venerdì 16 giugno 2017

Claudio Di Scalzo - Buck Eden contro la gerarchia vassallatica in poesia e letteratura on line - Quartetto.

 


                                             


Buck Eden
personaggio ideato da CDS 
sul Giornale Telematico Glocale Tellusfolio nel 2005






                                         




Claudio Di Scalzo

DICE BUCK EDEN
PISALPINO
 A PROPOSITO DEI CULI CULTURALI IN RETE...
(2006)


Tutti i blog e siti culturali, di letteratura di poesia di filosofia con relativi gruppi culturali, in gerarchica feudalità oppure attorno a una tavola rotonda dove c’è sempre uno che fa Re Artù il più furbo tra i Più-poetanti! propongono intellettuali coltissimi che vivono citando libri come le cicale passan l’estate cicalando: soltanto che loro non conoscono inverno e durano tutto l’anno: e il pètent plus haut que leur cul, scoreggiano più in alto del loro culo. Si pronuncia: il pèet plü ó che lör cú in dialetto valligiano - Scoreggiano più su’ der su' buo, in vernacolo pisano! 


Chi fonda, dirige, amministra, i blog cultural-letterari-poetici-filosofici vogliono fortemente apparire dei GENI, hanno L'EGO-COSMICO, e lo mostrano ognidì on line, ma sono dei mediocri frustrati, a cui venne negata la grande editoria, la grande università, le grandi gallerie, già occupate dalla Gerarchia aristocratica regnante imperiale, che trattano i gestori dei blog culturali come poveracci, utili a divulgare i libri e i dipinti di loro che stanno da Einaudi o Mondadori o nei grandi musei, o nelle grandi gallerie internazionali o nelle università che contano. Ogni tanto concedono a questi sottoposti sacerdoti-preti di campagna-web di usare qualche parte di libro che han pubblicato, qualche foto, e, massimo onore, una foto con loro! Ma senza esagerare. Un po' come chi ha gli yacht di 30 metri tratta chi ha barchetta a remi, salutandoli al passaggio. 

Ovviamente il sottoproletariato culturale italiano, sterminato, in cerca di un minimo di scambio culturale li prendono per chissà chi! non essendosi mai scambiati con poeti e scrittori e filosofi, imperiali, (e inavvicinabili) che han scritto libri decisivi, e prendono la luce riflessa sulle crape di questi idioti blasonati in similoro (e pompati! dal coro!) da mille citazioni a raffica, come se fossero chissà chi! in poesia e letteratura e filosofia e... s'inginocchiano in attesa di essere antologizzati, commentati, riconosciuti appartenenti al giro. 

Giro di miserande pubblicazioni, libri inutili, premi patetici, che stanno ai libri che contano come una sogliola a un delfino! ma la voglia del librino, di esporlo se stampato, di vedersi tra i commentatori dei libri degli amici, io scrivo-di-te-tu-di-me oh bello! fenomenale! onorato! superlativa intuizione! che gioia leggerti! (di recente sul blog di una casa editrice in collina lieta ho raccolto i commenti che pubblicavano: LECCA/LECCA IN PROGRESS e m'è venuta voglia di inscatolare il tutto come MERDA D'ARTISTA, ricordando Piero Manzoni, ma poi Enea Sansi direttore responsabile di Tellusfolio mi ha detto che saremmo stati querelati! e ho desistito) 

... questa pratica adorante verso i sacerdoti dei blog (che tanto più contano una sega e più si dan titoli roboanti! a fare un elenco delle testate in rete ne verrebbe fuori un poema esilarante) spinge la plebe culturale  a seguire corsi di scrittura creativa, maratone poetiche, festival in luoghi giù d'architettura, che i capi-bastone dei blog-siti letterari s'inventano a scadenze stagionali per avere la folla adorante (intendiamoci gruppetti da sei a dieci persone) attorno. 

Insomma per questa situazione ridicola e sordida insieme ci vorrebbe un Swift o un Voltaire o un Campanile o un Gadda per ridicolizzarli come meritano. Ma di questi grandi in giro non se ne vedono. Però anche qualche marxista un po' meno complice di questo andazzo (tra i gestori di blog letterari ex democristiani ed ex comunisti) che rivelasse come il Mezzo di Produzione capitalistico-spettacolarizzato-on line della cosiddetta cultura di massa liquida  genera schiavi alienati la cui merce-cultura viene sistematicamente espropriata... non guasterebbe! ma... anche loro poeretti neh! hanno il loro sito dove la cultura indicano a dito! (settembre 2006, Tellusfolio, Giornale Telematico Glocale)




Claudio Di Scalzo
LA SAGGEZZA DELLA PISTA SUL WEB
(marzo 2007/2009

Vi voglio donare il flebile vanto della mia lezione. Sul web che abitiamo. Del resto è una giornata alpina con striature di sole che mitigano il gelo sui monili che sparsi ho sulla scrivania: di ritorno da Parigi. Dai lucori turistici di Montmartre e altre apparenze scorte in quadri che come rampicanti mi tediano nel ritorno.

Il Web, cari adoratori orfani della carta che carriera non vi ha dato abbastanza! né nome in classifiche d’ogni genere, né piacere all’altezza dei vostri sessi ragionevoli, il Web dicevo… è un po’ come la frontiera, almeno a me piace immaginarlo così, e la frontiera, che ne so, il Klondike di Jack London, lì, mi pare, niente è di nessuno, lì vale solo “la saggezza della pista”; la situazione è elementare e nell’elementare molte sono le possibilità e molti i rischi. Lì quelli come me sono astuti come la bestia che uccidono senza tanti problemi e testardi nello sgusciare nell’informe di ciò che cade dal cielo dell’insignificanza d’ogni evento. Anche familiare, anche letterario, anche politico, anche etico. Non so se mi spiego. Qui il mio essere incalzato dai venti contrari mischia come una spremuta, di nervi e sangue, la cialtroneria e l’aristocrazia in bella rima; ho anche “paura” perché il miscuglio assomiglia a qualcosa d’innominabile. Forse il baffuto Nietzsche mi comprenderebbe. Tengo echi del suo pensiero nella bisaccia con la frasetta hegeliana che il concetto puro deve conferire alla filosofia l’idea della libertà assoluta.

