giovedì 15 agosto 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio: A Chiara Catapano sul consumo di Giovanni Boine con l’uso della Disfania della Nuova Ontologia Estetica.




Febbraio 2017 - Euro 15,00 - Pag, 270









Claudio Di Scalzo detto Accio


A Chiara Catapano sul consumo di Giovanni Boine 

con l’uso della Disfania

della Nuova Ontologia Estetica
Piccola vicenda umoristica senza importanza.




Questa è una vicenda umoristica. La racconto da bancarellista. Che coinvolge un piccolo libro e un grande poeta: GIOVANNI BOINE.

Ho cessato ogni attività estetica, se mai così potesse venir considerata, nei segni nelle scritture e immagini dopo il 9 gennaio 2017 naufragando L’Olandese Volante Transmoderno. Adesso faccio il bancarellista di libri e fumetti usati a Lucca, il lunedì,  se ne ho voglia se non sto, in viaggio o stanziale, con Sara Cardellino.

Se tiro su ancora reti, per scritti e immagini, come il Pescatore di orate che sono a Bocca di Serchio, friggo il pescio nella coppia. Non per venderlo o mostrarlo.





Accio: Giovanni Boine





Sono stato sul web 20 anni. Con blog e siti. L’ultimo L’Olandese Volante. Altri venti precedenti impegnato in vicende estetiche delle quali non conservo memoria né testi né immagini se furono pubblicati. Il resto in soffitta. Punta dell’iceberg. Se mi venisse voglia di rileggere ancora guardare cataloghi, ma non mi verrà,  chiedo a Sara Cardellino che conserva tutto; o vado dal gallerista amico di Livorno.

Non ho nemmeno il libro per il Centenario della morte di Giovanni Boine (12 IX 1887 - 16 V 1917) edito dalla Fondazione Museo Storico del Trentino: “Discorsi Militari” nella collana “Passato Presente”. Assieme a scritti semi-inediti pubblicati in obliati giornali e scelta di lettere.

Ma è proprio da questo libro che mi vengono a scadenza regolare... noie.

Qui nasce la vicenda umoristica che racconto. 



Boine apprendista scheletro moine

2013 -Illustrazione per "La storta vita.

Chiacchiera sulla tomba di Giovanni Boine
"




Rammentai, anni fa, navigando con L’Olandese Volante, a Chiara Catapano, studi e pagine dei tempi universitari su Giovanni Boine sospinto da Silvio Guarnieri. Poi come altri cessati e lasciati a metà.  Ripresi in mano quando Antonio Tabucchi insegnava all’università di Genova perché secondo lui erano degni di pubblicazione nella casa editrice ligure Costa e Nolan, discretamente diffusa, che aveva editato due volumi di “Letteratura ligure del ‘900”. Doveva scriverci una recensione non so più se per l’Indice o la Rivista dei libri o se per qualche quotidiano. Poi andammo a cena in gran ristorante a Forte dei Marmi dove tentò di convincermi a concludere il pacco dei fogli su Boine. Ebbi voglia della cena non d'apparire saggista. Non m’interessai se l’articolo l’aveva spedito. 

Ho ceduto invece all’insistenza di Chiara Catapano. Alla quale nel 2012, a Lucca in Corte del Biancone,  donai il libro Garzanti su Giovanni Boine, trovato sulla bancarella. Metà prezzo.
Senza intuire il prezzo salato che avrei pagato cinque anni dopo per il Centenario del poeta.

“Bisognerebbe inventare qualcosa su questo poeta”, disse, "tu hai scritti perché non li pubblichi?". "Troppo lunga la faccenda", risposi, "casomai rieditare i “Discorsi Militari” e dimenticati scritti apparsi su giornali del tempo. Li scriveva per mangiare ma sono fondamentali. Rivelano Boine in filosofia storia musica".

Molto determinata, Catapano, prese contatti con editori critici studiosi università Biblioteca Nazionale. Ritrovò gli scritti. Prese contatti con il Museo Storico del Trentino. Presentò schema coi titoli da ripubblicare. La Fondazione volle qualche notizia sui possibili curatori, se avessero insomma un curriculum.

I dirigenti del Museo, con i quali non mi sono mai scambiato neppure per lettera, ha fatto tutto la poetessa, diedero l’assenso leggendo che avevo pubblicato da Feltrinelli che svolsi tesi sull’Interventismo e Neutralismo nella Prima Guerra Mondiale citata, lo scoprii allora, da altri studiosi; poi che avevo pubblicato sull’arte degli anni dieci e venti, e che disponevo del portale, L’Olandese Volante, per sospingere la pubblicazione.

Il libro sarebbe uscito per il Centenario della morte di Boine nel maggio 2017. Presentato nel Museo e ad Imperia ex Porto Maurizio.  Nella città dove il poeta risiedette grazie allo studioso di Boine, Andrea Aveto, che contattato da Catapano avrebbe scritto alcune pagine di prefazione dando sigillo accademico al tutto. Ha cattedra in università a Genova, meritoriamente, perché studioso serio. Non della domenica. Accettai la prefazione anche se necessariamente vaga non dava conto dell’operazione nata sull’Olandese Volante Transmoderno. Sorvolai sull'accennata cura che non avevo avvertito.
La feci contenta. 
M'industrio a che le persone siano felici. 
Tanto a me di apparire saggista o studioso non me ne fregava nulla. 
Mi dedicai ai “Discorsi Militari” per mostrare che L’Olandese Volante poteva illustrare e scrivere in maniera transmoderna sugli autori della poesia italiana senza compiere mercificazione o consegnarsi a editori soliti. Evitando il predominio novecentesco dell'accademia dei mandarinati. Pagina elettronica e Museo. Soviet di critica libertario. Un'altra illusione che sarebbe svanita presto.




