venerdì 14 febbraio 2020

Karoline Knabberchen: Tre poesie: due pisane e una lucchese. A Fabio Nardi mio fidanzato (1979). Cura Claudio Di Scalzo



CDS: "Karoline ultimo sole" 

Karoline Knabberchen 
(Guarda, Engadina, 1959 - 1984 Norvegia, Lofoten,Austvågøy





Karoline Knabberchen

TRE POESIE: DUE PISANE E UNA LUCCHESE
(a Fabio Nardi, mio fidanzato)
(cura Claudio Di Scalzo)





     SAN MARTINO IN LUCCA

     Cuspidi d'insondata materia,
     Coltri d'eterna memoria, senza scampo:
     Su di voi vortica, elevata virtù,
     La compassione:
     Enunciata attende, al crocicchio,
     Un suono di rinascita.
     Varcherà allora le porte della città eterna,
     Confiderà quanto in petto
     Cancellò il tempo.
     Attende lo squillo ampolloso,
     Il corno che apre alla battaglia:
     Su Lucca, splendente nella conchiglia
     Della mano, San Martino veglia
     E chiude le Mura
     Il galoppo della sua legione.
     Vento di dicembre, schianto
     Di cristallo tra le costole dei basamenti:
     Unico suono di natività questo mutare
     Del cielo, questo incrinar leggero
     Delle torri il capo.
     Non so dirti quale dolcezza tutta
     Ai piedi delle mura si rapprende e tace,
     Mentre il Serchio in là curva e s'allontana.

     Ho camminato per le vie dipinte,
     Con zoccoli d'alce ho scovato l'eco
     Simulata della tua natura.
     Una selva indicibile brucia tra le campane
     Delle cento chiese.
     In quest'aria torta a forza come un turacciolo
     Dal legno della croce, ecco:
     Ho adorato lo spirito del Cristo.
     Verrà il momento, mi son detta,
     In cui il morbido infantile tormento,
     L'assoluto tormento sopito
     Dentro questa imperfezione,
     Evaderà da quel varco minimo,
     Affiorerà alla vita.

     E tu con me, deposto fiore tra mille altre recisioni,
     Cancellerai ogni sforzo nel ricordare:
     E vanisce il segno, l'adolescenza di questa città
     Fragile d'altre mille percosse
     All'uomo.
     Irriconoscibile, ho varcato la soglia:
     Lo sguardo nudo del peccato
     Si schiude nella cova del Cristo Nero.
     Una madre s'invola:
     Una madre e un padre con tutta la loro
     Durezza di diamante ascendono
     Al cielo dell'irreparabile distacco.
     Dicono non sia umano il suo volto;
     Che il saggio Niccodemo lasciò cadere
     Lo strumento innanzi alla Sua Grazia,
     E quanto in lui viveva nel ricordo
     Prese forma
     Senza ch'egli toccasse il legno.

     Un altro occhio incontro,
     Il tuo,
     Pallido come d'abbandono.
     S'abbatte alle fontane, infuoca
     L'acqua battesimale:
     Il suo abito è ricordo dissepolto
     Sotto cumuli d'altra cenere.
     Nulla è perduto!, gridi e mi sorridi.
     La mia babele, tra queste quattro mura:
     S'è destata perché affiori quanto ci riguarda.
     Sei tu la mia spinta verso l'alto?
     Tu la sorda devozione?
     Le strade, leggere come petali, ci attendono;
     Il tramonto ne consuma la voce,
     Le invecchia e protegge l'oscurità
     Che a me manca.

     A San Martino mi portavi a sera:
     Perché non m'inquietasse l'ombra
     Sulle colonne chiare,
     E tutta in me vibrasse l'eco dei passi
     Tra il selciato e la soglia;
     E ti chiedessi poi, sulle Mura,
     Altra, piena confessione
     E la mia totale assoluzione,
     Per poi spegnermi devota
     Nell'inconciliabile che mi porgevi.

      (1979)
 



 SERA A RIPAFRATTA

 Sovrapporre nome ad altro nome,
 Confondere le maniere in cui l'uno
 Posa sull'altro, per pietà di se stessi:
 Con questo peso che inganna
 Perché privo di misura nel midollo,
 Si accosta a noi la prossima stagione.
 Nome che scalza altro nome,
 Compleanni d'oro come piume della mitica chimera;
 Cos'altro tra questi avanzi di quieta civiltà,
 Tra questi sassi accatastati per la grazia
 D'altri tempi?
 Tra le tempie la prossima deposizione,
 Tra le tempie tese come due colonne
 Accedo al tempio d'ogni dissoluzione.
 Freme sotto la febbre che ammanta
 L'ultimo profilo, nero:
 Ripafratta,
 Una gola serrata in cui arretrano
 Le ere a me sconosciute,
 Una canzone che procede rovesciata
 Lungo il corso della storia.

 (1979)





 PIAZZA DEI MIRACOLI 

 Con quanta allegria gratta in cielo l'ultima stella!
 Anche questo è un tramonto, penso;
 Questa densità che piano respira
 - Vai sù -
 E dilegua ogni perplesso limite
 Sulla soglia.
 Questo rincasare quando tutti i confini
 Si sono infranti
 E San Ranièri a tre angeli senza nome
 (tuoi parenti? Te li sei inventati?
 Sembrano bolscevichi ex pope ortodossi
 Con quelle barbe lunghe)
 ha spento l'ultima candela.
 Un verso più lungo, che attenda me
 Sull'uscio, lo sguardo teso al rimprovero.

 La famigliarità da volgo offeso
 Della Torre,
 Il rispetto ieratico del Padre che t'attende
 - ormai fuori albeggia -
 Alla porta istoriata del Battistero.
 Rivedo le mie forme, le assolute,
 Che compiono giri infiniti
 Per ripiombare nel pieno tormento della vita.
 Qui, ancora, l'Arno è il mio pericolo,
 La natura inconciliabile che s'impenna
 E disarciona opprimendo il cavaliere.

 (1979)





Karoline Knabberchen









Claudio Di Scalzo
IL CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN



Il Canzoniere di Karoline Knabberchen, è un immaginario, per estensioni tematiche, che tiene in sé presupposti speculativi che sono anche carne e sangue, reale, di un’avventura poetologica e narrativa. Romanzo. Il personaggio di Karoline ha il cuore angelico oceanico, e può contenere anche altre firme, che ne dilatano il battito. Come per il fumetto e cinema e serie televisive auspico che altre firme ne scrivano un altro lemma, di questa partizione. Transmoderno.