Croste comprese cari signorini care signorine che tenete siti per leccarvi fra voi a margine delle plaquette di turno. La creatività assoluta è parlare senza coperture, non derivante da altro, non fondato in altro, che cresce e si sviluppa da se stesso, an-archico, che poi significa anche selvatico. Nel buttare via ogni cosa. Non salvare neppure lo spazio, geografia della via, della pista che hai attraversato. In nervosa allegria, sputo dilagante sopra il vetro dell’impronte digitali di una qualsiasi firma.
Scalza che sia!

Intendete? Nelle vostre postazioni riscaldate e foderate di “classici”?
Ah che disdetta ambire alla comunità degli aurei linguaggi farciti coi miti più o meno classici, aprire un cottage sul web, e poi mostrarsi letterati nella midolla, professori del distinguo, perché diploma feudale e gerarchia vi diedero! e un maestro da sé nominatosi vi fece inginocchiare. In qualche premio! In qualche prefazione! In qualche corso di scrittura poetica creativa! In qualche conciliabolo dialogante per mesti scambi!

Comunisti, socialdemocratici, cattolici, impegnati a lenire le sofferenze del genere umano, ne fate macchia fiorita nelle vostre biografie. Bollini premio. Santità posticce. Io spurgo - in me - ogni segno di umanità da voi antropologicamente manualizzata. Sulla pista. Il piano è corrugato. Il socialismo realizzato delle idee e delle scritture è una poltiglia, spesso infame, come lo fu nel reale di tanti paesi con i partiti comunisti al potere. Di tanti partiti democristiani al potere! Di questo paesaggio non m’importa. La mia intelligenza animale non è affatto collettiva, bensì individuale, meglio: singolare. Se mi seguite vi sperdo, se mi cercate vi sbudello, se mi copiate vi avvelenate. Intanto questo bolo lascio dove sono passato. Con le cartoline di Parigi e il fumo ritrovato della merda di mucca sotto casa.


Oltre il biancore della pista attraversata c’è il nulla l’abbandono l’unione a qualcosa che non so. A questa creatività inconoscibile che mi modella, perché scelta brada feci, affido l’intero mio destino… la doppiezza del nome, autore-personaggio, la molteplice vista.  (23 Marzo 2009)









LA GERARCHIA FEUDAL-POETICA: POETA-POETALLO-POETORE-POETINO

(DICEMBRE 2009)

Il richiamo alla gerarchia feudale di Sovrano-Vassallo-Valvassore-Valvassino mi sembra adatto per presentare una scheggia di facile sociologia sulle dinamiche poetiche nostrane. Nell’epoca del sottoproletariato poetico (una specie di plebe che ingloba letterati e intellettuali proletarizzati e servi della gleba cartacea-web che accettano di essere proprietà di un’idea-castellana modellata sulle loro vite), assistiamo sul Web al dilagare di Poetalli che nominano Poetori che a loro volta nominano Poetini con premi, recensioni, commenti spropositati, prefazioni, gestioni di collane, segnalazioni, pubbliche letture ridotte all'osso di sparuti teschi in sala.

A volte i Poetini fanno prefazioni a Poetalli che eiaculano ego-cosmicamente a tanta devozione verso lor opera in bara adatta. 

Nessuno si accorge di queste opere cimiterialmente complete né delle prefazioni dei poetini. Ma chi cura tali funebri imprese pensa di essere Contini che scrive su Montale. E la neurologia più che la poesia è interessata a questa patetico servaggio feudale. Oltre che la casuale rima. IA-IA-OH


Il Poetallo regna avendo ricevuto dal Sovrano-Poeta investitura certificata da premi timbrati D.O.T cioè D'Origine Truccata, lettere, vendita di parti nobili del corpo per uso sessuale,... senonché il Sovrano-Poeta spesso è un morto o più morti insigni sommati nel simulacro di Poesia-Mummia del Secondo Novecento... il Sovrano-Poeta-Mummificato è tenuto in vita con convegni, edizioni commentate, anche film o sceneggiati televisivi, università celebranti, vedove piangenti, amanti di vario genere, agenzie di viaggio con visita a tombe monumentali... (Milano è un centro di Sovrani-Poeti-Defunti notevolissimo)... Al Poetallo il compito di amministrare un territorio cartaceo ed editoriale in estinzione-contrazione.


Il Web ha scompaginato i confini amministrativi di antichi domini, e moltiplicato le gerarchie così come il sottoproletariato letterario in versione gleba. Molti blog e siti sono stati costruiti sulla gerarchia feudal-letteraria. E così vanno avanti. Amministrando una massa enorme di poeti oscillanti tra la pubblicazione su carta a pagamento e quella su pagine telematiche. Questo sottoproletariato a volte chiede una comunità dove vengano cassati i privilegi altre volte li riproduce appena messo su un blog proprio o un sito letterario. Questa massa sa anche essere feroce, ingrata, assassina contro i Poetalli i Poetori i Poetini. I quali ad ogni sommossa (spaventatissimi) alzano alti spalti e merlature e da lì dettano condizioni spietate per l’accesso alla Poesia: Vuoi una recensione? Vuoi pubblicare dall’editore dove faccio il critico? Vuoi essere segnalato su rivista?


INGINOCCHIATI, CHINA IL CAPO, BACIA IL GUANTO CHE SCRIVE PER TE


Ma cosa può portare un uomo e una donna, agitati dalla poesia, che scrivono poesia, a bramare una prefazione, una antologizzazione, un commento benevolo!, da un Poetallo o da un Poetore o da un Poetino?

Quale disperato bisogno di consolazione e riconoscimento può spingere una persona sana di mente e con i neuroni poetici in visibil’io a vivere per essere riconosciuti poeti da vuoti simulacri che dei poeti di un tempo, eroico? fatuo?, terribile?, hanno soltanto il prurito, la scabbia, la vanagloria, la supponenza?


L’occasione di una comunità, di un soviet, di un’assemblea di poeti liberi viene sacrificata in nome di un riconoscimento che vale come l’oro dei baracconi elevati dai giostrai nelle feste di paese!

Intanto milioni di voci si diffondono sul web (rimbalzano sui social dove la gerarchia pubblica poesia e cultura accanto ai siti porno alle dentiere alle auto usate ai corsi di nuoto!) che affidano alla poesia confessioni, diari, versi, entusiasmi, lacerti di biografie e trovarne l’esistenza tra qualche decennio sarà come trovare vita su di un pianetino dell’universo in espansione!
Chi certificherà vita poetica in queste scritture?

La prefazione del Poetallo? la benedizione su di un blog del Poetore? L'occhiolino di un Poetino? La partecipazione a letture con poco pubblico in qualche sperduta biblioteca immortalata da balbettanti video?


