martedì 14 febbraio 2017

Claudio Di Scalzo: Cielo stellato sul petto - 14 febbraio 2017



CDS: Autoritratto con cielo stellato sul petto - 14 febbraio 2017





Claudio Di Scalzo

CIELO STELLATO SUL PETTO

(con notizie sulla Mail Art)

La Mail Art è stata  l’ultimo movimento comunistico-comunitario alternativo al sistema delle arti. Sviluppatasi negli anni sessanta e in Italia negli anni settanta secondando a volte i movimenti  della contestazione studentesca e dei movimenti estremisti di sinistra.

Ho iniziato a praticarla attorno al 1968. E negli anni seguenti. Sulle cartoline proponevo collage, scritture, irriverenze, metafisica a basso voltaggio, fotografia, insomma tutti i lacerti dei movimenti dell’avanguardia storica (Dadaismo Surrealismo  Lettrismo  Situazionismo). E poi riversandovi Body Art (usando il mio corpo oggetto-artistico, la serie Duchamp-Duchampoo con lo shampoo appunto);  Land Art con cartoline che macerate sotto l’acqua poi partivano con un segno spray aerosol;  Letteratura alta e sublime trovavano sulle mie cartoline un rovesciamento ironico;  poesie pennute, poesie con granaglie, poesie scolorite, poesie ammattite e così via.

Ma anche qui, apparvero i curatori. Gli antologizzatori,  i critici, vil razza dannata, che con la scusa di sistemare un’interpretazione critica del movimento, e spesso mail artisti anche loro ma mediocri, presero ad organizzare mostre in gallerie private, a pubblicare autori in ordine alfabetico. Interpretando le varie tendenze. Anch’io a mia insaputa sono stato antologizzato ed esposto.

Ma ciò mi convinse a venire via dal movimento. Come? Semplice non spedivo più Mail Art a riviste o ad artisti. Bensì a persone che dell’Arte Postale non avevano mai sentito  parlare. Amici e amiche, in Italia e all’estero, che poi o le buttavano via o se ne avevano voglia  le conservarono. Poi rubricai la mia Mail Art a poesia visuale casalinga. Le spedivo a mio padre alla Nada Pardini, mia madre, al Pazzo barbiere di Nodica. E su queste cartoline operavo una traslazione di motivi poetici da camera. Per circuito interno. Alla mia biografia. Alle variopinte amicizie popolari






In questo mese, febbraietto corto e maledetto, che m’è venuta fantasia e voglia d’andare in visita di cortesia a quel mio estremismo estetico, degli anni  fine sessanta-settanta; ho ritrovato il “Cielo stellato portatile”. Che inventai  a metà anni Settanta.

Dalla carta da presepe, per il cielo stellato, ne ricavai un frammento, lo incollai su di una cartoncino. Vi aggiunsi il frammento “Chi porta con sé un un pezzettino di cielo stellato non conoscerà mai l’oscurità”. La dedicavo a una compagna,  spesso tanto malinconica, e portata a rinchiudersi nel buio della malinconia, sotto al sole nero. A volte soffriva per amore ricavandone stremanti giornate di solitudine. Allora per lei inventai questa cartolina. Era disposta a farsi bastonare dal V Celere ai tempi della morte di Franco Serantini, resistere al carcere, ai fascisti… e poi si faceva maculare nei sentimenti da uno sciocco marito. Che non capiva la sua disperata delicatezza. Sentìì tutto ciò come un’ingiustizia enorme. Ma non potevo porvi rimedio se non con questa cartolina.  Che però funzionò. Perché la coppia trovò le risorse per cambiare e superare equivoci e durezze.

Di questa cartolina poi ne feci  altre copie perché il comunismo-comunitario lo imponeva. Non doveva esistere il pezzo singolo  E a volte l’ho usata anche in amore. Perché mi sembra ancora un bel dono. L’immagine è stata pubblicata anche in catalogo e ha avuto traduzioni. Però non ho con me le pubblicazioni artistiche. Non le conservo. E per rivederle devo andare dal gallerista Roberto Peccolo. Nel suo archivio.