Accio: Giovanni Boine parla di Isit




Per la copertina, pur avendo (come lo si può facilmente scoprire sull’OV o in rete e qui) competenza di illustratore e pittore di Boine (riversato anche nell’espressionismo da fumetto. Discreta novità) accettai che a disegnarla fosse Stefano Parolari amico della poetessa. 
M'industrio a che le persone siano felici. 
Con questa persona non mi sono mai scambiato. Né mai ho ricevuto ringraziamento.

Il 9 gennaio 2017 seppi da Facebook che Chiara Catapano era entrata senza informarmi nella Redazione de L’Ombra delle Parole. Manco sapevo esistesse. Non avendo mai cercato connubi contatti entrature pubblicazioni recensioni in altri siti.

Navigando in Rete scopro che nel dicembre 2016 Catapano ha pubblicato, senza informarmi seppur accudendo con me il libro ricordato, sulla rivista L'Ombra delle Parole, un'antologia su Giovanni Boine incorniciandola con una teoria che non conosco. La Nuova Ontologia estetica. Un mese dopo esce il libro costo 15 euro “Giovanni Boine: Discorsi Militari”. 

Non incontravo Chiara Catapano, di persona, dall’ottobre 2014 avendo lei problemi di salute. Al telefono non è raggiungibile. Le scrivo una lettera dove trapela sconcerto e irritazione per quanto sta accadendo. Vengo bloccato su Facebook e sulla posta. Stando in ospedale per mia madre quasi morente lascio perdere la questione. Tornato a Vecchiano, in Rete, la scopro guarita, e ne sono felice, a Roma,  in presentazioni di libri con Steven Grieco Rathgeb e Giorgio Linguaglossa. E spero guarisca anche mi.mà. Alla quale nel suo straniamento post operatorio dell'operazione al cuore quando mi chiederà della poetessa di Trieste tanto gentile che anni prima le aveva portato la crema per le vene varicose ospitandola nel cascinale vecchianese... dovrò dire che Chiara Catapano non è mai esistita. Che se l'era sognata. Mamma non è mai esistita sennò mi avrebbe cercato per sapere come stavi, al telefono, o addirittura sarebbe venuta a casa nostra ancora per aiutarci. Non è mai esistita.
Le stavo dicendo la verità. 

Chi scrive per Boine di Malattia Dolore Morte e non trova il tempo per informarsi almeno in un telefono della sarta che tanta simpatia le aveva mostrato donandole i dolcetti "cicalini" per il viaggio di ritorno, non esiste, per me, come persona né come poetessa. Neppure se vincesse il Nobel. 

Bisogna portare rispetto per le donne semplici con la quinta elementare e per i loro figli che le accudiscono nel pericolo. Mia madre non è un'accademica una intellettuale ontologica né una direttrice di collane editoriali ma pur'ella necessitava con me nel gennaio 2017 di almeno una parola di conforto. Giovanni Boine avrebbe saputo trovarla.

Non si entra nella vita delle persone come si cambia taxi. Chi ha questa postura inutile la abbellisca con orpelli mitologici. E comunque chi si somiglia si piglia. Sta in buona compagnia ontologica!

Pertanto quanto Catapano ha scritto o scriverà sul poeta e di poesia non vale, per me!, niente. Non esiste. Chi non esistette per dare conforto  e consolazione non esisterà neppure nella parola poetica. Ci sono rovesci crudeli in giro e sono indipendenti da me e da ogni altra movenza intellettuale: si chiama Religione.

Non verrò invitato alla presentazione del libro. A Trento curato dalla poetessa. Né sarò al Convegno di Imperia dove Boine viene presentato da Chiara Catapano incorniciato, come già ripetutamente sull’Ombra delle Parole, con la Nuova Ontologia Estetica e con una parola nuova la DISFANIA.

Sono stato tentato di apparire al Convegno a Imperia. Perché sia detto, ne devon mangiar di pane ontologico per scrivere e disegnare come me! 
Ma poi avrei detto che la Disfania è una lebbroseria sulla vita già di Boine ria. 
Avrei scherzato. 
Mi avrebbero querelato. 
Messo in nota alla questura come sovversivo persecutore. 
E Sara Cardellino mi ha frenato. Avrei anche detto che la “porosità” scoperta da Steven Grieco Rathgeb sulla scorta di Gilles Deleuze l’han già scoperta e teorizzata quelli del deleuziano Collettivo 33, comunisti, venti anni prima. Ma ovviamente la coppia ontologica questo non lo sa. 
E scrivono e scrivono e scrivono su se stessi e Boine specchio, in Frantumi?, con enfatica patetica autoreferenzialità. 
Epperò chi tutto sa, traduci grandi editori, che Deleuze con studiosi dai libri scientificamente tosti a corolla, lo conoscon davvero... tiran le somme condannandoli a pubblicare presso editori da incubo vita natural cosmopolita durante. 

Ahimé. La dura legge di qualità dell’editoria senza porosità.





