giovedì 12 ottobre 2017

Claudio Di Scalzo: Erbario triestino che nacque sull’Olandese Volante giardino. A Chiara Catapano








Claudio Di Scalzo

ERBARIO TRIESTINO CHE NACQUE SULL’OLANDESE VOLANTE GIARDINO


Un amico lettore m'informa che sul sito di Poesia Internazionale “L’OMBRA DELLE PAROLE” la poetessa CHIARA CATAPANO ha pubblicato "INEDITI" dal suo libro “ERBARIO TRIESTINO MINIMO”. Ed il critico suo di riferimento GIORGIO LINGUAGLOSSA saluta questa poesia entusiasticamente (con corona di commenti parimenti entusiasti) dando alla sua teoria il merito della crescita poetica della Catapano: “si vede che l’impatto con la Nuova Ontologia Estetica ha avuto su di te un effetto travolgente, direi che ti ha liberato dalle zavorre epigoniche, dagli impressionismi paesaggistici, ti ha dato la spinta giusta per correre con tutta la forza delle tue gambe, di inoltrarti nella nuova poesia”.

Peccato che queste poesie, salvo una agostana, siano state pubblicate – e non viene ricordato né dal critico (che su questa bacheca mi cercò per istruirmi su Adriano Spatola poeta mediocre. Scrive infatti che negli ultimi 50 anni, in Italia, non c'è stata poesia degna di nota!) né dalla poetessa – sull’OLANDESE VOLANTE a partire del 17 luglio 2014 fra l'altro con mie illustrazioni dipinte. E dove appaio come destinatario delle piante evocate!

Stesso dicasi per il poema ALIMONO con mie foto per Maria Nefeli. Anch'esso è stato pubblicato e reclamizzato sull'Olandese Volante. Anche ciò viene taciuto. Quindi casomai c’erano altri influssi "travolgenti" sulla poetessa che non sta a me indagare. Non sono un critico. Ma se mai capiterà, incontrando di persona la poetessa, intendo chiederle il perché di tanto "nascondimento", cancellazione, verso la mia persona e scritti e L'Olandese Volante che curava con entusiasmo fin dall'inverno 2011, dato che pure la sua adesione alla rivista dove ora pubblica l'ho saputa da Facebook il 9 gennaio 2017. (OLANDESE VOLANTE, Barra Rossa, Trasmoderno


So però che esiste anche un “ERBARIO PISANO”. (Dove appare la figura di Anatole, il figlio morto di Mallarmé). Perché di piante e fiori scrivo fin dal 1975 con “I Fiori di Bataille”.

Si avvera la profezia di Giacomo Cerrai, che mi ha fatto quest’estate a Vecchiano, e cioè di non chiudere L’Olandese Volante, di lasciarlo casomai come ANTOLOGIA, sennò da ideatore di nomadismi anche visuali oltre che scritti in erbari, dipinti, fumetti, filosofie eterodosse, pietre e animalari, biografie immaginarie con Modigliani ed Hébuterne, Majakovskij e Campana, Boine e Laforgue,… fra qualche anno sarei apparso, secondo lui, epigono di chi con me collaborò o con me si scambio!

Questa subita prassi occultante e da asporto non mi sorprende. L’OLANDESE VOLANTE è una rivista anarchica e libertaria. E chi opera rivoluzioni politiche e letterarie in genere non viene citato. Si può anche ignorarlo. Il Manuale della Volenterosa Carriera Letteraria, MA.VO.CAL, consiglia infatti di citare chi ha almeno qualche briciola di potere, entrature, conoscenze, viatici per pubblicazioni, ed io non ne ho, per scelta, ZERO! Però la poetessa ha diretto con me L’OV per cinque anni. Giorno dopo giorno. Altro che collaborazione episodica! da mettere di sfuggita in nota biografica. Ed ha scritto sui personaggi presenti nel Romanzo Transmoderno. La celebrata poesia dedicata a "SARA DI TERACH" citata nella copertina del suo libro in uscita sorge sull'Olandese Volante. Dalla "Sara o personificazione del lutto" dello scultore Corradini sul quale avevo scritto con la mia fidanzata nel 1979: Margherita Stein.



Ora che farà Chiara Catapano? Depenna altri nomi e affida alla Nuova Ontologia Estetica anche quanto scrisse per Karoline Knabberchen e Rina Rètis per L'Olandese per Accio?

