domenica 19 maggio 2019

Claudio Di Scalzo detto Accio: Se il Cardellino mi registra la biografia torna in pista. Sull'antifascismo e il fascismo alla mia latitudine ieri e oggi. Con "Il mio canto libero" di Lucio Battisti sul finale.








Claudio Di Scalzo detto Accio

SE IL CARDELLINO MI REGISTRA LA BIOGRAFIA TORNA IN PISTA.

SULL’ANTIFASCISMO E IL FASCISMO ALLA MIA LATITUDINE IERI E OGGI. 

CON “Il MIO CANTO LIBERO” DI LUCIO BATTISTI SUL FINALE.



Quanto qui appare è trascrizione, più o meno fedele, tolte alcune espressioni troppo vernacole, e qualche riferimento al privato da tener al silenzio incollato, di quanto Sara Cardellino giorni addietro ha registrato a Venezia quando, per raggiungerla, la mia Mini Cooper ha sfidato cielo ner e manto autostradale perché velocità in amor vale.

Sara “perfetta socialdemocratica”, s’adira se la definisco “Formica Puma” (uno dei soprannomi che le affibbiai) al culmine di minuscola bica (montaleggio), e per bica intendo montagnola scambiata in materia d’antifascismo per possente montagna. Da lei certamente con intrepida e coerente dedizione, ma anche da tanti interessati a un antifascismo o di facciata oppure ad un antifascismo liberale che secondo me non funziona. 



Accio e Sara Cardellino





(Venezia, metà maggio 2019)

Allora, sapientaccio, dammi la tua linea che non sia l’asta da saltare, troppo semplicistica troppo in alto, di Antifascismo + Anticapitalismo!, Beh... che dice il vernacolo bolscevico?

Sara… prendo il tuo lenzuolo alla finestra con scritto sopra qualche cubitale contro Salvini o la difesa della docente di Palermo che ha suggerito parallelo tra le Leggi razziali e il Decreto Sicurezza e ci ricavo vela per il mio ragionamento. Mi sembrate in questa lotta dentro la Legge “Gianfranco Funari” applicata allo spettacolo politico con réclame! Che sarà "consumata" in un baleno mettendo all'adatta lotta freno!

Se ài pazienza ascoltami, Sara, ma gira ogni tanto sul fornello il ragù di cinghiale che ò portato da Vecchiano, che ci tengo più che a quanto ti dio, pecché?, il timone ha bisogno d’esse nutrito per fa’ navigà la prua verso l’isola del Oh ah ohòò… cinghiale todo per il godo,... non so se mi spiego?… ehi non innervositti… figghio di Berni e Burchiello son'io!, porta pazienza fa parte della mi' ermeneutia ad erme ferme sur salotto… i riferimenti di prima… strapaesani all’eros usando prua e isoletta … è accostamento fascista?... o viene a me dalla logica strapaesana di Soffici del Lemmonio Boreo e dai disegni di Maccari?... e potrei aggiungerci qualche impeto futurista di Papini… e anco il Viani espressionista che si traghetta nel fascismo di sinistra popolano. Ma siccome voglio fare il colto un po’ a corto di logia, aggiungo il Giovanni Boine che scrive i “Discorsi militari” e che nelle poesie paesane a Porto Maurizio glorifia l’amore alla “cinghiala” veleggiando su’ prua verso il letto popolano della Maria Gorlero…che lo prende (intendilo pure in doppio senso!) più delle Sibille Aleramo fiche poetiche e carburate a enfatica letterarietà… son fascista per questo Cardellino?! … ma ti dio che ciò sta nella mi’ biografia, della mi’ famiglia: Vittorio Pardini interventista nella Prima Guerra Mondiale, sprezzante verso il fratello primogenito, che avrebbe ereditato tutte le terre, socialista di Turati, rappresentò in casa Pardini questo groviglio; Vittorio aderente al diciannovismo mussoliniano poi Marcia su Roma… che ruminava, come i Maccari, negli anni Trenta, che il “fascismo rivoluzione è stato tradito” dai gerarchi dai pantofolai di Roma. Antitedesco non andrà nella RSI e morirà nel 1944 di crepacuore all’arrivo dei maledetti ameriani. Se avesse scoperto mi-pà partigiano nascosto ner cimitero di Vecchiano l’avrebbe fatto fucilà e Lalo gli avrebbe sparato volentieri pur amando la su’ figliola Nada.

Lalo partigiano solitario sapeva che vinta la guerra, liberata la Toscana e l’Italia, ir su’ fratello Alvaro che gli aveva puntato la doppietta prima d’andà in Spagna nel ‘36, perché con simpatie trotschiste e anarchie, l’avrebbe "ringraziato" dicendogli che ora sarebbe stato il partito con Stalin a fa’ la rivoluzione adatta all’Italia, non sapendo che il PCI di Togliatti aveva liquidato Pietro Secchia. Erano tutti sconfitti, ‘ompreso ir mi nonno Vittorio.


Con quest'esempi davanti all'occhi, Sara, posso avé de' dubbi sull'antifascismo di oggi in rete e fori?, che non sia quanto serve a ribaltà la reazione! Compreso quello di tanti poeti e artisti da web. Che antifascisti sono?, 'osa mugliano di non già sentio? Di che pasta son fatti?!... parecchi non mi ‘onvincono, Sara, sono antifascisti di ‘omodo, e se ci voglin “guadagnare” per il loro librino, spettacolo, mi ‘onvincon ancor meno!... t’aggiungo un artro ‘apitolo della vicenda di famiglia per ditti dove nasce la mi’ diffidenza… liberata Vecchiano ‘omparvino antifascisti dell’urtima ora per punì la Nada figlia del fascista Vittorio e della madre Messinella.

E Lalo, avvertito, sartò il muretto dell’aia, montò sul barroccio, e imbracciando ir mitra disse ai partigiani finti… “La Nada è la mi’ ‘ompagna, la Nada sarà la mi’ sposa, se quarcuno s’azzarda a toccalla o stramonalla con le parole... l’ammazzo! E ora andate via di qui… antifascisti e partigiani da burletta… ve lo dio una vorta sola… parola di Lalo se v’avvicinate alla Nada per fanni male… vi vengo a cercà e vi marchio uno a uno. La mi' futura socera se à ommesso quarcosa contro il popolo farà i ‘onti con la democrazia ristabilita.