Accio

Giovanni Boine legge i Discorsi Militari



Adesso comincia surplus di umorismo in questa vicenda.

Che rivelo. Sperando cessi che parecchi lettori mi scrivano cercandomi, stando nel libro su Giovanni Boine, come curatore di alcune sue lettere (sic!) e per criticarmi come autore della copertina (doppio sic!) che trovano in tanti scura e poco illustrativa. E chiedendomi cosa sia la Disfania.

Svelo l’arcano umoristico.

Avendo Chiara Catapano in alcune note on line e su l’Ombra delle Parole affermato che ha curato i “Discorsi Militari” e gli scritti semi-inediti, i lettori-navigatori mi cercano come curatore delle Lettere-Carteggio di Boine. 
E devo rispondere che è esattamente il rovescio, che la parte centrale del libro, anche per pagine, è quanto ho scritto sulla fondamentale e discussa al suo tempo opera, DISCORSI MILITARI, del poeta e saggista. Che gli scritti filosofici e letterari li ha attraversati il sottoscritto con critica obliqua e narrativa. Mentre la poetessa cura lettere di Boine con alcune didascalie.




Giovanni Boine OSSO DURO

Illustrazione per "LA STORTA VITA.

CHIACCHIERA SULLA TOMBA DI GIOVANNI BOINE.



Proprio non so, carolei, perché la poetessa ed ex direttrice dell’Olandese Volante faccia così. Le scriva. Io non posso sono bloccato ovunque. E poi, sia detto, la questione poco m’importa.

Quanto alla copertina non è mia bensì di Stefano Parolari. 
Penso che se ci fosse stata una mia immagine di Giovanni Boine più colorata e più da illustrazione sarebbe stato meglio. 
Però non me ne frega niente sia andata così. 
Il pittore cercava di essere conosciuto spero ci sia riuscito. Se poi lo scambiano per me che posso farci? Il mio stile è diverso.

Sulla Disfania non so che dirle. Veramente. A me sembra una comica. Ma non vorrei apparire irriverente. Essere querelato. A quel che ho inteso, ma li capisco poco quando scrivono sono troppo difficili per me,  è una variante ontologica ideata dal viaggiatore in oriente poeta traduttore critico scrittore Steven Grieco Rathgeb, forse indiano dell’India, stando al cognome, e perfezionata da Giorgio Linguaglossa per interpretare Giovanni Boine e le sue opere e molto apprezzata dalla poetessa Chiara Catapano che ci mette del suo con entusiasmo. 

Vede carolei, oltretutto ho un problema grosso, avendo la poetessa in questa rivista di poesia internazionale Nuova Ontologia Estetica, N.O.E., portato il mio nome e cognome i motori di ricerca mi ficcano lì, ma proprio non voglio starci. 
Ho chiesto fin dal 2017 alla poetessa con sintetica e-mail, redattrice e co-amministratrice del sito come recita Linkedin, di togliermi dalle sue note biografiche. Però non intende. Mi colleziona?

Che posso fare più di così? Già erbari ornitologia altri personaggi nati sull’Olandese Volante (2012-2017) son stati lì traslocati assieme a Giovanni Boine. Non credo sia accaduto qualcosa di simile a qualcun'altro on line. Da qui il mio ritenere il tutto da "Salon Caricatural" con il Baudelaire più ghignante. 

Non ho niente a che fare con questo evocare l’ectoplasma di Giovanni Boine in sedute spiritiche ontologiche per battezzarlo con Pavel Florenskj in Disfania mi creda. (Per capire la cantonata che prende basterebbe avesse letto qualche lettera in più dove Boine definisce "adorazione estetica della religione" ogni tendenza misticheggiante). Aveva già una brutta malattia. Né secondo me è adatto a renderlo poroso, casomai sabbioso stando sul mare. E sabbiato nel cimitero a Porto Maurizio. 
Mi sembra una Bêtise enorme tutto questo loro scrivere su Boine. Detta con Flaubert. 
Ma non vorrei esser querelato. Che quanto scrivo veritiero altroché sia scambiato per persecuzione o polemica calunniosa. Veramente con queste persone non voglio avere niente a che fare! 

Sono un ex in estetica pure anarchica. Faccio il Bancarellista e il Pescatore di Orate. Della cultura poetica non m'interessa nulla. Né di me, di striscio, in essa. 
Vivo felice con una bella musicista. Tra Venezia e Pisa.

Però concludo da umorista e scrivo:



NON HO NIENTE A CHE FARE CON ESTETICA ONTOLOGIA NÉ CON LA DISFANIA
PERCHÉ SECONDO ME TUTTA LA POESIA PORTAN VIA.

In ogni caso  la DISFANIA non sfagiola, non convince, neppure Wikipedia, come da link qui sotto pubblicato. Spero se ne faranno una ragione Catapano Grieco-Rathgeb Linguaglossa. BOINE non vuole queste MOINE.

E chiedo di non essere più così usato dopo esser stato ripudiato. Rima.

C’è chi vive di Disfania chi di pesca col libeccio mammamia!




