domenica 19 maggio 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio: Se il Cardellino mi registra la biografia torna in pista. Sull'antifascismo e il fascismo alla mia latitudine ieri e oggi. Con "Il mio canto libero" di Lucio Battisti sul finale.








Claudio Di Scalzo detto Accio

SE IL CARDELLINO MI REGISTRA LA BIOGRAFIA TORNA IN PISTA.

SULL’ANTIFASCISMO E IL FASCISMO ALLA MIA LATITUDINE IERI E OGGI. 

CON “Il MIO CANTO LIBERO” DI LUCIO BATTISTI SUL FINALE.



Quanto qui appare è trascrizione, più o meno fedele, tolte alcune espressioni troppo vernacole, e qualche riferimento al privato da tener al silenzio incollato, di quanto Sara Cardellino giorni addietro ha registrato a Venezia quando, per raggiungerla, la mia Mini Cooper ha sfidato cielo ner e manto autostradale perché velocità in amor vale.

Sara “perfetta socialdemocratica”, s’adira se la definisco “Formica Puma” (uno dei soprannomi che le affibbiai) al culmine di minuscola bica (montaleggio), e per bica intendo montagnola scambiata in materia d’antifascismo per possente montagna. Da lei certamente con intrepida e coerente dedizione, ma anche da tanti interessati a un antifascismo o di facciata oppure ad un antifascismo liberale che secondo me non funziona. 



Accio e Sara Cardellino





(Venezia, metà maggio 2019)

Allora, sapientaccio, dammi la tua linea che non sia l’asta da saltare, troppo semplicistica troppo in alto, di Antifascismo + Anticapitalismo!, Beh... che dice il vernacolo bolscevico?

Sara… prendo il tuo lenzuolo alla finestra con scritto sopra qualche cubitale contro Salvini o la difesa della docente di Palermo che ha suggerito parallelo tra le Leggi razziali e il Decreto Sicurezza e ci ricavo vela per il mio ragionamento. Mi sembrate in questa lotta dentro la Legge “Gianfranco Funari” applicata allo spettacolo politico con réclame! Che sarà "consumata" in un baleno mettendo all'adatta lotta freno!

Se ài pazienza ascoltami, Sara, ma gira ogni tanto sul fornello il ragù di cinghiale che ò portato da Vecchiano, che ci tengo più che a quanto ti dio, pecché?, il timone ha bisogno d’esse nutrito per fa’ navigà la prua verso l’isola del Oh ah ohòò… cinghiale todo per il godo,... non so se mi spiego?… ehi non innervositti… figghio di Berni e Burchiello son'io!, porta pazienza fa parte della mi' ermeneutia ad erme ferme sur salotto… i riferimenti di prima… strapaesani all’eros usando prua e isoletta … è accostamento fascista?... o viene a me dalla logica strapaesana di Soffici del Lemmonio Boreo e dai disegni di Maccari?... e potrei aggiungerci qualche impeto futurista di Papini… e anco il Viani espressionista che si traghetta nel fascismo di sinistra popolano. Ma siccome voglio fare il colto un po’ a corto di logia, aggiungo il Giovanni Boine che scrive i “Discorsi militari” e che nelle poesie paesane a Porto Maurizio glorifia l’amore alla “cinghiala” veleggiando su’ prua verso il letto popolano della Maria Gorlero…che lo prende (intendilo pure in doppio senso!) più delle Sibille Aleramo fiche poetiche e carburate a enfatica letterarietà… son fascista per questo Cardellino?! … ma ti dio che ciò sta nella mi’ biografia, della mi’ famiglia: Vittorio Pardini interventista nella Prima Guerra Mondiale, sprezzante verso il fratello primogenito, che avrebbe ereditato tutte le terre, socialista di Turati, rappresentò in casa Pardini questo groviglio; Vittorio aderente al diciannovismo mussoliniano poi Marcia su Roma… che ruminava, come i Maccari, negli anni Trenta, che il “fascismo rivoluzione è stato tradito” dai gerarchi dai pantofolai di Roma. Antitedesco non andrà nella RSI e morirà nel 1944 di crepacuore all’arrivo dei maledetti ameriani. Se avesse scoperto mi-pà partigiano nascosto ner cimitero di Vecchiano l’avrebbe fatto fucilà e Lalo gli avrebbe sparato volentieri pur amando la su’ figliola Nada.