Il sigillo del Sovrano-Poeta-Mummia morto da cento anni?

Il premio vinto in una città italiana dedicato al poeta morto più di un fossile di dinosauro?

La fotografia accanto ad un Poetallo con la quale menar Vanto pubblicandola web in Gloria-Canto?
    
Tutto questo affannarsi ha qualcosa di terribile e di tremendamente comico.
Bisognerebbe uscire tra la folla dei poeti da gerarchia feudal-letteraria e sparare a caso come suggeriva Breton di fare con i borghesi parigini a passeggio.

Oppure se l’aria del Web può rendere liberi, esprimendoci come i servi della gleba che dalle zolle e dai verminai campagnoli fuggivano verso la città,… bisognerebbe costruire villaggi-web, comunità-web, realmente libere e dove vengano impiccati sulle palizzate i poeti che cercano cariche feudali. E i critici idioti che le sparano grosse, anche col culo scoreggiando più in alto del loro buco, per sordido dominio sopra poeti dilettanti e morti di fama 
(17 dicembre 2009)





Buck Eden







COME STO NEL CIMITERO DELLA TRADIZIONE,
COME SULLA PRATERIA-WEB

(27 dicembre 2009)


Una volta seppi di un partigiano, nel 1944 a Vecchiano, di giorno stava nascosto in un loculo del cimitero, accanto alla piccola bara della sorellina che era morta a tre anni, poi a notte usciva e faceva la guerriglia contro i nazifascisti. Questo partigiano mi ha ispirato. Era mio padre. Libertario Di Scalzo detto Lalo Nell'epoca del Web. Web che mi è congeniale, perché sono più scritture in metamorfosi. E posso svicolare dal mestiere tradizionale imposto dalla tradizione umanistica e relative gerarchie, ed editoria predatoria come cavallette. Anch'io sto in un cimitero, nel Cimitero della Tradizione, in un loculo, poi esco, non visto, e vado in giro a fare la mia Resistenza con la mia scrittura, a tracciare nuovi sentieri libertari, e poi rientro. E se mi allontano nel Web, nella prateria che ho segnato, mi mimetizzo sulla pista, pallido come neve, verde come la foresta, rosso come nel tramonto. Sono libero. Sono solitario. E imprendibile. Fino a che vivrò. E oltre. 




NOTIZIE SU BUCK EDEN

Buck Eden continuerà sulle pagine dell’Olandese Volante (la cui navigazione a breve parte) le sue avventure. Buck Eden è apparso anche nel giornale on line TELLUSfolio (2005-2009) da me fondato e diretto.






venerdì 9 giugno 2017

Claudio Di Scalzo: BUCK EDEN - POESIA E ANARCHIA - RIVOLUZIONE - LEGGE GIOVANNI BOINE - (Il problema dell'accesso al mestiere di poeta)


BUCK EDEN




Claudio Di Scalzo

BUCK EDEN - POESIA E ANARCHIA - RIVOLUZIONE - LEGGE GIOVANNI BOINE 

 (Il problema dell'accesso al mestiere di poeta)


Buck Eden è personaggio, umorista, del Romanzo Popolare Transmoderno che fin dal 2000 ho pubblicato in Rete. Figlio dell’anarchico Stirner, nipote dell’Ecclesiaste contro ogni vanità del pensiero terrestre; adottato dal Reggimento antifascista di Bonaventura Durruti. Ma evocazione anche di Fantomas, dei Trapper nei romanzi di Jack London, nonché di eroi crudeli ed esagerati del fumetto: come ad esempio il Rasputin di Hugo Pratt. Buck Eden usa un linguaggio corrosivo, irriverente, sarcastico, anti-umanistico che da Villon-Teofilo Folengo arriva al novecento dei Campanile e dei Gadda.

Buck Eden propone l'assoluta sovranità su se stessi. Estrema e senza compromessi. Se applicata alla poesia e a chiunque si affida alla modellazione su se stesso di un critico, di una teoria per accedere al mestiere di poeta e alla carriera letteraria, rinuncia al possesso della sua libertà creativa e politica. QUESTA È SEMPRE STATA LA ROTTA E LA BANDIERA DELL'OLANDESE VOLANTE! Io la penso come Buck Eden. 


Buck Eden che è stato pubblicato sul giornale telematico TELLUSfolio (2005) sul weblog TELLUSFOGLIO (2010) e ora Sull’OLANDESE VOLANTE (maggio 2017) (quando il veliero corsaro cessa la navigazione, ma sventola la sua bandiera libertaria unica!) è uno dei miei personaggi più letti e seguiti. Migliaia di visite si sono sommate in questo lungo periodo. Divulgare le avventure di Buck Eden mi ha isolato negli ultimi quindici anni da ogni poeta e addetto ai lavori culturali in poesia e nei paraggi. Perché con la satira, l’umorismo, il personaggio, pone il problema dell' “accesso” al mestiere di poeta, da Antico Regime, ereditato dal novecento, come si è andato, pateticamente, configurando nei tempi-marketing del web. Proponendone uno libertario e assolutamente comunista.

Il problema dell'accesso alla cultura, alla letteratura, alle arti è fondamentale! però stranamente tutte le varie consorterie cultural-poetiche on line, dai neo-orfisti ai neo-indiani evitano questo problema. Il fior fiore della "sapienza poetico-teorica" in rete evita questa questione. Il motivo è semplice! fanno parte dello stesso apparato-strumento di produzione capitalistico e intendono "gestire" GERARCHICAMENTE le vite e le anime culturali di poeti e poetesse e di varie declinazioni estetiche.   










Una parte dei lettori navigatori, di BUCK EDEN, sono gli stessi poeti e autori che descrivo, e silenziosamente incassano, e svicolano.


