giovedì 14 dicembre 2017

Sara Cardellino: Dicembre Veneziano con bene e grano per l'anno nuovo. A Claudio detto Accio


SARA E ACCIO NEL DICEMBRE 2017 E NEL 2018








SARA CARDELLINO

 DICEMBRE VENEZIANO CON BENE E GRANO PER L'ANNO NUOVO

(a Claudio detto Accio)

Sono tornata in città l’altrieri da Monaco. Suonare Edgar Varèse di Density 21.5 mi ha tolto forze. Ti ho sentito sempre vicino. Anche adesso che passeggio in Campo San Trovaso. Questa è la mia Venezia, quasi indistinta, stanca, ma viva.

Per me la prima notte è momento eletto: c'è silenzio, poche anime, e spesso resto l'ultima, da sola. Capita, all'improvviso, nel silenzio, un rumore di ferro e acqua solcata: chiatte arrugginite tornano verso le raffinerie e mi passano a pochi metri. La visione sembra frantumarsi, invece tutto è parte del quadro. Un quadro di marmi, metallo, cristalli, alghe, camini, finestre di un bar abbandonato, con dimenticata insegna del telefono, e le piastrelle azzurre intraviste dalle sbarre che lo imprigionano. Qui c'è l'imo e superno della vita. E qui torno sempre. Dopo ogni concerto.

Rientrando in casa avrò anche il grano maturo della tua giovinezza sulla parete. La chiesa dov’eri chierichetto e diavoletto, perdona la battuta. Ma serve a ricordarti che, dell’angelico, necessita il nostro tempo assieme perché quando “una metà trova quanto la rende intera” abbisogna non solo di Amore ma anche di Bene.



L’Olandese Volante:”Quando una metà cerca quanto la rende intera”







mercoledì 13 dicembre 2017

Claudio Di Scalzo: Quando una metà cerca quanto la rende intera nel dipinto Fauve. A Sara Cardellino per l'anno nuovo



CDS: "I campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano" 
1970 - olio su tela 50 x 40






Claudio Di Scalzo



QUANDO UNA METÀ CERCA QUANDO LA RENDE INTERA 


(a Sara Cardellino per l'anno che verrà)



“Sei ancora in questo campo di grano, Claudio. Lì ti vedo, bambino. Già sai che una metà non può che cercare quanto la rende intera. I tuoi giochi di allora, come tutti quelli nelle arti seguiti, son stati in funzione di questa ricerca. Ecco perché il quadro è quello più importante che tu abbia dipinto. Quello dove adesso entro per andare a prenderti. Stare con te.”
In questo momento, come regalo di Natale e per l’anno nuovo, un corriere sta andando, da Pisa-Ospedaletto, alla volta di Venezia, parcheggia il veicolo, sale sul traghetto col dipinto incartato, e presto raggiungerà una graziosa casa dove suonando il campanello lascerà tra le mani, anche stupite, di una donna dagli occhi scurissimi: “I campi del prete con la Chiesa di Sant’Alessandro a Vecchiano”.

Quando entrerò nella sala, in questo fine dicembre, vedrò sulla parete, appena sopra al pianoforte e alla custodia del flauto traverso, “il quadro più importante che abbia dipinto”.

Sara Cardellino ha scoperto “i campi del prete”, che tenevo nella casa alpina, perché l’ho portato nella casa di Vecchiano, in occasione del nostro incontro a Lucca, alla Fiera del Fumetto. E mi ha rivelato che sono ancora tra questo grano tra i papaveri rossi accanto al ruscello dispettoso adatto alla barchette di carta. Con me che cercavo quanto non ho mai trovato.





Sara Cardellino modella Fauve Oriental
CDS - 14 dicembre 2017 - Acquarello e china su carta
cm 27 x 36








Realizzai “I campi del prete con la chiesa di sant’Alessandro a Vecchiano” quando avevo diciotto anni. Nel 1970. Di ritorno, quell’estate, dall’albergo di mio zio Lenino, “La Belle Elisabeth” In Montparnasse. Con ancora negli occhi la scoperta dei pittori Fauves fatta al Musée National d'Art Moderne, soprattutto Maurice Vlaminck André Derain e Georges Braque.

