lunedì 26 luglio 2021

Claudio Di Scalzo: Fabio Nardi e Karoline Knabberchen. Lettere da cuscino a cuscino e nel mezzo Lucca. Dall'Epistolario di Karoline Knabberchen, I








LETTERE DA CUSCINO A CUSCINO
(E NEL MEZZO LUCCA)
I


Nei primi mesi del nostro legame a Pisa, dove io e Karoline frequentavamo l’università, s’impose la città di Lucca come luogo dove “abitare” nottegiorno e insieme conoscere la città che frequentavo fin da piccolo soprattutto raggiungendo col camion di mio padre Piazza Anfiteatro dove si teneva allora il mercato e Borgo Giannotti appena fuori le Mura ch’era il polmone mercantile della città con le sue botteghe artigiane e le agrarie. Le Mura allora erano transitabili dalle auto e non ancora il luogo di svago e passeggiate che è oggi. Karoline tramite una sua parente, che non ricordo se l’aveva acquistata o ne aveva affittato le stanze, ebbe le chiavi di una villa liberty presso Porta Elisa. Tutta la zona ne ha di magnifiche. Questa era più piccola ed appena dietro altre che stanno a ridosso delle Mura sulla strada che porta sia a Pistoia che in Garfagnana.

Nella camera da letto dall’alto soffitto con alte finestre che guardavano magnolie e ringhiere finemente floreali se le alte tende venivano scostate, inventammo un gioco che ci permise di stare ore e ore accanto in amore e insieme di rammentare la città che “scoprivamo” nell' andirivieni a perdifiato da una chiesa all’altra da una piazza all’altra da un bastione all’altro perché prendemmo a scriverci lettere da cuscino a cuscino e in mezzo, ai nostri corpi, appunto, la città da noi evocata. 

“Così ci abbracciamo sui tetti e i campanili tenendo lettere in mano” disse Karoline che ebbe l’idea epistolare, “come nei dipinti di Chagall”.

Era l’estate del 1979. Luglio e agosto. 
Avremmo anche scritto “lettere da sdraio a sdraio sotto lo stesso ombrellone”, ma questa è un’altra avventura sempre negli stessi mesi che raccoglierò in una diversa sezione del Canzoniere di Karoline. A volte però sabbia appariva sotto un’unghia o sotto i colorati costumi da bagno che il bianco del cotone enfatizzava e qualche granello finiva nelle lettere che rammentavano San Michele e allora l’angiolo ci guardava perplesso  e la pantera della porta Santa Maria che tiene tra le zampe il simbolo della città starnutiva.




LA PANTERA SULLA PORTA RUGGISCE ACCORTA


... e dal cuscino ti scrivo… Karoline entriamo stando vicino? posso darti un bacino dove so io
sul pancino? Sarà questo il mio lemma che ti felina lo stemma?
Fissa la Madonna col Bambino arcobaleni acque venti
Dei tanti uomini e donne passanti tien ricordo
Anche di motorini che traversano veloci e lenti
A ogni vissuto evita la tara, lo prende lordo.

Dal 1593 la Porta disegnata da Gaetani Bresciani s’apre e chiude sul fluire cittadino e nell’agosto 1979 sta tra i nostri slip (il mio me lo tolgo, la pantera azzannerà la scultura che elevo?) e la piega nel lenzuolo impedisce che i due fornici laterali si aprano come si deve facendo passare la mia bocca verso te. Varco la porta principale con le labbra schiuse e intuisco che se invece di due pantere sulla porta rese mansuete dalla curiosità d’eros in atto c’erano i due previsti leoni – che il senato lucchese impose al Bresciani di modificare – adesso una zampata avrei preso in faccia, e invece m’aspetto la tua lingua che viene dal cuscino accosto alla  trina di Piazza Napoleone.




°°°



Fabio mio,
alito sulla punta di questo areoplanino-missiva, seduta a Porta Santa Maria.
Ho abitato qui molte notti, con la porta chiusa a doppia mandata.
Poi mi ha svegliata il caldo della tua lingua che batteva dentro la bocca -
Giro la chiave giusta, signorina (hai detto gagliardo)
Leggi le lettere leggere di saliva che t’orlano la schiena?
Le pantere ci leccano i piedi ciondoloni dal letto,
s'accoppiano sul tappeto coprendo le nostre voci:
annaspo nell'afrore acuto di bestia - il manto lucido
mi solletica il seno, e siete tre ora a inumidirmi il mento.




PIANO DELL’OPERA


KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA


La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi

Due piante nel nocciolo. Libro Secondo

Bave. Viaggiatori da Biblioteca. Libro Terzo. 

Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto


Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi

Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto

Anello Rovente. Libro settimo


KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE


Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino. Telegrammi sott’acqua. Candele spente. Libro Ottavo

Come apparve la morte a Karoline Knabberchen. Karoline disegna. Libro Nono


Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo

Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo

Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo



Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trendadue anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”, “Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”, “Cardiodramma” soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.


