mercoledì 5 settembre 2018

Claudio Di Scalzo: L'amore assoluto spiegato dalla Nada al su' figliolo Accio. Bozzetto sentimentale dedicato a Sara Cardellino




Accio





Sara... son qui che ti scrivo e son commosso parecchio a rileggere quanto ho scritto. Perché è bello scoprire cos’è l’amore che vale Tutto e dà significato alla vita Tutta. A ogni vita. Anche a quelle di un’umile sarta e del su’ figliolo parecchio scemo e che chiamarono Accio per disprezzarlo!





Sara Cardellino





Claudio Di Scalzo

L’AMORE ASSOLUTO SPIEGATO DALLA NADA AL SU’ FIGLIOLO ACCIO

(Questo bozzetto campagnolo e sentimentale 
lo dedico a Sara cardellino
 che tutto capirà di me)



Nada Pardini quand'era fidanzata con Libertario detto Lalo




Mi-mà ha ottantanove anni. È vedova dal 1995. Quando morì il su’ Libertario detto Lalo. Vive da sola in un cascinale a Vecchiano, vicino alla chiesa di Sant’Alessandro e alla torre campanaria ghibellina del XII secolo. La ‘asa è malmessa, come il mi’ ‘ore, dice a me, Accio, che son su’ figliolo. Lontano tra le Alpi per lavoro. Resisti mamma che presto arrivo e sto lì con te senza partì più. E se c’è umidità nella ‘amera dove dormi sul di dietro, vai a dormì nel salotto davanti, a sud, che c’è più caldo. Però non mi dà retta.  Allora stasera le ho chiesto perché non intende ir mi’ ‘onsiglio.

Sto qui, starò sempre qui, tra queste mura della mi’ ‘amera, perché qui dormiva con me Lalo. Ir tu’ babbo. Ed è come se fosse sempre accanto  a me. A vorte ci parlo anco. Nun me lo chiede più di spostammi. Le mi ossa son vecchie ma qui mi scardo meglio. Non so spiegatti perché ma succede. E te che ‘ai letto tanti libri di poesia dovresti ‘apì perché.

I libri mi son serviti a pòo, se devo esse sincero. La poesia non si studia casomai la si vive. E questa sta anco nella ‘adente casa di ‘ampagna dove crebbi. E l’amore adatto a me, nella sua fedeltà, pure. La Nada, una sarta con la quinta elementare, in questo settembre, m’à insegnato come dev’esse per dirsi senza tempo e oltre la morte.






lunedì 20 agosto 2018

Sara Cardellino e Accio: Mozart e Brahms e Kierkegaard il 20 agosto 2018 per Karoline Knabberchen



Karoline Knabberchen alle Lofoten - cds

(dal'annuario TELLUS, 2003,  "Scritture celesti. Poesie in cerca di Dio" 








SARA CARDELLINO E ACCIO


MOZART E BRAHMS E KIERKEGAARD
IL 20 AGOSTO 2018
PER KAROLINE KNABBERCHEN



1

Nel 20 agosto 2018, Claudio, per la nostra Karoline Knabberchen (Guarda/Engadina 17 aprile 1959 - 20 agosto 1984 Lofoten/Norvegia), m’è venuta fantasia elegiaca di proporti l’ascolto del Quintetto per clarinetto K 581 di Mozart, e in intuito rapporto dialettico quello di Brahms op. 115. 

Venga a noi la verità portata dalla Croce. Nel rivelato suo sprofondamento, più alto in questa data, gorgo dolente che porti sullo sterno assieme a Fabio Nardi. “Esercizio estremo del cristianesimo”, scrive Kierkegaard! Mai per te, per voi due, è stato un "Esercizio letterario"! Le parole e le immagini per l’Angelo d’Engadina che erano necessarie, in religione in socialismo, le hai scritte e dipinte e fotografate nei decenni passati… adesso, serve la musica adatta. La riflessione sul dolore e la salvezza. A me starti accanto, nel silenzio, nel suono.

Il clarinetto e gli archi allontaneranno, sapendo che sono tuo ulteriore tremendo dolore dal 2017, le parole rivelatisi sacrileghe, vero e proprio aceto, che le labbra dell’angelo d’Engadina han ricevuto da chi usa parole per carriera letteraria. Sei stato incauto a portare sotto la vostra Croce chi “utilizza” il Tragico per scriverne con empia teoria virente nella demoniaca colta vanità,… ma adesso basta soffrirne! Come potevi immaginare si rivelasse un trucco culturale (uno tra i tanti possibili) la manifestata dedizione, impegno di cura, alla tragedia che tu e Fabio avete vissuto accanto all’Angelo suicida di Guarda? 

Ascolta i due quintetti, mio capitano, ricevine benedizione e comprensione, da me che oggi son Senta assieme a Karoline Knabberchen.




Sara Cardellino il 20 agosto 2018





W. A. MOZART

Quintetto per clarinetto K. 581


J. BRAHMS

Quintetto per clarinetto op 115






Sara Cardellino il 20 agosto 2018
legge un manoscritto di Karoline Knabberchen






2

Ascolto come pregassi. Oggi 20 agosto 2018. La tua delicatezza verso l’Angelo d’Engadina Karoline mi commuove Sara. È simbolico per me scrivere come ultimo mio timone sull’Olandese Volante di questa giovane donna. Morta drammaticamente a 25 anni all’isola Austvågøy delle Lofoten. Il tuo dono musicale, che qui interpreto, grazie a Kierkegaard, sana, salva, mette al sicuro i due protagonisti: Knabberchen e Nardi e quanto per loro venne scritto e affidato alle immagini. Proteggerò con tutte le mie forze quello che per me è come il tabernacolo in chiesa cristiana come lo straccetto rosso della rivoluzione a cui appartengo per stirpe e scelta. Con tutto me stesso fino all’estremo.

Kierkegaard ritiene la presenza del divino, nella propria vita, una priorità, un rapporto esclusivo. Questa “esclusività” o “esclusiva” provoca, afferma, collisioni con altri rapporti. Non accade questo con l’amore che KK vive verso Fabio Nardi? Quanto il suo affidarsi al sacro la porterà a collidere con l’uomo che ama? Possono i due Quintetti di Mozart e Brahms (Quintetto per clarinetto K 581, quintetto per clarinetto op. 115)  che mi suggerisci all’ascolto oggi, 20 agosto, aiutarmi nella risposta? Penso di sì Sara mia.
E dopo questa risposta che assieme a te troverò, è giusto, mi riguardi ogni “taciturnità”, silenzio, scomparsa, da ogni attività estetica e letteraria. Che la navigazione on line sia soltanto un ricordo inabissato veliero detto L’Olandese Volante.