Nel suo viaggio terrestre e da presenza oltre la morte Karoline ci dona il suo elenco di illusioni e allusioni perché noi si possa, io e Fabio Nardi, comporre l’atto consustanziale alla sua biografia con testi creativi che siano anche recita, preghiera, religione, alchimia. L’angolatura prospettica della storia di Karoline Knabberchen morta, taglia la parola personale perché accolga nella ferita un sistema di immaginario in dialogo con la prosodia, la cadenza, il respiro adatto ai nomi del reale e di quanto lo valica.


La presenza della "ranocchietta" saltellante Knabberchen, noi due, Claudio Di Scalzo e Fabio Nardi, la conduciamo nelle pieghe del mondo per danzare ogni rapporto di creazione linguistica come fuoco in-fatuato tra pagina stampata ed elettronica, sperando somigli a fuoco divoratore dei tempi a noi consentiti non spegnendosi. Scriviamo perché la voce di Karoline Knabberchen vinca ogni consumazione. E resti racconto per chi la vorrà incontrare.


L’arditezza si confà a questa scommessa, nostra, con la delicatezza di una giovane donna svizzera, che sostò a Pisa, nei primi anni Ottanta, e nel paese di Vecchiano, e che molto viaggiò nella sua breve esistenza (Guarda.Engadina 17 IV 1959 - Lofoten.Norvegia 20 VIII 1984), a volerne raccontare, nei generi più diversi, ogni reale extratestuale per proliferazione di eventi e apparizioni.


Dai rami del bosco a Guarda, dove Karoline nacque, arriva il muschio del tronco che s’affida a un nord perenne, e la fragranza scaldata dal sole autunnale dei rami a Sud. Se immaginate chi scrive che questo tronco abbracciano avrete il rigore circolare costruttivo che ci anima.

Però il poema necessità che il bosco e il tronco e i rami da noi scelti guardino il mare, e noi con loro, l’oceano e il cielo stellato che di esso fa calco nel visibilio di certe notti, perché noi cerchiamo una semantica della forma che sia pura, e il Sacro s’accosta soltanto all’immensità. In questo processo, e ci sentiamo molto antichi, le nostre identità si mischiano negli spazi vissuti a quelli da vivere, all'intreccio del già scritto a quanto verrà versato nell’abisso concavo dell’immaginario. E le nostre psiche avranno la loro morfologia - spacchiamo il presente nel passato e futuro, invertiamo i tempi - nello sguardo della donna svizzera che ci guida.

Ogni procedimento artistico diventa, se sposato, un anello da portare al dito indice con cui si scrive; io e Fabio Nardi nel Canzoniere di Karoline Knabberchen ne accettiamo che esso distringa la mano e le ossa e la pelle nella crescita del procedimento artistico perché ogni lacerazione reale abbia legittimazione nella trama iridescente della fascinazione di quanto verrà letto e guardato nell’opera avendo al suo stesso interno la finzione della poesia: perché ogni anello ti consegna a una fede e insieme ti lacera le falangi se mai volessimo staccarlo dall’impegno preso. L’amore per Karoline Knabberchen è per sempre!

La tensione nell’immaginario per Karoline è unificante. Come la paglia tagliata conserva l’oro e la recisione della falce.

Ogni rappresentazione porta con sé l’eterogeneità e sta alla tensione unficante – useremo la dialettica? – estrarre dal caos del “racconto” quanto ha forza detto mito del sacro nella vita nella biografia poi morte e quanto vale meno di un’ombra di scodella rimossa vuota dal tavolo.


Karoline Knabberchen raggiunse con Fabio Nardi, nel Marzo 1981, la tomba di Giovanni Boine a Imperia/Porto Maurizio. (Da questo viaggio la raccolta: Clikka: Karoline Knabberchen: La Resurrezione di Giovanni Boine) Una tomba può rivelare che quanto sembrava noto nasconde l’gnoto in cerca d’altro nome. L’esperienza stratificata nell’oblio del poeta ligure rivela che il nostro immaginario è sempre affamato di alterità, verso quanto si rivela dedizione, custodia, cura, e anche un gorgo nell’oceano può somigliare ad un fiore che ancora fiorisce nel circolo dell’eternità da depositare dove la pietra parla.






PERSONAGGI PRINCIPALI 
DEL "CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN"
KAROLINE KNABBERCHEN

Poetessa svizzera che studia letteratura e filosofia all’università di Pisa
e che si suicida venticinquenne alle Lofoten, Austvågøy, il 20 agosto 1984

FABIO NARDI
Fidanzato vecchianese di KK e artista fotografo dalla vena eclettica

LIBERTARIO NARDI
Babbo sempre evocato senza tomba fissa

ELVIRA SPINELLI
Madre di Fabio, sarta in ogni luogo apprensiva

ETEOCLE SPINELLI
Nonna di Fabio

ANDRI KNABBERCHEN
Padre dei pomeriggi in barca

GERDA ZWEIFEL
Madre severa, signora degli incubi

RUT ZWEIFEL
Nonna dei garofani rosa

UGO SENTITO
Filosofo misteriosofico









PIANO DELL'OPERA

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA


Libro-Introduzione
"Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen - Diario Bagnato"

La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi.
Due piante nel nocciolo. Libro Secondo.
Bave. Viaggiatori da Biblioteca.
Ornitologia vecchianese ed engadinese per KK.  Libro Terzo. Due tomi
Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto.
Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi.
Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto.
Anello Rovente. Libro settimo.

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE

Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino.

Telegrammi sott’acqua. Candele spente.
Come apparve la morte a Karoline Knabberchen. Libro ottavo

Karoline disegna. Libro Nono.
Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo.
Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo
Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo
La Resurrezione di Giovanni Boine. Libro Tredicesimo



Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trentasette anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”,


“Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”,

“Cardiodramma”, soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.