Ha scritto anche sul partigiano anarchico LIBERTARIO DI SCALZO detto LALO (GARIBALDO nel primo libro di Tabucchi). Ora che farà? affida questi scritti a chi ebbe ruoli di direzione nel sistema carcerario italiano, nel "Sorvegliare e punire" (Foucault); ed a chi dirigeva la rivista della Multinazionale SMI attiva anche in Garfagnana? Che sembra conosca alla perfezione la lingua della numinosa Albione e del dollaro-sterlina come remunerazione per l'esaltazione della tecnica estrattiva?

Sono veramente molto sconcertato! Probabilmente gli unici personaggi che non riciclerà, nel contesto della sua nuova ontologia (sic!), saranno quelli di Buck Eden e Cha' Risa ideati con me, in lotta contro la gerarchia vassallatica.


In ogni caso la regola per le pubblicazioni impone che vengano citate dove le poesie presentate sono già apparse. E se ci sono influssi, metti del Transmoderno, su quanto un tempo scritto, forse sarebbe il caso di ricordarlo. Infatti, prima di aderire alla NOE la poetessa, è stata pubblicata con me nel volume di Rosa María Rodríguez Magda: Catapano - Di Scalzo: Qué es lo Transmoderno. Teoria che a mio avviso è agli antipodi, sia politicamente che esteticamente, alla teoria estetico-filosofica a cui attualmente si ispira.


Questa piccola bagatella, non ha una grande importanza, non mi interessano le tentate carriere letterarie né le teorie estetiche che ripropongono gerarchie sacerdotali, né le vite in letteratura tradotte in forsennata letterarietà ed enfatiche ispirazioni (che è sempre una forma non ugualitaria di vita e di arte che si possono cambiare come tira il vento), perché ho cose più importanti di cui occuparmi: la malattia di un genitore che attiene al dolore, la vita reale senza necessità di filtrarla con citazioni e poetici scintillanti slanci mitologici, e la musica che attiene alla gioia all'amore,... però, questa bagatella triste, la divulgo perché non ricordare dove si ebbe palestra creativa - anarchica contro ogni gerarchia - dove si è pubblicato per cinque anni (i testi son stati tolti dalla lettura su richiesta dell’interessata) mi sembra una superficialità poco da parnaso e una scortesia molto arrogante.

E secondo il mio comunismo libertario anche una prassi ideologica che combatto da quando avevo 16 anni. Non le persone, dunque, ma i soggetti alienati dal capitalismo schizoide dentro un sistema di produzione alienato che propone un'estetica del dominio alienato dei pochi sui tanti. Si sceglie l'ideale poetico di turno e si dimentica il terrestre contesto che genera idee e anche poesia. A Catapano dissi che nella mia vita, alquanto avventurosa e anche tragica,... che avevo avuto compagni detenuti politici a Pianosa e amici operai morti per lavoro nel settore estrattivo SMI in Garfagnana.

L'ha scordato e cercato altre "ispirazioni". Libera di farlo, ovvio, l'hanno fatto in migliaia, però sappia che è per questo che quelli come me e tanti altri sono stati scempiati dal Capitale e dalla borghesia con la sua ideologia. Mentre vengono doviziosamente occultati e negati. Ripudiati. Cancellati. Con i testi che scrissero le immagini che disegnarono. Storia che dura da lungo. Ma resisteremo. Resisterò. In ogni caso portare testi dall'OLANDESE VOLANTE a suffragare la teoria del signor Linguaglossa la ritengo un'operazione oscena, mostruosa. Ma legittima nell'alienazione capitalistica tradotto carriera letteraria borghese e un po' fascista.

E siccome m’informano che Chiara Catapano, curata dal critico citato, pubblicherà le sue poesie dal 2012 al 2016 (con in copertina curiosamente il suo volto logo ripreso dall'OV e versi da "Sara o il lutto" pubblicati sull'OV), ecco, stavolta, siccome per cinque anni le ha pubblicate sull’Olandese Volante, casomai lo ricordi, e se sono nate, come molte, come l’ERBARIO in duetto, forse è il caso di ricordarlo. Se hanno attinto ai generi transmoderni dell'OLANDESE VOLANTE forse è il caso di non nasconderlo. Applicando un po' di sano ABC bio-bibliografico.