Dipinsi i campi dove avevo vissuto splendide avventure, spesso da solo, perché avevo un soprannome che allontanava gli altri bambini: Accio. Usai nel preparare la tela sabbia del Serchio e i fili da cucito della sartoria della Nada, e siccome a un certo punto avevo finito l’olio di lino, talmente preso dal puntinismo colorato, non andai acquistarne di nuovo a Pisa, ma usai il petrolio bianco del lume di mia nonna Messinella che stava lì da quando era arrivata l’elettricità. Motivo per cui ci sono screpolature. E annerimenti.


E visto che c’ero dipinsi anche “Il Campo alla Barra”, “Il Monte Castello col Santuario” , “Notturno con cagnolino verde” e un’altra decina di quadri. Anni dopo, il gallerista Roberto Peccolo, venutomi a trovare a Vecchiano, mi disse che queste tele erano perfettamente post-moderne, cioè citazione di stili storici delle avanguardie pittoriche, ma con un intento nuovo, più decorativo, meno ideologico.



“Se fai altri quaranta oli e una ventina di tempere su carta ci facciamo una bella mostra”. Fu una delle prime richieste di un grande amico per espormi che rimasero senza risposta da parte mia. E siccome è anche un astuto mercante sapeva benissimo che una mostra si può fare anche con trenta tele. Il resto da vendere a mostra chiusa a prezzi più bassi per tenere “caldo” il collezionismo.



Se torno, e presto accadrà, ancora a Vecchiano, ne avremo di tempo per raccontarci, io pisano lui livornese, la nostra comunione in tanti viaggi e mostre visitate per mezza Europa. “I quadri vanno visti da vicino, tanti, e ripensacci da lontano, e ritornacci vicino per capire quanto non avevamo capito, hai inteso Accio?”. Avevo inteso alla perfezione. Ho seguito il suo consiglio in tanti anni. Ma per capire cosa c’era nel mio “Campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano”… ho avuto bisogno di Sara Cardellino.





martedì 12 dicembre 2017

Claudio Di Scalzo: Compleanno che sgoccia verità l'otto dicembre 2017 - Con il Serchio, Torre del Lago Puccini, Istambul


Neve sul lago Puccini-Massaciuccoli-Torre del Lago (Leica grandangolo)





Claudio Di Scalzo

COMPLEANNO CHE SGOCCIA VERITÀ 

(8 dicembre 2017)

(con il Serchio, Torre del Lago Puccini, Istambul)


L’afferramento della verità  come cencio bagnato  sgocciolante pescato - dove non ci son pesci di consolazione - e sollevato passa per camminamenti che vanno al fiume Serchio verso la foce. Qui sono cresciuto sull’argine libero e matto, qui sono tornato l’otto dicembre 2017.

Rivedo, ho un’età da tempie grigie, tante genti. Mentre sollevo il panno sbrindellato. Alcune sono morte. Ho dialogato. Ognuno sta nell’ambiguità delle ombre, col loro linguaggio che poi è una specie di telegrafo a frammenti. C’è in tutti la risalita dall'abisso celeste, una licenza, dove mi dicono la loro paura a tornare sulla terra, dove anche in pieno giorno vedono ormai un’oscurità impenetrabile per i loro occhi abituati alla luce. Mi riconoscono a tasto, carezzandomi il volto, i capelli, il petto. Come i ciechi. Ricordano la mia voce.

Capisco che il cencio deve stare dov’era. Lo getto ancora tra i falaschi. Affonda come medusa incorporea. Sulla mano sinistra, che la stoffa mencia ha stretto, noto uno spellamento. Rosso. Si vede la carne viva. Non provo dolore. Una giovane donna, giunta da dietro le mie spalle, me la prende. La stringe. “Una pelle può valere anche per due. Si chiama fame di verità”.