Accio: Giovanni Boine con Isit




CLIKKA









domenica 11 agosto 2019

À bout de souffle Fino all'ultimo respiro - Omaggio a Godard nel 2017 di Claudio Di Scalzo. Il tradimento nel film



CDS: Omaggio al bandito Michel Poiccard tradito nel film di Godard
Gennaio 2017, I






À BOUT DE SOUFFLE FINO ALL’ULTIMO RESPIRO

Omaggio a Jean-Luc Godard
 il 9 gennaio 2017 di Claudio Di Scalzo
Il tradimento ontologico nel film

Michel Poiccard, ladro e truffatore, mette a segno un colpo a Marsiglia, rubando un'automobile. Dopo aver lasciato la città, viene inseguito da un poliziotto per eccesso di velocità. Dopo aver cercato inutilmente di nascondersi e dopo aver accidentalmente rinvenuto una pistola nell'auto rubata, Michel uccide il poliziotto per non essere arrestato.









Tornato a Parigi per affari con l'intenzione poi di fuggire in Italia, ritrova Patricia, una studentessa americana di cui si era innamorato e che vorrebbe portare con sé in Italia. Le rivela pian piano la sua condotta delinquenziale e le fa capire che la sogna al suo fianco anche come complice della sua vita spericolata, nella quale "il dolore è un compromesso". Lei, pur ricambiando l'amore, cerca di allontanarsi da Michel perché lo ritiene troppo sfrenato.
Michel, accompagnato da Patricia, continua la sua vita all'ultimo respiro rubando soldi e auto, fumando e leggendo France Soir, da cui apprende di essere braccato dalla polizia, che è ormai sulle sue tracce. Michel cerca quindi di fuggire, insistendo perché la ragazza lo segua in Italia, ma Patricia, pur se inizialmente appare innamorata e propensa a seguirlo, alla fine decide di denunciarlo. Inseguito dalla polizia, Michel viene colpito da un proiettile e muore proprio sotto gli occhi della ragazza. (da Wikipedia)





CDS: Omaggio al bandito Michel Poiccard 
tradito nel film di Godard

Gennaio 2017, II







CDS

IL TRADIMENTO E LE ULTIME PAROLE DEL BANDITO

Il tradimento di Patricia conduce a morte Michel Poiccard. Che fino all’ultimo compie atti scherzosi ma è lui il vero personaggio tragico. Definisce, morendo, Patricia come “schifosa”  e la donna chiedendosi il significato della parola, nella sua ombra, che cadrà sull’esistenza che l’ha condotta al tradimento, la renderà donna buffa, una superficiale  spaventata dalla purezza folle del bandito. Con Poiccard morto, volendo suggerire un seguito plausibile, alla vicenda, Patricia, forse, cercherà lidi sicuri, dove, la sua "schifosaggine", potrebbe tradursi in qualche successo nel lavoro, nelle relazioni, magari addirittura nella cultura, nell’estetica,  e perché no! nella poesia!Chi ha vissuto accanto al caos selvatico e scemo, alla natura insensata, poi, traducendo il tutto nella cultura, ne può ricavare, con un minimo di talento, qualche libro da pubblicare. Presso uno dei centinaia editori, da incubo, che pullulano in giro.





sabato 10 agosto 2019

Rina Rètis: Comunicato sulla mia vedovanza e sui poeti colti che mirano alla mia fica usando l'estetica. Ricordando Giovanni Boine.


CDS: "Rina Rètis rivoluzionaria"







Rina Rètis

Comunicato sulla mia vedovanza 
e sui poeti colti che mirano alla mia fica 
usando l’ontologia estetica. 

Sono Rina Rètis. E sono vedova da un anno del mio compagno Fosco Neri. Due comunisti in un’avventura di amore e politica. Che si è interrotta perché lui è morto in un incidente stradale che secondo me l’hanno ideato dei fascisti e delle fasciste. Che han pensato di fargli pagare la sua coerenza e spegnere la sua invenzione creativa comunista eterodossa spinta fino a non mercificare nulla, ma proprio nulla, di quanto scriveva e disegnava.

Mi definisco una strapaesana telematica comunista. E populista. Per me viene prima il mio locale e poi il globale. Mi schifano i cosmopoliti e le cosmopolite che peggio delle puttane sul cavalcavia a Pisa Nord mostrano il sesso in vendita del loro peregrinare poetico. I primi le prime (così si ritengono in poesia) lo fanno coi loro scassatissimi libri presso editori da incubo. E lo fanno in rete in siti dove si leccano tra loro come scimmie ammaestrate alla zoo sotto la guida del custode. 

Alcuni, dopo l’ultima pubblicazione, qui, han preso a scrivermi nei commenti. Che casso.

Sono vedova,  e ancora amo e lo amerò per sempre il mio Fosco! Sono vedova e non mi sfiorerà più nessun uomo. Ho quaranta anni. A lui - che ho amato dal profondo con tutta me stessa - dedico la mia bellezza il mio corpo la mia castità. Ho studiato Giovanni Boine. Letto “il Peccato”. Sono  suora col velo rosso comunista!

Il mio amore non scade come il latte! Sono una rivoluzionaria anche in amore. Non una poetessa ancella in cerca di nuove esperienze intenta a reggere i paramenti a qualche sacerdote poeta nominatosi unico. Che mi concede il "dialogo poetico". 

Dunque è escluso che possa scambiarmi con qualsiasi altro soggetto maschile. Ancorché compagno.

Figurarsi con qualche cicisbeo poeta con qualche critico in similoro mitologico uso ad elencare viaggi cosmopoliti e frequentazioni con poeti sommi e che va, vanno, in giro con la protesi al cazzo d’una culturale citazione misto eiaculazione. 