Questa, Sara, pe-mé!, è rivoluzione questo è amore. E, se anco ti po' spaventà, l'amore 'osì l'intendo!, e se ti facessero der male... agirei come mi-pà!

Mia nonna Messinella, che fascista vedova, lo rimarrà per sempre, si vestirà di nero per sempre e non si taglierà più la chioma. Bellissima pallida e altera non parlerà mai per venticinque anni all’omo comunista che sposava su' figlia né mio padre l’avrebbe mai fatto. Pur stando nella stessa casa. Io bambino assistevo a tutto questo.

Avevo, ho!, rispetto per queste figure, appartenevano, appartengono, al Tragico, vero, non di 'artapesta col quale si trastullano poeti e poetesse che purtroppo m'ànno tagliato la via, ed erano coerenti Messinella e Libertario detto Lalo. Anche se soffrivo in questo riquadro. Lo vivevo accettando il romanzo dov'ero ficcato nascendo. Non si poteva cambiare il destino. Con frasi ed ipocrisie di circostanza.

Come sai, Sara - ci siamo stati assieme e ci torniamo, alla tomba di Angelo - ir padre di Lalo venne ammazzato dai fascisti pisani, ed era stato a Livorno, alla fondazione del PCI. Davanti alla su’ stele c’è la tomba anonima di Vittorio Pardini morto di crepacuore nel ’44. Non appare foto. L’unica in tutto ir cimitero. “Babbo perché non c’è la fotografia di nonno Vittorio sulla lapide?”, e Lalo mi rispose secco: “perché i paesani ci avrebbero sputato sopra”. 





Sara e Accio - 2011 




Capii e scelsi. La Tomba di Angelo m’appartiene. Ma anche quella di Vittorio. (“Vecchiano un Paese. Lettere ad Antonio Tabucchi”, romanzo breve epistolare, Feltrinelli 1997). Io, Sara, son fatto in questa maniera. Il ramo è stato piegato ‘osì dalla vita. Non si po’ addirizzà diverso. Spero tu mi voglia bene lo stesso.

Una ‘osa però ci tengo a ditti,... non posso esse uguale a’ mi’ padri e alla mi’ stirpe… che nella ‘oerenza. La lotta di Classe degli anni Settanta era già una parodia di ben altro scontro. E fummo usati e poi traditi. Posso però avere la stessa fedeltà ar mi punto di vista rivoluzionario. Devo fatti quarche esempio? Lasciando da parte la militanza, che, come sai non ò induve falla oggi! in che organizzazione. Servo di più a custodire il Comunismo come romanzo tragico, a volte tragicomico, altre volte umoristico, nei segni che invento. La mi ‘oerenza sta nella politica che porto ner mi’ privato. Ancora non intendi?



... quanto accaduto per l’Olandese Volante il 9 gennaio 2017 per me è stato un attacco politico, non estetico, uno sfregio ar ‘omunismo ‘ome l’intendo e ‘ome non ò mai fatto mistero d’intendilo ‘osì,… chi non mi parla di persona delle sue scelte, e devasta un'avventura libertaria, usando la passata lotta nei segni, per fini di carriera letteraria, portandoli altrove sotto altra bandiera!... somiglia a chi sull’aia voleva “punire” la Nada. Antifascisti di mezza tacca. Saranno in facile lotta contro il Salvini "fascista" adesso? Molto probabile. Col distintivo dell’ultim’ora. Allora ho preso, ir mitra, anche se dei segni, e ho esclamato da qui non si passa! Come in un fumetto o un melodramma diventando il personaggio, Accio, che da sempre sono. Vedo che annuisci, Sara!, bravo amore!, lo vedi ch’è facile ‘apì uno scemo ‘ome me! Dove vado a parà co’ mi’ ragionamenti!

Da allora, te lo dio con sincerità, mi son messo a studia a bestia i mi’ appunti, quanto meditai anni fa, sullo “Strapaesano Telematico”, infatti se un poeta e critico mediocre come Piero Cudini m’attaccava su “La Rivista dei Libri” fondata da Eco, definendo me e lo scrittore pisano Athos Bigongiali, come due "strapaesani in ritardo", mentre Bigongiali ne faceva una malattia, io rilanciai con lo “Strapaesano Telematico” spostandomi a inizio Duemila sul web a fondare siti Strapaesani Telematici. Tutti perduti fino all’Olandese Volante (9 gennaio 2017), ma è stata una bella avventura. Son lì ancora on line ad usare pagine elettroniche glocali in folio Tellus; e l’istintualità candida di Kasparhauser; e ornitologia ed erbari da transmoderni battezzati, con i critici adatti antifascisti, come ontologici. Mi dà la nausea parlatene, Sara. Anche se il calco mai sarà come l’originale.

Attorno a queste miserande vicende da sottoproletariato poetico… c’è qualcosa, ma tanto, di più importante… e cioè che la Destra Populista è erede molto, nello spettacolo web, sui social e in politica, dei Soffici dei Papini e degli Oriani ma pure dei Fogazzaro mistici. Tolta la Destra dei Gaetano Mosca dei Pareto dei De Bosis dei D’Annunzio… bisogna entrare, secondo me, nel Populismo di Destra erede dei Malaparte e Maccari per giungere a un popolo, populismo, rivoluzionario, magari al “popolo” che pensò Gramsci, e rivelare, che il capitalismo di cui parlano i Salvini è una fandonia ideologica reazionaria, la lotta contro l’usura capitalistica che ubriacò Pound Benn Céline… non è percorribile. A questo punto deve tornare il pensiero sovversivo che ha un padre a Treviri. Adattandolo alla lotta nei segni dove ‘apitalismo e reazione sono più attrezzati.