Però la maggior parte degli altri navigatori-lettori,
di BUCK EDEN, sono poeti o apprendisti tali e che in tal maniera si salvano, lo spero fortemente per loro:

dalla sudditanza verso teorie letterarie improbabili, ce ne sono per tutti i gusti, come le perversioni sessuali del resto;

dalla schiavitù del commento servile enfatico un giorno sì e uno no! baciando i piedi al poeta incorniciato;

dai ruoli con ghirlande ancillari per incorononare "poeti maggiori" (sic) e di maggiordomo col vassoio in bella mostra dove risplende poesia da imparare;
dalle comunità poetiche somiglianti a sette osannanti la reliquia del Corpo Santo della Poesia da far Risorgere;

dai corsi di scrittura poetica paragonabili a messe cantate;
dal prendersi troppo sul serio con linguaggi iperbolici serissimi al cubo!, perché poesia è anche riso anche scherzo; 

dagli editori acchiappacitrulli;

dai conferenzieri sgonfi con targhetta nobilitante rigida;

dalla "Commentite" in uso su Facebook e sui siti letterari-poetici. "Ah, anche lei vive di commentite?! Come?...che dite!?"

dalla poesia con necessità, per capirla!, di cento note per cento citazioni coltissime di cento paesi visitati e studiati e relativi cento poeti  e religiosi indigeni frequentati;

dalle giaculatorie tromboniste pseudo-filosofiche apripiste (per poveri ingenui e smarriti poeti) applicate alla letteratura dove dilattanti s'improvvisano filosofi nel citazionista bric-a-brac avendo teste bisognose di Tac; (A questo proposito in LOTTA POETICA la presa in giro del pelo di culo o di calvizie di HEIDEGGER usato dai poeti-filosofi-bric a brac (Clikka: "Pelo Heidegger I-II - sul citazionismo dal pelo di Heidegger" ; Pelo Heidegger III - IV - sul citazionismo dal pelo di Heidegger )

dai viaggi per raggiungere sbilenchi stand in padiglioni del libro affittati ai morti di fama un po' come i garage in periferia a Milano a due ore dal centro ma potendo dirsi lo stesso milanesi; 

dalla partecipazione a premi inutili e cretini con promessa di pubblicazione se arrivano anche cinquantesimi;

dalla presenza in giuria a premi cretini per citarne la presenza in spropositate note biografiche;

dal finire in qualche scuola a presentare la propria poesia agli studenti ai professori usandoli come cassa di risonanza - con relativo premio agli studenti compositori - per mesta divulgazione del proprio poetico eccelso mestiere (come insegnante in un istituto per geometri trovo questi poeti e poetesse nauseanti! tanto è interessato e manipolatorio il loro vero scopo!);

dalla partecipazione a Festival di Poesia in città dove mille anni prima è nato un poeta per far contenti pizzaioli e affittacamere;

dalle giaculatorie sulle vittime di stermini violenze bombardamenti tanto per mettere la propria fotina accanto ai massacrati operando una sorta di necrofilia poetica;

dalle conferenze sotto abili lenze;

dalle antologie che si trasformano in fosse comuni con lapide in similoro del critico becchin-condottiero che sulle salme si costruisce statua a cavallo;

dalle esibizioni di poeti arrivati e timbrati come valenti quasi portenti o perché han cattedra in università dove la dispensa a tutti si dà! o perché trascinano rubriche di poesia (recensioni un tanto al chilo) su qualche rivista che sopravvive con fondi statali o regionali  e riciclaggio di poeti morti dove non si pagan più diritti d'autore.

insomma BUCK EDEN opera, col RISO coll' UMORISMO NERO; una sana prevenzione contro la malattia dell'infinocchiamento in poesia. Chiamando fatti e atti (ideologia insomma alienata) e antropologia poetica col loro nome... una "immane stronzata".

E Flaubert che la Bêtise la teorizzò, accanto allo Sciocchezzaio (se qualche volenteroso, con semplice collage, raccogliesse gli scambi commentanti-belanti tra i poeti in rete, o nei blog-siti-social-comunità di editori, ne ricaverebbe un'opera comica, da SALON CARICATURAL come scriveva Baudelaire, immane e portentosa), applaude a BUCK EDEN, a questo selvaggio personaggio. Lui che amava le serve col pappagallo impagliato e non i pompati pseudo-accademici che non mettevano insieme una frase sensata neppure se campavano, appunto, più di un pappagallo.

Buck Eden certifica - da diciassette anni - che la prassi di "vendita di se stessi" in rete-in poesia è costantemente in espansione:

nei libri stampati o annunciati, sui social sui siti sui blog;

da soli o in compagnia col ricamo di reciproche foto gioiose;

alla ricerca disperata di essere inseriti in qualche gruppo poetico,
per essere antologizzati;

intruppati in correnti estetiche;

venir commentati con l'esclamativo;

interpretati (ognidì stormi di pseudo-critici producono interpretazioni, una al giorno tiene l'oblio di torno!, mentre i Contini, i Baldacci, i De Benedetti, i Mengaldo, i Cases, i Calasso di recensioni-interpretazioni ne scrivevano-scrivono dieci all'anno. Altri tempi altra stoffa! allora sì una recensione-interpretazione valeva qualcosa, e non era simile a chi sul tram ti palpa il culo o il cazzo, insomma recensioni che smutandano il poeta o la poetessa con la protesi della citazione);

consigliati su come innestare la marcia indietro o la quinta poetica in accellerazioni per tenere giusta autostradale-poetica-che-vale direzione...,
e poi, oh che bello!,  incoronazione con corona di latta! al poeta si bagna la patta! 

si riceve accesso al "mestiere di poeta letterato intellettuale" - la poesia non va in mòria se c'è tanta teoria (canta la ballata umoristica!)





















martedì 30 maggio 2017

Claudio Di Scalzo: ANARCHIA E POESIA. Contro la Gerarchia Feudal-letteraria



Robert Capa: Brigate spagnole Internazionali cantano L'Internazionale







Claudio Di Scalzo

ANARCHIA E POESIA


(Fine aprile 2017, Pisa, in un luogo imprecisato con compagni anarco-comunisti di ritorno dalle lotte sotto le Mura di Lucca contro il capitalismo politico-finanziario)

SALUTO AFFETTUOSO

Cari compagni care compagne, chiamatemi pure Accio, se poi volete sapere il mio nome e cognome se capitate nella piana del Serchio e ricordate il soprannome vi diranno la mia identità da anagrafe e vi porteranno dove abito. Questo incontro mi ringiovanisce. Mi ricorda quando sedicenne, nel 1968, ci riunivamo nelle cantine di Borgo Sretto, ed ero, detto da Adriano Sofri, la “”Piccola Guardia Rossa”. Il più giovane di tutti nel Potere Operaio pisano che poi sarebbe diventato l’anno dopo Lotta Continua.