Claudio Di Scalzo/Olandese Volante: ERBARIO PISANO - Nasturzio

Claudio Di Scalzo/Olandese Volante: ERBARIO PISANO - Heliotropium



Intanto si porti rispetto alla mia storia di uomo e di libertario!

Dando l'erba che gli spetta al mio cavallo, che sulla sella porta me discendente di Billy The Kid o di Jesse James.




martedì 10 ottobre 2017

Alessandro Assiri - Claudio Di Scalzo: Sulla buona o cattiva poesia. Con ricordo de L'Olandese Volante Transmoderno.




Immagine dalla bacheca Facebook di Alessandro Assiri. 






Alessandro Assiri – Claudio Di Scalzo

SULLA BUONA O CATTIVA POESIA

(dalla bacheca Facebook di Alessandro Assiri)


(AA)  Io non so niente della buona poesia e non so più nulla dei poeti, perchè non riesco più a starci dietro, perchè per giudicare bisognerebbe perlomeno conoscere. Ma in questa espansione infinita della necessità di parola emergono solo atteggiamenti che si possono in maniera raffazzonata associare a un testo.
Ho sempre pensato che anche se non si era poeti una cazzata scritta bene poteva anche capitare, e allora chiedimi come riconosco un poeta perché della poesia oggi non è rimasto quasi niente.

Il problema del riconoscimento è troppo connesso alla forte pressione di tutto ciò che vuole farsi leggere, al punto che la poesia oggi è solo avvenimento senza conseguenze. Credo ci sia una fortissima responsabilità culturale in quello che ha per decenni permesso il fatto che la spinta dell’antipoetico facesse credere che tutto avrebbe potuto essere poesia. In questa spinta alla negazione, in cui è stato trascinato tutto il mondo dell’arte, si è preteso di trasformare tutto in estasi estetica, incrementando una conseguenza di eccesso di vanità. Come tutte le altre cose, il gusto è diventato un escrescenza, effetto di un proliferare di generi che caratterizzavano l’impoetico e allontanavano il lettore che smarriva per strada gli strumenti di giudizio, se di giudizio è sensato parlare, per orientarsi.

La pancia è rimasta come unico arbitro per stabilire delle affinità: questa è la poesia del maalox, quella costretta a fidarsi del disturbo. La poesia istintiva che si riconosce per educazione sentimentale mi mette tristezza; questa nostalgia empatica che sembra diventato l’unico metro di lettura mi avvilisce.
Come riconosco una buona poesia vuol dire sapere come si riconosce un incontro; e anche se questo vale per tutta la letteratura, il “vieni qui” a cui la poesia ci chiama meriterebbe di essere ascoltato sinesteticamente. Sinestesia come contaminazione dei sensi, unico strumento per una percezione dell’accadimento poesia, perchè questo occorre sempre tener presente : una buona poesia è un accadimento, un incedere del presente.
La poesia dove non si scorge un Dio che nasce mi interessa poco. Nella mia concezione di poesia esiste sempre un volto che irrompe verso l’io; in questa irruenza scorgo anche epidermicamente quella che per me potrebbe diventara buona poesia, perché un testo non è mai buono subito: si forma nel riconoscimento, nella trasformazione di una iconologia del presente. Basterebbe forse cercare di azzerrare la distanza tra il dispositivo e la domanda, invece, spesso, la poesia contemporanea vorrebbe ridurre lo spazio tra il volto e il nome.

Una buona poesia è uno spiazzamento comunicativo, non una forzata risemantizzazione. Credo che sotto certi aspetti la poesia vada istigata a rivelarsi, a darsi nei suoi sapori. E forse è arrivato il tempo di smettere con questa lingua da centrifuga per tornare al punto zero dell’immagine a parlare di scrittura.








(CDS) L’intervento di Alessandro Assiri sullo stato della Poesia oggi on line mi suggerisce questo contributo. Sposto la questione ad un ABC: A) Il “Mestiere della poesia” o il “Mestiere del poeta” B) Chi dà l’accesso o riconosce il Mestiere di poeta e la poesia stessa? C) La poesia e il sovvertimento non solo delle forme ma dello strumento editoriale che pubblica poesia nel più generale mezzo di produzione capitalistico. 