CDS
















giovedì 22 luglio 2021

Karoline Knabberchen: Schelling e la lumaca d'Ardez sulla tomba di Boine. Cura Claudio Di Scalzo nel 35° della morte



Karoline Knabberchen in Val Bregaglia. 1979. Foto Fabio Nardi




Karoline Knabberchen

SCHELLING E LA LUMACA D’ARDEZ 
SULLA TOMBA DI BOINE



Prefazione

Come carezza come difesa di tomba d'acqua

Sara Cardellino ha sfogliato il Quaderno Giallo di Karoline Knabberchen che custodisco nelle soffitte a Vecchiano. 
Con commozione scopro che nel 1983, aveva ventitré anni 

(ci eravamo conosciuti nel 1979 in una traversa di Borgo Stretto a Pisa nell’agraria paterna come rivelo su L’Olandese Volante: 



Karoline Knebberchen a 35 anni dalla morte 1959-1984 


quando sue mani accolsero il libro FRANTUMI di Giovanni Boine edito da Garzanti in ampia filologica raccolta; che avevo studiato in Università grazie a Silvio Guarnieri in edizioni meno curate.

Trascrivo una pagina del Quaderno Giallo con date del 1983. Karoline aveva ventitré anni e scriveva in maniera unica. 

Il destino della Knabberchen (Guarda/Engadina 1959 - Lofoten. Isola di Austvågøy. Norvegia) è stato anche quello, ahimè, dall'Olandese Volante (2011-9 gennaio 2017) di finire in luoghi a lei non adatti on line. 
In altra rivista. 
Predata. 
Contro la mia volontà.
Commentata per ricavarne sbilenca teoria estetica.

Possa questa pubblicazione (nel Trentacinquesimo della morte per suicidio) evidenziare che non deve più accadere e quanto “usato” tolto da chi compie,  a tutti gli effetti, una profanazione.

Essendo titolista nato, ma non capace di scrivere di estetica e filosofia come fa Karoline Knabberchen (che non dimentichiamo nel 1983 ha ventitré anni!), ho apposto i titoli al Trittico, dove appare Giovanni Boine, e in certi passi KK usa la tecnica del poeta ligure col trattino salda/parole come risulta dal Quaderno Giallo.




1


SCHELLING E LA LUMACA D’ARDEZ 

SULLA TOMBA DI BOINE

Neppure m’è estraneo il turbinio d’acqua che màcula il quieto transitare della lumaca sulla pietra d’Ardez casa sfibrata autunnale. Quale estetica m’immagino nel tempo operoso cattivo del temporale che ignora cose e lumaca? Basta il grumo della bava che m’appiccica sotto antenne svettanti paura in me a farsi grazia rigore riflessione?

Schelling con l’estetica riunisce conscio e inconscio come conoscenza assoluta che lega - nodo lo potrò sciogliere volendo? - filo Natura filo Spirito. 

L’acquivento sferza vetri, s’impadronisce delle fessure, smaglia ricordi della felicità, alcun filo estetico a ciò resiste debole come bava di lumaca.
Luce crepita smorta attorcigliata nei soffi che mi bagnano volto.

Che me ne faccio mio caro Schelling dell’identità originaria di natura e spirito ancorché l’agguanti nodo filo bava acqua sciolta sulla pelle? Se scrivessi sulla lumaca travolta su me esposta all’umido ottobre non vi ravviserei alcuna Necessità come suggerisce il tuo Idealismo Trascendentale. Ogni mio atto in scrittura non corrisponde giammai alla volontà realizzatrice che sortisce effetti opposti. Per me l’eterogenesi dei fini, come scoprì Vico, a senso unico mi conduce al contrario.

Appena “prodotto” poesia racconto poemetto il mio io prende reale consistenza mi percepisco in qualcosa diventato oggettivo, cioè oggetto, non mi appartiene più, però invece di condurmi alla Libertà – come tu Schelling auspicavi – mi realizza nella prigione. All’aperto mentre salvo la lumaca dall’annegamento in casa mentre la poso in salvo sul pavimento di pietra domestica. Tutto dura poco più d’un abbaglio filosofico, ancora vige il vortice della tosse in me - ho acquistato in agosto a Lucca sopra una bancarella le poesie di Boine poeta ligure a Davos per curarsi - che squaderna i punti fermi della vita immutabile, dentro e fuori, immutabilmente insicuri.

La poesia che scrivo non è mai libera perché non contiene alcun segno progettuale mio non è mai “necessaria” e dunque non oggettiva.

Il corpo nella tomba subirà lo stesso scacco. L’acqua sul volto che travolge me e la lumaca mi suggerisce che essa contiene il principio di libertà e oggettività, unificatore, di quanto è spirituale di quanto è naturale, così che la forma del vuoto che stamani vivo l’accolgo col pudore dell’inetta filosofa alle prese con la cortesia della menzogna diaristica.