CDS cura il racconto illustrato in versi e prosa e fotografia: "Karoline e il fotografo"




SULL’OLANDESE VOLANTE - Barra Rossa - ALCUNI CAPITOLI





Karoline Knabberchen: Il Bambino e la Bambina che saltavano i fossi (Libro Perduto di Karoline Knabberchen - a cura di Claudio Di Scalzo)




Karoline Knabberchen l'immortale amata nell'ultimo sole - cds






Karoline Knabberchen


IL BAMBINO E LA BAMBINA CHE SALTAVANO I FOSSI


(per il libro perduto di KK - a cura di Claudio Di Scalzo)

Conobbi il bambino Fabio che saltava i fossi. Da bambina mi ci innamorai. Seppi subito che costeggiando con me i fossi nella campagna che va al lago di Massaciuccoli, verso il padule, prima o poi sarebbe saltato di la. Ero pronta a seguirlo. Forse precederlo. Mi disse con competenza ironica… se salti attenta alle canne che tagliate aprono i polpacci come coltelli. Evita anche l’ortia che poi ti gratti per ore fino a scortiatti e il prurito ùn passa. Altre bambine s’erano innamorate di lui. E lui le portava lungo i fossati. Poi lo avevano visto ancora solo. Per certo era saltato dall’altra parte. Secondo me non l’avevano seguito. Quando saltò io lo seguii. Dall’altra parte accovacciati per lo slancio, ruzzoloni, sbucciati nei ginocchi,… ci guardammo. Seppi che se fossi caduta in acqua lui m’avrebbe dato la mano per risalire. Lo stesso avrei fatto con lui. Cominciammo a correre e a ridere. Ranocchietta… che non sei altro, mi diceva, gre gre gre - Rospo rospaccio che non sei altro, rispondevo. E mi tirava il ciuffo ribelle sulla fronte… e lo spedatavo negli stinchi… e poi riprendevamo a correre a saltare altri fossi. Senza il salto che ci mise alla prova non avremmo corso assieme nel pomeriggio estivo. Lui è il mio eroe io la sua eroina. Ci ameremo anche da grandi. E sarà per sempre.



°°°


Ho conosciuto la bambina Karoline mentre io, monello, tiravo con la fionda da un ramo del melo nel campo subito fuori il paese. La trovai lì, due gambine secche secche con la ginocchia sbucciate, il musetto da topina affilato con la luce di una stella. Lei mi guardò, scese dal ramo veloce come una lucertola e mi invitò:'Bimbo, vieni con me a saltare i fossi?'
Che strano, pensai... Una bambina che mi sfida proprio lì dove non ho rivali. 'Attenta' risposi 'se cadi e poi ti bagni io non torno indietro a prenderti!'. La guardavo con aria di sfida, ma in realtà non capivo neppure io perché il cuore mi battesse così forte in petto che mi pareva dovesse schizzar fuori più veloce dei sassi che tiravo con le mie fionde.
'Non cadrò, non ti preoccupare. Tu sei bravo a saltare. Non mi diverto con gli altri bimbi che non san saltare bene.'
Corremmo ridendo fino al fosso. 'Attenta alle canne tagliate... E alle ortiche... È pieno di ortiche di là'
Lei mi guardò e sorrise. Mi guardò e capii che sapeva cosa stava facendo, e che forse sapeva saltare meglio di me. Capii, senza che me lo dicesse, che se fossi caduto lei sarebbe tornata indietro a tirarmi fuori dalla corrente.
Fu l'attimo in cui m'innamorai, e giurai con uno sguardo, con un sorriso, che mai l'avrei abbandonata... Solo lei, in salto, avrei amata.


°°°


Ho ritrovato questo scritto della mia Karoline a Vecchiano. E’ un dittico. Nacque così. “Io scrivo come fossi te che parli di me, e tu fai all’incontrario”. M’è sembrato che le idrovore mi prosciugassero il sangue come facevano con l’acqua dei fossi nella bonifica verso il lago di Massaciuccoli. Uscì nella notte e s’affidò all’oceano, all’acqua delle Lofoten. Non potei darle la mano a risalire. Alla mia Ranocchietta Knabberchen nel salto che fece. Ero un eroe da nulla.





VOCE DELLA FIGURA MISTERIOSA:


Caro Fabio, io ero una bimba che saltava i fossi. So quale patto vi ha legati per l'eternità: il patto che lega due esseri che - unici - capiscono di poter saltare assieme. Ti sarà capitato, in tutti gli anni che seguirono l'ultimo salto di Karoline (quello che lei decise di spiccare da sola) di incontrare altri amori... Eppure, lo sai, lo hai visto tu stesso: non sono molti coloro i quali sanno tener calibrare la spinta, meno ancora quelli disposti a tenderti la mano quando cadi.

Annota Karoline sul suo diario:"Fabio spicca voli predatori, quando mi raggiunge, in picchiata, ha lo sguardo trasversale del Pellegrino. Non fuggo, anche quando nell'iride rispecchio l'intenzione della lepre. So che non mi prederà, lui sa che il mio volo è identico al suo."












Claudio Di Scalzo
IL CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN


Il Canzoniere di Karoline Knabberchen, è un immaginario, per estensioni tematiche, che tiene in sé presupposti speculativi che sono anche carne e sangue, reale, di un’avventura poetologica e narrativa. Romanzo. Il personaggio di Karoline ha il cuore angelico oceanico, e può contenere anche altre firme, che ne dilatano il battito. Come per il fumetto e cinema e serie televisive auspico che altre firme ne scrivano un altro lemma, di questa partizione. Transmoderno.


Nel suo viaggio terrestre e da presenza oltre la morte Karoline ci dona il suo elenco di illusioni e allusioni perché noi si possa, io e Fabio Nardi, comporre l’atto consustanziale alla sua biografia con testi creativi che siano anche recita, preghiera, religione, alchimia. L’angolatura prospettica della storia di Karoline Knabberchen morta, taglia la parola personale perché accolga nella ferita un sistema di immaginario in dialogo con la prosodia, la cadenza, il respiro adatto ai nomi del reale e di quanto lo valica.



La presenza della "ranocchietta" saltellante Knabberchen, noi due, Claudio Di Scalzo e Fabio Nardi, la conduciamo nelle pieghe del mondo per danzare ogni rapporto di creazione linguistica come fuoco in-fatuato tra pagina stampata ed elettronica, sperando somigli a fuoco divoratore dei tempi a noi consentiti non spegnendosi. Scriviamo perché la voce di Karoline Knabberchen vinca ogni consumazione. E resti racconto per chi la vorrà incontrare.

L’arditezza si confà a questa scommessa, nostra, con la delicatezza di una giovane donna svizzera, che sostò a Pisa, nei primi anni Ottanta, e nel paese di Vecchiano, e che molto viaggiò nella sua breve esistenza (Guarda.Engadina 17 IV 1959 - Lofoten.Norvegia 20 VIII 1984), a volerne raccontare, nei generi più diversi, ogni reale extratestuale per proliferazione di eventi e apparizioni.



Dai rami del bosco a Guarda, dove Karoline nacque, arriva il muschio del tronco che s’affida a un nord perenne, e la fragranza scaldata dal sole autunnale dei rami a Sud. Se immaginate chi scrive che questo tronco abbracciano avrete il rigore circolare costruttivo che ci anima.