Per la verità si può morire?, si chiede Kiekegaard? Rispondendosi Sì! Anche Karoline Knabberchen si rispose sì! La scuola della sofferenza che Kierkegaard rileva che KK prosegue nella sua breve esistenza terrena mi dicono, che questo affinamento, avendo qualcosa in comune con il suono di Mozart e Brahms, vale come  apertura verso l’eternità. Il rifiuto di ogni mondana carriera nelle verità episodiche delle  arti conduce alla salvezza. Bisogna attraversare la flagellazione e la croce. Ma l’affinamento, nell’esclusività, che può portarmi la musica oggi qual è per me? Cosa rivela di necessario, di fondamentale, sapere finalmente? E che soltanto con questi due quintetti posso scoprire!?

Penso debba insistere, scoprendo tradotto il tutto della mia esistenza e di quella di KK e FN, nel rapporto strumento, qui clarinetto ed archi, compositore e virtuoso che la musica esegue. E in aggiunta la dialettica contrappuntistica che il legato ben eseguito tempera e porta a esiti di assoluta purezza creando atmosfera di dolcezza, cristiana, e di sognante elegia. Perché la dialettica è anche pericolosa e può condurre a risultati di fredda mancata concertazione.

Entrambe le composizioni, di Mozart e Brahms, sono dedicate a due intimi amici, nonché grandi clarinettisti, dei rispettivi compositori: Anton Stadler e Mozart si incontrarono nel 1784 quando il grande virtuoso partecipò a un’esecuzione della Gran Partita K. 361. Da sempre affascinato dal clarinetto, Mozart, ne approfondì con l’amico le possibilità espressive, evidenziandole proprio con questo quintetto del 1789 che aprì la strada a un affinamento tecnico foriero della versione moderna dello strumento.

E quasi un secolo dopo, nel 1881, fu proprio l’ascolto del K. 581 a far incontrare Brahms con Richard Mühlfeld, con cui approfondì a tal punto le caratteristiche dello strumento che passato un anno scrisse il Trio con violoncello e pianoforte op 115 e il Quintetto op. 115,  e cioè le sue ultime creazioni, a parte sette Fantasie e tre Intermezzi per pianoforte dello stesso periodo.

Nel quintetto di Brahms, contrariamente a quello di Mozart, dove la fusione con gli archi è totale, qui il clarinetto ha un ruolo decisamente concertante: e proprio questo aspetto è fondamentale nel 20 agosto 1984/2018 per evocare l’amore di Karoline Knabberchen e Fabio Nardi e di Cardellino e Accio, perché proprio instaurando un dialogo serrato, ora drammatico ora luminoso, specialmente nell’Adagio, il suono rivela il pathos di straordinaria suggestione che la vicenda della morte di KK e della sua custodia da parte dei personaggi Cardellino e Accio necessita! E a lato dell’autore, che qui, un’ultima volta di loro scrive.  Annotando l’ultima rivelazione scoperta seguendo l’idea di fede di Kierkegaard e lo sviluppo del clarinetto in quintetto da Mozart a Brahms.

Pressappoco la mia scoperta è questa. 
Fabio Nardi ed io siamo stati due virtuosi che hanno necessitato nel suonare lo strumento fantasia, e perfezionarlo, della musica spirituale, del corpo respiro parola, espresso dalle donne amate: Knabberchen e Cardellino. Senza di loro, come senza Mozart e Brahms, non ci sarebbe stata esecuzione virtuosa di Shifrin e Mühlfeld.


Adesso è tempo che gli strumenti vengano riposti assieme alle partiture create. Ritirate da ogni esecuzione pubblica e concerto. Quanto doveva essere perfezionato trovato nell’amore nel bene nella fede c’è. Esiste. Suono grazia bellezza dolore cura… riguarda chi questa vicenda visse. Il suono tornerà a elevarsi per me per te Sara, per Karoline Fabio, soltanto in un cascinale vecchianese e in una casa coi gerani alle finestre in laguna, o al Campo alla Barra così come in una chiesetta d’Engadina. 

FINE




giovedì 26 luglio 2018

Claudio Di Scalzo: "La Musata. Ovvero l'amore in pubblicità marca Stirner". Con Ornitologia da Banco Action Painting




Fiorenzo ti ha fatto vivere L'Esclusione! Sapendo come da piccola fosse stata la cifra terribile e dolente del tuo vissuto nella campagna torinese. Su di te applicata dalle compagne di giochi e dai loro familiari per vicende private della tua famiglia, politiche, anarchiche, che qui è inutile tornarci. Però, te lo ricordo, è proprio sull'esclusione che ti narrò aver vissuta anche Fiorenzo da piccolo, che tu provasti da subito amore per lui, rivelandogli le tue pene nell'infanzia nell'adolescenza, certa di cementare un'unione salda anche sul passato dolore comune.
La volgarità di Fiorenzo, proprio su questo tradimento, non è, secondo me, perdonabile, anche se s'affidasse a religioni le più diverse, non dico alla cristiana col suo Giuda!, o ad ogni scusa laica di manica larga in materia di etica qualora si sbandieri che uno si sente "strozzato" dai vari patti d'amore firmati in precedenza e magari, come nel caso di Fiorenzo, da lui stesso ideati. 


CDS: "Aquila sulla preda", I
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975





ANCHE SU L'OLANDESE VOLANTE ANTOLOGIA (2011-2017)

MUSATA E ORNITOLOGIA



LA MUSATA

Ovvero l’amore in pubblicità marca Stirner

(dagli “Amori a bassa quota”)



Prefazione

Questo racconto, come altri della raccolta “Amori a bassa quota” narra un amore umoristico. Il genere l’ha iniziato nel Novecento Milan Kundera con il suo libro “Amori ridicoli”. Ne “La Musata” trapela il tragicomico con critica materialista alle carriere estetiche e all’amore, idealistico, firmato episodicamente da contraenti senza il fisico adatto… come eterno. È il caso di Ernestina e Fiorenzo.

Alcuni racconti di “Amori a bassa quota” sono stati pubblicati nel 2008 sull’annuario Transmoderno Tellus: “Febbre d’amore. Stendhal + Web”.