Karoline Knabberchen a Guarda/Engadina 1979
 Foto Fabio Nardi





2

SCHELLING SUL GRETO INN E SERCHIO.
 TRAGICO E ARTE


Nel giorno d’Engadina approdo all’ansa di quiete zampettando, Knabberchen, anche saltellante, sull’Idealismo di Schelling. Se simili impronte le ritroveremo mie, dal greto dell’Inn,  sulle ripe del Serchio a Ripafratta, sarà un bel connubio Spirito Natura. Lo rimarcherò a Fabio Nardi, che fotografi ove poso i piedi in doppia terra l’imperativo del sogno idealista a occhi aperti: ove l’invito.

Il dominio dell’Assoluto va tenuto assieme con l’elastico del “genio”, afferma il filosofo. Onda su onda in qualsiasi stagione la natura a noi umani superiore rende ciò possibile tramite genio in arte. Genio è chi ha fantasia aggiunge De Sanctis, immaginazione chi ha talento. La declinazione realista del nostro italico critico m’aiuta: rende tutto meno elevato rispetto all’idealismo di Schelling. Anche se Natura che per “gratuito favore” attraverso mani e spirito di un uomo o donna dà forma ad arte come non farne privato exemplum incorniciato.

L’Arte siffatta contiene echi del Tragico. Se mai avessi briciolo di genio sulle scapole correrei un bel rischio, stando a Schelling. S’insinua l’irrazionale nel progetto razionale che ha mosso l’autore. L’artista si calca, s’incide, nell’Eroe Tragico del viavai destinale. Non realizza quanto si riprometteva, anche ad arte finita davanti ai suoi occhi, una forza lo sovrasta, la sovrasta - mi sovrasterebbe qualora avessi un coriandolo di genialità fantasia? - conduce al fallace approdo a operare dannandosi, in qualcosa di infinito in vita che sarà finita, perché l’assoluto è infinito e vive di tratti dei tanti artisti. Mi prende neurosi, tossente?, se tale è il debito con l’Idealismo e la Natura da pagare.

L’arte siffatta, genio o stolto, in fantasia o immaginazione, nella contemporaneità dell’aria fredda autunnale impone l’accadimento inatteso, risucchiati da pagina in poesia da tela dai grigi della foto. L’opera ti-tira in mezzo tra quanto volevi e non hai ottenuto e il destinatario che legge guarda-tocca. Uso i trattini come Giovanni Boine! Coscienza e incoscienza in matta nottata nòtula del nonnulla, intenzionalità dell’atto creativo artistico e oscuro seme dell’ispirazione, svaniscono grumo bacca ramo secco, si riprenderà a primavera, che stila, anzi stilla, me stessa volto nella tosse, polmone sobbalzante dialettica tragica di Hybris (presunzione di forza punita dagli dei) di Ate (rovina inganno dissennatezza), di colpa e espiazione; che, ad andar bene, sarà riassorbita in estetica poesia, ad andar male in una modernitas peremnis che m’estingue. Riduce all’impotenza. Al tragico delle misere intenzioni foglia caduta, al massimo sinopia sul terreno, incaglio tra sassi indifferenti. Sull’INN sul Serchio dopo Lucca verso la bocca a mare.







Karoline Knabberchen alle prese con la dialettica di Schelling 

Vecchiano 1979 - Foto Fabio Nardi








3


IL TEMENOS DELL’EROINA TRAGICA KAROLINE KNABBERCHEN STUDIOSA DI SCHELLING


Tragedia ramaglia nel celeste vitale sonda l’intensità col nero opposto cilestre. Quanto sgronda in me dall’albero-cielo: sovra chi amo a rischio d’accalmìa tra poche certezze asperrimo incaglio?

L’eroina tragica, che sono, vive e costeggia in consapevolezza, fino alla sera madida di fronde scure, di segni persi in matte nottate, quanto non posso mutare: ciò secondo Schelling, s’io fossi artista ma pure colei che riflette su quanto è estetica e filosofia in essa, sposo quanto punge, ferisce, ammala, in forma destinale, con riflessa creazione-gesta quanto consapevolmente cercavo accetto. 

Nella “consapevolezza” il dramma: conflitto che esibisco racchiudo qui scrivendone: pensando a Fabio Nardi mio compagno e amato che mi leggerà.

Arte parola scritta sono di per sé artificio - nel petto sgorga dell’eroina tragica cosa diventa in questi anni ottanta del novecento? - verità che giunga fino all’uso della bugia dell’infingimento-inganno, la “apate” dei greci antichi, come mezzo della propria rivelazione.

Riflessione estetica, critica per me su minuscola bica, s'intrecciano, condensa fusione – in me confusa Knabberchen ranocchia saltellante – sul terreno fiabesco e sacro ovvero spazio magico si direbbe, nel “temenos” sacrificale unito all’artificio.