Sono un semplice insegnante del corso geometri di Chiavenna in Valtellina, e il mio anarchismo rimanda a Stirner e all’Ecclesiaste cristiano e alla teorizzazione di Marx, che s’intendeva con Bakunin su questo punto (non su altri) che comunismo artistico è produrre beni oggetti parole come valore d’uso nella società ugualitaria e non come merce di scambio, feticistica, alienante, con un prezzo, e relativa vendita, e carriera per i produttori. Anche scrittori e poeti e artisti dovevano se comunisti, nei programmi anarco-ugualitari delle origini, evitare la mercificazione, non vendere le loro opere, rifiutare ogni carriera artistica che non fosse interna ai movimenti di lotta comunista delle classi oppresse.

Il mio unico titolo, in solitaria, per 50 anni è stato, è, questo, da rivendicare. E voi che avete saputo di me per i miei scritti sull’anarchia presenti nella Biblioteca Franco Serantini e sull’anarchico Cecco Bertelli di Vecchiano contro Pio IX e Carducci e da qualche giovanissimo compagno - alcuni presenti a Lucca contro i ministri economici di Bruxelles - la storia della mia stirpe rivoluzionaria (Angelo Di Scalzo ucciso dai fascisti a fine anni venti, sindacalista e comunista, di mio padre Libertario Di Scalzo partigiano anarchico e resistente - In "Piazza d'Italia" di Antonio Tabucchi col nome di Garibaldo!) mi avete invitato in questo vostro gruppo a "conversare" sulla poesia e la lotta anarchica.

Non aspettatevi complicate riflessioni. Vi parlo come faccio con i miei studenti. Usando pure l’umorismo nero e rosso dell’anarchia. Non aspiro ad essere un intellettuale. Gli intellettuali, come diceva Majakovskij, finiscono sempre per tradire la classe proletaria per i loro fini di carriera e per distinguersi dai comuni proletari. Non ho simpatia per loro. Di quelli italiani men che meno! Non seguo le loro inutili esistenze. Ho imparato di più dai pescatori di orate a Marina di Vecchiano e dagli operai della Piaggio e oggi dai disoccupati e sfruttati di Amazon dai malati in Santa Chiara senza assistenza medica adatta… che dai loro libri spesso eco di ben altre teste pensanti. Parecchie in terra di Francia. E se proprio volete leggere teorie date un’occhiata a queste pagine non all’insulsa manualistica che ne è stata tratta in Italia. Con 50 anni di ritardo. E se ne avete voglia sfogliate il "Paradigma Transmoderno" per la politica le letterature le arti di Rosa María Rodríguez Magda. Una che se ne intende. Questa prassi la penso utile per l’Anarchia.




Claudio Di Scalzo detto Accio
fotografato da una compagna di passaggio






POESIA E ANARCHIA

UN OTTETTO UMORISTICO ROSSO E NERO DI PETTO


1

La poesia o uno ce l’ha oppure non ce l’ha. È questione di fantasia, di immaginazione, di biografia, di dolori e gioie nel reale e nello spirito. Non altro. La poesia poi si può perfezionare esattamente come un musicista trova sempre nuove modulazioni nel suo strumento, ma con la partitura di partenza ci si nasce oppure no.
Fare Poesia vuol dire "stare alla pari" con le cose con le persone con lo spazio con il tempo che ti è dato di vivere o d'immaginare; "alla pari" con i poeti che prima di te, morti o vivi, scrivono. Chi sbatte la fronte nei poeti, vivi o morti che siano, e nella loro poesia, non è un poeta libero. Sbatte la fronte perché sta curvo in adorazione!
Poesia è libertà è anarchia. Il poeta o la poetessa nell'anarchia sta "alla pari" non ha maestri né padroni del pensiero da seguire. Ma solo se stesso se stessa e, Dio, se in esso crede.
"Nessuno sopra di me" urlano Achab e Stirner! Uno brandendo l'arpione l'altro L'Unico e la sua proprietà!
Per me chi sceglie la gerarchia vassallatico-feudale non è un poeta non è una poetessa. E soprattutto la loro poesia, è inutile, non aggiunge alcuna novità nella forma nella fantasia creativa, non serve per alcuna lotta libertaria delle classi oppresse antiche e nuove. Promuovono se stessi. Lo fa anche chi con la scusa di scrivere sui migranti e nuove schiavitù e sulla Pace han pronto il loro librino o opera pittorica o fotografica da vendere mostrare divulgare; con la scusa della lotta all'ingiustizia: mentono! Promuovono se stessi sul dolore dello sfruttamento sui compagni anonimi morti. Lo stesso dicasi per ogni ricorrenza celebrata da poeti on line e su carta stampata o in TV come olocausto, stermini, migrazioni, guerre nel mondo ecc. Scrivine, mostra, senza rivendicare la tua figura di autore o autrice… questa è la via dell’Anarchia. SENZA NOME E COGNOME ma con il NOME DEL COLLETTIVO in lotta o della classe di appartenenza o del foglio più o meno clandestino a cui l’artista appartiene.
La poesia per esistere per essere scritta o pensata non ha bisogno di alcuna teoria letteraria o filosofica. Questa è un'invenzione di chi vuole dominare, intellettualmente, chi la poesia intende viverla. Chi accetta questo dominio rinuncia alla poesia in sé, e si rende schiavo o schiava di parole altrui. Di esempi altrui. Di altre vite facendosi succhiare la sua come il ragno fa con le mosche sventate cadute nella ragnatela.



2

La poesia come praticarla non si può insegnare. Chi pensa di farlo è perché vuole un potere sugli altri, di tipo intellettuale: spesso questo potere è qualcosa di maldestro e insieme ridicolo e losco. L'accademia italiana i gruppi intellettuali, per tanto tempo, in questo hanno prodotto lordure esemplari. Chi va a scuola di letteratura-poesia non ha abbastanza coraggio, in estetica, da star solo nella sua avventura o come in certi fumetti e in certi romanzi d’avventura o anonimo in un collettivo politico. Cerca la rassicurante gerarchia vassallatica. Dove c'è sempre qualcuno o qualcuna che ti corregge i compiti. Prima di dirti che hai avuto “l'accesso” completo al mestiere di poeta o di poetessa, di scrittore e scrittrice, di pittore e pittrice. 
Di artista. Chi cerca questo diploma è più schiavo dei servi della gleba nel medioevo. Per loro non c'è rimedio! E' l'esatto contrario della "poesia alla pari" di stampo anarchico e comunista! E' l'alienazione feticistica diventata catena cuccia guinzaglio! - Accesso che fra l'altro non vale nulla nell'epoca telematica-duemila. Alloro di cartone-pixel. Alloro confezionato per miseranda rapprsentazione di sé nella parola-merce tra altre e più appetibili parole-merci. Si "vendono" per un piatto di lenticchie-commento di lenticchie-mi piace per accedere alla poesia da banco in gruppo nella fiera di poemi imbottigliati con etichetta confezionata da critici in cerca di gloria-web modellando le liquide ambizioni di chi cercava vetro per esporsi. Questo accesso al mestiere di poeta è insieme patetico e ridicolo. Grottesco e inutile perché il Capitalismo Schizo-spettacolarizzato su questa merce non investe.