Lalo partigiano solitario sapeva che vinta la guerra, liberata la Toscana e l’Italia, ir su’ fratello Alvaro che gli aveva puntato la doppietta prima d’andà in Spagna nel ‘36, perché con simpatie trotschiste e anarchie, l’avrebbe "ringraziato" dicendogli che ora sarebbe stato il partito con Stalin a fa’ la rivoluzione adatta all’Italia, non sapendo che il PCI di Togliatti aveva liquidato Pietro Secchia. Erano tutti sconfitti, ‘ompreso ir mi nonno Vittorio.


Con quest'esempi davanti all'occhi, Sara, posso avé de' dubbi sull'antifascismo di oggi in rete e fori?, che non sia quanto serve a ribaltà la reazione! Compreso quello di tanti poeti e artisti da web. Che antifascisti sono?, 'osa mugliano di non già sentio? Di che pasta son fatti?!... parecchi non mi ‘onvincono, Sara, sono antifascisti di ‘omodo, e se ci voglin “guadagnare” per il loro librino, spettacolo, mi ‘onvincon ancor meno!... t’aggiungo un artro ‘apitolo della vicenda di famiglia per ditti dove nasce la mi’ diffidenza… liberata Vecchiano ‘omparvino antifascisti dell’urtima ora per punì la Nada figlia del fascista Vittorio e della madre Messinella.

E Lalo, avvertito, sartò il muretto dell’aia, montò sul barroccio, e imbracciando ir mitra disse ai partigiani finti… “La Nada è la mi’ ‘ompagna, la Nada sarà la mi’ sposa, se quarcuno s’azzarda a toccalla o stramonalla con le parole... l’ammazzo! E ora andate via di qui… antifascisti e partigiani da burletta… ve lo dio una vorta sola… parola di Lalo se v’avvicinate alla Nada per fanni male… vi vengo a cercà e vi marchio uno a uno. La mi' futura socera se à ommesso quarcosa contro il popolo farà i ‘onti con la democrazia ristabilita.

Questa, Sara, pe-mé!, è rivoluzione questo è amore. E, se anco ti po' spaventà, l'amore 'osì l'intendo!, e se ti facessero der male... agirei come mi-pà!

Mia nonna Messinella, che fascista vedova, lo rimarrà per sempre, si vestirà di nero per sempre e non si taglierà più la chioma. Bellissima pallida e altera non parlerà mai per venticinque anni all’omo comunista che sposava su' figlia né mio padre l’avrebbe mai fatto. Pur stando nella stessa casa. Io bambino assistevo a tutto questo.

Avevo, ho!, rispetto per queste figure, appartenevano, appartengono, al Tragico, vero, non di 'artapesta col quale si trastullano poeti e poetesse che purtroppo m'ànno tagliato la via, ed erano coerenti Messinella e Libertario detto Lalo. Anche se soffrivo in questo riquadro. Lo vivevo accettando il romanzo dov'ero ficcato nascendo. Non si poteva cambiare il destino. Con frasi ed ipocrisie di circostanza.

Come sai, Sara - ci siamo stati assieme e ci torniamo, alla tomba di Angelo - ir padre di Lalo venne ammazzato dai fascisti pisani, ed era stato a Livorno, alla fondazione del PCI. Davanti alla su’ stele c’è la tomba anonima di Vittorio Pardini morto di crepacuore nel ’44. Non appare foto. L’unica in tutto ir cimitero. “Babbo perché non c’è la fotografia di nonno Vittorio sulla lapide?”, e Lalo mi rispose secco: “perché i paesani ci avrebbero sputato sopra”. 





Sara e Accio - 2011 




Capii e scelsi. La Tomba di Angelo m’appartiene. Ma anche quella di Vittorio. (“Vecchiano un Paese. Lettere ad Antonio Tabucchi”, romanzo breve epistolare, Feltrinelli 1997). Io, Sara, son fatto in questa maniera. Il ramo è stato piegato ‘osì dalla vita. Non si po’ addirizzà diverso. Spero tu mi voglia bene lo stesso.