Però, ora, Sara, se il ragù di cinghiale gliè pronto… s’apparecchia perché m’è venuta fame… e dopo mi butto sur ‘anapè e dormo… o no?!... vuoi ancora cantare assieme il Battisti… "Il mio canto libero”!?…





LUCIO BATTISTI










domenica 28 aprile 2019

Claudio Di Scalzo: L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ (ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)



CDS: "Tarcisio litigante con sua ombra nullificante"
50 x 40 cm




Claudio Di Scalzo

L’UNICO E LA SUA MALMOSTOSITÀ

(ovvero guai in amore e ideologia del professore supplente)


Stirner




Leggendo quanto l’ex fidanzata gli scriveva nel trafiletto elettronico in risposta alla sua richiesta di rimuovere le foto di loro assieme dalla bacheca Facebook:  “Mi continui a scrivere del nulla. Vivi la tua vita che io vivo la mia”; il professor Tarcisio, supplente anche se aveva 40 anni, nei licei di Pisa provenendo ogni dì da Carrara, proruppe in una risata che fece tremare i vetri. Tanto che su-mà, anziana parecchio e malata di cuore, ebbe un sobbalzo dal sonno pettoruto sulla poltrona dello scalcinato  salotto.  Gliè la tennia, dell’istèrica Linda,  si disse, affibbiami ‘olpo di daga elettronio e poi mette ir brocco ‘ontro la mi' “intrusione”, a su’ di’, ricevuta. Non l’ha nemmeno scorsa intera la lettera, disse ad alta voce monologando dinanzi alla vecchia sarta sonnecchiante negli anticoagulanti, sennò avrebbe inteso che se scrivo in italiano forbito mica in vernaholo: “le foto danneggiano il mio presente in ambito familiare e sentimentale”, mi riferisco a mio fratello a mia sorella che magari curiosando on line possono capitare nelle nostre passeggiate un annetto fa a Viareggio tanto da imputarmi un altro fallimento sentimentale corredato da fotine, e, poi il “danno sentimentale” non era riferito a mia moglie, bensì alla latinista che frequento e che se la perdessi,  gelosetta com’è der mi’ passato, mi butto in Arno con pietra ar collo stretta.

Rilesse la presa in giro della ex: “E poi se credi che io possa rovinare il tuo rapporto matrimoniale, oddio, questa poi!” Due poi… poi le mucche fanno i buoi, si dice a Pisa. Insomma da una poetessa che pubblica nella “Bianca Einaudi” i poi son proprio degli oi oi. Si chiese se tanta sbrigatività sul filo di lama del “poi” diorama fosse dovuto alla Linda che se la tira e brinda presso editore di prestigio rispetto a me poeta visuale che dai segni storti più che altro ebbe male e voti corti. Ma poi fece spallucce. Ridacchio in rima mi smacchio. Se i poeti visivi son stati sterminati dalla pubblicità, anche l’ermeticità dura meno del baccalà nel piatto d’un livornese. Tossì compiaciuto per la battuta in rima.

A quel punto il sogghigno si ridusse a mestizia dalla mestizia a nervoso dal nervoso alla filosofia adatta. Discretamente fiera e sovversiva, biascicò! ripetendo ben due volte, come i “poi” della Ex Linda,… Stirner Stirner!... IO Bestia!





Ho scritto del Nulla per anni. Appunto come Stirner che afferma: “Ho riposto la mia causa nel Nulla”. A dire il vero nell’edizione italiana primonovecentesca, ahi il filologo der nulla testa brulla, venne tradotto “Brame”.

Sarà brama inutile invaghissi d'una donna e poi scoprire che, non per colpa di uno o dell’altro, siamo più antitetici del giorno con la notte senza nemmeno il ricorso al crepuscolo o all'alba provvidenziale dopo il buiore? 

Linda ha ragione, anco se mi sembra più nera d’un tizzone d’inferno, mi risolve l’esistenza, lo dirò anche all’algida latinista nonché alla moglie illuminista nel prossimo incontro per la separazione consensuale per tornà in pista, che sono lo scemo che ha scritto del Nulla. In visualità che al nulla si dà? Può andare.  Stirneriano puro che si ritrova col cazzo in mano ancorché ritto ma coscritto d’una battaglia dove son sempre sconfitto. E allora rimare remare morire fallire fallare… Stirner aiutami a passà la nottata sveglio mentre mi-mà pensa di morì e invece son io che son morto a scoprì grazie all’ex Linda e a lato all’ex moglie Serena e a lato alla presente, anche se stasera lontana a Milano,  Fiammetta,... che se fallìì ancor forse fallirò!

Domani spiego in classe Stirner a costo di ricevere nota negativa dal preside del Partito Democratico. E lo spiego in dialetto. Più o meno così.

‘ari i mi’ studenti pisani, vengo qui su e giù ogni mattina da ‘Arrara, oggi vi spiego un filosofo che ner vostro manuale non c’è, ganzi ir mi’ Vellotti e Conte stampati Laterza a dacci ner manuale sol la verza invece der companatio abbrustolito. Da induve parto!? Ma da qui: “Ho fondato la mia causa sul Nulla” ma posso divvi che l’interpreto pecché la mi’ ex fidanzata Linda m’à ditto a muso duro che: “scrivo del Nulla da anni”, nominandomi parente di questo occhialetto conosciuto in un disegnetto fra l’altro der su nemio Engels sia detto.

Stirner vaneggia, massì vaneggiare come blaterare sputare borbottare, un’insurrezione che s’annida nell’IO perché se si fonda ogni lotta lo si fa sul Nulla: allora ecco la I e la O saldate che rivendiano tutto e l’UNIO ne ha Proprietà. I rapporti tra i vari IO sono solo d’interesse di ‘attura di forza anche brutale. Ve l’annuncio: anco nell’amore va ‘osì. Sennò chiedetelo a Linda. Se fossi stato un poeta di successo m’avrebbe lisciato meglio il pelo invece di trattammi come un pover’omo utile soltanto a taglia schiavo le ‘anne della poeticità. A mutilà l’Io ci pensano le istituzioni: famiglia scola pensatori teorici ‘attedre e istituzioni dello stato. La chiesa sul batacchio sul groppone ci à scritto Dio.

La storia dell’homini osì ‘ombinati è storia di sfruttamento stando essi mammiferi pòo intelligenti a non rionosce lo gerarchia che li strozza  nella ‘ondizione di mendicità, da mendianti cappello in mano e inchino.

Allora Stirner grida il su’ rifiuto, gran rifiuto di tutto stando ner su Nulla con ir su IO a falli da faro… “Non sono più un pezzente ma lo fui”.

E lo grido anco all’ex  Linda poetessa astuta come na’ badessa… che  “fui un pezzente a dattele tutte vinte, scrissi di nulla e per nulla, e ora son diventato ricco se ir mi’ IO m’ammicco!”

A questo punto, seondo te mamma, che ne dici?,  un prof tanto malmostoso, gli studenti e le studentesse l'applaudono!?

Ma certo bimbo mio, ber mi’ Tarcisino, lo diceva anco babbo, e non ti meraviglià, anco s’era 'avatore leggeva i libri dell’anarchia e me li spiegava, come?, pressapoo ‘osì: Stirnère ai borghesi gli fa ir clistère! Ma questo non lo di’ agli studenti perché mi sembra troppo da grebani e tu sei persona fine!