Le illustrazioni al racconto “La Musata. Ovvero l’amore in pubblicità marca Stirner” provengono dalla cartella, a mia firma, del 1975: “Il Cacciatore Stracco. Ornitologia da banco action painting”. Qui il trittico: “aquila sulla preda”. I disegni son stati realizzati con uno spazzolone intinto in scodelle di china nera e azzurra. L'arte segnica, che già allora in tanti velavano di misticismo e cineserie e giapponeserie varie, riceveva da me il colpo ironico dall'attrezzo più povero in cucina per pulire con straccio, o cencio, alla pisana, i pavimenti.





 particolare Aquila sulla preda - 1975





Claudio Di Scalzo


LA MUSATA. OVVERO L’AMORE IN PUBBLICITÀ MARCA STIRNER

     
         Vite estetizzate in poesia
          son tutte malnate compresa la fu mia
                                Anonimo Vecchianese
                                                                                                                                          
Sentimi Ernestina, dopo il tuo sfogo letterario nell’I.Phone tourbillon vario sulla separazione in pubblicitario addio in orario da Fiorenzo, e non so come l’espressione la dite voi a Torino, però secondo me, al di là delle tue metafore dolenti sul palco delle figure retoriche, tu stando pure in sala - paradosso intendimi - e sul palco appunto con lui allestito… vuoi che te la dica?... tu Ernestina sei stata “presa per il culo”, più liscia: “presa in giro alla grande!”. Più gassata: "Scaricata di brutto!".

Fiorenzo ti ha fatto vivere L'esclusione! Sapendo come da piccola fosse stata la cifra terribile e dolente del tuo vissuto nella campagna torinese. Su di te applicata dalle compagne di giochi e dai loro familiari per vicende private della tua famiglia, politiche, anarchiche, che qui è inutile tornarci. Però, te lo ricordo, è proprio sull'esclusione che ti narrò aver vissuta anche Fiorenzo da piccolo, che tu provasti da subito amore per lui, rivelandogli le tue pene nell'infanzia nell'adolescenza, certa di cementare un'unione salda anche sul passato dolore comune.
La volgarità di Fiorenzo, proprio su questo tradimento, non è, secondo me, perdonabile, anche se s'affidasse a religioni le più diverse, non dico alla cristiana col suo Giuda!, o ad ogni scusa laica di manica larga in materia di etica qualora si sbandieri che uno si sente "strozzato" dai vari patti d'amore firmati in precedenza e magari, come nel caso di Fiorenzo, da lui stesso ideati. 

Ha inventato il tuo Fiorenzo un “capolavoro” di squallore creativo nel quale soltanto una “credinciana”, detto alla pisana, una scemotta candida, seppure direttrice creativa di una delle maggiori agenzie pubblicitarie italiane come Oro Volante (consulenze marketing, media relations, processi di planning e buying, media plan digitali, media relations ecc), poteva cascarci! Una “covata poco” per stare all’efficace ornitologia vernacola, da banco per fiera paesana. Come faccio ad affermarlo? Basta consideri il tuo racconto, dei fatti, che mi hai trasmesso, a puntate, nel telefono. Analizzo? Suvvìa!, analizziamo la “presa per il culo epocale” che ti fa al còre tanto male. E proprio partendo dal linguaggio del tuo ex bel tomo di astuzie mai domo. Con te Art Director in campagne pubblicitarie negli ultimi anni. Sì sì Ernestina, acchiappo la spremitura del ridicolo nel tuo Fiorenzo, perché la separazione da te è stata la manifestazione materialista di un creativo pubblicitario fellone molto adone che tu credevi al fulmicotone. Hai sempre vissuto la tensione generosa di scambiare il bronzo per oro. E così ora ti ciucci il disdoro. Oh sì, Ernestina, mi garbano le rime come quelle nelle filastrocche popolari, scoperte nel Corriere dei Piccoli che mi faceva sfogliare mi-mà, valgono per il tuo Fiorenzo enfatico e superficiale che t’ha venduto il similoro del tragico, e se permetti qui lo rivelo perquelchel’è, dite così voi al Nord?, bigiotteria che t’ha reso la vita ria!

Te sai, Ernestina, che son sempre stata anticomunista, non come te che sei un esempio di comunista scema, e come Fiorenzo esempio taroccato di comunismo furbo… però dal barbuto di Treviri prendo la formuletta che la vita te la fa vedé non in vetta ma in basso; e nel basso dei bisogni alienati e materiali ci stanno anche le corna da mettere al partner: la necessità di Fiorenzo di “dialogare” con un’altra donna e con la sua agenzia internazionale di creativi molto cosmopoliti: Pinka Paka Marketing; l’apertura dialogica all’altro qui all’altra direttrice creativa e brand manager capace di riunire azioni strategiche combinate di marketing filosofico col web; le sue musate fiorite picchiando il grugno, desiderante, nelle realizzazioni pubblicitarie della longilinea Astra sincreristicamente tradotte in lingua inglese, "passeggiavo per Londra e pof!... come una musata!... ho visto un cartellone pubblicitario ideato da Astra!", da varie culture segniche extraeuropee, atte a vendere il prodotto non solo nell’Italietta bensì da Londra a Hong Kong passando per Nuova Delhi,… sono state le stesse esigenze di “dialogo” che Fiorenzo usò per lasciare la sua precedente amante e mettersi in amore creativo con te Ernestina. Se tu potessi chiedere ciò alla povera abbandonata Luisella te lo conformerebbe. Magari fondate un duetto di Ex-Baggiane! Scusami se sono brutale per cacciare con questo rito dal tuo cervello il similoro furbastro. E mentre Fiorenzo “dialogava” per e-mail auspicava un incontro ravvicinato con la stagionata destinataria viaggiatrice linguista d’antiquaria cultrice varia, mirando all’alcova dove sembra a Fiorenzo riesca l’inventiva cova.

Tutto ciò, Ernestina, tendi a scordarlo. Te lo rammento! Anche perché quando da te c’era la fila per “dialogare” tu fedele al Fiorenzo malato nell’osseo tormento come suora stavi in convento. Riflettici. E capirai la presa per il culo epocale dove il tuo amore è stato buttato, come da copione, sul fondale.