MERCE-POETICA che vive l'adorazione delle medaglie - premi concorsi libri autostampati recensioni in spropositato elenco - verso i poeti che "con una posizione" (in similoro pur'essi) mostrano a chi è più giovane non sapendo di imitare i generali tronfi russi o della Nato.

Chi pone se stesso poeta come modello da seguire non è un poeta. Bensì uno dei tanti condottieri (dall'ego-cosmico rostro ognidì proposto!) del mercato con parole in schivitù in cerca di seguaci e piedistallo. E se unisce alla sua produzione di testi la sua supposta valentìa di teorico, allora è un critico-teorico sul piedistallo e a cavallo (rima). Chi sta sotto piedistalli con statue di poeti modelli in piedi o sui cavalli (ce se sono parecchi in giro, degni di un bestiario! umoristico, veri produttori di "merda d'artista" da inscatolare come faceva Piero Manzoni. Sei anni fa ho inscatolato questa merda e ora devo andare in Tribunale a rispondere di diffamazione. Il dadaismo anarchico comporta dei rischi!) non è un autore libero. E la loro scrittura-pittura è quella dei subalterni sotto la bacchetta e la statuaria mole del condottiero a cavallo o senza. Sottomessi fra l'altro a condottieri che spesso, e qui è il buffo, non hanno mai vinto alcuna battaglia estetica e letteraria. Insomma le loro bombe estetiche, assemblaggio di libri d'altri, in scrittura e nei segni vari, son petardi senza botto, fuochi d'artificio bagnati, loffie luminarie, lumini.

Se fra i seguaci, di tal génia, ci sono proletari, ciò è ancora più grave, sono proletari senza coscienza di classe senza avvertire lo sfruttamento culturale che subiscono, quindi sottoproletariato culturale. Plebe in cerca di pattuglia per risibile carriera letteraria dietro, come fanteria di manovra con scritti vari tipo bandierina e trombetta, al cavallo del condottiero con medaglie similoro e bombe petardo.

Particolare esilarante… la GERARCHIA IMPERIALE FEUDAL-EDITORIALE-UNIVERSITARIA che conta, non prende in considerazione questi condottieri auto-nominatisi strabilianti. Insomma nella GERARCHIA IMPERIALE valgono i Baldacci i De Benedetti i Contini i Mengaldo i Cucchi i Conte un tempo i Sanguineti e i Porta. Il capitalismo schizo-spettacolarizzato (rivelato da due compagni di valore: Deleuze e Debord!) ha le sue gerarchie e sceglie quelli che accanto al talento sanno vendere nella grande distribuzione il prodotto Cultura! Nella GERARCHIA VASSALLATICO FEUDALE DEI VALVASSINI E DELLA PLEBE CULTURALE il Grande-Schizo-Capitale non pesca i suoi esecutori e custodenti l’ideologia principale del dominio. Usa la Gerarchia Vassallatica Feudale dei valvassini come serbatoio strumentale di manovra. Per far loro combattere battaglie di retroguardia, aspettare i tartari, farli sbandierare nel deserto del web in piccola oasi ritenuta da generali e truppa una nuova Australia!
Se tra di voi, che vi definite anarchici, c’è già qualcuno o qualcuna che ha pronto il librino sull’anarchia da stamparsi o da far stampare dal piccolo editore o magari dall’editore importante, o se ne fa vendita on line, sui social, non è un anarchico conseguente. Non sta praticando alcuna anarchia! Alcuna poesia e letteratura rivoluzionaria.

Vi dico questo con brutale sincerità.
Quando scopro sui social, on line, in vari siti come tanti, i più, vendono se stessi nel sotto-mercato editoriale o celebrano se stessi in siti e blog vari con rimando su Facebook, mi prende da una parte noia, nausea, e poi anche furore, perché ognidì posso constatare che l’idea-prassi di un’arte anarchica e transmoderna non si realizzerà mai! – E per l’età che ho ne conosco una miriade di addetti ai lavori culturali più vari. In ciò i "reazionari" o i cosiddetti "rivoluzionari" o i "riformisti" sono esattamente nello stesso orizzonte ideologico al di là delle formulazioni di varie teorie, che appunto, teorie-ideologie, nascondono l’asservimento al capitale e all’ideologia dominante. Entrambi i partecipanti a queste tendenze sono contro la grande editoria e i media on line e su carta stampata perché aspirano a farne parte. Non altro. Qui non c’è la linea anarchica che serve al rivoluzionamento generale del Mezzo di Produzione. Ma "l'eterna carriera" del letterato alla corte di un cercato signore inventata dal 1500 in avanti. In Italia per questa tradizione, anche on line, abbiamo esempi di servitù e trasformismo indecenti e ridicoli. Una mostruosità da Vaudeville o da Grand Guignol.

In genere a chi si oppone a questo "galateo servile", per trovare "Casa" operato da folle di letterati e artisti gli si dice sbrigativamente che scrive o dice "mostruosità" e che propone una "purezza" insultante. Ecco un rovescio che divertirebbe il Marx de "I manoscritti economico-filosofici" e di "Per la critica dell'Economia Politica". Se vi interessa saperlo, cari compagni, a me ciò lo dicono da sempre. Con l'elettronica poi, una e-mail trafiletto, e l'anarchico Accio è servito!

Ma anche se dispersi non siamo pochi!, ad opporci al "galateo servile", e se voi tutti vi aggiungete oggi, ritenendo l'estetica da unire alla rivolta, fondamentale, saremo ancora di più.