Per me questa gentaglia non vale una cicca! 

Sono dei miserabili parvenu stronzi che anche Fosco odiava e combatteva. Cercano la donna per farci comunella colta poeticamente sublime. Scomodano il sublime poetico. E trovano poverelle, sempliciotte nonostante gli studi universitari o carrieriste mai viste di simili, che picchiano musate nei loro versi mediocri fino a farseli decantare come Verbo come sasso che cade nell’acqua. Poi il cerchio ovviamente s’allarga verso la sedotta e sua potta.

Io, Rina Rètis prima di vivere così, salirei sulla rocca di Vecchiano e mi butterei di sotto. Questi maggiordomi del sublime-patacca, coltissimi e fini dicitori con l'ego-cosmico, son peggio di chi ti palpa il culo sul tram; se lo possono permettere perché trovano povere anime poetiche frustrate in cerca di sottomissione all'uomo frustrato presentatosi come intelligente-onnipotente. Casi da psichiatria e da ideologia da servette. E chi si fa sottomettere ha il mio disprezzo di donna libertaria e comunista.

Si vendono per un libretto, contenente le loro poesie antologizzate, o tradotte in altra lingua, per una recensione, per prefazioni e postfazioni, per dei complimenti suadenti in "lettere calorose" che ricevono per venire assoldate in sette poetiche e letterarie combattenti contro altre chiese poetiche e letterarie. 


Un secolo e passa di femminismo e comunismo per assistere a donne che leccano le scarpe all'uomo poeta-padrone, in commenti on line che nemmeno le schiave nella Roma imperiale giungevano a tanto!, e ciò mi fa venire il voltastomaco

Con quest’avvelenata comunicazione, scritta per sdegno e nausea altissima, spero di essermi tolta di torno ogni poesia smerdata da vanesia nuvolaglia-paccottiglia pseudo-sublime. In scritti a me rivolti per scambiarsi con me. 














IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco, una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.



Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure, Giovanni Boine, che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni anni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi dà spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me. Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha data un’energia che prima non conoscevo. Guarirò!

Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con studi sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti mi fanno schifo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.






venerdì 9 agosto 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio: Due giovani donne con la sarta convalescente. Ricordo strapaesano e musicale del gennaio-aprile 2017









Claudio Di Scalzo detto Accio

DUE GIOVANI DONNE CON LA SARTA CONVALESCENTE.
RICORDO STRAPAESANO E MUSICALE DEL GENNAIO-APRILE 2017.


Nel gennaio 2017 mia madre, la sarta Nada, filò in ospedale a Pisa, reparto cardiologia, di gran carriera per farsi aprire il còre e meccanizzarlo, sennò partiva per andare dar su’ Lalo.

Giorni aspri e duri e intanto apprendevo (9 gennaio 2017) che la mia avventura con L’Olandese Volante stava naufragando. Il veliero corsaro venduto agli spagnoli di Maracaibo. E la perduta Tortuga fece ner mi ‘òre ruga. Anch’io stavo nel posto giusto in cardiologia. Vivevo l’emorragia di tanta utopia.

La Nada ritornò in ospedale, per altri aggiustamenti alla 'arburazione della “macchinetta", nella primavera.

Mi-mà svagellava dopo l’operazione. La sua chiacchiera monologante la raccoglievo giorno e notte. Non mi sorprendevo più di niente. Manco che s’inventasse che avevo un fratello gemello. Anche perché coglieva nel vero. Ero stato, e nella dedizione lo ero ancora, Fabio Nardi legato all'infelice poetessa e filosofa svizzera Karoline Knabberchen (1959 - 1984) morta per suicidio trentatré anni prima.

In una di questi dialoghi tra un anticoagulante e l’altro, pencolante sulla seggiola, verso il su’ guanciale, la sarta Nada Pardini mi chiese notizia della poetessa triestina ch’era stata ospite ner ‘ascinale anni prima e che l’aveva portato una crema per le vene variose che funzionò a meraviglia e le piaceva tanto come le ‘ucinava il ‘onigliolo alla cacciatora. 
T’ha chiesto di me al telefono Accio? Verrà a trovammi? Mi riordo ch’era ‘uriosa come furetto di sapé ‘osa c’era nelle soffitte. Sopra al primo piano, sottotetto. Ma le dissi che non lo sapevo che non c’ero più stata perché er mi’ Accio non voleva nessuno ciandasse dopo ch’era morta la su’ fidanzata svizzera. In un brutto incidente stradale.

Mamma te la sei sognata, te l’inventi, l’anestesia ti ha rimbambolita, non è mai esistita una poetessa di Trieste ch’è stata da noi.

Le dissi una bugia e una verità. 
Il trafiletto che avevo ricevuto, il giorno prima, sms senza nemmeno una parola nel cellulare: “Ti sono accanto”, m’aveva convinto che non era mai esistita. Il Cascinale sommato al Campo della Barra di Lalo era stato un episodio di turismo culturale. Di chi lì era morto ne aveva scritto Tabucchi e disegnato Benati. Valeva la pena di farci una capatina. Ma non potevano rivaleggiare con i luoghi del mito greco o dell'India che i colti annusano e lì vi si stordiscono di calchi inutili. Come potevo rivelarlo ciò ad una sarta con la quinta elementare?

