sabato 30 giugno 2018

Claudio Di Scalzo detto Accio: "O con te o con nessuno! A Sara Cardellino a Giacomo Puccini












ACCIO

LETTERA A SARA CARDELLINO DA VECCHIANO RICORDANDO VENEZIA


Sara mia… oggi giornata tra ambulatori di medici e prenotazioni di visite per la “Signora Nada”. Ho ritrovato anche compagne di scuola. In attesa per i propri mariti. Chi con l'Alzheimer chi con il Parkinson. Drammi. Che nella complicità tosca vengono narrati. E poi tu sei Accio e alle elementari eri il più dispettoso e tremendo. Eravamo innamorate di te. Per me in quinta rubasti le nespole. E siccome non ti dissi nulla di carino ma stetti zitta, l’ultima me la tirasti in capo. E scappasti. Dice la Fernanda. Aggiunge la Rita,  vicina di casa tua con me ci giocavi e lasciavi da parte la Stefanella che era più invadente, ti garbavo perché ero timida e non sguaiata come mia cugina. A me regalasti non le nespole ma un biacco d’acqua che mi fece venì un mezzo svenimento.

Nel pomeriggio m’è venuto in mente Agostini Evelina. Sono tornato nella corte dove c’era la sua casa. Non c’è più. Buttata giù e ricostruita da chissà chi. Anche la palma è scomparsa. Ho rammentato due donne e io piccino che ascoltava. Penso tu debba conoscere quei giorni e quelli che rammento con te a Venezia. La foto l’ho ripresa dal web. C’è anche un “Fondamenta agli incurabili” di Brodskij… con “Ponte agli incurabili”… ma con tutto il rispetto la vicenda narrata vale per Puccini. Ne è un omaggio. Oggi a Lucca, in Corte del Biancone, dagli amici bancarellisti, ho acquistato un DVD e CD su Madame Butterfly. Interpretata dalla Callas.

Leggo Puccini: “Con la mia musica desidero esprimere passioni vere, amore e dolore, riso e lacrime, ed è necessario che io stesso le provi, affinché mi possano emozionare e scuotere. Posso scrivere musica soltanto in questo modo”.

Posso scrivere qualche volta ancora, Sara, soltanto su passioni vere che durano. Nel tempo.


Tuo Claudio detto Accio







Cardellino bacia "Acciomolla" alle Zattere in Venezia






Accio

O CON TE O CON NESSUNO

a Sara Cardellino a Giacomo Puccini

Passeggiano alle Zattere. Venezia nel maggio. L’uomo guarda la scritta “agli incurabili”. La indica col dito. Lei sorride abbassando le palpebre. Lui, e chissà per quale cortocircuito dei loro vissuti necessitanti di rivelarsi quel giorno, dice: “Dopo il novembre 2011, separandoci a Villa Malcontenta sul Brenta, hai smesso di scrivere poesia, perché Cardellino?”

Lei si ferma, gli posa una mano sulla spalla, e poi aggiunge “O con te o con nessuno”. Lui tace e l’abbraccia e il petto sembra un tamburo. Nello scoperto suo errore passato. Ascoltando le parole in luce che lo curano rivelate. Sara lo carezza, gli passa le mani nei ricci grigi, e per allentare la stretta che in Accio scopre prolungata nei sussulti, dice: “Sono incurabile in amore?”.

Sara, prima che tu dorma, voglio raccontarti perché le tue parole “O con te o con nessuno” m’hanno reso “incurabile finalmente curato”. Che idea è questa che devi auscultare il mio cuore nei battiti regolari dopo stasera?  Ah! come scusa per posare la testa sul mio petto mi sembra ottima, ma stai fermina con le cosce che sai come passo dal sentimentale sublime al predatorio in un baleno. Mi dici come nei fumetti. Grazie, sei in vena di complimenti stanotte! E chi sarei in questo caso Sara? Dai dimmelo! “Acciomolla” come Tiramolla. Dio benedetto ma come ti vengono in mente queste analogie! Però ora stai bonina e ascoltami! Seria. Ubbidiente. Che poi fai la nanna!! Ah no! Eccome…

Quand’ero bambino, forse nel 1960, avevo otto anni, ah dici sette perché nato di sette mesi l’8 dicembre 1952 mi tolgo un anno, grazie anagrafe Cardellina! Mia nonna Messinella Pardini mi portava in visita da una sua amica: Evelina Agostini. La sua casina in una corte accosto ad altre era linda, perennemente in penombra, tutta centrini e mobili che sembravano usciti lucidi dal mobiliere. Mi offriva dei savoiardi e loro mettevano sul gas la macchinetta del caffè.