Sul Mestiere di poeta ho care tre indagini-libri-antologia con dichiarazioni dei poeti: Maselli-Cibotto: Antologia popolare di poeti del 900 Vallecchi, (anni cinquanta); “Chi è il poeta di Batisti-Bettarini (1980); “Il mestiere di poeta”di Ferdinando Camon (1982). Di tutte le dichiarazioni ho sempre amato quella di Montale. “Ho la terza media. La poesia è un quid, e se ce l’hai la fai sennò amen”. Più o meno dice così. Ma lui era crudele anche con se stesso sennò non avrebbe inventato le poesie sceme-stronze (idea di Flaubert) per la Annalisa-Cima. Aveva capito che la poesia era destinata alla Betise, anche alla stronzata. 



Ognuno di queste dichiarazioni è superata dall’avvento del web. E ancora più dai social poco più avanti. M anon la dichiarazione di Montale, si badi bene. Il capitalismo schizoide-web ha fatto saltare ogni gerarchia editoriale-critica-accademica che dava l’accesso al “Mestiere di poeta” accogliendolo in una Gerarchia Vassallatica Imperiale. Che fosse Fortini o Pasolini o Porta o Sanguineti o Cucchi. Punto. Storia finita ed è un bene sia finita. Quanto volevano ribaltare le avanguardie sovversive novecentesche lo realizza il capitalismo. Sorta di capita-comunismo dove tutti sono poeti e scrittori e artisti. Ma non come lavoro culturale liberato, quindi non merce, non feticizzato, come auspicava il Marx dei Manoscritti-economico filosofici” o il Situazionismo di Debord, bensì come lavoro-merce poesia-cultura per sostenere la pubblicità nel social della multinazionale. Vincere il Premio Viareggio o il Premio Sagra delle Anguille di Fucecchio è lo stesso. Han bisogno del web-social per farsi notare, nell'affidarsi ad esso scompaiono. Punto.



I social come Facebook o Instagram… hanno spazzato via anche l’utopia in cui ho creduto dal 2000, dal 2000 sono in rete con siti e blog, della creazione di siti e spazi elettronici Cyber-Soviet-Comunità di poeti e artisti che sfruttando la rete creavano zone libere. Fallimento. Anche perché la poesia in rivoluzione vive se c’è la rivoluzione. E l’ultimo episodio è stato il 1977. Personalmente credo nella Poesia come Rivoluzione non solo nei segni ma anche nel sociale. Se un soggetto rifiuta qualsiasi carriera letteraria, tra l'altro impossibile, ha realizzato il suo soviet personale. La sua presa del Palazzo d'Inverno. E' arduo, ma si può fare. 



Personalmente penso che la poesia possa tornare in un’epoca di rivoluzionamento che però non passerà più dall’Europa ma chissà dove. Poesia intrecciata ai generi più vari e altri. Tanto da non essere più poesia come è stata conosciuta: bensì altra forma commista a fumetto teatro musica pittura scienza designer. Un’opera totale adatta al duemila di cui s’intravedono frammenti qua e là. E dove l’autore non c’è più. C’è la Firma anche anonima. Come in opere di Street Art anarchiche. Oppure c’è il Personaggio. Questa prassi io la chiamo transmoderna. Il Transmoderno e sull’Olandese Volante ho cercato, fallendo, di organizzarlo come appunto romanzo in vari linguaggi. Ma a questo tendo. 



Escludo che si possa creare ancora accesso al “Mestiere di Poeta” con nuove gerarchie che propongono il ritorno alla sapienza poetica anche metrica. Qui si creano enfiati poemi mitologici senza capo né coda. Pesanti come mattoni leggeri come merda di piccione. Ci vuole l’enciclopedia Treccani per decifrarne un rigo. C’è già stato Onofri mi sembra. E, in ogni caso, una poesia breve di Penna o di Govoni o di Saba ma anche del poeta recentemente scomparso come Cappello, vale queste metrature farcite di filosofia e letterarietà che appunto non è poesia. Le gerarchie, per mia formazione anarchica, le trovo sempre un po’ fasciste e reazionarie. Ed anche mediocri perché nelle Gerarchie Imperiali di un tempo c’erano i Baldacci i Bo i Contini i Mengaldo come critici con poeti come Montale Caproni Bertolucci Pagliarani Rosselli ecc, ed ora le gerarchie, in siti o blog, sono del tutto sottoproletarie, cultura da lumpenproletariat piccolo borghese frustrata in cerca di rivincite o di un posticino-librino al sole di un click mi piace o nel premino che si dà anche al più cretino. 