Fondale, come mi hai rivelato, composto da sterminato epistolario tra te e Fiorenzo, colmo di perle inedite d’immagini che tu con annesse parole nella luce della dedizione, inesausta, spargevi ogni dì per guarire l’amato dai suoi vari malanni muscolari e angosce familiari, mi ricordo l’opera in progress “Tutti i fiori del mondo per Fiorenzo” da te disegnati l’estate scorsa che lui elettronicamente ricevendola manco annacquava con qualche aggettivo; mentre, come da copione, lui “dialogava”, e si dilungava, in copy e art, tutto preso in parola incandescente, corpo e mente, con la sessantenne multilingue, che lei sì l’ha guarito!, creando verbo evangelico pubblicitario e immagine per conquistare i mercati asiatici. E tu, ignara della presa per il culo, pro bono, ricamavi, oltre alle tavole infiorescenze, infilate parole perle nelle poesie romantiche con il classico “ti amerò per sempre”. Controfirmate dallo scaltro doppiogiochista Fiorenzo che rilanciava con diamante nella calura agostana per te amante che non sapeva d’esser vana. Incapace di decifrar verità non ammessa “dura” se non “oscura”, perché il male ontologicamente lo è: idiota e superbo nel linguaggio sia in marca cristiana che atea: vive usando e ripudiando! Ordunque tutta questa indefessa oreficeria creativa con lui ch’a volte ti mostrava la piva, Ernestina, per ottenere cosa?, non scordartelo amica mia!, che Fiorenzo le tue perle e fioriture se l’è prese e l’ha portate in dote, o come si dice curriculum, nella londinese agenzia pubblicitaria. Con esse ha ottenuto valutazioni entusiastiche dall’Amministratore Delegato della multinazionale (che gli ha scritto una “lettera molto calorosa” per vincere la sua debole resistenza al “tradimento” verso te e riguardo ad Oro Volante); con iniziale carriera brillantissima, brillerà anche di notte nella fottitura con l’Astra?, due astri della pubblicità internazionale lucenti più di Venere; intanto che tu, Ernestina, col diamante in mano scoperto vetro per la delusione, e non ancora ammessa “presa per il culo spaziale”, stavi ammalata più di là che di qua! Nella terrestre ansietà.

Come vedi, intendi?, “presa per i fondelli” molto materiale, non solo per carriera pubblicitaria internazionale ma anche per gustare “fica nova”; eh si! La solita minestra prima o poi si butta dalla finestra; il che è legittimo nella logica materiale e istintuale, direbbe il buon Shopenhauer, però che la si compia senza prendere in giro, cioè con le corna, chi s’intende abbandonare, stando con i piedi il più a lungo possibile con i piedi in due staffe-fica e facendo passare la “fica nova” per dantesca “vita nova” da crescere nel dialogo in valente prova senza conseguenze per te. Che invece eri cerva estiva e poi autunnale e poi invernale. L’entusiastico "dialogo" del Fiorenzo era la punta dell’iceberg d’una presa per il culo immensamente gelida. Che ha sfondato il tuo cuore affondandolo con ogni sogno pubblicitario dell’agenzia Oro Volante.

Dunque, Ernestina, singhiozzina, mettitelo in testa, non colpevolizzarti come lui ha tentato d’importi, che tu “strozzavi” la sua vita con i tuoi vagiti di richiesta d’esclusiva nella vostra creatività di coppia che per anni era stata in cartellone, eh eh; “vuoi l’esclusiva” ti ha scritto!, obliando quando ancora amandoti allestiva scalmane di gelosia se tu rispondevi con un “ti bacio i polsi”, in una e-mail, a un avvenente filosofo trentino conosciuto prima di lui senza peraltro averlo frequentato in “dialogo” da vicino. Meglio, gonza d’Ernestina, se lo facevi dal vero, baciando quella fantasia filosofica sopraffina. La fedeltà di Fiorenzo s’è incrinata con qualche parola scopiazzata ben verbalizzata!

Con quante fregnacce enfatiche ti ha giostrato! E a te che reagisci all’intuita presa per il culo ha avuto l’ardire osceno di scriverti indignato: “Non tutto ciò ti quanto compi, Ernestina, può essere perdonato da me! Fattene una ragione!”

Ecco il capolavoro del fellone senza uno straccio di spiegazione che ti getta in una spinosa mai iniziata tenzone. Il tutto perché Fiorenzo, pur essendo tu una bella donna, fra l’altro quarantenne, aveva fame e voglia d’altro miele, quello sulle labbra e sul clitoride di Astra da ciucciare. Tutto è così banale, infinitamente banale, tutto si rivela stupido, direbbe Laforgue, fumando lunghe sigarette e tu, scemotta, ti fumi inutili rimpianti?! Ma va là! Tra qualche manciata d’anni saranno, esattamente come me, come te, degli scheletretti immobili e stretti in qualche bara. Pensi li salvi, come non ci salveremo noi, dall’oblio, la targhetta lasciata - con laboriosa esaltazione di moda - da qualche parte che nessuno più netta dalla polvere?! Quanto conta, adesso, che ti convinca che il fattaccio cornificatore non contiene alcuna astrazione sublime, Ernestina, bensì istinto e calcolo di carriera ha nutrito il tuo “uso e ripudio”. Il che non mi sorprende, sia detto e ridetto, “così va il mondo” affermava Padron ‘Ntoni, perché non credo a nessuna eternità in amore, né a nessuna trascendenza oltre questo terrestre scalpicc’io di corpo ed es e super-io.





CDS: "Aquila sulla preda", II 
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975









Il fantasioso, se ricordo giusto Ernestina, ti ha anche infinocchiato convincendoti che ti aveva già incontrato e con te vissuto in altre vite precedenti e che ancora dopo morti vi sareste di nuovo ritrovati. Proprio una bella favoletta rivelatisi nera. Nerissima. Ci mancherebbe che tu lo rincontrassi un tipetto così per darti ancora la stecca e poi lasciarti per altro duetto. Certamente a questa religione di marca indiana con reincarnazione tanto comoda, adattissima alla pubblicità eterna, il fedifrago e l’altera snob custodente brand di successo si son convertiti al volo; pertanto, se anche pure così fosse, vorrà dire che tu riapparirai allodola e loro avvoltoi. Non saprai mai più in che cielo svolazzano tu canterina Ernestina. E canterai, ci son tanti uomini canarini cardellini passerotti fringuelli in giro per il creato, troverai il tuo per ramo adatto.

Ahi ahi Ernestina mia fessa bambina quarantenne. Quella di Fiorenzo e dell’Astra è la semplice legge del mercato applicata alla “merce amore”. Che camuffano con paroloni come le cicche ficcate nella sabbia sotto gli ombrelloni. Legge che, dunque, io conosco. E applico, sia chiaro. Però lo faccio a viso aperto con gli uomini a cui mi lego per erosamore. Fiorenzo che è un codardo lo fa di nascosto. E uccide dietro le spalle spargendo poi sul corpo enfatiche volanti calle. Per pulirsi la coscienza. È il suo stile. Infatti il suo stile pubblicitario ha qualcosa di funebre, di mortifero, non andrà lontano nella carriera lui e l’Astra, passata la moda Dark, umbratile, dove si spettacolarizzano corpi e parole di contorno per elevare il consumo sulla bellezza, cartapesta, dei miti odierni impastati con quelli dell’antichità bric-a-brac.

“Ne ho visti di cavalli correre”, si dice a Pisa, per poi azzopparsi nella troppa ambizione al galoppo. E se ti può consolare, tenera Ernestina, c’è anche il proverbio che dice: “Il male gira e rigira torna addosso a chi lo tira!”. Dai non piangere! Casomai ridi che ascoltandomi risparmi tanti soldini che avresti dato allo psicoanalista. Riprendo il filo. Degli accadimenti per te tanti tormenti.