Una ‘osa però ci tengo a ditti,... non posso esse uguale a’ mi’ padri e alla mi’ stirpe… che nella ‘oerenza. La lotta di Classe degli anni Settanta era già una parodia di ben altro scontro. E fummo usati e poi traditi. Posso però avere la stessa fedeltà ar mi punto di vista rivoluzionario. Devo fatti quarche esempio? Lasciando da parte la militanza, che, come sai non ò induve falla oggi! in che organizzazione. Servo di più a custodire il Comunismo come romanzo tragico, a volte tragicomico, altre volte umoristico, nei segni che invento. La mi ‘oerenza sta nella politica che porto ner mi’ privato. Ancora non intendi?



... quanto accaduto per l’Olandese Volante il 9 gennaio 2017 per me è stato un attacco politico, non estetico, uno sfregio ar ‘omunismo ‘ome l’intendo e ‘ome non ò mai fatto mistero d’intendilo ‘osì,… chi non mi parla di persona delle sue scelte, e devasta un'avventura libertaria, usando la passata lotta nei segni, per fini di carriera letteraria, portandoli altrove sotto altra bandiera!... somiglia a chi sull’aia voleva “punire” la Nada. Antifascisti di mezza tacca. Saranno in facile lotta contro il Salvini "fascista" adesso? Molto probabile. Col distintivo dell’ultim’ora. Allora ho preso, ir mitra, anche se dei segni, e ho esclamato da qui non si passa! Come in un fumetto o un melodramma diventando il personaggio, Accio, che da sempre sono. Vedo che annuisci, Sara!, bravo amore!, lo vedi ch’è facile ‘apì uno scemo ‘ome me! Dove vado a parà co’ mi’ ragionamenti!

Da allora, te lo dio con sincerità, mi son messo a studia a bestia i mi’ appunti, quanto meditai anni fa, sullo “Strapaesano Telematico”, infatti se un poeta e critico mediocre come Piero Cudini m’attaccava su “La Rivista dei Libri” fondata da Eco, definendo me e lo scrittore pisano Athos Bigongiali, come due "strapaesani in ritardo", mentre Bigongiali ne faceva una malattia, io rilanciai con lo “Strapaesano Telematico” spostandomi a inizio Duemila sul web a fondare siti Strapaesani Telematici. Tutti perduti fino all’Olandese Volante (9 gennaio 2017), ma è stata una bella avventura. Son lì ancora on line ad usare pagine elettroniche glocali in folio Tellus; e l’istintualità candida di Kasparhauser; e ornitologia ed erbari da transmoderni battezzati, con i critici adatti antifascisti, come ontologici. Mi dà la nausea parlatene, Sara. Anche se il calco mai sarà come l’originale.

Attorno a queste miserande vicende da sottoproletariato poetico… c’è qualcosa, ma tanto, di più importante… e cioè che la Destra Populista è erede molto, nello spettacolo web, sui social e in politica, dei Soffici dei Papini e degli Oriani ma pure dei Fogazzaro mistici. Tolta la Destra dei Gaetano Mosca dei Pareto dei De Bosis dei D’Annunzio… bisogna entrare, secondo me, nel Populismo di Destra erede dei Malaparte e Maccari per giungere a un popolo, populismo, rivoluzionario, magari al “popolo” che pensò Gramsci, e rivelare, che il capitalismo di cui parlano i Salvini è una fandonia ideologica reazionaria, la lotta contro l’usura capitalistica che ubriacò Pound Benn Céline… non è percorribile. A questo punto deve tornare il pensiero sovversivo che ha un padre a Treviri. Adattandolo alla lotta nei segni dove ‘apitalismo e reazione sono più attrezzati.

Però, ora, Sara, se il ragù di cinghiale gliè pronto… s’apparecchia perché m’è venuta fame… e dopo mi butto sur ‘anapè e dormo… o no?!... vuoi ancora cantare assieme il Battisti… "Il mio canto libero”!?…





LUCIO BATTISTI










domenica 28 aprile 2019

Claudio Di Scalzo: L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ (ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)



CDS: "Tarcisio litigante con sua ombra nullificante"
50 x 40 cm




Claudio Di Scalzo

L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ

(ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)