Quest’ultimo, ricorrendo all’etimologia, è pure armonia ricomposizione, sottolineato con dialettica schellinghiana: coesistenza e intreccio tumultuoso di destino e volontà, di necessità (non dimentichiamo la storia a lato) e, ancor ribadito, consapevolezza.

Lo Schelling de L’idealismo trascendentale, che in seguito giungerà ad altri sviluppi con la Filosofia della Rivelazione, formula qui uno dei più speculativi pensieri, ontologici ed esistenziali, riguardo al fondarsi della creatività, dell’eroe eroina tragica in essa (ci aggiungo me) e come conseguenza al riconoscimento della molteplicità dei significati in un’opera (se prodotto autonomo diventa accessibile a tutte le coscienze, dunque il conservatore Schelling sta qui nel progresso comunitario) che travalica l’originaria ideazione estetica data dal pittore dal poeta e ci metto pure del fotografo.

Se così è, tu Fabio Nardi che conservi i miei taccuini, se mai li raccogliessi unitari con tue fotografie o scritti nati in duetto, noi, siamo eroina ed eroe tragici, probabile lo siamo; anzi certo bensì tu svicoli verso la commedia, poi stando accosto a me che meno rido, ti determino nel segno; se morissi il tragico diventerebbe la componente intenzionale della nostra nascosta estetica, ma quella inintenzionale, cioè svincolata da me da te, sarebbe altrettanto fondamento del tutto. Definendola per questo opera d’arte. Che pure vivrebbe anche di pochi righi, versi, pitture, foto rivelate.

Ricordalo qualora il Tragico mi ghermisse giovine come da regola greca.







mercoledì 30 dicembre 2020

Claudio Di Scalzo: "Telegramma Assoluto di Rina Rètis"



CDS: "Rina Rètis nel telegramma assoluto"

Novembre 2016 






Claudio Di Scalzo

TELEGRAMMA ASSOLUTO

Facendo la doccia ho provato a immaginare me senza te. Cosa sono senza te? so che te attendevo, tu sei il motivo della mia esistenza. Stop
Cosa e perché scrivere se non ci sei tu dall'altra parte a leggere? Stop
Dovresti darmi un'altra vita, nuova e vergine, in cui scordarmi di tutto; oppure in cui tutto riversare per salvarci entrambi in eterno. Stop
Non allontanarti mai da me, mai. Stop



Tua, oh così tua!










NOTA CDS

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato  a fine 2011 –  Rina Rètis vive con il compagno Fosco Neri. Fino al febbraio 2017 quando quest'ultimo muore in un incidente stradale.  

Tutti i personaggi da me ideati sono copyright di Claudio Di Scalzo e soltanto su mia autorizzazione - alcune volte l'ho concesso ad altre firme come accade nel fumetto e nel cinema - possono usarne nome e cognome  e vicende.

Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la galleria Peccolo di Livorno.




domenica 5 luglio 2020

Rina Rètis vedova di Fosco Neri: Lettera di risposta quattro anni dopo a Carla Cini perché adempia a un atto necessario.



CDS: Rina Rètis vedova di Fosco Neri con mano rossa






RINA RÈTIS VEDOVA DI FOSCO NERI
LETTERA DI RISPOSTA QUATTRO ANNI DOPO A CARLA CINI
PERCHÉ ADEMPIA A UN ATTO NECESSARIO.



Cara Carla Cini... siamo stati in confidenza per alcuni anni, ti avvicinasti, lo ricordi?, con enfatica dedizione, sta nella tua postura, lo ricordi?, al piccolo soviet di comunisti nel pisano che avevamo organizzato in sigla, per cancellarci autori; che Fosco Neri aveva progettato per raggiungere non solo poeti o addetti alla dedizione estetica bensì, centrali, perno, lavoratori che magari non avevano mai letto un rigo di poesia né sapevano chi fosse Mirò. 

Spero lo ricordi perché nel febbraio 2017 tutto ciò l’hai dimenticato in un baleno per iniziare una carriera letteraria dove c’era prassi di scolpirvi autori-autrici in cenacolo con poetante pensiero altisonante, adatto marchio, per pubblicazione presso, consentimelo, editore da incubo, ma pur sempre prefata e in postfazione acclamata poetessa di rango. Lo ricordi? Te l’hanno pubblicato, Carla Cini, il libro a cui ambivi con, in esso, le poesie che erano nate, assieme spesso, nel nostro Soviet?

Semplicemente sparisti. Io e Fosco avemmo notizia del tuo nuovo collocamento dal Web. Ti chiesi d’incontrarci per parlarne; ti scrissi anche adirata e bloccasti la posta e mettesti la segreteria telefonica. Che pena provammo io e Fosco Neri! Nausea anche.

Tutto però venne dimenticato da me perché poche settimane dopo, il 10 febbraio, Fosco, il mio Fosco, morì. E penso sia stato ucciso da nemici perfidi e ignobili che han simulato un incidente stradale. Ho indizi non prove. Dolore infinito che ancora dura.