In questo febbraio tanto arduo. Sono passasti quaranta anni. E vado su e giù sull’autostrada della Cisa per raggiungere mia madre. Nada Pardini. Che poi quando venivano artisti a trovarmi e le chiedevano se abitava lì il mail artista della Fabbrica degli Oggetti Utili che editava le cartoline e se potevano vederlo, lei non capiva. Chi era il mail artista? Ma se dicevano Accio. Il soprannome con cui mi firmavo allora intendeva e li mandava nel mio studio, al primo piano. Del cascinale. Che ancora è come allora. Oppure diceva loro: e con Lalo col camion ma torna presto. Se tornate all’una mangiamo assieme. Tornano sempre perché son d’appetito.

E anche a loro donavo cartoline di Mail Art come mia madre donava i suoi tortelli. E i suoi limoni.


Dicevo dei tempi ardui. L’oscurità è in agguato nelle mie giornate di figlio  e di uomo. Sì, febbraietto corto e maledetto. E per farlo diventare un gocciolino benedetto mi son spedito da solo la cartolina che inventai. E ha raggiunto il mio petto. Lì l’ho fotografata. Lì dove una donna pose la sua mano per salvarmi dal dolore che allora provavo. Tanti anni fa. A questa figura salvifica va oggi, 14 febbraio, il mio pensiero riconoscente. E questo è un tassello, come la cartolina, di un romanzo atipico che non verrà mai pubblicato. Ma resterà lo stesso. Perché cartoline e ricordi e bellezza non scompaiono,  e proprio perché non sono  editati o pubblicati o messi in mostra, essi vanno e vengono, un andirivieni, in certi mondi paralleli che forse sono la Poesia eterna, o forse la Religione, o il Comunismo libertario; e questi capitoli stanno accosto al mio reale di ogni giorno, e vanno postini di sé stessi dove sono cercati. O attesi. 




giovedì 22 dicembre 2016

Chiara Catapano: La mia mano oltre il vetro. A Claudio Di Scalzo


CDS: "Claudio e Chiara"




La mia mano oltre il vetro
Nell'aria che respiri
Dita disegnano il punto
Gitano dove cadono
Fiori di pesco nell’isola
Dove ti porterò






lunedì 12 dicembre 2016

Catapano - Di Scalzo: Rara illustrazione in corsara declinazione.


(cm 20 x 28, inchiostro e china su carta - 8 XII.2016)





Claudio Di Scalzo

 RARA ILLUSTRAZIONE IN CORSARA DECLINAZIONE

L’amore navigante sull’Olandese Volante lo racconta l’oceano in tempesta replicante quando sembra che i flutti godan la festa a sé stante in alta cresta a cui il vortice s’appresta turbinante – … poi viene la carezza quieta dell’acqua sulla prua, l’Olandese e la Corsara della Mertamorfosi vivono la notte biancolatte al timone, lo scafo va verso l’insenatura dell’isola soffice come borotalco: sdraiati al sole sulla sabbia pomice canteranno con l’ansito della giungla davanti l’avventura transmoderna nei segni. L’anima dell’Egeo azzurra come una vetrata riflette, ad Alonissos, la brace del poema.




www.olandesevolante.com








venerdì 14 ottobre 2016

Claudio Di Scalzo: Dittico del 7 ottobre 2016.