Chiacchieravano su eventi del paese sui vicini, e quando abbassavano la voce, ed Evelina tirava fuori dalla gonna un fazzoletto capivo che il momento era vicino. Quello commovente per loro e che mi incuriosiva e che chiamavo “l’ombra dei mariti”.

Evelina vestiva di nero da capo ai piedi come mia nonna Messinella. Evelina aspettava il ritorno, dal 1946, dalla Russia di suo marito che in quei posti lontani era andato a combattere. Non era più tornato. Il comando militare italiano l’aveva nominato, suo marito, Eugenio, come “disperso”. Evelina pensava fosse ancora vivo e che prima o poi l’avrebbe riabbracciato. Ma se sulla terra ciò non fosse stato possibile, io, Messinella, quando partì gli dissi baciandolo e stringendolo a me: “Tu torna. Se puoi. Perché o con te o con nessuno starà Evelina”. A quel punto mia nonna proseguiva, e la sua aggiunta la sapevo a memoria, perché se la ripetevano quasi ad ogni incontro, quando il mi’ Vittorio moriva di creapacuore nell’agosto 1944, ebbe la forza di dirmi, Messinella, sei giovane e bella, porta per un po’ il lutto, ma se trovi un brav’uomo risposati e vivi con qualcuno accanto e che ti può aiutare nei lavori al Campo della Barra. Lo guardai, lo abbracciai nel letto, sollevandolo dal guanciale, e quasi urlai: “O con te o con nessuno!”. E poche ore dopo mi spirò tra le braccia. Gli americani avevano varcato il Serchio e stavano entrando in Vecchiano, e lui, ardito e fascista della Marcia su Roma ne moriva, non per paura, ma perché il suo mondo era crollato.

Le due donne versavano delle lacrime. Un giorno capirai Accio, cos’è l’amore. A volte mi diceva Evelina a volte mia nonna. Le parole me le indirizzava chi piangeva meno.

Ci ho messo tanto a capirlo, Sara. Ma l’ho inteso. La prima volta lo intesi in una notte drammatica del 20 agosto 1984 in un luogo che sai con l’immensità dell’oceano attorno a rocce precipitanti; l’altra passeggiando alle Zattere dopo che tu hai detto. “O con te o con nessuno”.

Evelina e Messinella erano due figure che non scrivevano poesia o intellettuali, però la loro fedeltà all’amore “o con te o con nessuno” subito intuii che era da romanzo da poema era letteratura. Vissuta realmente da due donne che vedevo, nei loro quaranta anni, nella loro bellezza un po’ sfiorita come una rosa in autunno nel giardino di casa. In seguito avrei letto Shakespeare e Petrarca e Emily Bronte e la Dickinson e scoperto le vite di Modigliani e Jeanne Hèbuterne. Loro avevano scritto e dipinto opere indimenticabili ma “O con te o con nessuno” che avevano pronunciato era uguale a quello di mia nonna Messinella e di Evelina. E questo per me, Cardellino, contava. Prima venivano le due donne della mia infanzia e dopo i grandi poeti e pittori.

“O con te o con nessuno” me l’hai detto in Venezia e l’hai realizzato sei anni fa a Villa Malcontenta. Senza che io ne sapessi nulla. Non scrivendo più poesia. O scriverla con me o con nessuno. Dedicandoti soltanto alla musica. A ciò sei rimasta fedele. Mentre io, che ti perdevo perché avevo reso solo estetica la nostra vita, cosa che tu paventavi disastrosa e foriera di dolore per te per me, la continuavo. Ho gettato via parole e vissuto per nulla in questi anni ultimi. E per fortuna sei tornata “Donna che visse due volte nel petto di Accio”.  Scoprirlo e valicando i tempi di date diverse, bambino allora e ora nel mio autunno, mi ha scosso al tremito che hai accolto. Porgimi l’orecchio Sara, ascolta… ascolta… cosa dice il mio cuore: “o con te o con nessuna!” E' un melodramma il nostro, siamo parecchio pucciniani!



°°°


Sara Cardellino e Accio

La Riviera del Brenta ieri e oggi 
con Villa malcontenta. 2011 e 2018















venerdì 29 giugno 2018

Claudio Scalzo: Legna tagliata con storia di trattori di camion di due monelli come Accio e il Pazzo - Con dedica a Sara Cardellino - Da Facebook 5 maggio 2018.