Il trafiletto prima del tuo blocco postale e telefonico l’ho ritrovato stamani. Lo stampai per conservarlo.

A esso rispondo nel giugno 2020 e in calce ti chiederò una cortesia che non farai fatica ad esaudire.

Nel biglietto sbrigativo affermavi che nel nostro Soviet Libertario la tua vita la sentivi “strozzata”. Il Comunismo che io e Fosco e altri abbiamo praticato e ancora pratico non ha mai strozzato nessuna vita! Anzi ha cercato, a pari, ricordi questa parola Carla Cini?, a pari!!, di renderla centrale vitale unica nell’intreccio. Fascisti borghesi finti comunisti socialdemocratici liberali nelle lettere ce l’hanno fatta pagare cara questa coerenza. Che idiozia banale scrivesti! “avverto la mia vita strozzata” come nei fotoromanzi nei romanzetti rosa! Trafficavi da mesi a nostra insaputa per andare in gruppo estetico dedito a ogni gerarchia vassallatica per carriera estetica e ci accusavi di schiacciarti!



CDS: Rina Rètis nel rosso Pasqua




Nausea misto stupore la provammo io e Fosco Neri, ancor più, leggendo che incontrando questi poeti ti eri VERGOGNATA. 
CREDEVO DI SAPERE TUTTO E INVECE NON SAPEVO NIENTE DI POESIACIÒ HO SCOPERTO INCONTRANDOLI. HO PROVATO VERGOGNA". Rivelavi una sudditanza e frustrazione da ancella che nega ogni comunismo ed uguaglianza. Stavi in ginocchio. Dinanzi a dei tromboni. Gente che vuole apparire oro ed è bronzo. E tu che eri stagno li scambiavi per platino facendoti modellare.

Proseguivi scrivendoci che nei versi di un poeta, ora non ne ricordo il nome (ne sbirciai poche poesie: trattasi di poeta mediocre con enfasi snobistica alta di sé stesso come se la teoria potesse risolvere problemi di creatività. Non lo può esattamente come il Kamasutra letto e teorizzato l’impotenza del cazzo) ne avevi urtato la possanza creativa. “COME QUANDO CAMMINI E PAF PICCHI UNA MUSATA!”. Così ti battezzavi nella poesia di cotanto versificatore; se tu avessi scritto, più prosaicamente, che avevi urtato in un uomo che ti piaceva per viverci assieme eros e versificazione sarebbe stato tutto più adatto. Ma sei enfatica devi camuffare i tuoi entusiasmi al cubo. Che poi si rivelano falsi. Perché, immagino che prima di Fosco Neri e me Rina Rètis ti sia incapricciata di altre vicende culturali e relazionali; poi siamo venuti noi; poi questo poeta e la sua congrega. E non m’interessa sapere se ancora dura o no. So che cambierai relazioni quando ti fingerai un’altra direzione. Ove picchiare “MUSATA”. Non sei adatta a stare A PARI con un uomo. E te lo scrive una femminista e comunista!

I commenti enfatici, poi, che lasci in giro, on line, per poeti e poetesse con cui ti rapporti, restano a testimonianze di "MUSATE" e, ridicolmente, in rima, di CANTONATE. A dimostrazione che non hai stile poetico. Bensì capacità mimetica di vestire stilemi altrui. Per fortuna FOSCO NERI e io ti chiedemmo di togliere in rete gli eccessi d'entusiasmo che poi si rivelano carta stagnola. Speriamo tu abbia cancellato, tutti ma proprio tutti, gli incensi a noi rivolti a cui non teniamo affatto.

Tutto ciò lo pensai nel febbraio lontano. Ma non te lo scrissi. Era morto Fosco Neri. Un vero comunista un vero artista. Non ti perdonerò mai di averci dato questo dolore, questa presa in giro, di avere alla vigilia della sua morte fattogli provare il Getsemani di quello che è stato per lui per me un tradimento. Poi è morto.

Eri libera di andare, Carla Cini, dove volevi! Bastava tu ci parlassi da vicino. Al massimo in un telefono. Ma quelle come te così agiscono. Non sarai mai un’artista una poetessa per questo tuo comportamento. Sei come l’AVERLA. Entri nel NIDO D’ALTRI e vuoi impossessartene o essere la migliore del gruppo. E da finta insettivora sei disposta anche a beccare mortalmente, carnivora, chi occupava il nido e l’aveva costruito. Il ridicolo, c’è molto ridicolo nella tua azione, è che i nidi scelti spesso sono inutili a ogni vicenda estetica e non sai distinguere le quaglie dai falchi. Fosco Neri era un falco. Chi ti fece provare vergogna erano e sono quaglie al massimo cornacchie. Credono di essere usignoli e aquile ma non lo sono. Qui il ridicolo, l’umoristico, la commedia e non il Tragico a cui aspirano. Poveretti. Povera Carla Cini.