-Da dove vieni? le chiedo.

-Da una città del Nord. Lontana. Fredda ma in festa. Mi risponde

-Sei un’illusione generata dalla Verità che scopro tardivamente?

-Sì! Ma oggi sei nato. E ti dovevo questa pelle comune perché quelli come te per affrontare il dolore che incontrerai, per capire quello che vivesti, necessitano d'illusioni devastanti. Non è un regalo quello che ti faccio! 


Entrato in casa, dai familiari, vivo in una modesta abitazione sul lago di Massaciuccoli-Puccini, stanno cucinando una crostata di lamponi e, in modo del tutto incongruo, cibi fragranti di Istambul. 





venerdì 8 dicembre 2017

Sara Cardellino: L'anno di Accio e il "Pro Bono Malum" di Ariosto. Per l'Otto dicembre 2017. Ricordando i fatti del 9 gennaio 2017 che coinvolsero L'Olandese Volante.








SARA CARDELLINO

L’ANNO DI ACCIO E IL “PRO BONO MALUM” DI ARIOSTO

PER l’OTTO DICEMBRE 2017

(Ricordando i fatti del 9 gennaio 2017 che coinvolsero L'Olandese Volante)


Si chiude un anno terribile per te: i fatti del 9 gennaio 2017, il disalberamento dell’Olandese Volante dopo la speranza utopista tentata per sei anni; il ripudio subìto senza spiegazione scritta o a voce su quanto nel veliero era, è, custodito; i debiti accumulati per quest’impresa; la malattia quasi mortale della madre; il processo in tribunale per lotte on line contro la gerarchia vassallatica nel 2012; la solitudine e la tristezza dinanzi a parole accudite anni che perdevano senso ed etica; il ricordo di tragedie lontane nel tempo come quella di Karoline e di Lalo a inciderti, ancora, veglia e sogni, perché hai pensato di non averne tutelato le vicende confidandole a chi, dalla promessa cura, è passata all’indifferenza scostante… cos’altro deve soffrire in più un uomo? Che ebbe in sorte di praticare un’arte libertaria?

C'è qualcuno in giro che abbia rinunciato a pubblicare da Feltrinelli e Sellerio per seguire un'utopia anarchica on line o per fedeltà a una donna amata? C’è un suo libro o mostra o ruolo che lui abbia proposto in tanti anni ricavato dalla sua avventura in rete? C’è un premio un riconoscimento una targhetta alla quale abbia ambito? C’è una cattedra un pulpito un atto di potere una fotografia dove abbia declamato cos'è letteratura e arte e cosa non lo è? Ha scelto mai dei seguaci? Ha scritto mai recensioni per ottenere entrature? Ha chiesto mai a qualcuno, a qualche rivista, di scrivere su di sé e sull’Olandese Volante? 

L’Olandese Volante è stato un “romanzo transmoderno”. Quindi  il tuo vissuto come di chi ti ha accostato in esso è stato narrato disegnato fotografato. Se a un certo punto è stato ripudiato (dopo averlo usato), come non abbastanza estetico od “ontologico”, ciò non può impedire che venga ricordato, “romanzescamente” e in modo transmoderno, quanto accaduto; tu l’hai fatto ricorrendo a miti western come Jesse James e Billy The Kid e Wild Bill Hickok. 

Il mio è, appunto, un episodico tassello. Ricorrendo all'Ariosto del "PRO BONO MALUM". Inutile ricamarci troppo. Non credo che i soggetti lo meritino più di tanto. 

Ci tengo a sottolineare che sono una socialdemocratica e non ho mai inneggiato alla Rivoluzione. C’è Kant nella mia formazione accanto ai classici dell’etica latina riversatisi nel pensiero cristiano. 

Tu in questi giorni mi hai mandato il dittico, teorico alla tua maniera: “Le Storie da non scrivere ricevute e  come custodirle per  il rivoluzionamento possibile”…  mi ha fatto piacere leggerlo. Semplice  ed efficace. Non appartieni  ai  teorici da cattedra in similoro on line. Che si prendono maledettamente sul serio senza mai un filo di autoironia. E ho stima di te, tanta, perché tu non scordi né il tuo passato, né i tuoi antenati rivoluzionari. Il "Tragico" l'hai vissuto realmente non l'hai coltivato nei libri. Anche per questo ti amo!