Però il poema necessità che il bosco e il tronco e i rami da noi scelti guardino il mare, e noi con loro, l’oceano e il cielo stellato che di esso fa calco nel visibilio di certe notti, perché noi cerchiamo una semantica della forma che sia pura, e il Sacro s’accosta soltanto all’immensità. In questo processo, e ci sentiamo molto antichi, le nostre identità si mischiano negli spazi vissuti a quelli da vivere, all'intreccio del già scritto a quanto verrà versato nell’abisso concavo dell’immaginario. E le nostre psiche avranno la loro morfologia - spacchiamo il presente nel passato e futuro, invertiamo i tempi - nello sguardo della donna svizzera che ci guida.



Ogni procedimento artistico diventa, se sposato, un anello da portare al dito indice con cui si scrive; io e Fabio Nardi nel Canzoniere di Karoline Knabberchen ne accettiamo che esso distringa la mano e le ossa e la pelle nella crescita del procedimento artistico perché ogni lacerazione reale abbia legittimazione nella trama iridescente della fascinazione di quanto verrà letto e guardato nell’opera avendo al suo stesso interno la finzione della poesia: perché ogni anello ti consegna a una fede e insieme ti lacera le falangi se mai volessimo staccarlo dall’impegno preso. L’amore per Karoline Knabberchen è per sempre!

La tensione nell’immaginario per Karoline è unificante. Come la paglia tagliata conserva l’oro e la recisione della falce.

Ogni rappresentazione porta con sé l’eterogeneità e sta alla tensione unficante – useremo la dialettica? – estrarre dal caos del “racconto” quanto ha forza detto mito del sacro nella vita nella biografia poi morte e quanto vale meno di un’ombra di scodella rimossa vuota dal tavolo.


Karoline Knabberchen raggiunse con Fabio Nardi, la tomba di Giovanni Boine a Imperia/Porto Maurizio. (Da questo viaggio la raccolta: Clikka: Karoline Knabberchen: La Resurrezione di Giovanni Boine) Una tomba può rivelare che quanto sembrava noto nasconde l’gnoto in cerca d’altro nome. L’esperienza stratificata nell’oblio del poeta ligure rivela che il nostro immaginario è sempre affamato di alterità, verso quanto si rivela dedizione, custodia, cura, e anche un gorgo nell’oceano può somigliare ad un fiore che ancora fiorisce nel circolo dell’eternità da depositare dove la pietra parla.






PERSONAGGI PRINCIPALI
DEL "CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN"
KAROLINE KNABBERCHEN

Poetessa svizzera che studia letteratura e filosofia all’università di Pisa
e che si suicida venticinquenne alle Lofoten, Austvågøy, il 20 agosto 1984

FABIO NARDI
Fidanzato vecchianese di KK e artista fotografo dalla vena eclettica

LIBERTARIO NARDI
Babbo sempre evocato senza tomba fissa

ELVIRA SPINELLI
Madre di Fabio, sarta in ogni luogo apprensiva

ETEOCLE SPINELLI
Nonna di Fabio

ANDRI KNABBERCHEN
Padre dei pomeriggi in barca

GERDA ZWEIFEL
Madre severa, signora degli incubi

RUT ZWEIFEL
Nonna dei garofani rosa

UGO SENTITO
Filosofo misteriosofico



PIANO DELL'OPERA

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA


Libro-Introduzione
"Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen - Diario Bagnato"

La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi.
Due piante nel nocciolo. Libro Secondo.
Bave. Viaggiatori da Biblioteca.
Ornitologia vecchianese ed engadinese per KK.  Libro Terzo. Due tomi
Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto.
Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi.
Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto.
Anello Rovente. Libro settimo.

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE

Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino.

Telegrammi sott’acqua. Candele spente.
Come apparve la morte a Karoline Knabberchen. Libro ottavo

Karoline disegna. Libro Nono.
Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo.
Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo
Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo
La Resurrezione di Giovanni Boine. Libro Tredicesimo



Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trentasette anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”,


“Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”,

“Cardiodramma”, soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.


CDS cura il racconto illustrato in versi e prosa e fotografia: "Karoline e il fotografo"



SULL’OLANDESE VOLANTE - Barra Rossa - ALCUNI CAPITOLI



giovedì 13 febbraio 2020

Claudio Di Scalzo: Erbario Triestino che nacque sull’Olandese Volante giardino. A Chiara Catapano, con la rivelata sindrome di Pete Best ex Beatles. 10 febbraio 2017.









Claudio Di Scalzo

ERBARIO TRIESTINO CHE NACQUE SULL’OLANDESE VOLANTE GIARDINO

 A Chiara Catapano, con la rivelata sindrome di Pete Best ex Beatles

 che riguarda gli ideatori della Nuova Ontologia Estetica 
Giorgio Linguaglossa, Steven Grieco-Rathgeb, Gino Rago.



(10 OTTOBRE 2017)

Un amico lettore m'informa che sul sito di Poesia Internazionale “L’OMBRA DELLE PAROLE” la poetessa CHIARA CATAPANO ha pubblicato "INEDITI" dal suo “ERBARIO TRIESTINO MINIMO”. Ed il critico suo di riferimento GIORGIO LINGUAGLOSSA saluta questa poesia entusiasticamente (con corona di commenti parimenti entusiasti) dando alla sua teoria il merito della crescita poetica della Catapano: “si vede che l’impatto con la Nuova Ontologia Estetica ha avuto su di te un effetto travolgente, direi che ti ha liberato dalle zavorre epigoniche, dagli impressionismi paesaggistici, ti ha dato la spinta giusta per correre con tutta la forza delle tue gambe, di inoltrarti nella nuova poesia. Questa tua poesia richiede un nuovo tipo di ermeneuta, un ermeneuta che ancora non c'è, oserei dire".

Beh... se Linguaglossa s'impegna forse ci riesce Lui nell'impresa, di realizzarsi "nuovo tipo", così critico-poeta-scrittore-saggista-traduttore-filosofo e poetessa-scrittrice-saggista-critica-traduttrice, Egli come ermeneuta Ella come noetica, avranno presenza nella poesia italiana e internazionale a cui ambiscono; Egli la cerca da decenni scrivendo su migliaia di poeti e poetesse, purtroppo immancabilmente inghiottiti dall'oblio; Ella poetessa alla dedizione enfatica per la tradizionale carriera letteraria si è convertita di recente, il 9 gennaio 2017, (l'ho appreso dal comunicato su Facebook del Direttore GL e un mese dopo ho scoperto sul sito la copertina del progettato libro sulle sue poesie con la targhetta NOE a lato) dedicandocisi con viaggi nel Mito ed a commemorazioni di poeti morti da tempo e da rinvivire nel tempo ontologico, sembrerebbe. Compreso l'ectoplasma di Giovanni Boine. 