Stirner




Leggendo quanto l’ex fidanzata gli scriveva nel trafiletto elettronico in risposta alla sua richiesta di rimuovere le foto di loro assieme dalla bacheca Facebook:  “Mi continui a scrivere del nulla. Vivi la tua vita che io vivo la mia”; il professor Tarcisio, supplente anche se aveva 40 anni, nei licei di Pisa provenendo ogni dì da Carrara, proruppe in una risata che fece tremare i vetri. Tanto che su-mà, anziana parecchio e malata di cuore, ebbe un sobbalzo dal sonno pettoruto sulla poltrona dello scalcinato  salotto.  Gliè la tennia, dell’istèrica Linda,  si disse, affibbiammi ‘olpo di daga elettronio e poi mette ir brocco ‘ontro la mi' “intrusione”, a su’ di’, ricevuta. Non l’ha nemmeno scorsa intera la lettera, disse ad alta voce monologando dinanzi alla vecchia sarta sonnecchiante negli anticoagulanti, sennò avrebbe inteso che se scrivo in italiano forbito mica in vernaholo: “le foto danneggiano il mio presente in ambito familiare e sentimentale”, mi riferisco a mio fratello a mia sorella che magari curiosando on line possono capitare nelle nostre passeggiate un annetto fa a Viareggio tanto da imputarmi un altro fallimento sentimentale corredato da fotine, e, poi il “danno sentimentale” non era riferito a mia moglie, bensì alla latinista che frequento e che se la perdessi,  gelosetta com’è der mi’ passato, mi butto in Arno con pietra ar collo stretta.

Rilesse la presa in giro della ex: “E poi se credi che io possa rovinare il tuo rapporto matrimoniale, oddio, questa poi!” Due poi… poi le mucche fanno i buoi, si dice a Pisa. Insomma da una poetessa che pubblica nella “Bianca Einaudi” i poi son proprio degli oi oi. Si chiese se tanta sbrigatività sul filo di lama del “poi” diorama fosse dovuto alla Linda che se la tira e brinda presso editore di prestigio rispetto a me poeta visuale che dai segni storti più che altro ebbe male e voti corti. Ma poi fece spallucce. Ridacchio in rima mi smacchio. Se i poeti visivi son stati sterminati dalla pubblicità, anche l’ermeticità dura meno del baccalà nel piatto d’un livornese. Tossì compiaciuto per la battuta in rima.

A quel punto il sogghigno si ridusse a mestizia dalla mestizia a nervoso dal nervoso alla filosofia adatta. Discretamente fiera e sovversiva, biascicò! ripetendo ben due volte, come i “poi” della Ex Linda,… Stirner Stirner!... IO Bestia!





Ho scritto del Nulla per anni. Appunto come Stirner che afferma: “Ho riposto la mia causa nel Nulla”. A dire il vero nell’edizione italiana primonovecentesca, ahi il filologo der nulla testa brulla, venne tradotto “Brame”.

Sarà brama inutile invaghissi d'una donna e poi scoprire che, non per colpa di uno o dell’altro, siamo più antitetici del giorno con la notte senza nemmeno il ricorso al crepuscolo o all'alba provvidenziale dopo il buiore? 

Linda ha ragione, anco se mi sembra più nera d’un tizzone d’inferno, mi risolve l’esistenza, lo dirò anche all’algida latinista nonché alla moglie illuminista nel prossimo incontro per la separazione consensuale per tornà in pista, che sono lo scemo che ha scritto del Nulla. In visualità che al nulla si dà? Può andare.  Stirneriano puro che si ritrova col cazzo in mano ancorché ritto ma coscritto d’una battaglia dove son sempre sconfitto. E allora rimare remare morire fallire fallare… Stirner aiutami a passà la nottata sveglio mentre mi-mà pensa di morì e invece son io che son morto a scoprì grazie all’ex Linda e a lato all’ex moglie Serena e a lato alla presente, anche se stasera lontana a Milano,  Fiammetta,... che se fallìì ancor forse fallirò!

Domani spiego in classe Stirner a costo di ricevere nota negativa dal preside del Partito Democratico. E lo spiego in dialetto. Più o meno così.

‘ari i mi’ studenti pisani, vengo qui su e giù ogni mattina da ‘Arrara, oggi vi spiego un filosofo che ner vostro manuale non c’è, ganzi ir mi’ Vellotti e Conte stampati Laterza a dacci ner manuale sol la verza invece der companatio abbrustolito. Da induve parto!? Ma da qui: “Ho fondato la mia causa sul Nulla” ma posso divvi che l’interpreto pecché la mi’ ex fidanzata Linda m’à ditto a muso duro che: “scrivo del Nulla da anni”, nominandomi parente di questo occhialetto conosciuto in un disegnetto fra l’altro der su nemio Engels sia detto.