Vedo invece con favore embrioni attivi di comunità poetiche amicali che tentano anche un’editoria volta con autori stranieri oppure volta all’estero in lingua inglese. Oppure di poeti che in coppia d’amore e con amici propongono una sorta di nuova predicazione cristiana. E poi c’è sempre l’esempio di Serse Cardellini. Uno smette di far poesia. Pubblica quanto gli interessava. E va in Cina studiare la cucina di quei popoli. Per quanto mi riguarda in estate pesco orate a Bocca di Serchio nella Repubblica di pescatori Kronstadt-Durruti e nelle altre stagioni studio musica e con essa entro nell’estetica anche letteraria e fotografica. I personaggi che inventai vanno poi dove vogliono. Saluti. E, ovviamente, non siete tenuti a leggermi, ogni contributo su Facebook, forse anche altrove in siti di settore, è cenere verso il nulla del tutto che si nomina virtuale per chi ci sta (noi) e concreta realtà per chi il capitale sa amministrà.







sabato 7 ottobre 2017

Alessandro Assiri – Claudio Di Scalzo: Lotta con uno “sforzino” contro il Capita-comunismo del social Facebook


Immagine dalla bacheca di Alessandro Assiri. 
Foto virata, con tecnica situazionista, nel "rovesciamento" linguistico  
per forma di guerriglia nei segni on line. 






Alessandro Assiri – Claudio Di Scalzo

LOTTA CON UNO "SFORZINO" CONTRO IL CAPITA-COMUNISMO DEL SOCIAL FACEBOOK

(dalla bacheca Facebook di Alessandro Assiri)



Facciamo uno sforzino piantiamola di chiamare eventi le cose che facciamo. Incontri, accadimenti va bene uguale. Gli eventi fanno la storia e quelli non siamo noi (AA)


La lotta inesausta contro il linguaggio imposto dal social multinazionale ha qualcosa di eroico. E l'ironia è l'arma adatta. Scoprire che qualcuno lo fa dichiarando che sarebbe uno "sforzino" non accettare le sigle proposte come "eventi" per avere un maggiore appiglio sul proprio reale e sul reale complessivo, mi garba. Ma c'è di più (e sto semplicemente salutando due amici che stimo, io non faccio teoria letteraria non metto "cappello" su scritture altrui come oscenamente spesso accade, né sono un intellettuale: scrivo da compagno che vive la stessa noia per certa sigla FB), e questo ravviso in Alessandro Assiri in Nicola Manicardi, e cioè la prassi-web intenta a demistificare o rovesciare con la prassi-aforistica il capita-comunismo del social, che nei fatti, annichilisce ogni crescita possibile di altro linguaggio, perché diffonde l'auto-celebrazione di ognuno come vite "letterarie" o come esseri negli eventi atti al ricordo. Il capita-comunismo dei social che è schizoide ha una strategia: quella di appiattire linguisticamente il mondo, ad esempio, per depotenziare e impedire si formi una lingua realmente che sa, nel reale e sul web, costruire eventi di sovvertimento. (CDS)





venerdì 6 ottobre 2017

Claudio Di Scalzo: "La postura di Kafka nel margine sinistro della lettera a Milena" (2012)


CDS: "Kafka s'abbottona cornacchia con Milena"
28 settembre 2012








Claudio Di Scalzo

 LA POSTURA DI KAFKA NEL MARGINE SINISTRO DELLA LETTERA A MILENA

Mia cara Milena,
questa lettera è un azzardo. Un azzardo bello e buono perché scivola fuori da molte notti insonni, e perché Collalbo non si accompagna bene ai tentativi di fuga d’una personalità che, comunque tu la svesta e la rivesta, si trova sempre un tantino sopra o sotto le righe (...)