Peccato...  che queste poesie della Catapano (salvo qualcuna in duetto con il poeta-saggista-traduttore-linguista-scrittore-organizzatore di progetti culturali STEVEN GRIECO RATHGEB che dopo aver coltivato olio in Chianti, ah beh!, e accudito l'olio estetico della multinazionale del rame SMI con sede italiana in Garfagnana, si dedica anche lui "nuovo ermeneuta" ai versi della poetessa) siano state pubblicate sull’OLANDESE VOLANTE fra l'altro con mie illustrazioni. E dove appaio come destinatario delle piante evocate! Saranno state piante carnivore tali da inghiottirmi? da farmi scomparire? Chissa!

Quindi casomai c’erano altri influssi "travolgenti" sulla poetessa che non sta a me indagare. Non sono un critico. Chissà qual è la ragione in erba di tanto "nascondimento" nei testi di quanto scritto e tenuto in serra, calda alla Maeterlink?, su L'Olandese Volante e curato assieme a me fin dall'inverno 2011? Chissà!

Speriamo non accada stesso destino all'ORNITOLOGIA DA BANCO, discretamente alata in filosofia, che pure sta sull'Olandese Volante. Sull'annuario TELLUS 24/25 2003. Con me pennuto di riferimento. E una canarina sull'INN EN d'Engadina.

CDS: Ornitologia filosofica da banco per Karoline Knabberchen



Qui il testo EN, erbario, da me dedicato 
a KK (1959 - 1984) - pag 90


EN. Il fiume Inn solca la valle fino a presentarsi all'Austria, 
bussa a Innsbruck, e consegna il plancton al Danubio. 

A Scuol, sulle rive del fiume, 
portai tanti addii alle rose stupendamente fasciate 
che mia madre riceveva in dono (...)

Dov'eri quando i petali nell'Inn componevano sciarade di fatalita?
Se tu, giovinetto, avessi scrutato il Serchio come dovevi
non avrei pagato il fio di quella solitudine.

(...)




Claudio Di Scalzo: Nasturzio nel compleanno bel cantuccio. A Chiara Catapano... Erbario pisano


So però che esiste pure un “ERBARIO MINIMO PISANO”. Perché di piante e fiori scrivo fin dal 1972 con “I Fiori diBataille”.


Si avvera la profezia di un amico pisano con blog Imperfetta Ellisse, e cioè di non chiudere L’OLANDESE VOLANTE, di lasciarlo casomai come ANTOLOGIA, sennò da ideatore di nomadismi, per decenni, anche visuali oltre che scritti in erbari, fumetti, filosofie eterodosse, pietre e bestiari, ornitologie, biografie immaginarie con Modigliani ed Hébuterne, Majakovskij e Campana, Boine e Laforgue,… e Karoline Knabberchen!... fra qualche anno apparirò, secondo lui, epigono di chi con me, tipo Catapano, collaborò si scambiò!

Questa subita prassi da asporto non mi sorprende. L’OLANDESE VOLANTE è rivista libertaria. Chi opera rivoluzioni politiche e letterarie in genere ciò subisce. 

La celebrata poesia dedicata a "SARA DI TERACH" citata nella copertina dell'annunciato libro "Poesie 2012-2017" (fra l'altro con foto ritratto ripresa dall'Olandese Volante) in uscita - e quando esce prego Catapano che me ne mandi una copia - nasce sull'Olandese Volante. Dalla "Sara o personificazione del lutto" dello scultore Corradini sul quale avevo scritto con la mia fidanzata nel 1979: Margherita Stein.


Ecco qui ANNUARIO TELLUS 30, 2009. Copertina e pagine...







Tellus Annuario, pag 166 167 e seguenti
su Sara dello scultore Corradini





Sono veramente sconcertato! Basito! 
A questo punto credo sia opportuno, necessario, visto il trattamento riservato a me all'Olandese Volante, che la poetessa Chiara Catapano, cortesemente, tolga il mio nome e cognome e relativo veliero Olandese Volante, dalle sue note biografiche. Sennò chi opera un minimo di ricerca on line mi trova in un sito, L'Ombra delle Parole, e accosto a una poetessa con la quale, per i fatti, a mio avviso "inauditi", del 9 gennaio 2017 e seguenti (non è mai stato possibile vederla né parlarle neppure al telefono su questa scelta della quale niente sapevo) gradirei evitare umbratili contatti. 

Ovviamente questa situazione è sì dolorosa epperò non è seria, infatti, un tempo, nel 2012, raccontai, preveggente, a Chiara Catapano, la "SINDROME DI PETE BEST" e cioè del batterista sostituito da Ringo Starr nei Beatles. Sfigato nell'oblio ritenendosi come batterista il migliore del mondo. Agli altri la fama a lui la vita stenta in qualche sgangherato complesso.

Così vivono molti poeti invidiosi dei Mussapi dei De Angelis Dei Cucchi dei Buffoni dei Magrelli dei De Signoribus delle Patrizia Cavallo e Valduga ecc ritenendosi poeti cento volte migliori ma rovinati dall'editoria che niente capisce di chi è veramente "nuovo" in poesia. E rancorosi e vanitosi passano la vita parlandosi addosso in sperduti siti on line e che mai li porteranno in Garzanti o Einaudi o Mondadori bensì da editori da incubo. E come Pete Best costretti a suonare in luoghi stenti o ad enfatizzare piccole librerie senza clienti dove leggono versi. 

L'ha per certo scordate, le mie umoristiche parole sull'ombra di Pete Best, la Chiara Catapano, e dunque cercato altre "ispirazioni". Ontologiche. 

Liberissima di farlo. Però 
beh!... oltre alle modalità redazionali sopra ricordate svoltisi a mia insaputa, nell'ombra appunto, mi si perdoni la battuta, pure portare testi dall'OLANDESE VOLANTE a suffragare la teoria di Giorgio Linguaglossa di Steven Grieco Rathgeb(?) di Gino Rago la ritengo un'operazione patetica. Larvatamente buffa. Ancorché legittima nell'alienazione capitalistica tradotto carriera letteraria borghese e a volte reazionaria.