Mi-ma’ parve pòo ‘onvinta. Aggiunse che la testa le girava con troppe figure sognate e vere. Sai Accio, a vorte m’è sembrato pure che la bimba bionda d’Engadina non sia morta ‘ome tu dici nell’ incidente stradale ma in artro modo che nun mi vo’ dir. Ma anche esto me lo sarò sognato. Ch’à ‘ompiuto un atto disperato.

La settimana dopo venne a trovarla Sara Cardellino. Che aveva risposto alla mia richiesta d’aiuto, la Domenica delle Palme, dopo 5 anni e 5 mesi di separazione.

La Nada aveva l’occhi che brillavano a vedemmi tanto eduato nel presentagliela. Dal letto, ripresasi ormai, e anche ben pettinata e con vestaglia riamata che s’era fatta da sé anni prima per ogni evenienza di malattia, disse: Accio questa bimba è proprio di porcellana da tanto ch’è deliata a parlà a movisi. Lasciaci un poino soli che fra donne ci s’intende meglio. Voglio sapé ‘ome si chiama duve abita ‘osa fa. Son curiosa come una sarta dev’esse.

-Mamma non la snervà. In ogni ‘aso Lei è vera. Esiste. Non è sogno tuo o abbaglio mio.
T’à portato in dono giradischi con LP di Puccini. L’ho montato a Vecchiano. Nessuna tu' amia avrà tanta musia in ‘amera ‘ome te. Poi lei se vòle te la sòna col su’ flauto e guarisci anco meglio. Devi sbrigatti mamma. A torna sull’aia. Ad aprile bisogna seminà ‘arote, ‘arciofi, fagiolini rampianti peperoni nell’orto e ner Campo alla Barra.











SULL’OLANDESE VOLANTE: NADA e ACCIO










Novelle, diario, frammenti, illustrazioni, poesia visuale con la partecipazione di Rimbaud Boine Campana Majakovskij dalla sarta Nada Pardini per cucire assieme l’alfabeto originario.









giovedì 8 agosto 2019

Claudio Di Scalzo: Lettera a Chiara Catapano perché sul blog di poesia L’Ombra delle Parole ov’è Redattrice eviti di pubblicare testi che rimandano a Karoline Knabberchen. Con corredo teorico di Giorgio Linguaglossa e Steven Grieco Rathgeb



Il 20 agosto 1984 alle Lofoten di Karoline Knabberchen" (particolare dal dittico)




Claudio Di Scalzo


LETTERA A CHIARA CATAPANO
PERCHÉ SUL BLOG DI POESIA L’OMBRA DELLE PAROLE
OV’È REDATTRICE EVITI DI PUBBLICARE TESTI CHE RIMANDANO A KAROLINE KNABBERCHEN 
CON CORREDO TEORICO 
DI GIORGIO LINGUAGLOSSA E STEVEN GRIECO RATHGEB


Il 12 gennaio 2018 la poetessa e traduttrice e saggista CHIARA CATAPANO con il critico e poeta e traduttore e saggista e prosatore Steven Grieco Rathgeb e la cura del poeta e critico e saggista e scrittore Giorgio Linguaglossa sul blog di poesia L’OMBRA DELLE PAROLE ha pubblicato due testi suoi e uno di Grieco, mettendoli in relazione per elevarci sopra la teoria detta Nuova Ontologia Estetica e Disfania, tutto in ia ia, si direbbe ma per me è ai ai! (mi si perdoni questa battuta umoristica), perché le due poesie qui pubblicate son nate su L'OLANDESE VOLANTE in rapporto con testi miei scritti una ventina di anni prima, come EN INN (e pubblicati anche sull’annuario TELLUS di Geofilosofia nel dicembre 2003), e,  soprattutto, ciò per me è stato fonte di dolore, perché le poesie rimandano a Karoline Knabberchen (1959-1984) alla quale ho dedicato 40 anni di mia nascosta, e soltanto qualche volta rivelata, dedizione. (Poco pertinente definire quest’opera da parte di CC un “canovaccio”)




TELLUS 2003




Nei commenti di Chiara Catapano, in dialogo con aderenti la Redazione, si affermano fatti che sono imprecisi. (vedi in calce, ndc)

Non l’ho chiamata io a interessarsi del personaggio e a scriverne. Ma si è offerta lei. Giunta a scambiarsi con me su indicazione di Beppe Costa a fine 2011.

L’altra persona citata, ma non per nome cognome interessata al personaggio Knabberchen era il poeta Serse Cardellini. La sua presenza (nessun testo è stato mai pubblicato sull'Olandese Volante) non ebbe seguito perché Catapano lasciando Thauma in polemica con Cardellini ciò lo ritenne impossibile.  

Dai commenti, due, di Catapano, sembra o che fossi ontologico senza saperlo (lei pure?) o che la mia ricerca fosse una sorta di apripista, ancorché incosciente?, agli esiti poi scoperti da Linguaglossa e Grieco. A quest’ultimo bisognerebbe ricordare che di “porosità”, anticipandolo, scrive il COLLETTIVO 33 dedito all'opera di Gilles Deleuze, con relativa rivista, qualche decennio prima. 