(Questo racconto verrà inserito in "Amori a bassa quota" - Anticipazioni nell' Annuario Tellus. Febbre d'Amore. 2008)





giovedì 25 aprile 2019

Claudio Di Scalzo: ANARCHIA E POESIA. Contro la Gerarchia Feudal-letteraria. Racconto di fantasia. Fine aprile 2017




Robert Capa: Brigate spagnole Internazionali cantano L'Internazionale







Claudio Di Scalzo

ANARCHIA E POESIA

Contro la gerarchia feudal-letteraria

Racconto di Fantasia

Fine aprile 2017




(Immaginiamo il fine aprile 2017, Pisa, seduti in Piazza Cavalieri assieme ad alcuni compagni di ritorno dalle lotte sotto le Mura di Lucca contro il capitalismo politico-finanziario)

SALUTO AFFETTUOSO

Cari compagni care compagne, chiamatemi pure Accio, se poi volete sapere il mio nome e cognome se capitate nella piana del Serchio e ricordate il soprannome vi diranno la mia identità da anagrafe e vi porteranno dove abito. Questo incontro mi ringiovanisce. Mi ricorda quando sedicenne, nel 1968, ci riunivamo nelle cantine di Borgo Stretto, a Pisa, ed ero, detto da Adriano Sofri, la “”Piccola Guardia Rossa”. Il più giovane di tutti nel Potere Operaio pisano che poi sarebbe diventato l’anno dopo Lotta Continua.

Sono un semplice insegnante del corso geometri di Chiavenna in Valtellina, e il mio anarchismo rimanda a Stirner e all’Ecclesiaste cristiano e alla teorizzazione di Marx, che s’intendeva con Bakunin su questo punto (non su altri) che comunismo artistico è produrre beni oggetti parole come valore d’uso nella società ugualitaria e non come merce di scambio, feticistica, alienante, con un prezzo, e relativa vendita, e carriera per i produttori. Anche scrittori e poeti e artisti dovevano se comunisti, nei programmi anarco-ugualitari delle origini, evitare la mercificazione, non vendere le loro opere, rifiutare ogni carriera artistica che non fosse interna ai movimenti di lotta comunista delle classi oppresse.

Il mio unico titolo, in solitaria, per 50 anni è stato, è, questo!, da rivendicare. E voi che avete saputo di me per i miei scritti sull’anarchia presenti nella Biblioteca Franco Serantini e sull’anarchico Cecco Bertelli di Vecchiano contro Pio IX e Carducci e da qualche giovanissimo compagno - alcuni presenti a Lucca contro i ministri economici di Bruxelles - la storia della mia stirpe rivoluzionaria (Angelo Di Scalzo ucciso dai fascisti a fine anni venti, sindacalista e comunista, frazione Serrati, alla fondazione del Pcd'I a Livorno; di mio padre Libertario Di Scalzo  detto Lalo partigiano anarchico e resistente - In "Piazza d'Italia" di Antonio Tabucchi col nome di Garibaldo!) mi avete invitato in questo vostro gruppo a "conversare" sulla poesia e la lotta anarchica.

Non aspettatevi complicate riflessioni. Vi parlo come faccio con i miei studenti. Usando pure l’umorismo nero e rosso dell’anarchia. Non aspiro ad essere un intellettuale. Gli intellettuali, come diceva Majakovskij, finiscono sempre per tradire la classe proletaria per i loro fini di carriera e per distinguersi dai comuni proletari. Non ho simpatia per loro. Di quelli italiani men che meno! Non seguo le loro inutili esistenze. Ho imparato di più dai pescatori di orate a Marina di Vecchiano e dagli operai della Piaggio e oggi dai disoccupati e sfruttati di Amazon dai malati in Santa Chiara senza assistenza medica adatta… che dai loro libri spesso eco di ben altre teste pensanti. Parecchie in terra di Francia. E se proprio volete leggere teorie date un’occhiata a queste pagine non all’insulsa manualistica che ne è stata tratta in Italia. Con 50 anni di ritardo. E se ne avete voglia sfogliate il "Paradigma Transmoderno" per la politica le letterature le arti di Rosa María Rodríguez Magda. Una che se ne intende. Questa prassi la penso utile per l’Anarchia per le lotte antagoniste.

Personalmente tra Adorno in cattedra che spiega come dovrebbe essere la Rivoluzione  e il Marxismo  e lo studente tedesco che lo invita rudemente a scendere dal piedistallo - gli tirò una sedia lo offese? non lo ricordo - io stetti allora e oggi dalla parte dell'anonimo studente.


La teoria e le parole crescono nella rivoluzione nel sovvertimento ribelle.

Ed esse bastano ad offrire le fondamenta teoriche alla prassi del cambiamento.

Le rivoluzioni sono state perdute e tradite perché ciò non è stato inteso. Perché i veri rivoluzionari han dato troppo spazio ai teorici da scrittoio e poco da barricata. Non così Durruti, non così Trotskij, non così Majakovskij. La "nostra" tragedia è che anarchia e comunismo bolscevico e spartachista non si siano intesi!

Chi ha troppe parole prima o poi tradisce. Ieri come oggi.

Io mi ritengo uno dei vostri non perché ho tante parole ma perché per l'ideale comunista, ieri, come oggi, che è pacifico non pacifista, sono pronto a dare la parte più genuina del mio essere. 


Però essendo qui vi dico, ripeto, come POESIA e ANARCHIA/COMUNISMO e RIVOLUZIONE da costruire possono stare a braccetto. A pugno chiuso. Come quel me stesso in una foto del 2012. Come nella foto così nella realtà.

Non cambio!

Franco Serantini mio amico morì in carcere come ha raccontato Corrado Stajano nel suo libro: "Il sovversivo".

Non ho mai frequentato, né mai lo farò, né mi son scambiato, né mai accadrà,... con chi ha servito nell'apparato repressivo dello stato borghese, nel "sorvegliare e punire" (Foucault); con chi ha servito l'estetica delle multinazionali dirigendone riviste e apparati culturali schizoidi. (Deleuze)

Ho diretto per anni un veliero che sicuramente ha praticato l'estetica libertaria in vari generi. Che ha combattuto i servi culturali dello stato borghese ideologico alienante! Se poi questi "servi" usano addirittura pensatori marxisti ciò mi convince ancor più che la "teoria" può essere arma di dominio, di tradimento perpetuo della rivoluzione, e come persone mi danno la nausea. E con loro chi li segue e li decanta per averne plauso in poesia...  