La stazione ha un che di nostalgico, senza che peraltro ti permetta di capire a quale nostalgia sia votata la malinconia sul volto del capotreno, o delle donne che attraversano i binari spingendo con dei bastoni, senza molta convinzione, tre grosse vacche da latte (e scomparendo poi rapidamente dalla nostra vista). L’anima di questo luogo è grigia, mentre sulle poche case del paese le facciate sfoggiano per i visitatori colori come schiaffi.

Mi domando se queste poche righe non siano una follia, poiché fui io il primo a chiederti di non scrivere più. Una follia tanto più grande, se a scriverla è un morto che rivendica attraverso un foglio inesistente, con calligrafia inesistente, la possibilità allo svolgimento d’un dialogo chiuso dal trambusto della tisi.
                    
Comunque sia, Milena (suono terribile del tuo nome che romba ancora nelle mie orecchie come il motore di Blériot all’aerodromo di Montichiari di Brescia, sopra la mia testa) questo viaggio che mi concedo dopo la mia e la tua morte lo appunto alla lettera che ti invio in Lerchenfelderstrasse 113/5, Wien II.


Tuo Franz



A margine sinistro della lettera:
(anche sottoterra continuo a non pesar meno dei miei 50 kg)









   
"La postura di Kafka nel margine sinistro della lettera a Milena (sorta di biografia immaginaria dedicata a Franz Kafka che scrive a Milena, qui in un lacerto per i lettori on line) sarà inserita nel "Libro perduto di Karoline Knabberchen-Viaggiatori da biblioteca"












NOTA CDS

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato  a fine 2011 – Rina Rètis vive con il compagno Fosco Neri.

Tutti i personaggi da me ideati sono copyright di Claudio Di Scalzo e soltanto su mia autorizzazione - alcune volte l'ho concesso ad altre firme come accade nel fumetto e nel cinema - possono usarne nome e cognome  e vicende.

Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la galleria Peccolo di Livorno.






sabato 30 settembre 2017

Claudio Di Scalzo/Rina Rètis: Miracoli sottopelle e pennellate di Werner Hurter. A Fosco Neri (Febbraio 2013)



Werner Hurter: OHNE TITEL 2006 - Acquarello su carta



Caludio Di Scalzo/Rina Rètis



MIRACOLI SOTTOPELLE 

(e pennellate di Werner Hurter)


Dobbiamo ancora perderci

in questa nostra bocca

torturata dall'assenza, con le magnolie

ai lati della strada che picchiano

sulle nostre teste

È tutto monti il nostro orizzonte

non c'è acqua per nessun confine


Mi concedo l'ardore

Un lusso privato, oggi

E la memoria lucida

D'ogni nostro antiquariato


Ci sono miracoli sottopelle

aspettano il sale delle settimane

che ci attraversano




NOTA

Caro Fosco... con te scopro pittori come Werner Hurter. Portami ancora a Livorno alla Galleria Peccolo. Il tuo amico gallerista è stato con me di una gentilezza infinita. Voglio diventare una collezionista degli artisti che ha esposto in tanti anni. Voglio un quadro di Werner Hurter! 


Tua Rina Rètis

(8. 2. 2013)










NOTA CDS

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato  a fine 2011 –  Rina Rètis vive con il compagno Fosco Neri.

Rina Rètis personaggio incontra anche persone reali come galleristi realmente operanti nel mondo dell’arte.

Tutti i personaggi da me ideati sono copyright di Claudio Di Scalzo e soltanto su mia autorizzazione - alcune volte l'ho concesso ad altre firme come accade nel fumetto e nel cinema - possono usarne nome e cognome  e vicende.

Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la galleria Peccolo di Livorno.







giovedì 28 settembre 2017

Claudio Di Scalzo: "Movimento mitico a Marina di Pisa di Rina Rètis" (2012)



CDS: Rina Rètis a Marina di Pisa






Claudio Di Scalzo

MOVIMENTO MITICO A MARINA DI PISA


Movimento mitico nel lucido Marina di Pisa
Verso la marina di risa sommesse
L’intero cosmo dello sguardo
Brinda da palpebra a palpebra.
Proteo pastore di telline
Scambia le tue unghie
Per frutti - - le succhia
S’incanta nel bluff del dio minore
Per la sirena col melograno sul seno.

Vieni nella mia caverna sottomarina?

Sì, tua piccina….