Questo il tuo destino. Se tu sapessi di mitologia greca o latina, se invece di essere nata a Pistoia fossi nata sull'Egeo, forse ne troveresti il calco in qualche mito di quei tempi. Ma sei modernissima. Adatta ai tempi del Duemila. Dove tutto con superficialità si consuma abbellito da sparse bontà, ecologiste animaliste mediche, la lista è lunga, sui social. Di ciò sei una protagonista indefessa. Che compassione provo per te Carla Cini.

Avresti un’unica possibilità per diventare la poetessa e intellettuale a cui aspiri: scrivere fino ad abitare senza infingimenti il tuo nascosto inconscio violento e aggressivo per raccontare la vicenda del tuo rapporto con Fosco Neri e me Rina Rètis. Ma per far ciò non basta la “MUSATA” (che pure battesti nei versi di FOSCO NERI, e lui ti scrisse di smetterla di essere enfatica con lui, perché comunista stava a pari, e non aveva niente da insegnare, ricordi la sua onestà e probità Carla Cini?) e soprattutto MAI provare VERGOGNA verso il sapere poetico e il vissuto artistico di altri. Così facendo si nega ogni libertà. Così facendo STROZZI la vita che hai nei segni nel reale. Nessuno nel Soviet ti ha strozzato. Ti strozzi da sola perché hai guinzaglio. O lo cerchi.

La mia risposta 4 anni dopo è questa, per te, CARLA CINI. 

L'ho vergata, la diffondo, perché, e mi consento una citazione, una sola, non mi garbano i citazionisti a raffica, di NOVALIS: "Ci sono azioni che gridano in eterno". La tua, Carla Cini, è una di queste. Questo frammento piaceva anche al poeta al quale un tempo mi dedicai: GIOVANNI BOINE. Nell'epoca attuale ove tutto si consuma, e tu sei una consumatrice provetta!, ove tutto scade, amore amicizia poesia, come il latte, Novalis e Boine ci ricordano che il "ceppo della fede" non si può scalfire! 

Scritto e detto ciò (che sicuramente e finalmente intenderai)... posso formulare la cortesia che ti chiedo. C’è un disegno che Fosco Neri fece di noi Tre assieme a braccetto, accosti, a Praga come davanti a un obiettivo fotografico. Che ti venne donato da noi due. Ne conservo memoria. D’una complicità inaudita per dolcezza comunista. ECCO, ti prego, assolutamente, di bruciarlo!!

Solo così FOSCO dove è ora avrà pace. E io avrò coscienza di aver fatto tutto quanto era in mia possibilità perché venisse cancellata la presa in giro, il raggiro, che tu Carla Cini, mettesti in atto.

Svolta questa doverosa azione, che devi compiere - volontà mia e di un’Ombra, di un morto, di un comunista - possa tu vivere come meglio pensi di fare poesia compresa. 

Il tuo passaggio nella vita di due amanti che neppure la morte ha separato non ha alcuna importanza né nelle arti né nella poesia né nel reale, se non come ferita che, bruciando questo disegno, si sanerà definitivamente. 


RINA RÈTIS





CDS: Rina Rètis nell'aprile 2016






IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono comunista eterodossa. Trotskista. In passato ho scritto, senza mai stampare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.


Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni anni sono soprattutto donna malata.

Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi, o soltanto a pensarci, mi viene da piangere. Perché non è più con me. 

Malattia organica che m'azzanna la psiche. 



La morte di Fosco però m'ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, nell'epoca in cui questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. 



Per questo quasi tutti li disprezzo.

Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento.

Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.





lunedì 29 giugno 2020

Rina Rètis: Dal volto sfocato parlo al compagno amato. A Fosco Neri l'8 dicembre 2016



CDS: Rina Rètis l'otto dicembre 2016






a cura di Claudio Di Scalzo

Rina Rètis

DAL VOLTO SFOCATO PARLO AL COMPAGNO AMATO

(8 dicembre 2016)

Ho ancora una certa debolezza nelle braccia, Fosco mio, la febbre è stata, è, spossante. Scrivo sul taccuino e la grafia s'insinua ondulante sulla pagina. Pallida come le spalle accaldate. Riposo e conto di rimettermi, guardo la tua foto sfocata per definirmi compagna bolscevica in qualche 1917 di sogno epico; e mi pare un talismano anti-influenzale migrante! Utilissimo.

Sono una donna fortunata,... se mi ammalo ho la medicina che fa sorridere, ho il dottore che mi risana con un bacio mentre azzardoso lo disegna, prima di darmelo a Carrara, appena il tempo che verrà lo rende possibile; e sapendo che riuscirà dal vero cento volte meglio che disegnato o scritto. E anch'io so, quanto perfettamente, ci baceremo. Sono realista e simbolista, bene mio.

Mi sento virgulto sotto brina, Rina tachipirina?!... Allegramente questo spero: dopo questa lettura oggi 0tto dicembre 2016,… dopo essermi vista nella fotografia,.. che altri amori si tengano così da lontano, e che una LEI ammalata guarisca col bacio, con la scrittura da lontano, con l'amore che vince il termometro anche nei gradi della febbre. 