L'OLANDESE VOLANTE (2011-2017) 


La comunicazione che faccio risente della mia esperienza on line, che, risale, anche in altri siti, al 2000. 

Il personaggio di Buck Eden è la trascrizione nell'immaginario avventuroso di quanto vado dicendovi.


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Claudio Di Scalzo detto Accio
fotografato a Pisa da una compagna di passaggio poi perduta di vista 







POESIA E ANARCHIA

UN OTTETTO UMORISTICO ROSSO E NERO DI PETTO


1

La poesia o uno ce l’ha oppure non ce l’ha. È questione di fantasia, di immaginazione, di biografia, di dolori e gioie nel reale e nello spirito. Non altro. La poesia poi si può perfezionare esattamente come un musicista trova sempre nuove modulazioni nel suo strumento, ma con la partitura di partenza ci si nasce oppure no.

Fare Poesia vuol dire "stare alla pari" con le cose con le persone con lo spazio con il tempo che ti è dato di vivere o d'immaginare; "alla pari" con i poeti che prima di te, morti o vivi, scrivono. Chi sbatte la fronte, batte "musate", nei poeti, vivi o morti che siano, e nella loro poesia, non è un poeta libero. Sbatte la fronte perché sta curvo in adorazione!

Poesia è libertà è anarchia è comunismo. Il poeta o la poetessa nell'anarchia sta "alla pari" non ha maestri né padroni del pensiero poetico da seguire. Ma solo se stesso se stessa e, Dio, se in esso crede.

"Nessuno sopra di me" urlano Achab e Stirner! Uno brandendo l'arpione l'altro L'Unico e la sua proprietà!

Per me chi sceglie la gerarchia vassallatico-feudale non è un poeta non è una poetessa. E soprattutto la loro poesia, è inutile, non aggiunge alcuna novità nella forma nella fantasia creativa, non serve per alcuna lotta libertaria delle classi oppresse antiche e nuove. Promuovono se stessi. Lo fa anche chi con la scusa di scrivere sui migranti e nuove schiavitù e sulla pace han pronto il loro librino o opera pittorica o fotografica da vendere mostrare divulgare; con la scusa della lotta all'ingiustizia: mentono! Promuovono se stessi sul dolore dello sfruttamento sui compagni anonimi morti. 

Lo stesso dicasi per ogni ricorrenza celebrata da poeti on line e su carta stampata o in TV come olocausto, stermini, migrazioni, guerre nel mondo ecc. Scrivine, mostra, senza rivendicare la tua figura di autore o autrice… questa è la via dell’Anarchia. SENZA NOME E COGNOME ma con il NOME DEL COLLETTIVO in lotta o della classe di appartenenza o del foglio più o meno clandestino a cui l’artista appartiene.


La poesia per esistere per essere scritta o pensata non ha bisogno di alcuna teoria letteraria o filosofica. Questa è un'invenzione di chi vuole dominare, intellettualmente, chi la poesia intende viverla. Chi accetta questo dominio rinuncia alla poesia in sé, e si rende schiavo o schiava di parole altrui. Di esempi altrui. Di altre vite facendosi succhiare la sua come il ragno fa con le mosche sventate cadute nella ragnatela.



2

La poesia come praticarla non si può insegnare. Chi pensa di farlo è perché vuole un potere sugli altri, di tipo intellettuale: spesso questo potere è qualcosa di maldestro e insieme ridicolo e losco. 

L'accademia italiana i gruppi intellettuali, l'antico regime, per tanto tempo, in questo hanno prodotto lordure esemplari. Chi va a scuola di letteratura-poesia non ha abbastanza coraggio, in estetica, da star solo nella sua avventura,  come accade in certi fumetti e in certi romanzi d’avventura o anonimo in un collettivo politico. Cerca la rassicurante gerarchia vassallatica. Dove c'è sempre qualcuno o qualcuna che ti corregge i compiti. Che applica sui soggetti adoranti una vera e propria ORTOPEDIA POETICA. Fratturando ingessando curvando ossa e muscoli detti versi e generi. Prima di dire, affermare solennemente con lauree ridicole nell'epoca-web, che hai avuto “l'accesso” completo al mestiere di poeta o di poetessa. 

Di artista. Chi cerca questo diploma è più schiavo dei servi della gleba nel medioevo. Più potata di una pianta col giardiniere che stabilisce sole e ombra adatta. Rinunciano al bosco alla foresta. Per loro non c'è rimedio! E' l'esatto contrario della "poesia alla pari" di stampo anarchico e comunista! E' l'alienazione feticistica diventata catena cuccia guinzaglio! - Accesso che fra l'altro non vale nulla nell'epoca telematica-duemila. Alloro di cartone-pixel. Alloro confezionato per miseranda rappresentazione di sé nella parola-merce tra altre e più appetibili parole-merci in circolazione nel virtuale nel reale mercato capitalistico.

Si "vendono" nei blog di poesia nazionali o internazionali (pomposamente così definiti) per un piatto di lenticchie-commento di lenticchie-mi piace per accedere alla poesia da banco in gruppo nella fiera di poemi imbottigliati con etichetta confezionata da critici in cerca di gloria-web modellando le liquide ambizioni di chi cercava vetro per esporsi. Questo accesso al mestiere di poeta è insieme patetico e umoristico. Grottesco e senza valore (anche se lo declama) perché il Capitalismo Schizo-spettacolarizzato su questa merce non investe. E al massimo c'è un cantuccio isolatissimo sul social Facebook!


MERCE-POETICA che vive l'adorazione delle medaglie - premi concorsi libri autostampati recensioni in spropositato elenco - verso i poeti che "con una posizione" (in similoro pur'essi) mostrano a chi è più giovane non sapendo di imitare i generali tronfi russi o della Nato con medagliere esposto.


Chi pone se stesso poeta come modello da seguire non è un poeta. Bensì uno dei tanti condottieri (dall'ego-cosmico rostro ognidì proposto!) del mercato con parole schiavistiche in cerca di seguaci e piedistallo. E se unisce alla sua produzione di testi la sua supposta valentìa di teorico, allora è un critico-teorico sul piedistallo e a cavallo (rima). 