Quanto mi scrivi sulle “storie ricevute” rivela tutto te stesso in questi anni.

Ti rispondo: latinista e studiosa dell’Umanesimo, con l’Ariosto del PRO BONO MALUM.  Su quest’anno orribile ma che ha aperto al nostro re-incontro e a me ha dato scelta di vivere per la seconda volta nel tuo cuore e tu nel mio. Dal Male viene il Bene. Lo conferma anche Ariosto. Ecco come.











SARA CARDELLINO

PRO BONO MALUM

Questo motto, dell’Ariosto, collocato al termine dell’Orlando Furioso, fin dalla prima edizione, mi sembra adatto a che io possa interpretare quanto accaduto il 9 gennaio 2017 sull’Olandese Volante.

Il motto ha natura enigmatica e polisemica. Tuttavia la spiegazione è agevole. Rivelata dal fatto che al motto si accompagna un’illustrazione con nugolo di api scacciate dall’alveare dato alle fiamme da un villano allo scopo di procacciarsi il miele.

Ariosto denuncia l’ingratitudine umana. Adombra la sua sfiducia a che il genere umano possa avere riconoscenza per chi ha operato  a fin di Bene.

Volendo possiamo pure affermare che l’artista deve  sapere, prima ancora di operare per il miele dell’opera d’arte e letteraria, che il male è a servizio del bene, occorre cioè si verifichi il male affinché il bene possa esplicare le sue risorse. Il male è un elemento dell’armonia cosmica. L’arte, col suo bene, la si può capire e accogliere dopo aver fatto esperienza  del volgare, dell’ingratitudine. Della disarmonia superficiale e tronfia. Il male è sempre vanesio e spropositato.

Il motto dunque è una sentenza inappellabile sull’ingratitudine. I “Cinque Canti” ne portano eco ampio.

Resta da capire, tentare almeno, fino a che punto la definizione dell’ingratitudine significhi denuncia e constatazione della realtà, sia in ambito estetico,  da parte di chi vive d’essa e in essa (ieri come oggi); ciò lo si può evincere grazie all’intrinseca constatazione dell’ambiguità del messaggio, esso è, insieme, un' efficace condanna morale e un’amara considerazione (disincantata accettazione) della realtà contrassegnata dalla defezione della ragione e dallo scadimento e smarrimento dei più alti valori morali.

Perché l’ingratitudine nella coscienza dell’Ariosto, egli erede dell’etica umanistica, non è un vizio accessorio o secondario pur se riprovevole, bensì la matrice di ogni vizio: l’ingratitudine è il vizio più grave, il più degradante per l’uomo e la donna,  e il più dannoso per l’ordinato vivere civile. Anche delle arti o dell’estetica c’è da aggiungere. Senza scomodare l’ontologia.

PRO BONO MALUM: avere o dare MALE in cambio di BENE: è la più grave e dannosa forma d’ingratitudine, secondo la classificazione di Seneca, oh Seneca mio!, che definisce atto basso e repellente coloro che restituiscono il Male per il Bene.

Arrivata fin qui, aggiungo, che,  e ciò ti “garberà” Accio, l’Ariosto ha anche, qui, nel motto, una valenza canzonatoria sulla realtà dell’umana génia. E dei superficiali che si credono d'essere chissà chi!

Dunque rivelata condizione a cui può andare incontro l’uomo la donna e anche l’artista. A ciò posso aggiungere che è d’aiuto la morale teologica ed evangelica del cristianesimo. Basta andare nella Cappella degli Scrovegni a Padova per sincerarsene. Ovviamente a questi snodi se ci si avvicina non da pagani, o atei, o sincretisti di varie religioni, bensì avendo presente la Croce, il Cristo, e anche la Madonna che lo tiene in grembo, secondo me si può vincere ogni incontro con il Male.