Claudio Di Scalzo detto Accio
(da Facebook "Claudio Accio Di Scalzo 
5 maggio 2018)

LEGNA TAGLIATA CON STORIA 
DI TRATTORI DI CAMION
DI DUE MONELLI COME ACCIO E IL PAZZO




Accio e Sara Cardellino




A Sara Cardellino. Perché ami il boscaiolo il camionista e non l’artista. Perché sappia di un’amicizia che resta oltre la morte che attrista. Perché si convinca che il mondo sarà migliore quando i poeti da seguire saranno i barbieri e chi non scrisse mai un rigo in bella vista. Io a questi artisti voglio somigliare la loro strada imparare e sotto una lapide così, finalmente in pace, riposare.










Oggi ho spezzato con l’ascia quintali di legna. Da stamani e ne avrò fino a buio. Le mani mi stanno lievitando come pani nonostante i guanti. E sudo come un cavallo da tiro. 

Tra una pausa e l’altra per affilare la lama e bere qualche birra fresca, per carburarmi, ho ripensato a lontane vicende di me con Paolo Fatticcioni detto il Pazzo (1949-2005), col camion il trattore e il bosco che da noi si chiama macchia, pineta. Poi per non essere del tutto realista e sentimentale, monologando, mi sono regalato una teoria biografica dove io e il mio grande amico potessimo stare, anche se io son vivo e lui è morto.

La legna che stavo spezzando viene da 1200 metri d’altezza. Dal bosco. E la casa dove son alpino, in valle, è a 60 metri sul livello del mare. Quella di Vecchiano è a pari del mare. Ma lì non sono alpino bensì pescatore. La legna dicevo non vien giù come le pecore che basta battere le mani e fan da sole. La legna va tagliata nel bosco con la motosega. Alberi. Stando attenti a non farsi spaccà la testa dai rami dai tronchi. Se tra i dirupi ti ferisci, e spesso il cellulare lì non funziona, lì rimani. Inanimato poi come un tronco. In genere mi consigliano d’andarci in coppia. Ma chi trovo?! Non ho i soldi per pagare un boscaiolo di mestiere. Allora faccio da solo. Poi va accatastata, coperta, legata, perché secchi in parte. E a valle si porta quella dell’anno prima. Uso un trattore che mi prestano col rimorchio. Giunto a casa la spezzo con l’ascia. E bisogna fa' alla svelta perché se piove siamo punto e a capo. Gli sprovveduti pensano che basta coprirla con l’incerato. Ma se piove l’acqua passa dal terreno, impolpa, inumidisce, e addio legna da ardere. Bisogna fare alla svelta. Da mattina a sera. E se non basta accendere i fanali del trattore.

Il trattore… conobbi Il Pazzo nella bonifica vicino al lago di Massaciuccoli-Puccini. Avevo dodici anni, e il mi’ Babbo, giocando a carte, alla Pergola, e perdeva, e aveva il nervoso, mi disse: avviati, al campo, che arrivo presto a caricare il grano. E allora accesi l’OM 42, diesel, e partii facendo i cinque km necessari. Per me era normale. Però di certo non per la polizia stradale. Ma tanto passavo in strade sterrate. E se l’avessi visti, avrei fermato il camion, chiuso la cabina, e mi sarei dato alla fuga. I contadini mi conoscevano, come Accio il figlio di Lalo, mi avrebbero aiutato con qualche scusa.

Quel giorno lontano parcheggiato il camion mi sdraiai sotto un ciliegio con le ciliegie tutte beccate dagli uccellini. Immangiabili. E allora adocchiai un altro ciliegio e stavo per salici sopra, quando una voce, da un trattore mi disse: cogli le più mature così me ne dai qualcuna. Era Il Pazzo.

Quando scesi gliele portai. Era nelle mie stesse condizioni. Lui guidava il trattore di su pa’. Come io il camion. Aveva quindici anni. Tre più di me.

Io so mandà anche l’automobile, mi disse. E allora facciamo un giro, gli risposi. E lui aggiunse spavaldo: prendiamo la Bianchina del pastore, ci lascia sempre le chiavi nel cruscotto. E ora è in collina. Così facemmo un giro sulle strade polverose che portavano al lago, ai retoni, e in certi piazzali anche alle puttane. Che ci salutarono divertite. Poi tornammo al campo.