Mi preme, poi, ribadire che non sono affatto un “poeta geniale” come mi definisce Catapano. Nel commento. Ho però nome e cognome segnato all'anagrafe e soprannome di Accio. Non sono né un poeta né uno scrittore né un pittore né un autore in qualche estetica. Ruoli che non m’interessano. Così come ogni forma di vita intellettuale. Se ho una “genialità”, letta al rovescio, come direbbe Tabucchi, sta nell’inventare siti con temi generi personaggi che poi falliscono miseramente. M’accade dal 2000 che sono in rete. L’Olandese Volante è l’ultimo definitivo episodio. Ho smesso ogni attività.

Se ritengo poi, - prendendone esempio dal fumetto dalla letteratura popolare, dal melodramma - che un personaggio possa proseguire le sue avventure e vicende anche a firma di altre mani, ciò non vuol dire che sia permesso cambiandone nome o ambiente che quanto ideato e pubblicato in altro contesto, ed a me dedicato fra l’altro, detto meglio dedicato al personaggio Fabio Nardi fidanzato di Karoline Knabberchen, possa essere trapiantato in altra rivista e sito on line di poesia; addirittura per sostenere teorie che con l’insieme, dell’opera dove i testi son germinati e relativo Olandese Volante (Transmoderno), ci stanno come “il cavolo a merenda” (Mi si perdoni questa battuta). 

Ciò vale in questo caso, ma anche per altre pubblicazioni sull’OdP, relative a personaggi di mia ideazione o a temi come Ornitologia e Erbari; oppure ad autori resi personaggi come Giovanni Boine.

Questa prassi chiedo, cortesemente, alla poetessa di cessarla. Quanto un tempo scritto o abbozzato nel nostro “rapporto umano e di lavoro” (parole sue) da fine 2011 al 9 gennaio 2017, si può anche gettar via come inutile. Soprattutto quando la letterarietà enfatica consegna tutto alla finzione irrimediabile e irredimibile, questo penso, anche sul piano stilistico, mostrandone limiti che allora non ravvisai. Perché non pensavo che per Catapano ci fosse questa rivelata dedizione alla vita come letteratura da riversare in pubblicazioni per certificarne gli esiti. Il mio distacco disaccordo verso simili scelte (confermato dal mio lasciare Feltrinelli e ogni carriera letteraria di stampo tradizionale nel 1999) l’ho sempre affermato-ribadito a chiunque si sia avvicinato all’Olandese Volante e nei precedenti siti da me inventati e ciò, sia detto, mi ha consegnato alla solitudine totale. Del quale l’episodio Catapano è l’ultimo di una serie che vide attivi con Tellus Tellusfolio le persone di Enea Sansi di Marco Baldino. Oggi direttori di Tellusfolio (giornale da me inventato) e di Kasparhauser (idem)

Ho gettato via al Campo della Barra a Vecchiano centinaia e centinaia di testi nati sull’equivoco del nostro “rapporto umano  e di lavoro”, cara Catapano, credo possa farlo anche tu.

Gradirei, dunque, che Knabberchen non fosse ulteriormente, a mio avviso, pubblicata con mutazioni come in questo caso sull’Ombra delle Parole (vedi in calce link). 

Inventa, casomai, Chiara Catapano, nel tuo nuovo “rapporto umano e di lavoro”, con queste parole lo definisti in un trafiletto del 2018 quello con me cessato (che appresi da Facebook il 9 gennaio 2017 quando Linguaglossa comunicò il tuo ingresso nella rivista l’OdP, né poi mai ho potuto parlarne con te di questa scelta neppure in un telefono), altri testi con il poeta ed ex curatore della rivista culturale della multinazionale del rame SMI… basati sulla NOE e sulla Diafania Porosità, nuovo modo d’intendere l’agire poetico (viene affermato) e ignora, lascia perdere, quanto ti suggerì l’Olandese Volante e la sua avventura ora cessata e che tu, sempre a mio avviso, hai portato dopo 5 anni al naufragio sugli scogli, mi si perdoni la battuta. Scegliendo, senza informarmene, un faro poco adatto alla chiglia del veliero corsaro. Ancora una battuta. Chiedo venia. Ma ho una vena umorista.

Fammi questa cortesia, cara Catapano, perché il personaggio e la donna che hai traslocato (avviene anche con ornitologia ed erbari) sulla rivista ove sei redattrice e autrice interpretata e pubblicata (e curata da Linguaglossa e Grieco) attiene alla mia biografia e non alla tua e come ogni aspetto del Tragico (sei studiosa di cultura greca vero?) merita rispetto e silenzio. Non è adatta questa figura femminile - morta tragicamente - a un "dialogo" tuo, coltissimo, con altri colti intellettuali, per ricavarne teoria letteraria. Ho pensato leggendoti che avvenisse una profanazione verso quanto custodisco da decenni. Ne ho molto sofferto. Ne soffro, Catapano, sapendo che questa esposizione dura. 

Per me il Tragico è stato reale vissuto, e tu lo sapevi, fin da piccolo per vicende della mia famiglia, intreccio di estremismi comunisti e fascisti. Tabucchi lo ricorda. E poi riguardo a Karoline Knabberchen a metà degli anni Ottanta. Quest'anno ricorre il trentacinquesimo. Cerca di rammentarlo adesso che ti scrivo, perché mai avrei fatto qualcosa di simile verso episodi della tua vita ne avessi conosciuti di tragici.    