LUCCA-MURA- Scontri contro i potenti del G 7 costì riuniti




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Tra il Soviet di Pietroburgo e le caserme degli zaristi con generali e cadetti è facile capirne la differenza e l’inconciliabilità. Tra il Quarto Reggimento di Bonaventura Durruti e gli stalinisti e i fascisti e i liberali è facile capirne la differenza e l’inconciliabilità. Per chi ama l’anarchia, l’uguaglianza, il comunismo, il cristianesimo delle origini, è facile scegliere. È facile scegliere da che parte stare. Inutile aggiungere da che parte han scelto di stare la massa poetante scritturante disegnante. Diciassette anni fa, 2000, pensavo fosse possibile creare dei Cyber-Soviet-on line atti rivoluzionare lo strumento di produzione capitalistico contribuendo con altre migliaia di esperienze-siti-anarchici al rivoluzionamento del mezzo di produzione-web… ciò non è mai accaduto. Vi lascio il testimone cari giovani compagni e compagne… provateci voi se ne avete intento.

Bisognerà, bisogna raccontare l’epica reale di chi combatté nell’otto-novecento e chi combatte nell’oggi contro il fascio-capitalismo-spettacolarizzato creando una mitologia nuova, come chiesero Hoelderlin (contro i neo-arcadi) Novalis e Rimbaud e Majakovskij, accogliendo nel mito rivoluzionario chi senza nome oggi e senza nome ieri diede la vita, spese la vita, fu coerente per una vita perché l’uguaglianza economica e nella cultura si realizzasse. Consegnandoli ad un possibile romanzo transmoderno perché i loro nomi siano ricordati. Prima loro e dopo, eventualmente, i poeti di mestiere e in carriera.

Io sto da questa parte. “No Paseran!”. Deve diventare il motto del singolo che vive in anarchia. Diventare una trincea proletaria invalicabile. Intanto singola e poi in gruppo e poi nella classe. NO PASERAN! Bisogna re-inventare una mitologia proletaria. I testi di Jack London ad esempio possono diventare utili, e anche gli eroi del fumetto. Lo furono per i miliziani delle Brigate Internazionali spagnole e per i resistenti nel 1945. C’è necessità di un immaginario, un’epica, anarco-comunista. Riconoscibile. Usando pure tutte le forme estetiche ereditate dal novecento dalla Pop Art informale Body Art alla Poesia visuale all’Arte Povera alla Stret Art alla Post-Human Art all'Arte Elettronica da disseminare ovunque, ANONIMA MA COLLETTIVA. DI CLASSE.

Ogni singolo nel collettivo una trincea. Da me non sono passati "QUESTA È RELIGIONE QUESTO È COMUNISMO". Mi scrisse una compagna anni fa, negli anni settanta, e che purtroppo è morta da tempo. Le dedico questo mio “Ottetto” - A questa massima, a questa avventura epica, sono rimasto fedele da sempre.



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La poesia non ha bisogno di alcuna teoria letteraria – sennò come esisterebbero i Montale con la terza media, gli Umberto Saba con difficoltà a diplomarsi, i Sandro Penna che scansavano ogni teorico e i maestri elementari come Caproni? - o filosofica.

Ripeto con esempio. Così come l’eros per essere vissuto tra gli amanti non ha bisogno della lettura del Kamasutra o di visionare video porno perché si esplichi. Chi pensa che sia necessaria la teoria in poesia e nell’eros è un impotente e un frustrato.

Tra chi, poeti e poetesse, vende e spiega on line la propria poesia e i puttani e le puttane sui cavalcavia (rima casuale) preferisco quest’ultime. “Bocca Fica Culo” e relativo prezzo. Senza amorosa teoria a giustificare la puttaneria (rima casuale). Senza alienata e feticistica recita per far passare una “vendita” di corpi e parole per missione atta a salvare le sorti della letteratura e delle arti nel mondo. Fra l’altro le puttane e i puttani sui cavalcavia non pensano di avere la fica d’oro o il cazzo d’oro. E anche per questo è da preferirli, a loro modo sono realisti e non portati a vendere merce supervalutandosi in ogni dorata vanità.

I puttani e le puttane sui cavalcavia vendono merce fresca, di giornata; i poeti e le poetesse on line a volte vendono corpi di poeti morti, pezzi di cadaveri letterari, per ricavarci lapidi con cui vendere meglio se stessi in luce riflessa sopra bare gloriose. Quindi anche qui, meglio i puttani e le puttane sui cavalcavia che si danno via evitando la necrofilia (rima casuale)

La POESIA ANARCHICA non vende né corpi né relative scritture nei vari generi. Né usa i corpi dei gloriosi morti per costruirci carriere letterarie e visibilità su se stessi e su quanto il soggetto poetante di sé cantante va scrivendo e disegnando per il seguace sottilineante!





Combattenti antifascisti spagnole - Gerda Taro





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I gruppi intellettuali - nella poesia italiana soprattutto - hanno sempre dominato chi voleva praticare la letteratura sentendosi depositari di teorie adatte perché essa venisse correttamente prodotta. È un potere di cui si arrogano e che niente vale. Ma chi prova “vergogna” non conoscendo le "loro" teorie o sente il bisogno di praticarle per trovare la sua forma di letteratura od estetica o poetica ha introiettato la schiavitù verso figure di comando. Verso sacerdoti dei saperi che già Rabelais e Villon definivano: tronfi, vanesi, palloni gonfiati, tromboni. Ma c’è sempre chi non sa vivere senza una gerarchia alla quale inginocchiarsi. Chi a ciò cede non ha l’Anarchia Libertaria in sé della Fantasia. Bensì regimentazione (i condottieri a cavallo o senza a questo mirano) che a volte diventa pubblicazione, antologia da una botta e via!, nomina con tessera di partito esemplare in bella vista, prefazione, viatico ritenuto accesso alla carriera,… che risulterà guinzaglio caduco, pericoloso fino a strozzare!! il poeta e la poetessa, e che nell’epoca del web varrà un clik, un "mi piace" sbadato, un’apparizione tra altri milioni di faccine e commenti… per poi essere dimenticato. Nella tristezza, nella mestizia del soldato intruppato nella scoperta inutilità di possedere un fucile a tappi poetici.

Perché nell’epoca del web POETICA VANITÀ rima (e io ne godo) con POETICA INUTILITÀ! I Gruppi Intellettuali sono morti e non risorgeranno! Quelli in giro sono cadaveri senza sapere di esserlo! Anche se si profumano con ogni orpello filosofante-citante. Son contento da giovane sedicenne di aver loro tirato pietre e sedie in accademia e nelle scuole occupate.