Stirner vaneggia, massì vaneggiare come blaterare sputare borbottare, un’insurrezione che s’annida nell’IO perché se si fonda ogni lotta lo si fa sul Nulla: allora ecco la I e la O saldate che rivendiano tutto e l’UNIO ne ha Proprietà. I rapporti tra i vari IO sono solo d’interesse di ‘attura di forza anche brutale. Ve l’annuncio: anco nell’amore va ‘osì. Sennò chiedetelo a Linda. Se fossi stato un poeta di successo m’avrebbe lisciato meglio il pelo invece di trattammi come un pover’omo utile soltanto a taglia schiavo le ‘anne della poeticità. A mutilà l’Io ci pensano le istituzioni: famiglia scola pensatori teorici ‘attedre e istituzioni dello stato. La chiesa sul batacchio sul groppone ci à scritto Dio.

La storia dell’homini osì ‘ombinati è storia di sfruttamento stando essi mammiferi pòo intelligenti a non rionosce lo gerarchia che li strozza  nella ‘ondizione di mendicità, da mendianti cappello in mano e inchino.

Allora Stirner grida il su’ rifiuto, gran rifiuto di tutto stando ner su Nulla con ir su IO a falli da faro… “Non sono più un pezzente ma lo fui”.

E lo grido anco all’ex  Linda poetessa astuta come na’ badessa… che  “fui un pezzente a dattele tutte vinte, scrissi di nulla e per nulla, e ora son diventato ricco se ir mi’ IO m’ammicco!”

A questo punto, seondo te mamma, che ne dici?,  un prof tanto malmostoso, gli studenti e le studentesse l'applaudono!?

Ma certo bimbo mio, ber mi’ Tarcisino, lo diceva anco babbo, e non ti meraviglià, anco s’era 'avatore leggeva i libri dell’anarchia e me li spiegava, come?, pressapoo ‘osì: Stirnère ai borghesi gli fa ir clistère! Ma questo non lo di’ agli studenti perché mi sembra troppo da grebani e tu sei persona fine!






(Questo racconto verrà inserito in "Amori a bassa quota" - Anticipazioni nell' Annuario Tellus. Febbre d'Amore. 2008)





lunedì 15 aprile 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio. ULTIM-HATU-M. Dall’archivio scalzo 1977 fo bausette. Ovvero i poeti fossili in cerca della fottitura salvandoci dalla poesia impura. 40 anni dopo. Col vin santo di Sara Cardellino (23 settembre 2017)




CDS detto ACCIO
"Ultimatum ai poco vivi 
poeti fossili 
teorici vili"
Estate - 1977





Claudio Di Scalzo detto Accio

ULTIMA-HATU-M. DALL’ARCHIVIO SCALZO 1977 FO BAUSETTE. OVVERO I POETI FOSSILI IN CERCA DELLA FOTTITURA SALVANDOCI DALLA POESIA IMPURA. 40 ANNI DOPO. COL VIN SANTO DI SARA CARDELLINO (23 settembre 2017)


Era il 1977. Estate. Impazzava il neodadaismo del Movimento a breve bolognese. In Marzo, l’11, a Bologna avevano ammazzato Francesco Lorusso di Lotta Continua. 

In autunno. Sempre a Bologna “Movimento contro la Repressione", 23-24-25). Dèleze Focò Déborde (in ritardo di 10 anni letto) ispiravano anco la satira contro gli scoperti (in ritardo rispetto a Socialismo e Barbarie Situazionisti anarchici spagnoli e così via che ventenne puppavo nell’eterodossia) totalitarismi molti marca Cambogia URSS Est Europa. Brigate Rosse e Prima Linea sparacchiavano nella tragedia di render morto nel grottesco quanto nel Movimento Operaio era fresco

Dirigevo la FABBRICA DEGLI OGGETTI UTILI dov’ero direttore e operaio. Prefigurazione da manuale marxista del Faber liberato. Incentrata sull’opera d’arte valore d’uso e non di scambio. Con San Marx manoscritto economicamente filosofico alla parete.