Mi permetto, in chiusura, di sottolineare che quanto qui pubblico, non è assolutamente né una persecuzione né una diffamazione né una calunnia, attiene alla mia libertà di chiedere, cortesemente, che quanto nacque sul piano dell’ideazione sull’Olandese Volante non abbia questo “uso”. 

Ed a ciò aggiungo che la poetessa e critica Chiara Catapano l’ultima volta che l’ho incontrata è stato nell’autunno 2014, poi, scambi esclusivamente telefonici, fino al dicembre 2016 per curare L’Olandese Volante ed il libro sui "Discorsi militari" di Giovanni Boine (che poi la poetessa e critica ha presentato da sola a Trento ed Imperia). E ciò perché una indisposizione impediva all’autrice incontri e spostamenti.

Sapendola dal gennaio 2017, dentro un’attività culturale ampia e intensa (come il blog L’OdP testimonia) e viaggi culturali (sempre il blog cit. lo rivela fotograficamente), non posso che essere felice che ogni impedimento da malattia sia stato superato. Raggiungendo guarigione.

Dunque mi auguro tu viva la tua vita in assoluta gioia con soddisfazioni personali familiari sentimentali in poesia cultura (anche se mai ho, mi riferisco al tuo commento in calce, sfiorato un sito con una redazione più autoreferenziale di voi e dei critici autoreferenziali che ti curano. Ma se questa è la loro felicità con te in ontologia allargo la mia benedizione per una vita lieta e di successo in quanto credono), epperò, cortesemente recidendo ogni nostro contatto con me (che è nelle Tue possibilità operare, come redattrice come intima dei critici e poeti citati, come co-ammistratrice dell'Ombra delle Parole lessi su Linkedin) cancellando il mio nome e cognome e quello dell’Olandese Volante dalle tue note biografiche sulla rivista ricordata (non m’interessa che i motori di ricerca accostino per questo il mio nome al sito dove opera; e sarebbe parimenti gradita la rimozione di "poeta geniale") e cancellando le foto che mi riguardano dalla tua bacheca Facebook (richiesta che formulo dal gennaio 2017, per questi spazi telematici ovvio, e non per rimbalzi su altri siti impossibili da raggiungere). 

Vivi la tua vita, ancora lo ripeto, con ogni bene e salute e gioia, Chiara Catapano, ma lascia in pace me e le mie ombre che sono state, sono, sangue e postura della mia esistenza che non ha mai necessitato di un'ombra estetica per stare nel mondo per ricevere amore e bene da chi intese, ha inteso, intende e rispetta questa mia scelta. Che è Comunismo che è Religione. Addio e saluti. 

 Claudio Di Scalzo detto Accio  





"Il 20 agosto 1984 alle Lofoten di Karoline Knabberchen" - Dittico - 160 x 80 cm -
Tecnica mista su tela - 1990





DAL SITO L’OMBRA DELLE PAROLE

(9 gennaio 2017)


(12 gennaio 2018)



COMMENTI DI CHIARA CATAPANO DAL BLOG L’OMBRA DELLE PAROLE SOPRA LINKATO

(13 gennaio 2018. Commento CC). I due testi sono estrapolati da un’opera che consta all’incirca di un centinaio di pagine. Faceva parte di un progetto artistico molto interessante, dove io ero chiamata a scrivere su due personaggi inventati da un poeta geniale, con il quale ho collaborato per alcuni anni. I personaggi attraversavano così una storia, e la storia veniva filtrata in tutte le forme poetiche raggiungibili dal racconto.
Ho dovuto qui cambiare – mi riferisco al secondo pezzo – le iniziali del nome femminile, ed il nome maschile dei due personaggi, perché poi la collaborazione si sciolse, e – benché i testi sono frutti dal mio ramo – i personaggi non lo sono, e dunque ho ritenuto più onesto qui apportare queste modifiche.

(…)

Quello che si chiede qui, è un entrare stratificato, perché la chiave è proprio nei gangli di slegatura/giuntura. Apparentemente innocui, a volte sotterranei ma sempre presenti: cifra però di quel che si voleva in nuce mostrare di quella “porosità” – espressione felicissima coniata da Steven Grieco per intendere proprio una nuova esigenza della scrittura oggi.


Benché i lavori risalgano ad un momento precedente all’incontro con la NOE, desideravo mostrare ai lettori che la ricerca era nell’aria. Ed è stato bello poi constatare che in molti erano e sono sulla stessa strada di ricerca.



(14 gennaio 2018. Chiara Catapano risponde al redattore Lucio Mayor Tosi)

(…) dovevo scrivere come da un canovaccio una sorta di “copione poetico”. Ed è stato bellissimo immergermi dentro una storia, per trarne versi. Dunque questi testi non rappresentano una biografia, o una nota biografica e lirica: appartengono ad un altro genere di esplorazione, che all’epoca affrontai con gioia e stupore. E devo dire che se i testi danno l’impressione di quell’animo diviso, (“tra istinto e ragione, tra semplice osservazione e bisogno di conoscenza, pulsioni e domande”, come giustamente appunti) questa è ulteriore conferma della riuscita della scrittura, perché il personaggio aveva esattamente questa problematica. Morirà poi suicida. (…) Era, quel progetto che fu a quattro e poi persino a sei mani, per un periodo, un tentativo di legare scritture, di mescolare esperienze. Di spezzare, per quanto mi riguarda, una serialità poetica che è poi quell’autoreferenzialità che nella NOE si cerca di abbattere.