Chi sta sotto piedistalli con statue di poeti modelli in piedi o sui cavalli (ce se sono parecchi in giro, degni di un bestiario! umoristico, veri produttori di "merda d'artista" da inscatolare come faceva Piero Manzoni) non è un autore libero. E la loro scrittura-pittura è quella dei subalterni, in OMBRA, sotto la bacchetta e la statuaria mole del condottiero a cavallo o senza. Sottomessi fra l'altro a condottieri che spesso, e qui è il buffo, non hanno mai vinto alcuna battaglia estetica e letteraria. Insomma le loro bombe estetiche, assemblaggio di libri d'altri, in scrittura e nei segni vari, son petardi senza botto, fuochi d'artificio bagnati, loffie luminarie, lumini.


Se fra i seguaci, di tal génia, ci sono proletari, ciò è ancora più grave, sono proletari senza coscienza di classe senza avvertire lo sfruttamento culturale che subiscono, quindi sottoproletariato culturale. Plebe in cerca di pattuglia per risibile carriera letteraria dietro, come fanteria di manovra con scritti vari tipo bandierina e trombetta, al cavallo del condottiero con medaglie similoro e bombe petardo.

Particolare esilarante… la GERARCHIA IMPERIALE FEUDAL-EDITORIALE-UNIVERSITARIA che conta, non prende in considerazione questi condottieri auto-nominatisi strabilianti. Insomma nella GERARCHIA IMPERIALE valgono i Baldacci i De Benedetti i Contini i Mengaldo i Cucchi i Conte un tempo i Sanguineti e i Porta. Il capitalismo schizo-spettacolarizzato (rivelato da due compagni di valore: Deleuze e Debord!) ha le sue gerarchie e sceglie quelli che accanto al talento sanno vendere nella grande distribuzione il prodotto Cultura! Nella GERARCHIA VASSALLATICO FEUDALE DEI VALVASSINI E DELLA PLEBE CULTURALE il Grande-Schizo-Capitale non pesca i suoi esecutori e custodenti l’ideologia principale del dominio. Usa la Gerarchia Vassallatica Feudale dei valvassini come serbatoio strumentale di manovra. Per far loro combattere battaglie di retroguardia, aspettare i tartari, farli sbandierare nel deserto del web in piccola oasi ritenuta da generali e truppa una nuova Australia!

Se tra di voi, che vi definite anarchici e comunisti, c’è già qualcuno o qualcuna che ha pronto il librino sull’anarchia da stamparsi o da far stampare dal piccolo editore o magari dall’editore importante, o se ne fa vendita on line, sui social, non è un anarchico conseguente. Non sta praticando alcuna anarchia! o prassi sovversiva. Alcuna poesia e letteratura rivoluzionaria.

Vi dico questo con brutale sincerità.

Quando scopro sui social, on line, in vari siti come tanti, i più, vendono se stessi nel sotto-mercato editoriale o celebrano se stessi in siti e blog vari con rimando su Facebook, mi prende da una parte noia, nausea, e poi anche furore, perché ognidì posso constatare che l’idea-prassi di un’arte anarchica e transmoderna non si realizzerà mai! – E per l’età che ho ne conosco una miriade di addetti ai lavori culturali più vari. 

In ciò i "reazionari" o i cosiddetti "rivoluzionari" o i "riformisti" sono esattamente nello stesso orizzonte ideologico al di là delle formulazioni di varie teorie, che appunto, teorie-ideologie, nascondono l’asservimento al capitale e all’ideologia dominante. 

Entrambi i partecipanti a queste tendenze sono contro la grande editoria e i media on line e su carta stampata perché aspirano a farne parte. Non altro. Qui non c’è la linea anarchica che serve al rivoluzionamento generale del Mezzo di Produzione. Ma "l'eterna carriera" del letterato alla corte di un cercato signore inventata dal 1500 in avanti. In Italia per questa tradizione, anche on line, abbiamo esempi di servitù e trasformismo indecenti e ridicoli. Una mostruosità da Vaudeville o da Grand Guignol.

In genere a chi si oppone a questo "galateo servile", per trovare "Casa" operato da folle di letterati e artisti gli si dice sbrigativamente che scrive o dice "mostruosità" e che propone una "purezza" insultante. Ecco un rovescio che divertirebbe il Marx de "I manoscritti economico-filosofici" e di "Per la critica dell'Economia Politica". Se vi interessa saperlo, cari compagni, a me ciò lo dicono da sempre. Con l'elettronica poi, una e-mail trafiletto, e l'anarchico Accio è servito!

Ma anche se dispersi non siamo pochi!, ad opporci al "galateo servile", e se voi tutti vi aggiungete oggi, ritenendo l'estetica da unire alla rivolta, fondamentale, saremo ancora di più.





LUCCA-MURA- Scontri contro i potenti del G 7 costì riuniti





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Tra il Soviet di Pietroburgo e le caserme degli zaristi con generali e cadetti è facile capirne la differenza e l’inconciliabilità. Tra il Quarto Reggimento di Bonaventura Durruti e gli stalinisti e i fascisti e i liberali è facile capirne la differenza e l’inconciliabilità.

Per chi ama l’anarchia, l’uguaglianza, il comunismo, il cristianesimo delle origini, è facile scegliere. È facile scegliere da che parte stare. Inutile aggiungere da che parte han scelto di stare la massa poetante scritturante disegnante. Diciassette anni fa, 2000, pensavo fosse possibile creare dei Cyber-Soviet-on line atti rivoluzionare lo strumento di produzione capitalistico contribuendo con altre migliaia di esperienze-siti-anarchici al rivoluzionamento del mezzo di produzione-web… ciò non è mai accaduto. Vi lascio il testimone cari giovani compagni e compagne… provateci voi se ne avete intento.

Bisognerà, bisogna raccontare l’epica reale di chi combatté nell’otto-novecento e chi combatte nell’oggi contro il fascio-capitalismo-spettacolarizzato creando una mitologia nuova, come chiesero Hoelderlin (contro i neo-arcadi) Novalis e Rimbaud e Majakovskij, e Jeanne Hèbuterne con la sua pittura e amore nel tragico, e Boine con il suo rivoluzionarismo conservatore,... accogliendo nel mito rivoluzionario chi senza nome oggi e senza nome ieri diede la vita, spese la vita, fu coerente per una vita perché l’uguaglianza economica e nella cultura si realizzasse. Consegnandoli ad un possibile romanzo transmoderno perché i loro nomi siano ricordati. Prima loro e dopo, eventualmente, i poeti di mestiere e in carriera.