E sono felice, e mi firmo  tua Rina, tua rete che t'imbriglia. Che m'imbriglia, c'imbriglia nel nuoto liberi. 

"Nel web tumultuoso due pesci nel ritmo fantasioso", saresti capace di scrivere con rime foscheggianti! Hai portato nella mia vita l'avventura. Nessuno può portarmela più via. 

Buon Compleanno immacolato mio artista. Ti amo!









NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 – Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.


Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.




NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. Con simpatie per Trotskij. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.






venerdì 26 giugno 2020

Vedova Rina Rètis: Comunisti di Casa Mia. Nikolaj Bucharin.


Fosco Neri
 "Compagna Rina Rètis con orecchio pisano e lucchese"





Vedova Rina Rètis

 COMUNISTI DI CASA MIA



Mi chiamo Rina Rètis.

Anch’io, metaforicamente, seppure abiti a Marina di Vecchiano, in provincia di Pisa, ho conosciuto Polo Sud gelido come Gordon Pym. Pertanto posso calcarne il celebre incipit.  In questa landa gelata ho perduto, vi è morto, il mio compagno Fosco Neri (8 dicembre 1952 - 10 febbraio 2017). Non ne ho le prove: ma penso sia stato ucciso in un incidente costruito alla perfezione, delitto perfetto, tutto ideologico in senso stretto, rima crudele, da chi da tempo lo voleva eliminare come comunista in assoluto antagonismo sia al sistema capitalistico sia a ogni comunismo staliniano di ritorno.

Io sono comunista trotskijsta. E leninista. Con lui avevo iniziato una sorta di piccola enciclopedia di comunisti di varia tendenza che rappresentano il Tragico e l’Epica della rivoluzione. Dal 1848 al 1948. Soprattutto in Europa. Fosco li ha dipinti, ho centinaia di carte e varie tele, e ci ripromettevamo di abbinarci biografie racconti date aforismi frammenti.

Nel dedicarmi a questi “Comunisti di casa mia”, che potrebbe rientrare in una attività estetica, ci tengo a ribadire che la mia posizione è quella BOLSCEVICA della prima ora, formulata da OL’MINSKIJ: “Di norma noi bolscevichi redigiamo la biografia di un compagno di una compagna soltanto dopo la sua morte”. Pertanto a me non interessa, in vita, che ci sia richiamo alla mia attività rivoluzionaria e a lato estetica. Io faccio parte del COMUNISMO. Ciò che conta non è il singolo ma l’insieme dei compagni dei proletari. Disprezzo ogni artifizio borghese e qualsivoglia carriera tanto più se riferita alla letteratura alle arti. Se questa bandiera bolscevica fosse stata seguita con coerenza qualche rivoluzione in più avrebbe vinto nel novecento. Non intendo avere alcun rapporto con chi persegue la propria carriera singola culturale pur dichiarandosi di sinistra. Se si definisce comunista sputo sul suo ostentato nome e cognome.

Nessuno oggi ricorda più i martiri delle rivoluzioni proletarie. Tutti gettati nelle fosse comuni dell’oblio - dopo essersi opposti a nazifascismo e stalinismo e borghesie feroci nazionali imperialiste - e sotto la lapide infamante di “assassini” “canaglie” esattamente come presero a chiamare Louise Michel o Blanqui dopo la Comune di Parigi. Chi ricorda questi assassinati torturati a migliaia. Con la scusante dello stalinismo e del fallimento dei paesi del socialismo reale ogni comunista ogni comunismo viene infangato delegittimato cancellato.

I tentativi spesso di tenerne in vita echi è gestito da devoti inadeguati sia sul piano politico che su quello estetico. Cioè non sono in grado di presentarne l’Epica il Tragico l’Avventura. Perché il Comunismo è proprio tutto ciò.

Chi aderì al comunismo, al marxismo, metti al cosiddetto “occidentale”, tutti hanno voltato bandiera. Il capitolo più volgare e stupido, mediocre e patetico, è quello del ceto intellettuale e artistico italiano fino ad oggi.

Nella più grande crisi del capitalismo, causa Pandemia Covid-19, in assenza del benché minimo movimento di opposizione che si chiami comunista, che si colleghi al comunismo, non trovano che il tempo di discutere in rete su qualche rigo di ritenuti celebri intellettuali. Pena. 

Ma se giovani donne e uomini non hanno più seco il COMUNISMO è perché intellettuali e varia génia artistica, poetica o pittante, canta la messa ai Pavel Floresnskij e non ai Bucharin.

Ogni vittima dello stalinismo, a pari dei compagni straziati mi commuove: ma prima, per il comunismo, vengono le Louise Michel i Cafiero i Trotskij i Bucharin i Majakovskij i Durruti.