Questo so che a te è successo, ad inizio anno,  ed io, in questo Otto Dicembre 2017, nel Natale, ti sono accanto nell’Amore nel Bene. 







mercoledì 6 dicembre 2017

Claudio Di Scalzo: Le storie da non scrivere "ricevute" e come custodirle per il rivoluzionamento possibile. Lettera a Sara Cardellino il 6 dicembre 2017




SARA CARDELLINO




LE STORIE DA NON SCRIVERE “RICEVUTE”

E COME CUSTODIRLE PER IL RIVOLUZIONAMENTO POSSIBILE…

(Lettera notturna a Sara cardellino il 6 dicembre 2017)



1

MITI POPOLARI E LEGGENDA ANARCO-COMUNISTA IN ESTETICA

Cara SARA

... ci sono delle storie-vicende che hanno valore in se stesse. Indipendentemente dalla condensazione in un’opera letteraria. La vicenda del “Bambino sulla sedia” ha questo aspetto. Anche la vicenda de “La bambina Sara dietro al vetro dell’auto” smarrita per le vacanze senza genitori… hanno questo sigillo. Perché non la sviluppi in qualcosa che non sia scrittura? A quanto mi dice il vocabolario Mythos in greco, Mito, indica qualsiasi tipo di storia. E non solo quelli eclatanti. Ciò è confortante e apre a tanti sviluppi.

La differenza tra me e i letterati, è che io non “ USO” la cultura per qualche fine (che legittimamente può essere nobilmente di divulgazione o per avere un ruolo estetico ed intellettuale, quindi non ricordo qui le deformazioni grottesche e a volte perverse dell’intellettualità, e letterarietà, che ho conosciuto in questo gennaio 2017 e mesi seguenti) bensì la “RICEVO”.

E sono nomade in questi “miti popolari” che attengono anche a narrazioni nei generi bassi, alla religione popolare, al fumetto, al proverbio alla leggenda anarco-comunista, e che sia sublime o umoristica per me è lo stesso.

In ciò sono a pari ai “NON LETTERATI” . Ecco perché tra chi non ha prassi intellettuali sono a casa mia. Come hai scoperto nei tuoi giorni vecchianesi.  Non si tratta dunque di convincere gli acculturati, tutti coloro che svolgono attività intellettuali o creative o di pseudo estetica, a non usare il web, lo useranno sempre come adesso per le loro finalità, di crearsi un accesso alla carriera o al mestiere letterario ormai impossibile e tra l’altro inutile; bensì la missione è rivolgersi ai “non letterati” o agli “estetizzati” (chi subisce il social per forme di imitazione a corpi e linguaggi altrui) per, assieme a loro, andare dove si “riceve” la cultura (metti nei linguaggi originari delle classi sfruttate ieri e oggi) per creare “noccioli” di sovversione politica e linguistica.

Questo è quanto ho compiuto da solo per tanti anni. Sul web. Episodicamente con altre figure. Con subiti “voltafaccia” accosto. Con ripudi notificatimi via trafiletto-Facebook e segreterie telefoniche!

Ricordi, Sara, i geofilosofi, con Mister B? e il Radicale S? sette anni fa!? e le querele da me ricevute nel 2012 per la critica della cultura svolta umoristicamente?... e, di recente, il gennaio 2017? 

Quanta amarezza! Quanto Male! E Nausea!    

Ora vado nel faro  e trasmetto per te da questo scoglio, verso Venezia, che … se ti ho perduto anni fa… è perché non capii quanto “ricevevo” di miti e storie per viverle assieme a chi amavo… senza alcuna letteratura od estetica a creare connubi con la vita reale…  ciò soltanto ora - sono duro di comprendonio! - mi è del tutto evidente… un Destino, lo so, doloroso con tanti errori e abbagli,  ma aver capito è importante… anche se a questa età...