Mentre tu, nell'agostana calura, tutta locca col sorriso tutta bocca verso il Fiorenzo lontano che subiva stocca da malattia, detta invalidante, creavi per lui per te le tavole per la pubblicità dell’acqua minerale: “Sorgente di Superga”, il tuo Fiorenzo in miracolosa guarigione smanettava sull’iPhone verso l’agenzia pubblicitaria Pinka Paka Marketing dopo averci preso contatto, sospinto dalla attempata snob sessantenne superbe penne Astra - Fiorenzo ha sempre cercato una mamma e questa con i suoi sessantanove anni e capelli tinti sarà per lui il massimo - che studiava come applicare la lingua orfica dei cretesi al lancio di un’auto ibrida giapponese finanziata da multinazionale indiana interessata a carrozzerie richiamanti antiche culture hindi mai tradotte su quattro ruote. Un’estetica pubblicitaria più che da antologia direi da ontologia. Urca!, si sarà detto Fiorenzo, come un qualsiasi piccolo-borghese frustrato, questa sì che è vita immaginifica cosmopolita - riaggallava il suo decadentismo provinciale per distinguersi dalla plebe culturale - porosamente d’annunziana. La pubblicità esce dall’ombra e diventa chiara rivelazione per catturare le vendite, altro che richiami alla solita cultura europea a trazione diesel-benzina!

A questo punto, Ernestina, eri già bella e che fregata! Fiorenzo, se fosse stato onesto con te, avendo rispetto per i tanti anni in comune nella vostra agenzia pubblicitaria torinese e per la tua vocazione pro bono verso lui, avrebbe dovuto parlartene. E invece avrà addirittura la faccia tosta, nel ghigno volgare e beffardo consenti lo dica, di scriverti che lui agiva Pro Bono (ti superava neh! in bontà disinteressata! roba da chiodi!) nel dialogo con Astra e gli altri londinesi! Caspita che Pro Bono il suo! Pro Bono Malus!, se solo un mese dopo veniva annunciata la sua campagna pubblicitaria nuova con Astra al fianco per l’auto dell’avvenire! Di Pro Bono c’era, Ernestina, a iosa, la tua presa per il culo! Oh Yes!

In quel periodo, immagino, tiro a indovinare, ma è facile, avrà Fiorenzo allestito la solita pantomima che era uso utilizzare anche con le donne amanti prima di te, con te allora vincitrice, che quasi povera scema, avevi pena per il destino di Luisella; scrivendoti, telegrafico, poi dimmi se ci indovino, il dialogo con altre donne creative rafforza il nostro legame sentimentale e di lavoro, chi sa amare lo concede lo incoraggia, la nostra chiesa pubblicitaria posa su roccia inscalfibile, difenderò il nostro vessillo Oro Volante nell’immaginario con questi interlocutori e interlocutrici, e così via, vero Ernestina?, aggiungendo: “ora però ho bisogno di virtuoso silenzio tra noi due per sanare queste incomprensioni tra me e te”. Recita collaudata. Ah, Ernestina, mi confermi che ci indovino pari pari! Non ci vuol molto, credimi, a rivelare i luoghi comuni con cui i codardi come Fiorenzo mascherano le corna e gli addii.

Fiorenzo si ritiene sommamente creativo, glielo hanno certificato pure i londinesi nel comunicato a gennaio per la sua assunzione nell’agenzia, e nel lasciare la compagna Ernestina, non dimentichiamo che tu lo credevi un compagno anarchico, alla quale aveva promesso cura del suo vissuto segnato da tragedie altissime, invece ha poi usato, agendo nell’ombra squallida, il frasario più trito e scontato che fan meglio gli impiegati del catasto! 

Sapeva di te il molto che tu fiduciosa gli avevi confidato credo al primo uomo, e spero che almeno il “dolore senza fine” dei tuoi venti anni glielo abbia taciuto, assieme alle poesie che in esso scrivesti, un tipo così sarebbe capace di farne un uso sacrilego nell’agenzia in cui è approdato, te lo garantisco; ciò almeno glielo hai celato? Ah mi rincuora saperlo, l’essenziale non lo conosce. Non lo vedrai mercificato nei suoi scambi in 
Pinka Paka Marketing come altro a tua firma inventiva. Mi annichilisce, però, sapere quanto ti sei umiliata, scrivendogli che avevi solo lui! Cosa vuoi gliene fregasse ormai! A un anaffettivo simile!

Ernestina se vuoi smetto questa mia impietosa indagine sul suo campionario! Ah vuoi bere l’amaro calice fino in fondo! Ti fa onore. Segno che sei forte a capire, oggi, la Croce che t’è toccata. Del resto considero Fiorenzo né più né meno che un Giuda! Pertanto proseguo.

Vediamo se indovino altro su quei giorni freddi e malati. Compreso che il mese precedente alla vostra ufficiale separazione, nel febbraietto corto e maledetto appunto, con te che chiedevi di incontrarlo, lui nella lontanissima, eh Ernestina, Chioggia, ti liquidava informandoti che la sua malattia lo faceva parlare a fatica, persino al cellulare, figurati a muoversi col treno, escluso possiamo incontrarci e farmi vedere da te così combinato e dolorante, aggiungeva martirizzato, sto sdraiato dormo negli antidolorifici! Ah Ernestina mia, non sono chiromante, ti delineo la tua presa per il culo; oh certo che veramente ha sempre sofferto di reumatismi, ma c’era in corso la cura segnica e linguistica di Astra sulle sue giunture; e difatti, una settimana dopo che tu hai ricevuto il trafiletto d’addio, l’invalido Fiorenzo, te l’ha pure scritto mi sembra, “la malattia è regredita”, si è fittonato a Londra per le presentazioni di rito, tutto sorridente in squadra accanto ad Astra; “giornata memorabile” ha sentenziato rilanciando sul web e vari social l’album fotografico dell’auto genialmente ibrida nata dalla sua ibridazione di pavone con le piume celesti della dea tentacolare Astralì! Non escludo, sai, non ti traumatizzare, che mentre ti scriveva i rari trafiletti nel freddo mese, magari già l’Astra indiana, si gingillasse il suo cazzo in bocca; vuoi intendere o no?!, Ernestina, o hai dimenticato, me lo confidasti turbata, come Fiorenzo a letto con te, nel migliore albergo di Torino, rassicurasse la povera Luisella, nudo e saziato di trombate? Ah, ci ridi! buon segno; la presa per il culo parte dagli organi sessuali e poi su di essi ci puoi anche costruire la poesia pagoda estetico pubblicitaria dell’immagine allegorica o metaforica che goda del successo, ma rimangono, Ernestina, corna e presa per il culo!