In CASA MIA il primo comunista che ricordo con illustrazione di Fosco, è Nikolaj Ivanovič Bucharin, Mosca 9 ottobre 1888 – 13 marzo 1938 fucilato in luogo non conosciuto.

Il dipinto di Fosco è un buon viatico per avvicinarsi alla tomba di Bucharin.

Ebbe sempre un viso giovanile. Speranzoso pure nelle rughe ultime. Dopo i pestaggi staliniani psicologici e lo strangolamento nel processo infame di Mosca del 1938. La sua natura era spesso oscillante. E Lenin che gli voleva bene lo ricorda nei suoi ultimi scritti. Anche le sue teorie economiche e sull’imperialismo a volte andavano su e giù con troppa evidente facilità pur essendo utili al movimento operaio. Ecco che ha nel ritratto un orecchio attaccato pisano e uno a sventola lucchese. Anche gli occhi sono uno più in alto e uno più in basso. Pertanto non riuscirà a mettere a fuoco come sarebbe stato necessario la figura di Stalin. Che lo usò nelle sue battaglie contro Trotskij  e poi lo martirizzò.



Fosco Neri
"Bucharin con un orecchio pisano e uno lucchese"




Con Fosco ho letto questi libri di Bucharin. Penso siano utili leggerli. A partire dall’ABC del Comunismo scritto con Preobrazenskij: “L’economia mondiale e l’imperialismo”; “L’imperialismo e l’accumulazione del capitale”; “Economia del periodo di trasformazione”.

Di Bucharin, più dei libri che scrisse, quanto tengo caro attiene ai suoi viaggi avventurosi di agitatore comunista prima della Rivoluzione del 1917.

Bucharin sta in Austria fino allo scoppio della guerra. Vienna. È già un attivo militante bolscevico. Viene espulso dopo l’arresto. Raggiunge la Svizzera. Studio economia a Losanna ma il lavoro rivoluzionario lo assorbe di più. Alla Conferenza di Berna del Partito Socialdemocratico russo, 27 febbraio e 4 marzo 1915, si scontra con Lenin che definisce le sue posizioni sulla guerra “semi-anarchiche”. Bucharin ha un rapporto filiale con Lenin ma non esita a contrapporsi duramente. In questo periodo si interessa al capitalismo diventato imperialista. Scrive “Economia mondiale e imperialismo” al quale Lenin dedica la prefazione. Testimonianza che nel gruppo bolscevico si discuteva anche fortemente però il rispetto restava. Così agivano i comunisti.

Bucharin lascia la Svizzera nell’autunno del 1915. Soggiorna in Svezia e in Norvegia. Circa un anno. Nell’ottobre 1916 parte per gli stati Uniti. Abita a New York. Qui rimane fino allo scoppio della rivoluzione di Febraio nel 1917. In America collabora alla vita del Socialist Labour Party. Scrive con Trotskij e la Kollontay dirige Novy Mir.

Il ritorno di Bucharin in Russia appartiene all’epica avventurosa.

Attraversa gli Stati Uniti. Arriva in Giappone. Traversa la Siberia e giunge a Pietrogrado nell’estate del 1917. Pronto per la Rivoluzione d’Ottobre.

Basterebbe questo a far sì che ogni comunista, sovversivo, anticapitalista, lo tenga con sé. Ne custodisca il nome il ruolo.

La sua fine tragica fino alla fucilazione organizzata da Stalin è Tragedia e nodo ancora da sciogliere per il comunismo. Senza "sgrovigliare" il nodo dello stalinismo durante e dopo la sua morte rimane come corda che strangola la rinascita d’ogni possibile Comunismo.

Ah, un ultimo appunto, sul mio Fosco. Lui era sempre scherzoso e mentre disegnava Bucharin per dispetto facendomi il ritratto pure a me fece un orecchio pisano attaccato e uno a sventola lucchese.







martedì 23 giugno 2020

Rina Rètis: Arca e teschio di Mallarmé. Dai "Pensieri del moschetto rosso" 3













Rina Rètis

PENSIERI DEL MOSCHETTO ROSSO



Gerda Taro con miliziana
(Mie sorelle - RR)





ARCA E TESCHIO DI MALLARMÈ


Ho vissuto un incubo. Orribile.
Circondata da varie bestie poetiche guidate dal sommo poeta Nun-avete-che-mé vengo sospinta verso una sgangherato arca con l’insegna luminosa che lumeggiava: “Poesia Mondiale quanto non affoga vale / e siccome noi galleggeremo i nostri capolavori stamperemo”. Queste bestie sono completamente fesse, penso. E cercando di sganciarmi  mi viene di cantare una favoletta:

Se siete la peluria di Mallarmé
Perché fuggite il linguaggio della tribù
Tanto banale in immagine e parola
Preferisco stare umana da me
Non sognarvi tanto coglioni mai più
E col teschio del poeta ci fo barcarola.

Miracolosamente mi sveglio e rido.









NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 - Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.

Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.









NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. Con simpatie per Trotskij. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.