Io sto da questa parte. “No Paseran!”. Deve diventare il motto del singolo che vive in anarchia. Diventare una trincea proletaria invalicabile. Intanto singola e poi in gruppo e poi nella classe. NO PASERAN!

Bisogna re-inventare una mitologia proletaria. I testi di Jack London ad esempio possono diventare utili, e anche gli eroi del fumetto. Lo furono per i miliziani delle Brigate Internazionali spagnole e per i resistenti nel 1945. C’è necessità di un immaginario, un’epica, anarco-comunista. Riconoscibile. Usando pure tutte le forme estetiche ereditate dal novecento dalla Pop Art informale Body Art alla Poesia visuale all’Arte Povera alla Stret Art alla Post-Human Art all'Arte Elettronica da disseminare ovunque, ANONIMA MA COLLETTIVA. DI CLASSE.

Ogni singolo nel collettivo una trincea. Da me non sono passati! "QUESTA È RELIGIONE QUESTO È COMUNISMO". Mi scrisse una compagna anni fa, negli anni settanta, e che purtroppo è morta da tempo. Le dedico questo mio “Ottetto” - A questa massima, a questa avventura epica, sono rimasto fedele da sempre.



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La poesia non ha bisogno di alcuna teoria letteraria – sennò come esisterebbero i Montale con la terza media, gli Umberto Saba con difficoltà a diplomarsi, i Sandro Penna che scansavano ogni teorico e i maestri elementari come Caproni? - o filosofica.


Ripeto con esempio. Così come l’eros per essere vissuto tra gli amanti non ha bisogno della lettura del Kamasutra o di visionare video porno perché si esplichi. Chi pensa che sia necessaria la teoria in poesia e nell’eros è un impotente e un frustrato.


Tra chi, poeti e poetesse, vende e spiega on line la propria poesia e i puttani e le puttane sui cavalcavia (rima casuale) preferisco quest’ultime. “Bocca Fica Culo” e relativo prezzo. Senza amorosa teoria a giustificare la puttaneria (rima casuale). Senza alienata e feticistica recita per far passare una “vendita” di corpi e parole per missione atta a salvare le sorti della letteratura e delle arti nel mondo. Fra l’altro le puttane e i puttani sui cavalcavia non pensano di avere la fica d’oro o il cazzo d’oro. E anche per questo è da preferirli, a loro modo sono realisti e non portati a vendere merce supervalutandosi in ogni dorata vanità.

I puttani e le puttane sui cavalcavia vendono merce fresca, di giornata; i poeti e le poetesse on line a volte vendono corpi di poeti morti, pezzi di cadaveri letterari, per ricavarci lapidi con cui vendere meglio se stessi in luce riflessa sopra bare gloriose. Quindi anche qui, meglio i puttani e le puttane sui cavalcavia che si danno via evitando la necrofilia (rima casuale)

La POESIA ANARCHICA non vende né corpi né relative scritture nei vari generi. Né usa i corpi dei gloriosi morti per costruirci carriere letterarie e visibilità su se stessi e su quanto il soggetto poetante di sé cantante va scrivendo e disegnando per il seguace sottolineante!





Combattenti antifascisti spagnole - Gerda Taro






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I gruppi intellettuali - nella poesia italiana soprattutto - hanno sempre dominato chi voleva praticare la letteratura sentendosi depositari di teorie adatte perché essa venisse correttamente prodotta. È un potere di cui si arrogano e che niente vale. Ma chi prova “vergogna” non conoscendo le "loro" teorie o sente il bisogno di praticarle per trovare la sua forma di letteratura od estetica o poetica ha introiettato la schiavitù verso figure di comando. Verso sacerdoti dei saperi che già Rabelais e Villon definivano: tronfi, vanesi, palloni gonfiati, tromboni. 


Ma c’è sempre chi non sa vivere senza una gerarchia alla quale inginocchiarsi. Chi a ciò cede non ha l’Anarchia Libertaria in sé della Fantasia. Bensì regimentazione (i condottieri a cavallo o senza a questo mirano) che a volte diventa pubblicazione, antologia da una botta e via!, nomina con tessera di partito esemplare in bella vista, prefazione, viatico ritenuto accesso alla carriera,… che risulterà guinzaglio caduco, pericoloso fino a strozzare!! il poeta e la poetessa, e che nell’epoca del web varrà un clik, un "mi piace" sbadato, un’apparizione tra altri milioni di faccine e commenti… per poi essere dimenticato. Nella tristezza, nella mestizia del soldato intruppato nella scoperta inutilità di possedere un fucile a tappi poetici.

Perché nell’epoca del web POETICA VANITÀ rima (e io ne godo) con POETICA INUTILITÀ! 

I Gruppi Intellettuali sono morti e non risorgeranno! Quelli in giro sono cadaveri senza sapere di esserlo!
Vivono di rancori risentimento invidia verso chi ha avuto successo nella Gerarchia Imperiale (come i Magrelli, i Buffoni, i De Angelis che vengono smerdati continuamente come poeti da strapazzo ed invece sono poeti che svolgono un mestiere con serietà), loro costretti a vivere nella Gerarchia Sottoproletaria (ritenendosi geni!). Anche se si profumano con ogni orpello filosofante-citante. Son contento da giovane sedicenne di aver loro tirato pietre e sedie in accademia e nelle scuole occupate.




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Fino a quando non è esistita la Rete e il Web le consorterie poetiche ed intellettuali han proseguito il novecento con i gruppi intellettuali in lotta tra loro (con indegnità e violenze perverse ma giocate col velluto intellettual-colto-da-asporto!), e tutti contro i solitari, che hanno avuto i nomi di Giovanni Boine, Dino Campana, Alda Merini. Tutte le loro teorie letterarie oggi a rileggerle sono cenere, meno che cenere, nulla. Però spesso hanno deciso il destino di tante voci poetiche e letterarie oneste, che da ciò han ricevuto sofferenza, umiliazione, ferite. E per questo provo disprezzo verso i morti intellettuali di un tempo che fu! e le imitazioni, molto imitazioni!, viventi che ancora a queste prassi si dedicano on line e su carta stampata. (Però oggi contano meno di zero! e di quel periodo questi meschini han nostalgia). Chi opera classifiche opera in modo falso stupido e (citando Flaubert e Baudelaire col suo Salon Caricatural) stronzo.