CDS: "Aquila sulla preda", III 
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975







Fiorenzo, mia stremata Ernestina, compie i tradimenti senza manco accorgersi della gravità etica dei suoi atti, con l’esaltata estetica pubblicitaria giustifica atti squallidi, e per colmo accusa gli altri, in questo caso te, lo ripeto, di voglia di “esclusiva”; “tu vuoi l’esclusiva” ti ha scritto, scomodando, ovviamente, la sua libertà estetica e personale; e tu, Ernestina, avresti dovuto rispondergli: io voglio parlarti da vicino, senza telefoni spenti! Ricordagli quando anni prima ti aveva fatto giurare che tu mai avresti messo segreteria telefonica che l'angosciava terribilmente; giuramento da te sempre rispettato nei litigi amorosi. Poi prendere l’auto e andare a vedere le sue pupille a Chioggia. E invece sei stata travolta dai sanguinamenti. Rinchiusa in casa sul divano. Patetica eroina da romanticismo vittoriano che singulta: “Non mi lasciare... non così ferita!”. Posso anche immaginare le tue sterminate lettere accorate, tutte senza risposta, manco lette da Fiorenzo, che magari, per le tue proteste per quanto intuivi di tradimento in corso con presa in giro del vostro legame sentimentale e la vostra comune avventura nella pubblicità, ti avrà pure redarguita, sgridata, con linguina serpentella dal sonaglio della sua etica distorta: sei diventata rancorosa, mi rinfacci quello che hai fatto per me!; hai distrutto tutto, non agisce così chi ama chi vuol bene, e dopo l’elenco dei luoghi comuni in materia ha preso la palla al balzo del dolore altrui per ricavarne legittimazione al proprio odioso estetico sfarzo, ecco il super luogo comune, il colpo da KO usato da centinaia di anni dagli uomini stronzi: mi prendo dinanzi al tuo comportamento sconsiderato che nessuna amante degna usa la responsabilità di dirti Addio: non voglio più avere rapporti con te! Addio.

Bravo Fiorenzo! Perfetto! Non necessiti di bis! Un classico di doppiezza disumana direi, il carnefice si nomina vittima! Oh Ernestina che inferno t’ha rovesciato addosso quest’individuo!; non lo so se è un problema anche psichiatrico, di certo è una presa per il culo psicotica geniale! Ti ha venduto la pubblicità di sé stesso più falsa e tu, Ernestina, in certi momenti l’hai ritenuta vera! Fino, nelle lettere tue sterminate, posso intuirlo, a scusarti: che scema lodoletta! Poi ti sei lentamente snebbiata e sdubbiata: ma ti c’è voluto troppo tempo e troppe nausee che ti hanno rovesciato lo stomaco!

Hai scoperto, addirittura, soffrendone “a bestia” che in certe sue dediche on line, nel sito dell’agenzia londinese Pinka Paka Marketing, alle creazioni di Astra, Fiorenzo usava la stessa immagine metaforica usata per te anni prima, nelle e-mail amorose al cubo: “la tua parola creativa è come il Verbo, come un sasso che cade nell’acqua essa allarga i cerchi verso me”.

Ah ah ah, Ernestina, ridici finalmente. Fiorenzo più che un sasso è un sughero che sa come stare a galla nel suo “particulare” interesse. Direbbe Guicciardini che dei furbi nel Rinascimento, qui si tratta di Rinascimento pubblicitario!, ne fece elenco, senza farsi illusioni sul male utile che porta a stati virtuosi come credeva il suo dirimpettaio fiorentino Machiavelli.

Oh sì, Ernestina, pensavi fosse soltanto il tuo ex-Fiorenzo fiorito altrove ex ganzo! e l’algida Astra dall’estetica fausta!?, con il loro mestiere spurio di citazioni dal gotha del pensiero per pubblicitario successo fulgido siero!, a saper di filosofia politica sull’arido vero!?... però occhio alla basilare differenza!, la tua sottoscritta amica divulga il materialismo storico e dialettico per guarirti dal faccino mogio. Ah, benissimo, stai meglio ad ascoltarmi!, urca, allora posso concludere riassumendo il superlativo raggiro elettronico di Fiorenzo, la presa per il culo al cubo telematico!

Tu Ernestina l’hai saputo dal web, che la celebre e internazionale agenzia pubblicitaria Pinka Paka Marketing aveva assunto Fiorenzo!

Posso immaginare che una pallottola colt tra le scapole al buio ti avrebbe dato meno dolore e sconcerto!

Gli hai scritto disperata e trasecolata un’ultima e-mail chiedendo chiarimenti urgenti. Ti ha risposto con scrittarello winchester, al telefono non se la sentiva, ancora una volta, di parlarti il povero muto! dopo anni a cercarti giornalmente per ogni problema suo da mettere in comune, dai genitori ostili, al nipote dislessico a scuola, alle incomprensioni con altri colleghi in quel di Torino, al mare mosso a Chioggia, ai guai della salute malferma in ossa e muscolatura con febbri varie, più altri accidenti spirituali sulla marcia nella pubblicità duemila… da intrecciare con i tuoi malanni anche tu lamentosa; e tu che da questa intesa ricavavi l’idea di famiglia di bene, visti i passati inferni domestici… invece cosa t’è toccato leggere?, lo smemorato Fiorenzo faccia di legno così ti rispondeva: “Ho avuto colloqui, certo, dialogo, fin dall’estate scorsa, ma sono stato inserito nell’agenzia a mia insaputa!”

L'incredibile della faccenda che virava sul comico, Ernestina, è che tu ci hai creduto! Hai creduto che lui Fiorenzo come un virtuoso Re Enzio pascoliano prigioniero di chissà quale vicenda tormentosa!, si togliesse dall’agenzia dei creativi londinesi per cui tanto avea tramato.

Ricordo, questa è proprio da ridere, che anni fa ci fu un politico di Imperia, appunto Ernestina dove nacque Giovanni Boine che un suo solo frammento rivelava come la punta di un iceberg, uso ancora quest’immagine, un’immensità di etica dolente, tale Scajola ministro di un governo Berlusconi che aveva ricevuto, “a sua insaputa”, un attico con vista sul Colosseo da un costruttore edile. È capitato, ahinoi!, anche al bel Fiorenzo! Che menzogna assurda ancora tentava di farti “bere”! Oltretutto, Ernestina, se l’è presa con te che l’avevi “devastato” con i tuoi dubbi e richieste di chiarimenti per il destino del vostro lavoro pubblicitario comune oltre che per il legame amoroso! Ma, scusa tanto, non avrebbe dovuto prendersela con i dirigenti della Pinka Paka che usavano il suo nome a sproposito on line?!