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Fino a quando non è esistita la Rete e il Web le consorterie poetiche ed intellettuali han proseguito il novecento con i gruppi intellettuali in lotta tra loro (con indegnità e violenze perverse ma giocate col velluto intellettual-colto-da-asporto!), e tutti contro i solitari, che hanno avuto i nomi di Giovanni Boine, Dino Campana, Alda Merini. Tutte le loro teorie letterarie oggi a rileggerle sono cenere, meno che cenere, nulla. Però spesso hanno deciso il destino di tante voci poetiche e letterarie oneste, che da ciò han ricevuto sofferenza, umiliazione, ferite. E per questo provo disprezzo verso i morti intellettuali di un tempo che fu! e le imitazioni, molto imitazioni!, viventi che ancora a queste prassi si dedicano on line e su carta stampata. (Però oggi contano meno di zero! e di quel periodo questi meschini han nostalgia). Chi opera classifiche opera in modo falso stupido e (citando Flaubert e Baudelaire col suo Salon Caricatural) da stronzo.

-Chi opera classifiche di poeti "ottimi” e poeti "scadenti" mettendo se stesso tra gli ottimi è un poeta fascista.

-Chi di mestiere per esaltare se stesso o se stesso offende e deride e oltraggia altri poeti come scadenti è un poeta fascista.

-Ogni poeta, ammesso che sia “minore”, di ieri e di oggi, è un compagno in poesia! Chi lo insulta è un poeta fascista.

Nel secondo novecento le rivoluzioni nella cultura nel ’68 e nel ’77 (e in certi siti di poesia le lotte politico-culturali che costarono tanti morti, da Franco Serantini a Francesco Lorusso, sono irrise e sbeffeggiate. Da qualche finestrella di rivista poetica i compagni ammazzati e chi su di essi, poeti e scrittori e pittori, scrissero e disegnarono, sono sfottuti senza ritegno da letterati miranti ad una letteratura per addetti ai lavori e dove per capire dieci versi ci vogliono dieci volumi di storia della filosofia e dieci volumi di storie letterarie globali, aggiungono alle revolverate della polizia le loro parole proiettili. Confido che i compagni, come quelli cresciuti contro il G8 a Genova quando fu ucciso Giuliani, e ora attivi nelle lotte contro il capitalismo-finanziario, come a Lucca in questo marzo 2017, contrastino questa gente altamente Reazionario-Kultura) non sono riuscite a porre al centro della rivoluzione la poesia e l’estetica per tutti, per le classi sfruttate, in una sorta di liberazione nei segni che valesse come manifesto accanto alla liberazione economica dallo sfruttamento.





Gerda Taro





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In poesia in letteratura vale la scelta. Colui che vuole dedicarsi alla poesia è meglio se sceglie poeti che ebbero una loro coerenza nella scelta.

Personalmente scelsi Rimbaud perché smise di scrivere a venti anni e fino alla morte ha osservato il silenzio. Facendo altro. Disinteressandosi di ogni suo scritto. Pubblicato o manoscritto. Santo anarchico ciò scelse! 

Poi Franz Kafka che chiese la distruzione dei suoi manoscritti. La letteratura non serve a nulla. Si disse. Neppure la mia. Non porta ad alcuna salvezza.  Altro Santo dell’Anarchia e ciò scelse! 

Poi Majiakovskij che togliendosi di torno ogni poetica decadente sceglie il proletariato, la rivoluzione, l’amore assoluto: vedendone il fallimento si spara. Discorso chiuso. Ma intanto ha praticato alto comunismo alto amore. Santo Comunista e ciò scelse.

 Giovanni Boine che scelse di morire da solo di non sistemare i suoi Frantumi o libri che combatté da solo le gerarchie intellettuali del suo tempo venendone martirizzato. Santo rivoluzionario-conservatore. Ciò scelse. 

Poi ricordo Modigliani e Jeanne Hébuterne. Che teoria ha studiato Modigliani per i suoi capolavori? Nessuna! Come Brancusi! Va fino all’estremo per la sua e solo sua idea di arte e scultura e assieme a Jeanne vivono amore ed estetica, anche dentro litigi e ardue fratture, ma staranno insieme fino alla fine. E lei pur di stargli accanto si uccide. Amore e Arte che insegnano tutto! Ma proprio tutto! E ciò scelsero! 

Poi Gauguin, che solo disperato, senza nessuno che stimi la sua pittura, in un'isola dimenticata, beve il il veleno e dice: "è deciso si muore!" Però vomita e non muore. Morirà poco dopo. Con una gamba in cancrena e preso in giro dai coloni e da chi disprezzava la sua selvatica estetica. Ho sempre pensato che per ogni artista prima o poi giunge la scelta di morire. Se è un vero artista. Io riprendo la frase di Gauguin e ci faccio un aggiunta. “E’ deciso si muore, col vestito migliore!”. La morte e la sconfitta cucita nel vestito migliore dell’anarchia comunista.






Brigate Internazionali Anarchiche - Spagna



In poesia e in estetica prima viene il reale le persone le loro vite, vite non di letterati nutriti di citazioni e dalla loro boria di sentirsi autori (il web è colmo di autori, sono migliaia di migliaia!, titani della supponenza e della vanagloria di apparire maestri in qualcosa che è perfettamente inutile e spesso sul piano estetico banale o copiato o eco di genuflessioni verso ritenuti maestri che se maestri lo sono non vogliono seguaci o camerieri in livrea). Il poeta o la poetessa, lo scrittore o la scrittrice, il pittore o la pittrice, stiano tra le genti, sappiano delle loro gioie e malattie, e dolori, e semplici felicità, e anche sappiano dei loro abbagli, e raggiri, e torture, e violenze, che l’oggi turbo-capitalistico anche on line e nei luoghi di lavoro impone. E allora se avranno questo dialogo - non con addetti alla cultura nominatasi sapienziale nella Letterarietà-Mammona - con la gente reale, vera, potranno sperare di creare un’estetica che valga a soddisfare la loro spiritualità anarchica. La loro possibile gioia.

Nessuna opera d’arte, in letteratura, o poesia, può sostituire il reale amore, la reale gioia, il reale dolore. Si affidino prima, chi vuole dedicarsi all’arte, alla poesia, a stare col bambino che gioca, con l’anziano che racconta la sua vita, con il medico che lo cura, con il padre o la madre che cercano una parola di scambio con i figli, … fate questo prima di dedicarvi all’estetica. Io non sempre l’ho fatto in questi ultimi decenni. E in questo sta il mio rimpianto di oggi. La scelta di lasciare la Rete per dedicarmi ad altro. Ma se ripartirà una lotta collettiva per l’anarchia e la poesia e la letteratura comunista tornerò volentieri con voi cari giovani. Vi saluta Accio.