.G., attiva nel gruppo del “Manifesto”, e di un editore astuto come Savelli, che dai libri dedicati a Trotzsky e al Comunismo eterodosso era passato a pubblicare poesia crepuscolare, alla rivista "Il pane e le Rose", c’era la vocazione a “inventare” un libro accattivante.
Karoline m’informo dell’invito. Aveva ritrosia verso l’atto creativo ridotto a ninnolo per qualche cornice “culturale” collettiva somma di tante vanità. In questo caso il femminismo poetico (presenti anche poeti fuco) che scopriva decadenti eroine di fine Ottocento. Gli sembrò qualcosa di posticcio. Karoline si negò all’incontro. Dicendo, cortesemente, all’entusiasta curatrice di non aver scritto una sola poesia in più di quella che le aveva fatto leggere. E non fece più leggere qualcosa di suo a nessuno.

-Ti fa piacere questa scelta, Fabio!
-… m’insegna molto.
-… però inventiamo il nostro Otto marzo!, scriviamo la storia del pastore Lubigio che ci hanno raccontato… sei d’accordo?
-Sì. Io sono Lubigio
-Io la mimosa.










Claudio Di Scalzo: Quando una metà cerca quanto la rende intera nel dipinto Fauve. A Sara Cardellino per l'anno nuovo



CDS: "I campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano" 
1970 - olio su tela 50 x 40






Claudio Di Scalzo



QUANDO UNA METÀ CERCA QUANDO LA RENDE INTERA 



(a Sara Cardellino per l'anno che verrà)



“Sei ancora in questo campo di grano, Claudio. Lì ti vedo, bambino. Già sai che una metà non può che cercare quanto la rende intera. I tuoi giochi di allora, come tutti quelli nelle arti seguiti, son stati in funzione di questa ricerca. Ecco perché il quadro è quello più importante che tu abbia dipinto. Quello dove adesso entro per andare a prenderti. Stare con te.”
In questo momento, come regalo di Natale e per l’anno nuovo, un corriere sta andando, da Pisa-Ospedaletto, alla volta di Venezia, parcheggia il veicolo, sale sul traghetto col dipinto incartato, e presto raggiungerà una graziosa casa dove suonando il campanello lascerà tra le mani, anche stupite, di una donna dagli occhi scurissimi: “I campi del prete con la Chiesa di Sant’Alessandro a Vecchiano”.

Quando entrerò nella sala, in questo fine dicembre, vedrò sulla parete, appena sopra al pianoforte e alla custodia del flauto traverso, “il quadro più importante che abbia dipinto”.

Sara Cardellino ha scoperto “i campi del prete”, che tenevo nella casa alpina, perché l’ho portato nella casa di Vecchiano, in occasione del nostro incontro a Lucca, alla Fiera del Fumetto. E mi ha rivelato che sono ancora tra questo grano tra i papaveri rossi accanto al ruscello dispettoso adatto alla barchette di carta. Con me che cercavo quanto non ho mai trovato.





Sara Cardellino modella Fauve Oriental
CDS - 14 dicembre 2017 - Acquarello e china su carta
cm 27 x 36









Realizzai “I campi del prete con la chiesa di sant’Alessandro a Vecchiano” quando avevo diciotto anni. Nel 1970. Di ritorno, quell’estate, dall’albergo di mio zio Lenino, “La Belle Elisabeth” In Montparnasse. Con ancora negli occhi la scoperta dei pittori Fauves fatta al Musée National d'Art Moderne, soprattutto Maurice Vlaminck André Derain e Georges Braque.

Dipinsi i campi dove avevo vissuto splendide avventure, spesso da solo, perché avevo un soprannome che allontanava gli altri bambini: Accio. Usai nel preparare la tela sabbia del Serchio e i fili da cucito della sartoria della Nada, e siccome a un certo punto avevo finito l’olio di lino, talmente preso dal puntinismo colorato, non andai acquistarne di nuovo a Pisa, ma usai il petrolio bianco del lume di mia nonna Messinella che stava lì da quando era arrivata l’elettricità. Motivo per cui ci sono screpolature. E annerimenti.


E visto che c’ero dipinsi anche “Il Campo alla Barra”, “Il Monte Castello col Santuario” , “Notturno con cagnolino verde” e un’altra decina di quadri. Anni dopo, il gallerista Roberto Peccolo, venutomi a trovare a Vecchiano, mi disse che queste tele erano perfettamente post-moderne, cioè citazione di stili storici delle avanguardie pittoriche, ma con un intento nuovo, più decorativo, meno ideologico.




“Se fai altri quaranta oli e una ventina di tempere su carta ci facciamo una bella mostra”. Fu una delle prime richieste di un grande amico per espormi che rimasero senza risposta da parte mia. E siccome è anche un astuto mercante sapeva benissimo che una mostra si può fare anche con trenta tele. Il resto da vendere a mostra chiusa a prezzi più bassi per tenere “caldo” il collezionismo.



Se torno, e presto accadrà, ancora a Vecchiano, ne avremo di tempo per raccontarci, io pisano lui livornese, la nostra comunione in tanti viaggi e mostre visitate per mezza Europa. “I quadri vanno visti da vicino, tanti, e ripensacci da lontano, e ritornacci vicino per capire quanto non avevamo capito, hai inteso Accio?”. Avevo inteso alla perfezione. Ho seguito il suo consiglio in tanti anni. Ma per capire cosa c’era nel mio “Campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano”… ho avuto bisogno di Sara Cardellino.







giovedì 22 gennaio 2026

Maestro delle onde: Quando sono morto per amore. Un violino, un finale romanzesco. Cura Claudio Di Scalzo





Ieri sono morto. Mentre morivo ho sentito le note del Concerto per violino e orchestra di Sibelius. Ho inteso che quella musica struggente era per me che stavo morendo, o per essere più precisi per me che avevo perso l’amore assoluto e allora tanto valeva che morissi per questo dolore.
Appena si modula l’adagio molto dal violino di Oistrack sento la voce di Carmaux che dice al suo amico Wan Stiller: “Guarda!, il Corsaro Nero piange”. Mi sono chiesto cosa c’entrassero due pirati di un romanzo che leggevo da piccolo con la mia situazione di morente. Poi l’ho capito. Carmaux e il suo amico guardavano me. Un uomo audace che spezzato dall’amore diventa fragile. Ero io che avevo gli occhi umidi, le guance rigate. A quel punto credo proprio di essere morto, anche perché il dolore era insostenibile.

Al mattino la gente mi ha salutato come al solito. E io come al solito sono stato cortese e sorridente. Non era cambiato nulla. Ma quando, nella pausa dal mio lavoro al Catasto centrale, ho provato a scrivere, qualcosa in più, oltre a questo resoconto, ho provato una grande indifferenza. Una piccola nausea. Ho inteso che ero morto alla scrittura sopravvivendole. Sono un altro me stesso, e non posso dire di star male. Sul perché ho tanto sofferto fino a morirne l’ho dimenticato. Ricordo però un nome: Aglaia. Ma deve essere stato terribile, avevo la fronte liscia, ora la solca una ruga profonda, come rimarginata ferita da lama. 

                                                                             °°°

Jean Sibelius, Concerto per violino e orchestra - David Oistrakh e l'Orchestra della Radio di Mosca - Febbraio 1966

I movimento, parte 1

http://www.youtube.com/watch?v=3SvAf-QbuvQ&feature=related

I movimento, parte 2

http://www.youtube.com/watch?v=yJOCquXwh1A&NR=1