Poeta visuale e mail-artista… parecchio umorista (lo son rimasto) avevo rosse l’ale… prendevo anco di mira i teorici della poesia sia che fossero “indiani” od “orfici”… con le loro teorie. CHE DICEAN (ieri e oggi)… prima di poetare la teoria bisogna studiare,  e citare, citare, citare, come pisciare e virgolettare. Esser colti sennò siam morti e soprattutto molti. Troppi poeti!

Allora inventai con un osso di BOVE (T’Amo o Pio Bove carducciano) e un preservativo, allora furoreggiavano quelli Hatù,… questo ultimatum. ULTIM-HATU-M.  

Dedicato ai poeti alle poetesse che vogliano fottere con la POESIA e la stessa poesia POETANTE senza rischi di prendere la malattia contagiosa della POESIA FATTA DA TUTTI. 
La quale disprezzano temendo di venirne inghiottiti. E nominandosi in qualche gerarchia eletta. (Se ho tanta cultura-teoria-sapienza poi il resto poetante che non sa una sega di teoria lo distacco, così pensano questi idioti fossili). 

Con tanta teoria evitan la mòria. Che poi è, sia detto, il COMUNISMO ESTETICO.

Peccato che nella poesia, italiana, ancor si custodiscano, le trombettine di Govoni, la fontana di Palazzeschi, gli ossi di seppia di Montale, l’Annetta di Caproni, la moglie di Saba, un’invetriata seppur scheggiata folle … tutta gente, mi sono informato, con la terza media, al massimo il diploma di ragioniere, gente bocciata a scuola, o addirittura pazza come Campana e umilmente maestri di scuola.

Oggi questa POESIA x TUTTI l’ha realizzata col web coi social il Capitalismo (CAPITACOMUNISMO che sia cinese o americano cosa cambia?) e, ancora, on line, ci son poeti vili e fossili, a decantare, stando tra le masse da istruire in Premi con annessa GERARCHIA Scrivania la Targa non tua ma mia!; Festival ove a caval poetico donato non si guarda in bocca; concorsi dove dietro targhetta porsi; incontri del BUON SENTIMENTO (dove il poeta poetessa fossile tenta con l’estetica unica cimento) la POESIA-SUA che se studiata evita la BUA (toscanismo: malattia) che affligge l’estetica la letteratura le arti in italia-Europa-Globo-Sistema solare-Galassia-Universo intero.

Questo grottesco ancor lo guardo stupito dal pesco dove mangio le pesche stando stupido con le mie visuali (d'un tempo lontan) esche.



Grottesco dietro scrivania targhette
come fé Pitigrilli con le ghette
ambiziosi + ambiziosette
coi titoli nella locandina tanti
da critici poeti scrittori importanti
alcuni si dicon - che stronzi stronze - comunisti
rendendo la rivoluzione atto da tristi 











NOTICINA SCALZA SCEMINA

-La Mail Art è stata una declinazione della POP ART come tanta poesia visuale. Inventata dall’americano Ray Johnson ed europeizzata da parecchi saltuari o fissati nel medium per un decennio.

-A questo movimento ho partecipato, di striscio, fino al 1977 o giù di lì. Poi son arrivati i teorici sistematizzatori del tutto. Anche archiviatori. Anche annettendosi molte cartoline poi rivendute a Musei e Gallerie. A volte lo scopro girovagando on line. Anche perché non m’interesso di quanto sparsi un tempo in giro.

Il più è rimasto nel cascinale vecchianese in armadi tarlati scatole bauli sottotetto polverosi. 

Lì a volte si avventura, “come in una fiaba” sue parole, SARA CARDELLINO, con un lumicino e ride con ACCIO bevendo vin santo  e cantuccino.  E se c’è il fòo accesso ner camino a vorte ci butto poesie visuali e mail art… e lei “inorridita” dalla mia insolenza distruttiva mi benedice per dispetto gettandomi in capo il Vin Santo.

L’Osso di Bue ULTIMA-HATU-M che puzza come un osso morto con la teoria poetica in cerca di gerarchia da imporre ai poeti puzza ancor di più (a volte si lubrifica con teorie comuniste per stuprare meglio il corpo libertario della creatività) e ciò è la garanzia che la funzione grottesca ridanciana satireggiante ancora funziona. Nei poli 1977 e 2017. Quaranta anni dopo.