CDS - Sara Cardellino col fiorellino - dicembre 2017 

   




2

IL TRAGICO VERSO IL BASSO E L’UMORISMO IN AGGUATO

Con questa seconda parte, di lettera, SARA, diciamo che faccio della semplice metafisica. Sforzandomi di imitare quella che proponeva Pessoa o come la configurava nei suoi Diari... Kafka.

Dicevo Metafisica perché non mi garba richiamare i termini elevati filosofici come ontologia o teoretica o ermeneutica e così via ampollosando il proprio coriandolo esistenziale. Semplice casuale Metafisica. Pessoa la cercava nelle tabaccherie nelle locande dove si mangiavano cibi gustosi nei locali dove si cantava il fado… e se non c’era lui c’erano i suoi eteronimi e personaggi. Kafka la cercava nei locali amministrativi… nei tribunali… nelle segrete delle carceri e delle colonie penali con detenuti smaciullati.

Prendiamo a esempio il Tragico che possiamo sintetizzare consista in ciò: le grandi sofferenze hanno origine da una Colpa di chi poi le patisce e che queste sofferenze, estremizzate, sono in grado di consegnarci, rivelarci, ogni lucentezza  e miseria dell’essere umano; e per rispecchiamento dell’universo e dei tempi vissuti e scritti sulla terra. Il Tragico allora, nell’angoscia che squarta nella sofferenza altissima, che quasi è morte o che a morte conduce, ci porta un significato, un’indicazione, evitando il vile il banale il ridicolo.

Senza dimenticare come nel caso della musica che la tragedia di Orfeo ed Euridice in Gluck  poi diventa umoristica in Offenbach. Questo è da sottolineare: tanti dediti al tragico, allo spiritualismo, poi non si accorgono dell’ombra ridicola umoristica che ha, ingloba, quanto scrivono accostando la loro biografia ad esso carica di roboante letterarietà. Che si travasa nel comico
Oppure nell'insipienza un po' codarda. Che nessuna colta citazione a raffica on line può camuffare. Perché quando il tragico l'hanno incontrato messo in atto dallo Stato che punisce e sorveglia o dalle multinazionali che sfruttano il lavoro operaio e uccidono... han distolto lo sguardo per dedicarsi a facili prove mitologiche spirituali sincretiste. 

Quanto ho sempre tenuto presente, SARA, nel “mio” tragico, metti Il Bambino sulla Sedia o la drammatica vicenda di Karoline Knabberchen, è che sopra o di lato a quanto è tragedia, fino  determinarne esiti, c’è il sociale, le classi, le lotte, l’oppressione, il dolore delle guerre il male economico, lo sfruttamento. Le tribolazioni infinite. Le sofferenze reali sono determinate dalla politica insieme all’ideologia. Le carceri con i sorveglianti, le punizioni statuali, lo sfruttamento del lavoro salariato non portano tragedia? Eccome.

Il dolore reale tragico non termina mai. Riguarda tutti. Ma in questa constatazione chi se ne occupa scrivendo disegnando fotografando facendo insomma estetica, deve ricordare una regola semplice che ho sempre seguito: non bisogna portare agli altri, “non letterati”, quelli che non sono esteti o colti o non intellettuali  all’altezza di chi scrive il Tragico, bensì abbassarlo all’altezza di chi lo vive senza scriverne o estetizzarlo. Tanto più oggi con la Rete e i social.
Questa è Rivoluzione.

Allora stare tra gli ultimi, gli sfruttati,  è l’azione adatta per rapportarsi e volendo scriverne di chi vive il tragico nella sua angoscia e grandiosità, che sia una madre in ospedale o un figlio morto in incidente o chi sta nelle grinfie di un tumore, chi si trova preda di usurai, licenziato senza stipendio, sfruttato a scavare pomodori, o resi corpo in vendita sulle tangenziali dalle mafie.

Se non si sta in questo Tragico tutta l’estetica di questo mondo per quanto ben confezionata è un inganno e una ridicola stronzata. Direbbe Flaubert.


A presto mia Sara Cardellino. 