Hai quasi abboccato, un'ultima volta, alle lamentele del neo-filosofo astrale Fiorenzo che rimproverava la tua vocazione "devastante" ad imporgli scelta, Aut-Aut, tra dialogare con Pinka Paka e in "esclusiva" con te. Come se non avesse già scelto nell'ombra! Il meschino. Non ti meravigliare se tra qualche tempo, questo bugiardo, arriverà a scrivere favolette autogiustificatorie sulla sua etica inesistente in amore, "usando" il filosofo danese Kierkegaard! - con impudente superficialità! - in qualche pubblicità per il libro sul suo successo nel marketing che certamente scriverà prefato da Astralì. In questo caso la presa per il culo sarà perfettamente colta. E a seconda dell'accento grave o acuto sulla "o" il risultato non cambia, ma è doppio, come tutto in questa penosa e ridicola vicenda.

”Non capisco perché vuoi tarparmi le ali quando spicco il volo” ha sottolineato con enfasi ornitologica l’avvoltoio di Chioggia. Mentiva come pioggia sul ferro e si mostrava in uggia. Si può essere più stronzi? Messo alle strette dalla tua epistolarietà debortante a cui mai ha risposto nel merito, lo sottolineo ancora, se n’è uscito sintetico, molto scocciato ed esuberante con tono di sfida sfrontata a rimarcare il suo riconosciuto valore creativo di pubblicitario, rivelando altresì il suo atavico complesso d’inferiorità bisognoso di plausi maturato sulle ripe adriatiche,… che aveva già rifiutato “due volte” l’anno prima l’ingresso nell’agenzia londinese.

Il suo atto di protervia aggressivo, teso a ferirti inutilmente, Ernestina, come se non lo fossi già abbastanza, rivelava ogni sua manovra dietro le tue spalle da tempo in corso. Com’è possibile comportarsi in questa maniera e pretendere di dar lezioni di etica a una donna buona, ancorché covata poco, come te? Ernestina provo uno schifo come mai l’ho provato. Che tu non abbia più una tale serpe in seno… è un vantaggio per la tua persona! Fiorenzo t’invidiava e voleva ucciderti. Lo rivela la sua ingenuità linguistica cattiva, propria dei mediocri nello spirito, e di quelli, consentimelo, che son bronzo e si credono oro. Il bronzo di Mammona!

Tu, mite Ernestina, all’oscuro d’ogni maneggio astrale e musale. Tu sì! sei stata devastata da un dolore senza fine! Se questo figurino ed ometto ti avesse parlato chiaro, seppur grulla, ti saresti evitata il “non c’è due senza tre”, beffa ulteriore dopo il Fiorenzo assunto a sua insaputa! E cioè scoprire che per due volte era stato cercato per assurgere all’olimpo Tika Taka e la vista di foto dello staff sparata sui social e sui giornali inglesi ed italiani on line, con il Fiorito alla gloria pubblicitaria, in coppia astrale e sostanziale, la fica nova insomma da gustare ben invecchiata come il vino, gioiosa in Trafalgar Square!

Ernestina, per superare il nichilismo da presa per il culo di Fiorenzo, dovresti leggere Stirner: L’Unico e la sua proprietà. Non lo conosci? Malissimo. Recupera il ritardo! A cosa può servirti? Ti serve a capire il passato ed a “pararti” per il futuro! Ti faccio un esempio calzante per te per il tuo ex amante in amor pubblicitario pulsante. Se gli hai scritto, come credo tu abbia fatto conoscendoti, più volte della sua importanza nella tua biografia accidentata in amore, hai commesso la più plateale delle ingenuità! Stirner afferma a ragione, ed io uso il suo anarchismo accosto al comunismo di Marx seppur loro fossero teoricamente nemici, che amare porta al risultato, tanto più se uno o una cerca l’amore assoluto scemenza romantica, di consegnarsi legato mani e piedi all’altra persona. Seguendo questa scoperta, io, Ernestina, mi sono evitata di farmi prendere per il culo dalla génia diffusa dei Fiorenzo, guarda un po’ che utilità la filosofia che si basa sugli istinti, anche bassi. Ma veri! Se infatti tutto si basa sull’egoismo del singolo, come rivela Stirner, hai voglia, benedetta Ernestina, di scrivere “Ho solo te Fiorenzo”, quando l’altro, egoisticamente, trova ambisce desidera altro miele di fica sulle cui labbra s’eleva la creatività mercantile pubblicitaria ritenuta unica di Astra!, l’altro, in questo caso Fiorenzo, ti scarica perché non gli servi né gli interessi più! E se, come te hai tinto l’amore nel blu invece che in basso, ci soffri ancor di più, con ogni angoscia che ti porta a spasso. Ti garba la stornellata stirneriana Ernestina? Ricordatela svegliandoti domattina.

Fiorenza e la smagata Astra, seppur camuffati dietro altisonanti teorie di marketing metafisico, applicano ai sentimenti Stirner, e nella pubblicità creativa realizzano i loro egoismi. L’amore è una “cosa” in pubblicità, cosa, da usare e consumare. Godendo l’attimo e il tempo per poi passare ad altra cosa amorosa godimentosa. Punto! Legge Stirner, Ernestina, che, non stupirti, applico prima che la applichino, i Fiorenzo stronzi, a me!

Ecco-e-qua!… diceva Pappagone di De Filippo nella TV in bianco e nero. Il tuo Fiorenzo tanti colori è questo che t’ho mostrato: nudo e crudo. Ernestina mia. Un pochino di mio umorismo un pochetto di materialismo ti hanno rivelato Ernestina pallidina la pasta vera dell’uomo che hai amato e che spero da oggi in poi tu possa rubricare, dandogli oblio, alla voce: Fregature oscure e dure. Tu Ernestina, pubblicitaria secondo me di gran lunga superiore a Fiorenzo ed a questa pompata di Astra segaligna che castra seriosa tigna, ora puoi intendere il “mercato” dell’ex amato che era ed è pessimo usato. E dedicarti alla ricerca di un amore, tu ci credi devi ancora tentare, che non usa né necessita di trucchi di carriera luminosa pubblicitaria. Ernestina, mia stremata passerottina, sappi che apprezzo la tua scelta di andare a insegnare arti in una scuola delle medie inferiori. Lì vivrai più serena e troverai il bene che meriti guarendo da ogni abbaglio che la pubblicità, la tua antica professione, ha moltiplicato fin quasi ad ucciderti. Da me, dalla tua Matilde, ricordati troverai sempre il cacciucco. Mi bolle l’orecchio come credo bolli a te, su questa triste e ridicola vicenda non torneremo più. A presto da vicino.