Paolo Fatticcioni 
raccontò e ascoltò storie
nella sua barberia
tu che passi e qui sosti
aggiungi una storia al vento
al silenzio di questa stele


Questa è parte della Stele che sta al campo sportivo la Coronella sul Serchio,

tra Vecchiano e Nodica. Stele dedicata, e che fortemente volli, e scrissi,

senza firmarla tanto chi si ferma sa che è di Accio,

a Paolo Fatticcioni detto "Il Pazzo" (1949-2005), 

barbiere e anarchico e Figaro seducente.

Epica popolare che non necessita di miti importati da qualche Parnaso.

L’elegia incisa nel marmo è dedicata a un grande narratore,

a un poeta della recita orale, a un amico indimenticabile.

Anch’io aspiro a qualcosa di simile nel cimitero di Vecchiano

quando sarà la mia ora.

Che lascino chi mi conobbe una storia

perché la raccolga e l’ascolti.





Diventammo amici e lo saremmo stati per una vita. Lui era un escluso, lo chiamavano appunto Il Pazzo. E faceva l’apprendista barbiere. Io ero Accio, e anch’io non godevo di tante simpatie in paese. Lui abitava a Nodica un paesino a 1 km da Vecchiano.

Mesi dopo, con la seicento che si era imprestata da suo zio, il Pazzo mi portò a caccia di frodo, a notte fonda, nella macchia dei conti Salviati. Una macchia che tra pineta lago campi andava da Bocca di Serchio fino a Viareggio. Tutto di una famiglia ricchissima. Che c’era già quando ospitava il D’Annunzio dell’Alcyone.

-E se ci scoprono le guardie dei Salviati?
-Cercheranno di arrestarci. Ma non ci scopriranno. Sono più furbo di loro.
-Ma se accadesse e fossero più furbi di noi, eh Pazzo?
-Allora bisogna fanni ‘apì che siamo più cattivi di loro.
-… e cioè. Che abbiamo il fucile e lo useremo…
- tutto questo per dei fagiani?
-Tutto questo perché loro sono dei servi della proprietà privata e noi prendiamo quanto è anche nostro.
-Sei comunista come ir mi’ babbo.
-Sì. Come mi pa’ anche. Prima della guerra e nei secoli passati i Conti Salviati e le loro guardie se ti prendevano con un fagiano un cinghiale t’impiccavano. O ti bastonavano a sangue! Ti sembra giusto? E lo stesso coi pesci? Ti sembra giusto Accio?
-No no! Stanotte riprendiamo quanto è nostro. E se arrivano saremo più cattivi di loro. Pensi vogliano prendere una fucilata per un fagiano?
-Bravo Accio, io con te mi c’intendo! E ora mettiamoci controvento. E stammi accosto, mai dietro, col fucile cario non si sa mai… accosto!

Questi ricordi mi dicono che per me, la natura, ieri e ancora oggi, è legata all’idea di lavoro. Rispetto e ho simpatia per chi fa trekking, passeggiate, escursioni, navigazioni, nuoto… ma se sto nella Natura è perché, da monello o da uomo oggi con la mia età,... ho in essa un lavoro da fare. Che sia tagliare la legna o pescare orate e branzini a Bocca di Serchio e avere pesce per tutta la settimana.

A caccia di frodo col Pazzo ci sono andato tante volte, era il nostro segreto e la complicità più grande. Del resto abbiamo sempre pensato che fossimo una specie di Butch Cassidy e Sundance Kid. Del resto Daniela Cantelli (1952-2011) ci amò tutti e due, esattamente come Etta Place. Che fossimo a caccia di cinghiali o di folaghe nel lago o a ballare a Viareggio e negli scontri con la Celere stando in Lotta Continua... eravamo sempre insieme. Lui morto non ci sono più stato a caccia di frodo. Né mai vi tornerò. Ho ancora però la patente per guidare i camion. Mi ritengo un camionista dei segni che è stato parecchio nella natura, amori compresi, e poco nella cultura.

Per impilare la legna c’è bisogno d’esperienza. Mischiare in modo giusto castagno quercia faggio betulla robinia ciliegio. Legna per bruciare lenta, altra veloce. Legna più secca e meno. Ci vuole occhio e saggezza. Data dal lavoro. Dalle mani. Anche per pescare è così. Bisogna avere cura della barca, delle reti, dei remi, del motore. Bisogna conoscere i pesci, e le onde, le correnti e annusare il tempo che viene. Il vento. E non per scriverci poesie grevi nel simbolismo coltissimo, bensì per non venir rovesciati in mare con i pesci: loro che tornerebbero  a vivere e i pescatori a moricci.