Rina Rètis per Fosco Neri - Gennaio 2012














NOTA CDS

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato  a fine 2011 –  Rina Rètis vive con il compagno Fosco Neri.
Tutti i personaggi da me ideati sono copyright di Claudio Di Scalzo e soltanto su mia autorizzazione - alcune volte l'ho concesso ad altre firme come accade nel fumetto e nel cinema - possono usarne nome e cognome  e vicende.
Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la galleria Peccolo di Livorno.







sabato 23 settembre 2017

Claudio Di Scalzo. "L'Uomo di Karphatos a cui pisciarono nel latte". (Gennaio 2012 e 2017)



CDS: “L'uomo di Karphatos” - Gennaio 2012





Claudio Di Scalzo

L’UOMO DI KARPHATOS NEL GENNAIO 2017 SUGLI SCOGLI

La letteratura gioca tiri stravaganti, a volte, come nel mio caso, rivelatori. A ogni trama che voleva presentarsi in un modo ed invece era in un altro; smonta l’ideologia rivela quella nascosta; giunge a rivelare quanto si definì sublime come superficiale e meschino oppure ridicolo. Insomma ti gioca un colpo da rovescio,  a volte è un cazzotto nello stomaco altre una carezza suggerendo che non tutto è perduto.  

Quando scrissi e dipinsi “L’Uomo di Karphatos a cui pisciarono nel latte”  - nel gennaio 2012 - pensavo di fare i conti col mio passato, negli anni che avevo vissuto accostando amore - cercandolo assoluto, che non scadesse come il latte - alla mia vita reale e nell’estetica un po’anarchica un po’ folle: il più delle volte senza costrutto in qualcosa che reggesse al tempo all’incuria alla mia stupidità. Ed invece, con questa storiella tragica e delicata accosto al mare azzurro, del mito, stavo prefigurando il mio futuro. Ancora e in maniera orribile mi avrebbero pisciato nel latte. Con una violenza mai prima subita verso quanto ritenevo aver ideato di bello e nutriente per me per chi davo in dono il latte.

Ma nella storia c’è anche una Ninfa intrepida. E questo cambia lo sviluppo del passato e del futuro. Che ancora deve accadere. Del passato che ancora avrà cambiamenti.


Io, Uomo di Karphatos a cui pisciarono nel latte, questo mi dico qui davanti al mare col sole ancora in bocca, in cerca di chi mi possa accogliere intero.











Claudio Di Scalzo

L'UOMO DI KARPHATOS A CUI PISCIARONO NEL LATTE
(ovvero il sole dell'Uomo sugli scogli - gennaio 2012)


A Karphatos un uomo sta di profilo, lì, semplicemente, in piedi. Pure se ti ci metti davanti o dietro ne vedi sempre  un profilo, e, con labbra serrate  guarda verso il mare. Pensa al latte bianco nelle sue mani e a chi ci pisciò dentro.

Oggi l’Uomo di Karphatos ha la bocca socchiusa, dai suoi denti spunta un tiepido sole adatto al mare d’inverno. Non puoi vederlo intero tu, che non te ne intendi; sempre un lato vedrai, quello col sole che barbaglia dalla sua bocca.


«Uomo col sole sulle labbra, sole strinto in bocca, perché  ti vedo intero? Perché gli altri scappano pieni d’orrore dicendo di vedere solo un lato? (solo un lato!).»

«Ninfa mia curiosa di mare …  perché a me han pisciato nel latte, e tu sai che significa. Tu, che hai creato un sorriso, lì, dove strisciavano serpi nella pineta dietro le mie spalle. Loro, gli altri, che non sanno più amare vogliono scorgere unicamente il lato picchiato dal sole. Allora mi vedono solo a metà. È più pratico, credimi Ninfa.»


«Sei triste?»


«Oggi no. Oggi il mare è al posto giusto… scogli, case, pini... tutto al posto giusto. E tu? Che fai qui? Sei venuta a vedermi per intero?»


«Sì. Per questo liberarti. Così proteggerti»


«Ninfa intrepida! Vieni qui che t’abbraccio! ... ci inventeremo  una storia che non conclude, che ne dici? Potremmo chiamarla:  L'Uomo che stringeva il sole tra le labbra».


«Noi ci s'intende, Uomo sugli scogli. Noi ci s'intende. Il sole sulle tue labbra vedendoti per intero  in me non tramonterà».