-Chi opera classifiche di poeti "ottimi” e poeti "scadenti" mettendo se stesso tra gli ottimi è un poeta fascista. Perché "fascismo" è pure gerarchizzare i saperi e la loro distribuzione dando ordini e comando. Dunque c'è del fascismo anche in chi si scalmana di sinistra o vociante nei vari partiti detti democratici. Un socialfascismo poeticismo tristismo? Massì... può andare!

-Chi di mestiere per esaltare se stesso o se stesso offende e deride e oltraggia altri poeti, sminuzzandone le poesie in rancorose analisi on line, come scadenti è un poeta fascista. 


-Ogni poeta, ammesso che sia “minore”, di ieri e di oggi, è un compagno in poesia! Chi lo insulta è un poeta fascista.


Nel secondo novecento le rivoluzioni nella cultura nel ’68 e nel ’77 (e in certi siti di poesia le lotte politico-culturali che costarono tanti morti, da Franco Serantini a Francesco Lorusso, sono irrise e sbeffeggiate. Da qualche finestrella di rivista poetica i compagni ammazzati e chi su di essi, poeti e scrittori e pittori, scrissero e disegnarono, sono sfottuti senza ritegno da letterati miranti ad una letteratura per addetti ai lavori e dove per capire dieci versi ci vogliono dieci volumi di storia della filosofia e dieci volumi di storie letterarie globali, aggiungono alle revolverate della polizia le loro parole proiettili. Confido che i compagni, come quelli cresciuti contro il G8 a Genova quando fu ucciso Giuliani, e ora attivi nelle lotte contro il capitalismo-finanziario, in maniera anonima, o sigla di lotta, come a Lucca in questo marzo 2017, contrastino questa gente altamente Reazionario-Kultura) non sono riuscite a porre al centro della rivoluzione la poesia e l’estetica per tutti, per le classi sfruttate, in una sorta di liberazione nei segni che valesse come manifesto accanto alla liberazione economica dallo sfruttamento.






Gerda Taro







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In poesia in letteratura vale la scelta. Colui che vuole dedicarsi alla poesia è meglio se sceglie poeti che ebbero una loro coerenza nella scelta.


Personalmente scelsi Rimbaud perché smise di scrivere a venti anni e fino alla morte ha osservato il silenzio. Facendo altro. Disinteressandosi di ogni suo scritto. Pubblicato o manoscritto. Santo anarchico ciò scelse! 

Poi Franz Kafka che chiese la distruzione dei suoi manoscritti. La letteratura non serve a nulla. Si disse. Neppure la mia. Non porta ad alcuna salvezza.  Altro Santo dell’Anarchia e ciò scelse! 

Poi Majiakovskij che togliendosi di torno ogni poetica decadente sceglie il proletariato, la rivoluzione, l’amore assoluto: vedendone il fallimento si spara. Discorso chiuso. Ma intanto ha praticato alto comunismo alto amore. Santo Comunista e ciò scelse.


 Giovanni Boine che scelse di morire da solo di non sistemare i suoi Frantumi o libri che combatté da solo le gerarchie intellettuali del suo tempo venendone martirizzato. Santo rivoluzionario-conservatore. Ciò scelse. 


Poi ricordo Modigliani e Jeanne Hébuterne. Che teoria hann studiato Modigliani ed Hèbuterne per i loro capolavori? Nessuna! Come Brancusi! 

Modigliani va fino all’estremo per la sua e solo sua idea di arte e scultura e assieme a Jeanne vivono amore ed estetica, anche dentro litigi e ardui crepacci esistenziali, ma staranno insieme fino alla fine. E lei pur di stargli accanto si uccide. Amore e Arte che insegnano tutto! Ma proprio tutto! E ciò scelsero! 

Poi Gauguin, che solo disperato, senza nessuno che stimi la sua pittura, in un'isola dimenticata, beve il veleno e dice: "è deciso si muore!" Però vomita e non muore. Morirà poco dopo. Con una gamba in cancrena e preso in giro dai coloni e da chi prima esaltò la sua selvatica estetica e poi la disprezzò tradendolo. Come Emile Bernand.


Ho sempre pensato che per ogni artista prima o poi giunge la scelta di morire. Prima della morte reale. Se è un vero artista. Io riprendo la frase di Gauguin e ci faccio un'aggiunta. “E’ deciso si muore, col vestito migliore!”. La morte e la sconfitta cucita nel vestito migliore dell’anarchia comunista.









Brigate Internazionali Anarchiche - Spagna





In poesia e in estetica prima viene il reale le persone le loro vite, vite non di letterati nutriti di citazioni e dalla loro boria di sentirsi autori (il web è colmo di autori, sono migliaia di migliaia!, titani della supponenza e della vanagloria di apparire maestri in qualcosa che è perfettamente inutile e spesso sul piano estetico banale o copiato o eco di genuflessioni verso ritenuti maestri che se maestri lo sono non vogliono seguaci o camerieri in livrea). 

Il poeta o la poetessa, lo scrittore o la scrittrice, il pittore o la pittrice, stiano tra le genti, sappiano delle loro gioie e malattie, e dolori, e semplici felicità, e anche sappiano dei loro abbagli, e raggiri, e torture, e violenze, che l’oggi turbo-capitalistico anche on line e nei luoghi di lavoro impone. E allora se avranno questo dialogo - non con addetti alla cultura nominatasi sapienziale nella Letterarietà-Mammona - con la gente reale, vera, potranno sperare di creare un’estetica che valga a soddisfare la loro spiritualità anarchica. La loro possibile gioia.




Claudio Di Scalzo detto Accio
Foto di una compagna di passaggio - 2012 - Pisa



Nessuna opera d’arte, in letteratura, o poesia, può sostituire il reale amore, la reale gioia, il reale dolore. Si affidino prima, chi vuole dedicarsi all’arte, alla poesia, a stare col bambino che gioca, con l’anziano che racconta la sua vita, con il medico che lo cura, con il padre o la madre che cercano una parola di scambio con i figli, … fate questo prima di dedicarvi all’estetica. 

Io non sempre l’ho fatto in questi ultimi decenni. E in questo sta il mio rimpianto di oggi. La scelta di lasciare la Rete per dedicarmi ad altro. Ma se ripartirà una lotta collettiva per il Comunismo e la poesia e la letteratura libertaria tornerò volentieri con voi cari giovani. 


Vi saluta, a pugno chiuso, Accio