Claudio Di Scalzo/Olandese Volante: ERBARIO PISANO - Nasturzio

Claudio Di Scalzo/Olandese Volante: ERBARIO PISANO - Heliotropium


Se poi Chiara Catapano e i suoi critici di riferimento (Steven Grieco Rathgeb teorico della "Disfania" + "Indicenza", Giorgio Linguaglossa fondatore della Nuova Ontologia Estetica) rimanessero offesi da questa pubblicazione in questo trascolorante 10 ottobre 2017 (intanto s'industriino a cancellare il mio nome  e cognome dal sito L'Ombra delle Parole, lo ripeto ancora una volta!),  me ne dispiaccio, però ciò attiene alla libertà di umorismo, sancita dalla Costituzione; francamente cosa sia la Disfania l'Indicenza l'Ontologia Nuova Estetica non l'ho capito e vista la considerazione che hanno ricevuto on line e su carta stampata non l'ha capito nessuno, anche i più intelligenti di me; pertanto non sto diffamando né calunniando le persone sopra ricordate, e il trasloco di generi temi personaggi verso il blog L'OdP per farli diventare disfanici indicenti ontologici sono fatti reali e documentati (le pubblicazioni intendo sull'Olandese Volante, lì ospitate  a firma CC per convalidare quanto affermo) ed io, in chiusura, qui, intendo dare l'erba che gli spetta al mio cavallo, che sulla sella porta me discendente di Billy The Kid di Jesse James di Wild Bill Hickok.






lunedì 3 febbraio 2020

Claudio Di Scalzo: Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake scoprono Giovanni Boine a New York



CDS: Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake a New York





Claudio Di Scalzo

WILD ACCIO HICKOK E SARA AGNES LAKE

 SCOPRONO GIOVANNI BOINE A NEW YORK

(con l’apparizione di Wyatt Earp e Buffalo Bill)


-Ieri quanto stavi con Buffalo Bill a metterti d’accordo per la tua recita nel suo spettacolo, ho visto transitare, nelle larghe strade di questa New York, sopra una carrozza scoperta, Wyatt Earp con un tisico che tossiva sporgendosi oltre lo sportello. Ha fermato il cocchiere è sceso e mi ha salutato galantemente… chiedendomi di te. Gli ho taciuto che stavi diventando attore di te stesso.

-Povero Doc Holliday ha la vita agli sgoccioli… e comunque hai fatto bene Sara a non rivelare a Wyatt cosa stavo facendo, sarebbe arrivato anche lui coi suoi fratelli e quella sciroccata ungherese di Kate Fischer. Chissà cosa ci trova in questa soprannominata “Big Nose”.

-Non era Doc...Wilde Accio Hickok… bensì un poeta italiano, ligure, tisico, tal Giovanni Boine.

-Un poeta?... addirittura italiano! Ma sei sicura Sara Agnes?

-Perdinci!... anch’io non so spiegarmi perché fosse lì, forse sta prendendo contatti per portare il Circo di Buffalo Bill in Italia.

-È possibile. Aveva perlomeno con sé una colt?

-Macché. Soltanto un fazzoletto macchiato di sangue un quaderno una matita di grafite.

-Un uomo senza pistola nel West è già di per sé “un’immobile tomba con nome”.







Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake sono due personaggi ideati da Claudio Di Scalzo e che, in "maniera" transmoderna western possono anche incontrare il poeta ligure Giovanni Boine.

Sull'Olandese Volante compaiono nel racconto illustrato: "La morte di Wild Accio Hickok"; come Jesse Accio James e Zerelda Zee Cardellino e Accio Billy The Kid fanno parte del romanzo transmoderno illustrato "9 gennaio 2017 western". Sempre sull'Olandese Volante alcuni capitoli. 







Quanto al poeta Giovanni Boine è possibile leggerne le avventure e la morte sull'Olandese Volante: "Giovanni Boine muore" - "Sangue al nasoe nel weblog:







giovedì 30 gennaio 2020

Claudio Di Scalzo detto Accio: A Chiara Catapano sul consumo di Giovanni Boine DISCORSI MILITARI con l’uso della Disfania della Nuova Ontologia Estetica. (Pubblicato agosto 2019)




Febbraio 2017 - Euro 15,00 - Pag, 270









Claudio Di Scalzo detto Accio


A Chiara Catapano sul consumo di Giovanni Boine

DISCORSI MILITARI 

con l’uso della Disfania

della Nuova Ontologia Estetica
Piccola vicenda umoristica senza importanza.

(AGOSTO 2019)




Questa è una vicenda umoristica. Senza importanza. La racconto da bancarellista. Che coinvolge un piccolo libro e un grande poeta: GIOVANNI BOINE.



Accio


Ho cessato ogni attività estetica, se mai così potesse venir considerata, nei segni nelle scritture e immagini dopo il 9 gennaio 2017 naufragando L’Olandese Volante Transmoderno. Adesso faccio il bancarellista di libri e fumetti usati a Lucca, il lunedì,  se ne ho voglia se non sto, in viaggio o stanziale, con Sara Cardellino.

Se tiro su ancora reti, per scritti e immagini, come il Pescatore di orate che sono a Bocca di Serchio, friggo il pescio nella coppia. Non per venderlo o mostrarlo.





Accio: Giovanni Boine





Sono stato sul web 20 anni. Con blog e siti. L’ultimo L’Olandese Volante 2012 (9 gennaio 2017). Altri venti precedenti impegnato in vicende estetiche delle quali non conservo memoria né testi né immagini se furono pubblicati. Il resto in soffitta. Punta dell’iceberg. Se mi venisse voglia di rileggere ancora guardare cataloghi, ma non mi verrà,  chiedo a Sara Cardellino che conserva tutto; o vado dal gallerista amico di Livorno.

Non ho nemmeno il libro per il Centenario della morte di Giovanni Boine (12 IX 1887 - 16 V 1917) edito dalla Fondazione Museo Storico del Trentino: “Discorsi Militari” nella collana “Passato Presente”. Assieme a scritti semi-inediti pubblicati in obliati giornali e scelta di lettere.

Ma è proprio da questo libro che mi vengono a scadenza regolare... noie.

Qui nasce la vicenda umoristica che racconto. 



Boine apprendista scheletro moine

2013 -Illustrazione per "La storta vita.

Chiacchiera sulla tomba di Giovanni Boine
"




Rammentai, anni fa, navigando con L’Olandese Volante, a Chiara Catapano, studi e pagine dei tempi universitari su Giovanni Boine sospinto da Silvio Guarnieri. Poi come altri cessati e lasciati a metà.  Ripresi in mano quando Antonio Tabucchi insegnava all’università di Genova perché secondo lui erano degni di pubblicazione nella casa editrice ligure Costa e Nolan, discretamente diffusa, che aveva editato due volumi di “Letteratura ligure del ‘900”. Doveva scriverci una recensione non so più se per l’Indice o la Rivista dei libri o se per qualche quotidiano. Poi andammo a cena in gran ristorante a Forte dei Marmi dove tentò di convincermi a concludere il pacco dei fogli su Boine. Ebbi voglia della cena non d'apparire saggista. Non m’interessai se l’articolo l’aveva spedito. 