CDS: "Alla Signora della Poesia" - 21 x 30, acrilico su carta - ottobre 2016







Claudio Di Scalzo

DITTICO DEL 7 OTTOBRE 2016

(Colore e b/n autunnali ore)


1
Segno rosso dell’espressione

Costellazione dei sensi in pegno









2

Sonoro oscillare del geranio
parole ricordate accoste al glicine bianco







mercoledì 31 agosto 2016

Karoline Knabberchen: Quaderno Mite Inverno



Claudio Di Scalzo: Karoline Knabberchen fiore forma alle Lofoten 
20 agosto 1984 - 20 agosto 2016
Tecnica mista su tela 40 x 90
particolare e in basso tela intera




Karoline Knabberchen

QUADERNO MITE INVERNO

(20 agosto 1984 – 20 agosto 2016)

(a cura di Fabio Nardi)

Quando Karoline Knabberchen nella primavera del 1984, nel nostro viaggio europeo, mi lesse alcune pagine del suo quadernetto-notes (uno dei tanti iniziati e non terminati) su cui scriveva riflessioni filosofico letterarie intinte nella biografia nel nostro legame mi chiese di giocare con lei a trovarne un titolo in rima, io,  intuendo i suoi frammenti malinconici e a volte angosciati, accanto a qualche facezia difensiva, mi tenni su di un titolo “addolcente” sia l’oggetto quaderno sia una possibile stagione di transito per sua natura fredda. Ma cara al romanticismo idealista. “Quaderno Mite Inverno”. Recitai. Karoline capì il mio intento. E mi baciò. Con quella tenerezza protettiva, di cura comprensiva, verso quella che chiamava la “bontà del monello”. Lei invece scrisse e mi lesse: ““Quaderno bassa filosofia cassa averno parte mia”. Il suo era più adatto. Mi spaventai anche. Accolsi Karoline che piangeva sommessamente tra le braccia. Avrei inchiodato le mie mani sulla maniglia in quei momenti perché si chiudesse senza più aprirsi ai suoi pensieri. Lei lo capì. E fu tra noi un amore così alto ma così alto! che il più piccolo dei baci valeva l’altezza delle montagne della sua Engadina Però con il freddo addosso. Seppi in quei momenti che non avevo la Parola per guarirla, potevo soltanto accoglierla sul petto, in sosta, nel suo transito terreno. Oggi, in questo 20 agosto 2016, penso adatto il titolo “Quaderno Mite Inverno”. I miei anni stanno entrando nell’inverno; però spero mite quest’ultima stagione, pensando e ancora amando la mia Karoline.  Mentre ne leggo i quaderni.

Ho letto questa prefazione a Rina Rètis. Si è commossa tanto. La tua fedeltà Fabio è proprio quella di un monello cristiano, mi ha detto. Un giorno ritroveremo, assieme, l’Angelo svizzero. Non dubitarne. Se sono qui accanto a te, in questo amore, è perché Lei ha voluto accadesse. La porta si schiuderà sull’eterno. E tu ora la Parola ce l’hai. Per andare dove sei atteso.

Il 20 agosto 2016, trentadue anni dopo il suicidio alle Lofeten di Norvegia di Karoline Knabberchen, ricordo la mia fidanzata vivendo l’amore assoluto. Il miocardio pompa in due direzioni femminili che si ricongiungeranno. Sono un uomo fortunato. E neppure so come possa meritarlo. Poi guardo il viso pallido di Rina, la sua convalescenza, come sopporta il dolore della malattia, e allora so qualcosa in più, sul dono, sulla Grazia.

Ai frammenti-riflessioni di Karoline Knabberchen come curatore a volte ho posto dei titoli.





1
PREDAZIONE POSSIBILITÀ IN AZIONE



Indecisione. Vita al bivio. Fiume si biforca col proprio nome in due identità. Qualunque via il soggetto possa prendere esiste la possibilità del fallimento. Matura l’angoscia sinopia della danza sulla mano sanguinante. Balbettìo del gioco rimescola carte scoperte. Tutto il vissuto può venir meno nell’annullamento. Kierkegaard ha calcato su di sé questa vicenda invasa dal cielo cristiano come nessuno mai l’ha descritto. Kierkegaard scòte la filigrana della sua esistenza come un “punto zero” e come un “forse” friabile tra l’essere e il nulla. Vive in uno stato di sospensione talmente indeciso che ciò gli rende impossibile scegliere – nel concreto vero – una possibilità.