L’OLANDESE VOLANTE (2011 - 9 gennaio 2017) incentrava, con TELLUSFOGLIO, la sua azione navigante molto sull’umorismo e la satira. Con il personaggio BUCK EDEN. Uno degli eredi del Movimento Bolognese 1977.




mercoledì 27 febbraio 2019

Claudio Di Scalzo: Giovanni Boine contro Arturo Onofri Egocosmico. Con la partecipazione di Sara Cardellino e di Rina Rètis comunista trotskijsta



CDS
Giovanni Boine ammalato grave di tisi
tossisce nella sciarpa al vento
di Porto Maurizio nell'aprile 1917






Claudio Di Scalzo


GIOVANNI BOINE CONTRO ARTURO ONOFRI EGOCOSMICO

Con la partecipazione di Sara Cardellino 
e di Rina Rètis comunista Trotskijsta


Ho sentito dire che l’Onofri sia un fine critico di arte altrui e disserti sottilmente di tecnica e di espressione. Ho sentito dire come nelle sue poesie egli tenti realizzare novità prosodiche “con coscienza delle responsabilità connesse” a ciò; e dev’essere certo così. – Per altro, dico la verità ciò m’interessa poco. La novità prosodica e il concetto che uno possa avere del fatto espressivo, a me, che sono in cerca di vita e d’anime, importano per sé stessi un bel nulla se non siano la incarnazione, l’espressione stessa (se non siano nella espressione) di codesta vita, se la novità prosodica non riesca veramente ad una novità in poesia. Anzi dirò che in fatto se non vogliamo ridurla ad una estrinseca meccanicità, io non so concepire una novità prosodica che non sia anche nel contempo novità in poesia. E che qui per esempio io non trovo, non vedo dove siano queste così nuove novità prosodiche perché non vedo affatto dove sia la novità della ispirazione. Vedo piuttosto un brancicamento (…)










Giovanni Boine, in PLAUSI E BOTTE, stroncò Onofri perché trombone nello scrivere poemi sterminati, perché devoto al culto del proprio ego-cosmico come critico che voleva dare lezione a tutti i poeti viventi e pure a quelli morti… ed invece “brancicava” proponendo una “nuova poesia”. Il suo era un brancicamento inutile.

ARTURO ONOFRI e le sue LIRICHE (1906-1910) in edizione Ricciardi-Napoli, pubblicate nel 1914; e altresì il libro NUOVA LIRICA, di un anno precedente, ed. Nalato Roma.

Ecco già ad inizio Novecento, plasticamente rivelato grazie a BOINE, la fissazione malata di definire quanto teorizzato e scritto come “nuovo” per sbatterlo in faccia a quanto definito “vecchio”, vizietto un po’ scemetto travasato on line col do di petto.

Giovanni Boine, rivoluzionario conservatore, ebbe in sorte di essere martirizzato dai Gruppi Intellettuali con i quali giocoforza, allora (non esisteva editoria indipendente né tantomeno il web, dove uno volendo può pubblicare in modo libertario infischiandosene di ogni gerarchia letteraria, sia Imperiale sia Sottoproletaria) si necessitava lo scambio “culturale”. Per lui anche modo di procurarsi soldi per le costose medicine nel tentativo di frenare la mortale tisi.
Oggi in circolazione ci sono ancora dei Papini dei Soffici in sedicesimo on line. Eredi degli Onofri dall’ego gonfio come la rana che imita il toro.

Questo colpo di “botte”, negando plauso, sulla zucca magniloquente di Onofri, i critici universitari e quelli improvvisati da convegno per morti, nascite, carnevali di provincia e altre sussiegose fanfare dietro improvvisate scrivanie in similoro e alloro, hanno bellamente trascurato.

Un tempo, assieme alla vedova Rina Rètis, moglie del compagno Fosco Neri (Vecchiano, 8 dicembre 1953 – 10 febbraio 2017), on line ce ne sono tracce, su Tellusfoglio sull’Olandese Volante, mi dedicai a questo fenomenale poeta e critico. Addirittura ai suoi “DISCORSI MILITARI” riediti per i tipi della Fondazione Museo Storico del Trentino nel 2017. Però non vado, per scelta, ai convegni, e se sono stato cancellato come critico, obliquo nevvero e un po’ romanzesco, di Giovanni Boine dai devoti dalle devote che si sono appropriate del suo ectoplasma, fatto apparire con “nuove tecniche spiritiche”, in qualche sito e appunto convegno, non me ne frega assolutamente nulla.