Ho ceduto invece all’insistenza di Chiara Catapano. Alla quale nel 2012, a Lucca in Corte del Biancone,  donai il libro Garzanti su Giovanni Boine, trovato sulla bancarella. Metà prezzo.
Senza intuire il prezzo salato che avrei pagato cinque anni dopo per il Centenario del poeta.

“Bisognerebbe inventare qualcosa su questo poeta”, disse, "tu hai scritti perché non li pubblichi?". "Troppo lunga la faccenda", risposi, "casomai rieditare i “Discorsi Militari” e dimenticati scritti apparsi su giornali del tempo. Li scriveva per mangiare ma sono fondamentali. Rivelano Boine in filosofia storia musica".

Molto determinata, Catapano, prese contatti con editori critici studiosi università Biblioteca Nazionale. Ritrovò gli scritti. Prese contatti con il Museo Storico del Trentino. Presentò schema coi titoli da ripubblicare. La Fondazione volle qualche notizia sui possibili curatori, se avessero insomma un curriculum.

I dirigenti del Museo, con i quali non mi sono mai scambiato neppure per lettera, ha fatto tutto la poetessa, diedero l’assenso leggendo che avevo pubblicato da Feltrinelli che svolsi tesi sull’Interventismo e Neutralismo nella Prima Guerra Mondiale citata, lo scoprii allora, da altri studiosi (è ospitata nella Biblioteca FRANCO SERANTINI di Pisa, anche come esempio di saggio su eventi storici visti dalla parte del proletariato e delle sue organizzazioni socialiste e anarchiche); poi che avevo pubblicato sull’arte degli anni dieci e venti, e che disponevo del portale, L’Olandese Volante, per sospingere la pubblicazione.

Il libro sarebbe uscito per il Centenario della morte di Boine nel maggio 2017. Presentato nel Museo e ad Imperia ex Porto Maurizio.  Nella città dove il poeta risiedette grazie allo studioso di Boine, Andrea Aveto, che contattato da Catapano avrebbe scritto alcune pagine di prefazione dando sigillo accademico al tutto. Ha cattedra in università a Genova, meritoriamente, perché studioso serio. Non della domenica. Accettai la prefazione anche se necessariamente vaga non dava conto dell’operazione nata sull’Olandese Volante Transmoderno. Sorvolai sull'accennata cura che non avevo avvertito.
La feci contenta. 
M'industrio a che le persone siano felici. 
Tanto a me di apparire saggista o studioso non me ne fregava nulla. 
Mi dedicai ai “Discorsi Militari” per mostrare che L’Olandese Volante poteva illustrare e scrivere in maniera transmoderna sugli autori della poesia italiana senza compiere mercificazione o consegnarsi a editori soliti. Evitando il predominio novecentesco dell'accademia dei mandarinati. Pagina elettronica e Museo. Soviet di critica libertario. Un'altra illusione che sarebbe svanita presto.




Accio: Giovanni Boine parla di Isit




Per la copertina, pur avendo (come lo si può facilmente scoprire sull’OV o in rete e qui) competenza di illustratore e pittore di Boine (riversato anche nell’espressionismo da fumetto. Discreta novità) accettai che a disegnarla fosse Stefano Parolari amico della poetessa. 
M'industrio a che le persone siano felici. 
Con questa persona non mi sono mai scambiato. Né mai ho ricevuto ringraziamento.

Il 9 gennaio 2017 seppi da Facebook che Chiara Catapano era entrata senza informarmi nella Redazione de L’Ombra delle Parole. Manco sapevo esistesse. Non avendo mai cercato connubi contatti entrature pubblicazioni recensioni in altri siti.

Navigando in Rete scopro che nel dicembre 2016 Catapano ha pubblicato, senza informarmi seppur accudendo con me il libro ricordato, sulla rivista L'Ombra delle Parole, un'antologia su Giovanni Boine incorniciandola con una teoria che non conosco. La Nuova Ontologia estetica. Un mese dopo esce il libro costo 15 euro “Giovanni Boine: Discorsi Militari”. 

Non incontravo Chiara Catapano, di persona, dall’ottobre 2014 avendo lei problemi di salute. Al telefono non è raggiungibile. Le scrivo una lettera dove trapela sconcerto e irritazione per quanto sta accadendo. Vengo bloccato su Facebook e sulla posta. Stando in ospedale per mia madre quasi morente lascio perdere la questione. Tornato a Vecchiano, in Rete, la scopro guarita, e ne sono felice, a Roma, in presentazioni di libri con Steven Grieco Rathgeb e Giorgio Linguaglossa. E spero guarisca anche mi.mà. Alla quale nel suo straniamento post operatorio dell'operazione al cuore quando mi chiederà della poetessa di Trieste tanto gentile che anni prima le aveva portato la crema per le vene varicose ospitandola nel cascinale vecchianese... dovrò dire che Chiara Catapano non è mai esistita. Che se l'era sognata. Mamma non è mai esistita sennò mi avrebbe cercato per sapere come stavi, al telefono, o addirittura sarebbe venuta per aiutarci a casa nostra ancora. Catapano non è mai esistita!
Le stavo dicendo la verità. 

Chi scrive per Giovanni Boine di Malattia Dolore Morte e non trova il tempo per informarsi almeno in un telefono della sarta che tanta simpatia le aveva mostrato donandole i dolcetti "cicalini" per il viaggio di ritorno, non esiste, per me, come persona né come poetessa. Neppure se vincesse il Nobel. 

Bisogna portare rispetto per le donne semplici con la quinta elementare e per i loro figli che le accudiscono nel pericolo. Mia madre non è un'accademica una intellettuale ontologica né ideatrice di collane editoriali né ha diretto la rivista teorica della multinazionale del rame SMI né carceri speciali per detenuti politici... ma pur'ella necessitava con me nel gennaio 2017 di almeno una parola di conforto. Giovanni Boine avrebbe saputo trovarla... per la sarta proletaria per la vedova di un partigiano. Che cucinava per miei amici sfruttati nelle fabbriche del rame per folli estremisti del comunismo! 

Non si entra nella vita delle persone come si cambia taxi. Chi ha questa postura... inutile l'abbellisca con orpelli mitologici. E comunque "chi si somiglia si piglia" dice il proverbio. La sua recita comunista anarchica era burletta ecco perché sposa l'ontologia in tutta fretta il 9 gennaio 2017  dando a me alla Nada silenziosa disdetta. 

Pertanto quanto Chiara Catapano ha scritto o scriverà sul poeta e di poesia non vale, per me!, niente. Non esiste. Chi non esistette per dare conforto e consolazione non esisterà neppure nella parola poetica. Ci sono rovesci crudeli in giro e sono indipendenti da me e da ogni altra movenza intellettuale: si chiama Religione.