lunedì 23 luglio 2018

Claudio Di Scalzo detto Accio: BANALMALMENTE. A Sara Cardellino




(omaggio ad Harlan Draka dampyr contro i vampiri.
Un po’ ispessito ed il tentativo di correzione-smagrimento
a penna ha peggiorato la situazione)





ACCIO

BANALMALMENTE 15

a Sara Cardellino perché sappia che ama uno scemino







(letterate idiozie filosofiche – conferma ch’è stato meglio non abbia insegnato filosofia, essendo abilitato dal Ministero dell’Istruzione, nei licei e nelle accademie musicali)


 1

Solido come un libro stampato poi pubblicizzato poi esposto on line poi commentato poi mai letto appare il giorno oltre la foschia del caldo luglio. I libri con sorridente faccia del nome sono modellati come culi con liposuzioni lifting protesi e intanto il la Natura il Reale s’allontanano. Nella foschia?, mentre mia zia con l’arteriosclerosi dell’ottantenne racconta, e così sia, al primo che incontra come lei trentenne facesse dei “masticati” incredibili al nipote quindicenne. Suvvia signora non dica così la beneficenza va tenuta segreta!

2

La giornata afosa dà l’abbrivio alle congetture sforma, o sforna?, leggende elettroniche dona asilo ai silenzi tra un post e l’altro. Mentre mi ciuccio il dito, regressione misto repressione?, ovvoivedé che mia zia non s’è inventata il nulla ma il pieno tra le sue labbra?!, prendo appunti su quanto fu determinato dal Caso e quanto dalla Necessità.

3

Il destino mi sorprese come un geroglifico della Dea Osiris uscendo dal cesso. Se la struttura nascosta del pensiero del linguaggio della società si sfa graffito tanto valeva umettassi il dito seguendo il vento per accidentammi la vita impensierito. Ti sei fatto la bua al dito nipotino bello vien qui che te lo succhio!

4

Ascolta la Rivoluzione. Al posto dell’ES mettiamoci, il CES come cesso, auspicando il passaggio da un’infelicità patologica a un’infelicità normale. Che ne dici? Penso che ti sta venendo l’arteriosclerosi come tua zia, ecco cosa penso!

5

Capire, questa la missione, scoprire perché la sequenza dei miei errori è sempre incompleta anche con l’ausilio di pagine telematiche; scusarmi perché l’elenco è incompleto; giurare di completarlo con ogni mezzo dal diario on line fino ai graffiti sui cessi tanto reali che rivelano il mio ex Es ora Ces. Dire tutto anche ciò di cui non si può parlare non conoscendolo. Chiedere scusa all’austriaco chiamando il proprio cane, che poi è quello di mia zia, Wittgen.

6

La prova diagonale di Cantor, il paradosso del mentitore, il principio di indeterminazione di Heisenberg, il test di Turing, la prova di Gödel,… mi convince che il nipote inventato da mia zia Godeva parecchio adolescente. Nuoto fino alle boe. Sogno una nuova alleanza tra natura e uomo, fisica e metafisica.

7

Mi tuffo in mare come ogni sillaba esultante compone il suo esilio in qualche parola. Se mi prende un crampo, distinguo morendo, non più campo ahimè, quanto è determinato dal caso e quanto dalla passione.

8

Diventassi, lo divento perdinci!, un animale; m’indurissi come un sasso lo divento copio i calli sotto ai piedi scalzi; mi trasformassi in un'ombra telematica sul video, lo sono da decenni, continuerei a dubitare di tutto. Anche che mia zia è sì arteriosclerotica ma anche discretamente puttana. Con fini educativi.

9

Imparo dal mio respiro. Il ritmo di verde azzurro del mare. Audace come tutto quanto in natura mostra il colore del compimento. Questa è la volta buona che intendo l’autentico, l’originario, acchiappo (me la pappo) la vanità dei fenomeni. Sulla riva mia zia chiede ad un passante se per caso è stato suo nipote.

10

Laggiù dove c’è la “secca”, tradotto fondale basso oltre i cavalloni dove non si tocca, pesci saltano come accennassero al tempo che si prende quanto è giusto. Laggiù andrò, partirò, canticchio come un Bocelli che all’ugola fa sfracelli, per spogliarmi del Principio di individuazione usando la Reverie modello serie TV: sigarette senza filtro, rituali sciamanici appresi da qualche venditore ambulante, pratiche dell’estasi seguendo miss Italia, l’erotismo pratico a cui m’iniziò mia zia meglio del tantrico, la deprivazione sensoriale con ore sui social, la meditazione zen accudendo il triciclo in soffitta.

11

Il ventoso dì che dà - dìda dadà – slancio ai falò sui monti vecchianesi. Abbruciare ogni doppia verità: la verità dei capi e quella delle masse, la verità per gli amici e per i nemici, la verità per chi ami e chi odi… e così via fino alla cenere tra il bagnato della burrasca imminente.

12

Mentre il corpo a corpo dei verdi nel vigneto vibrano nella calura che rende torbida l’ombra, mi libero dell’angoscia di fronte alla morte. Smetto di pensare all’identità personale smerigliata dal web in cento. Libero la mia vera identità dalla continuità fisica del corpo. Andrò a lezione da mia zia arteriosclerotica.

13

Misuro il tempo reale e virtuale scardinato dal vocìo precipite delle genti sotto gli ombrelloni. Trasalisco e m’allischisco. Modellazione pittura alla Ensor? Però Marina di Vecchiano non è Ostenda. M’apro alla fiducia nei processi evolutivi di apprendimento delle norme universali, sia di natura intellettuale che morale. Impaziente sono di andare a vedere la posta in gioco che mi gioca.

14

Se tutto stesse nell’adeguarsi allo Spirito dei tempi, precederlo a ritroso, e scansarlo. Forse questa potrebbe chiamarsi poesia. Anche se il paesaggio solito spezzato da segni neri, le tante verità?, resiste al mio discorso saggio accennato. Già malnato.

15

Respiro l’incendio nell’intimo dell’elastico di questo costume da bagno nuovo con lo sconto Ipercoop. Mi ustiono alle elitre dei moscini apparsi dopo la pioggia. Ruzzolano i soldini nella pancina della cassa amministrata dalla cassiera bionda. Mi ricorda mia zia giovane. Illuminato dal gesto dimostrerò che Dio non gioca a dadi; filosofando rivelerò perché non gioca a dadi tantomeno sul web; studierò il caos oltre il numero 15 per vincere a dadi. Ogni Partita.