Ti bacio la bocca bella e saporita… tuo Claudio






Karoline Knabberchen: Lettera al compagno Nardinskij. Al mio fidanzato rivoluzionario (1979). A cura di Claudio Di Scalzo



CDS: Rivoluzionaria - Olio su tela 8o cm x 40 - 2014







                 Karoline Knabberchen 

                 LETTERA AL COMPAGNO NARDINSKIJ - Al mio fidanzato rivoluzionario - 1979

                 (a cura di Claudio Di Scalzo)



                 Compagno Nardinskij!
                        In noi fiorisce la primavera rivoluzionaria.
                            Sui bastioni lucchesi fino ai margini della pineta viareggina,
                                 Dalla Cappella degli Scrovegni fino al borgo Stretto pisano:
                                       I nostri sensi comunisti palpeggiano la bella signora Poesia,
                                               E lei si concede alle nostre carezze.
                                                          È osceno!, gridano in molti:
                                                          E sempre più numerosi, origliando alla nostra porta,
                                                          Batteranno i piedi a terra,
                                                                                             Indignati
                                                                                             Che lì vi abiti la Grazia.
                                                          Perché in questo tugurio sordido,
                                                          Perché proprio dove non v'è una tavola apparecchiata a modo,
                                                          Un letto rifatto e lenzuola candide:
                                                          Perché qui e non nella mia casa l'arte si concede
                                                          Come una vergine e una prostituta?

              Perché, balbettanti creature
                    In cui l'immaginazione è un buio pozzo,
                           La purezza non si sposa coi buoni costumi,
                                       Né s'accoppia con ladri e ruffiani.
                                                 La purezza tiene in mano la pistola e può ammazzare,
                                                     Ma solo quando l'uomo calpesta l'uomo.
                                                     Ed è religioso quello sparo, che sia di carta o di pietra focaia:
                                                     Oggi però l'unica rivoluzione, la più violenta
                                                     È quella che si combatte nel deserto dell' editoria,
                                                     Nell'intricato Nulla degli adulatori che si mescolano e camuffano
                                                     Versi biliosi amari sputacchiati dall'anima tisica.


                                                                     

Nardinskij 35 anni dopo - 2014





                               Noi compagno Nardinskij
                                    Abbiamo bombe d'inchiostro e poesie-baionette
                                      A illuminare la notte lunga del tracollo.
                                         Tu sei il mio comunismo, il cuore estirpato della rivoluzione,
                                            Gettato nella formalina della storia
                                                Perché chi lo studia si dimentichi da quale corpo
                                                    Esso proviene.
                                                    Tu sei il mio comunismo, che spiana la strada scabrosa
                                                     Schiacciasassi di fotogrammi e richiami per allodole.
                                                     Qui, tra queste quattro mura,
                                                     Distillata dal sudore delle pareti,
                                                     L'arte è il nostro comunismo.











SULL'OLANDESE VOLANTE BARRA ROSSA/KAROLINE K








vicende di Karoline Knabberchen 



(Guarda-Engadina 1959 - Lofoten-Norvegia 1984)





martedì 5 dicembre 2017

Karoline Knabberchen: Per data di compleanno, 8 XII 1952, di Fabio Nardi. A cura di Claudio Di Scalzo




Chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano-Pisa





Karoline Knabberchen

PER DATA DI COMPLEANNO

8 XII 1952 di Fabio Nardi


A branchi le stelle mi afferrano
Hanno una gola metallica
Urgente nel dire
Strabordano luccichii
E succhiano le caviglie

Mi pare una linfa che esce
Questa notte traspirante.
Sulle tempie ha acceso un fuoco
Che non scalda
Ma scende pizzicandomi il bianco
Degli occhi - l'ultimo bianco rimasto
Sul registro dove scrivo data

Del tuo compleanno invasa dal rosso.


8 dicembre 1979






SULL'OLANDESE VOLANTE BARRA ROSSA/KAROLINE K








vicende di Karoline Knabberchen 



(Guarda-Engadina 1959 - Lofoten-Norvegia 1984)