(...)





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giovedì 30 giugno 2016

Claudio Di Scalzo: "Fagiolina egizia Rina" - Per il compleanno



CDS
 Rina Rètis col rampicante Fagiolo Egizio - 26 VI 2016




Claudio Di Scalzo
FAGIOLINA EGIZIA RINA
(Rampicanti per te - a Rina Rètis - 26 giugno 2016)


Pianta rampicante volubile che trae dalla sospensione degli  anni
la forza di salire mura libri pensieri sensi accolti dal tempo.
In un brulicare d’immaginati graticci. Per colori solidi e spicci.
Fagiolina Egizia Rina s’avvolge nei suoi 41 anni
porpora con al seguito baccelli rosso carminio brillante
con tanti semi dentro quanti sono le parole d’amore
che dice all’amato. Mentre nell'estiva regione
del Tirreno lui  con colori caldi con la materia
con la  luce del giorno 26 giugno,  le dice
che ha spezzato ogni forbice
perché possa crescere ancora libera
e in salute mentre lui fa la guardia
al suo rampicare ch’è tutta la poesia
che sempre cercò.







martedì 24 maggio 2016

Chiara Catapano - Claudio Di Scalzo: One shot su Kaspar Hauser e l’imitazione Kasparhauser on line








Chiara Catapano - Claudio Di Scalzo

ONE SHOT SU KASPAR HAUSER 
L’IMITAZIONE KASPARHAUSER ON LINE

CC: Che cos’è il weblog Kaspar Hauser - che sembra abbia un’imitazione col logo Kasparhauser - ed il suo rimando sull’Olandese Volante?

CDS: È una “Rivista di filosofia espressionista in acrobazia”, come recita il sottotitolo, e cioè il linguaggio filosofico viene rappresentato-narrato-illustrato con vari generi stilistici transmoderni. A volte serissimi  avolte umoristici. Col tratto distintivo fumett’espressionista. C’è, dunque, il weblog, c’è rivista transmoderna L’Olandese Volante, c’è (oh la Trinità che porta santità ideativa!) il foglio-web manoscritto-visual “Kaspar Hauser”, che ne determinano apparizioni e destino.

Kaspar Hauser diventa pertanto una sorta di Indagatore dell’Incubo Filosofico. Ricordando un celebre fumetto.

Quanto all’imitazione in rete chiamata Kasparhauser, utilizzo il bon mot francese (sta’ gente si picca di saper la filosofia franciosa delezansosi foucoltizzandosi derridandosi come bellerine cozze) per definire le persone che ne sanno una pagina più del libro, o meglio fingono di saperla e sono boriosi e spocchiosi, perché scarsi di comprendonio o terribilmente insicuri o tutt'e due le cose insieme. Come tali, sputano pareri sentenze e ovvietà sciocche e banali. Bêtise arzizigolate cavillose. Professori senza cattedra (che odiano chi ce l’ha, alla Cacciari, che neppure li cagano di striscio) anzi con cattedra-web da frustrati; alcuno assistenti o dottorandi s’affidano al profluvio di citazioni aspirando alla gerarchia vassallatica feudal-accademica. Quindi, tutta questa génia,… il pètent plus haut que leur cul , scoreggiano più in alto del loro culo. Si pronuncia: il pèet plü ó che lör cú. Bello, eh?

Ed ovviamente, usare nome e cognome del candido “Fanciullo d’Europa”, con questo nero pece pseudo-cultural van, è veramente un’altra coltellata al personaggio che apparve a Norimberga. Per fortuna c’è il nostro Kaspar Hauser a rimettere le cose a posto. A portare un po’ di profumo sopra le scoregge.