Non verrò invitato alla presentazione del libro. A Trento curato dalla poetessa. Né sarò al Convegno di Imperia dove Boine viene presentato da Chiara Catapano incorniciato, come già ripetutamente sull’Ombra delle Parole, con la Nuova Ontologia Estetica e con una parola nuova la DISFANIA.

Sono stato tentato di apparire al Convegno a Imperia. Perché sia detto, ne devon mangiar di pane ontologico per scrivere e disegnare come me! 
Ma poi avrei detto che la Disfania è una lebbroseria sulla vita già di Boine ria. 
Avrei scherzato. 
Mi avrebbero querelato. 
Messo in nota alla questura come sovversivo persecutore. 
E Sara Cardellino mi ha frenato. Avrei anche detto che la “porosità” scoperta da Steven Grieco Rathgeb sulla scorta di Gilles Deleuze l’han già scoperta e teorizzata quelli del deleuziano Collettivo 33, comunisti, venti anni prima. Ma ovviamente la coppia ontologica questo non lo sa. 
E scrivono e scrivono e scrivono su se stessi e Boine specchio, in Frantumi?, con enfatica patetica autoreferenzialità. 
Epperò chi tutto sa, traduci grandi editori, che Deleuze con studiosi dai libri scientificamente tosti a corolla, lo conoscon davvero... tiran le somme condannandoli a pubblicare presso editori da incubo vita natural cosmopolita durante. 

Ahimé. La dura legge di qualità dell’editoria senza porosità.





Accio

Giovanni Boine legge i Discorsi Militari



Adesso comincia surplus di umorismo in questa vicenda.

Che rivelo. Sperando cessi che parecchi lettori mi scrivano cercandomi, stando nel libro su Giovanni Boine, come curatore di alcune sue lettere (sic!) e per criticarmi come autore della copertina (doppio sic!) che trovano in tanti scura e poco illustrativa. E chiedendomi cosa sia la Disfania.

Svelo l’arcano umoristico.

Avendo Chiara Catapano in alcune note on line e su l’Ombra delle Parole affermato che ha curato i “Discorsi Militari” e gli scritti semi-inediti, i lettori-navigatori mi cercano come curatore delle Lettere-Carteggio di Boine. 
E devo rispondere che è esattamente il rovescio, che la parte centrale del libro, anche per pagine, è quanto ho scritto sulla fondamentale e discussa al suo tempo opera, DISCORSI MILITARI, del poeta e saggista. Che gli scritti filosofici e letterari li ha attraversati il sottoscritto con critica obliqua e narrativa. Mentre la poetessa cura lettere di Boine con alcune didascalie.




Giovanni Boine OSSO DURO

Illustrazione per "LA STORTA VITA.

CHIACCHIERA SULLA TOMBA DI GIOVANNI BOINE.



Proprio non so, carolei, perché la poetessa ed ex direttrice dell’Olandese Volante faccia così. Le scriva. Io non posso sono bloccato ovunque. E poi, sia detto, la questione poco m’importa.

Quanto alla copertina non è mia bensì di Stefano Parolari. 
Penso che se ci fosse stata una mia immagine di Giovanni Boine più colorata e più da illustrazione sarebbe stato meglio. 
Però non me ne frega niente sia andata così. 
Il pittore cercava di essere conosciuto spero ci sia riuscito. Se poi lo scambiano per me che posso farci? Il mio stile è diverso.

Sulla Disfania non so che dirle. Veramente. A me sembra una comica. Ma non vorrei apparire irriverente. Essere querelato. A quel che ho inteso, ma li capisco poco quando scrivono sono troppo difficili per me,  è una variante ontologica ideata dal viaggiatore in oriente poeta traduttore critico scrittore Steven Grieco Rathgeb, forse indiano dell’India, stando al cognome, e perfezionata da Giorgio Linguaglossa per interpretare Giovanni Boine e le sue opere e molto apprezzata dalla poetessa Chiara Catapano che ci mette del suo con entusiasmo. 

Vede carolei, oltretutto ho un problema grosso, avendo la poetessa in questa rivista di poesia internazionale Nuova Ontologia Estetica, N.O.E., portato il mio nome e cognome i motori di ricerca mi ficcano lì, ma proprio non voglio starci. 
Ho chiesto fin dal 2017 alla poetessa con sintetica e-mail, redattrice e co-amministratrice del sito come recita Linkedin, di togliermi dalle sue note biografiche. Però non intende. Mi colleziona?

Che posso fare più di così? 
Già erbari ornitologia altri personaggi nati sull’Olandese Volante (2012-2017) son stati lì traslocati assieme a Giovanni Boine. Non credo sia accaduto qualcosa di simile a qualcun'altro on line. Da qui il mio ritenere il tutto da "Salon Caricatural" con il Baudelaire più ghignante. 

Non ho niente a che fare con questo evocare l’ectoplasma di Giovanni Boine in sedute spiritiche ontologiche per battezzarlo con Pavel Florenskj in Disfania mi creda. 
(Per capire la cantonata che prende basterebbe avesse letto qualche lettera in più dove Boine definisce "adorazione estetica della religione" ogni tendenza misticheggiante). Aveva già una brutta malattia. Né secondo me è adatto a renderlo poroso, casomai sabbioso stando sul mare. E sabbiato nel cimitero a Porto Maurizio. 
Mi sembra una Bêtise enorme tutto questo loro scrivere su Boine. Detta con Flaubert. 
Ma non vorrei esser querelato. Che quanto scrivo veritiero altroché sia scambiato per persecuzione o polemica calunniosa. Veramente con queste persone non voglio avere niente a che fare! 

Sono un ex in estetica pure anarchica. Faccio il Bancarellista e il Pescatore di Orate e il contadino al Campo della Barra. 
Della cultura poetica non m'interessa nulla. Né di me, di striscio, in essa. 
Vivo felice con una bella musicista. Tra Venezia e Pisa.

Però concludo da umorista e scrivo:



NON HO NIENTE A CHE FARE CON ESTETICA ONTOLOGIA NÉ CON LA DISFANIA
PERCHÉ SECONDO ME TUTTA LA POESIA PORTAN VIA.

In ogni caso  la DISFANIA non sfagiola, non convince, neppure Wikipedia, come da link qui sotto pubblicato. Spero se ne faranno una ragione Catapano Grieco-Rathgeb Linguaglossa. BOINE non vuole queste MOINE.

E chiedo di non essere più così usato dopo esser stato ripudiato. Rima.

C’è chi vive di Disfania chi di pesca col libeccio mammamia!




Accio: Giovanni Boine con Isit




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