Però mi permetto di negar PLAUSO a questi atti ego-cosmici, e, qui, posso menar BOTTE!

Mi basta, e avanza, a volte leggere, qualche passo in antologia di Boine, a Venezia, con Sara Cardellino, e dedicarmi ad interpretazioni domestiche, vecchianesi, con la compagna trotskijsta Rina Rètis. Con lei stamani, acciderba ho litigato, perché non intende che Trotskij, con la sua idea di “Militarizzazione del lavoro” al IX e X Congresso del partito comunista russo, era il 1920-1921, aveva ragione Lenin a contrastare questa follia politica ed economica. E che ciò darà poi il viatico a simili posizioni di Stalin. Molti anni dopo.

On line, forse ci sono imitazioni di Rina Rètis dedite a Boine, così come a un ideologico e reazionario spirito "nuovo" poetico per il Duemila, ma, sia detto, non hanno niente a che vedere con il personaggio di Rina che mi rinfaccia, da trotskijsta, la mia contraddittoria linea comunista che mette assieme Lenin e Durruti e perfino Kierkegaard. Il tuo comunismo mi sembra a volte “conservatore”, dice, ma in questo t’avvicini, probabilmente, a Giovanni Boine. Che di coniugazioni impossibili era maestro.




CDS: "Maria Gorlero e Giovanni Boine amanti 
prima della malattia del poeta".
La Gorlero nella coppia era l'elemento popolare 
mentre Boine il colto poeta di origini borghesi.
Nella coppia Accio e Cardellino,... 
io sono  il polo popolare e Sara rappresenta l'aristocrazia. 







Weblog
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SULL'OLANDESE VOLANTE
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sabato 9 febbraio 2019

Sara Cardellino: Saggezza per San Valentino 2019. Ad Accio



Sara Cardellino il 14 febbraio 2019






Sara Cardellino

SAGGEZZA PER SAN VALENTINO 2019 

ad Accio


Come si può impedire a una goccia d’acqua di asciugarsi? Gettandola nel mare è la risposta. Tu Accio e l’Olandese Volante eravate una goccia di parole e immagini che non doveva scomparire.  Ora siete nel mare Web, e io con voi, perduti nell’infinito, senza più necessità di alcuna destinazione. Con questo bigliettino che riprende una splendida massima di qualche religione orientale, che al momento non ricordo quale sia, ti dico in questo 14 febbraio 2019 del mio amore, e sarà per sempre! 

Tua Sara Cardellino










Accio e Sara Cardellino 

sono pubblicati sull'Olandese Volante













domenica 3 febbraio 2019

Accio e Sara Cardellino il 14 febbraio strenna



CDS: “Pupazzetto nel febbraietto 
corto e benedetto ricorda da pirata il 14 data”





Claudio Di Scalzo

A. e C. 14 FEBBRAIO STRENNA


Nevica da giorni in Valchiavenna
Il pupazzo dice Amore meglio della penna
Col cuore rosso negli anni antenna.

Sarà un corsaro che mappa tesoro raro?
Sarà il wagneriano Olandese con Senta alle prese?
Sarà il poeta scemo con in testa un remo?
Sarà il Pisalpino che omaggia veneto Cardellino?
Chissà?! Chissà se dice tutto o niente
Di certo Accio e Sara lo terranno a mente.









Le avventure di "Accio e Sara Cardellino" compaiono sull'OLANDESE VOLANTE ANTOLOGIA






clikka










martedì 29 gennaio 2019

Rina Rètis: Pel critico poeta ciucciarsi il cazzo è la meta. Dai "Pensieri del moschetto rosso" 2










Rina Rètis

PENSIERI DEL MOSCHETTO ROSSO



Gerda Taro con miliziana

(mie sorelle - RR)




2

PEL CRITICO POETA CIUCCIARSI IL CAZZO È LA META


Ci sono in giro maschietti petulanti poeti poco prestanti, che mandan teoria avanti a vaticinar lor genialità.
Essi mi fan l’effetto, essendo poeti  e critici di sé stessi, e d’altri in circolino disposti, di color che sognan di ciucciarsi l’uccello da soli. 













NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 - Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.


Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.











NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. Con simpatie per Trotskij. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.