Il lavoro manuale è il mio comunismo. Buona parte della mia vita l’ho passata a chiacchierare, anche oggi è così, con chi fa lavori manuali. Meccanici, carrozzieri, muratori, fruttivendoli, allevatori di mucche da latte. Conosco i boscaioli, i pastori, chi tiene le ultime stalle a mille metri. Gente spesso della mia età. Nessuno più fa questi lavori. E così, a volte, ho conosciuto storie di contrabbando su e giù il confine con la Svizzera. E contrabbandieri in pensione. E, i ragionamenti loro, non si discostano poi tanto da quelli del Pazzo. Esiste una storia delle classi subalterne che pensarono l’uguaglianza - e che si difesero anche violando la legge del capitale del liberalismo - a cui appartengo. Ed è anche per questo che la mia vicenda di uomo che un tempo si dedicò a scrivere o alle immagini,… è stata tanto diversa. E anche tanto sconfitta.

E mentre penso al Pazzo, so che se lui non fosse morto, mi avrebbe ancora guardato le spalle, consigliato, e gli sarebbe bastato incontrare una sola volta, vedere da vicino chi poi mi avrebbe sparato alle spalle, per mettermi sull'avviso: "attento Accio, non fidatti in tutto come tuo solito!, c'è qualcosa in questa persona che non mi 'onvince!"

Perché lui era Butch Cassidy, più intelligente e furbo, e io il veloce Sundance Kid, più creativo e ingenuo. 


Gli sarebbe però, ne sono sicuro, piaciuta Sara Esserino, e anche qui, se fosse stato vivo, nel 2011, mi avrebbe detto: "Accio, una 'osì non la ritrovi più, non perderla, fai di tutto per tenerla con te! Rinuncia pure a ogni scrittura e pittura se lei teme che questo porti catastrofe al vostro legame. Vale cento racconti mille poesie diecimila quadri". E io gli avrei detto retta. 

Sara Esserino, tornata nella mia vita, come Sara Cardellino, la Domenica delle Palme 2017,... "La donna che visse due volte nel cuore dello stesso uomo", mi ha condotto mesi dopo alla tomba di Paolo detto il Pazzo. Solo con lei ne ho avuto la forza. Di accettare che era morto e stava dietro una lapide.
Questa poesia, umanissima, le mani nelle mie, sono state un dono immenso, Che Accio mai scorderà!  


Ora riprendo a tagliare la legna, perché mi sto commuovendo, e mi dico, in questa domenica, sudato a bestia, con l’ascia in mano, che così sono poeta e scrittore nella maniera a me adatta, pensando a due giovani monelli, che guidavano trattore e camion, e che poi, come banditi, stavano a notte fonda nella pineta del grande latifondista a vivere una splendida pericolosa avventura. Che poi qualche bella donna amava sentirsi raccontare. Con qualche piccola variante a seconda dei due narratori: in tutta innocente scemenza protagonisti di una trama senza bisogno di libri a conservarne le gesta. Tanto personaggi lo erano già, e forse lo sono ancora.


mercoledì 27 giugno 2018

Accio e Sara Cardellino: Trucco nel veneziano mattino (27 giugno 2018). Racconto Transmoderno da Madrid a Vecchiano a Venezia



CDS: "Puppina a ciliegia Cardellina - 27 VI 2018 - 
colori da beauty case makeup su cartoncino









Accio e Sara Cardellino

TRUCCO NEL VENEZIANO MATTINO 
(27 VI 2018)

-Accio!!, la mia borsetta porta trucchi da viaggio beauty case makeup aperta, sparpagliati pennelli ombretti matite rossetti… cos’hai combinato?… non ti sarai mica truccato?!?...  devo guardare sul comodino?! … oh! ci hai ricavato un ritratto per me! Incredibile!... con la puppina a ciliegia!... trova una rima poetica al volo… completa il trucco Accio!

- “La puppina a ciliegia ti trucca in maniera regia!”

- Non c’è, in tutta Venezia, al risveglio, una donna regina con il ritratto sul comodino così… ti regalo pur’io, Accio, una rima facile senza trucco: “Impara l’arte e mettila da parte, per risvegli sani per chi ami!” Tu ci sei riuscito.









NOTA

Sara Cardellino appare con il taglio dei capelli che l'hanno realizzata personaggio da graphic poem, da fumetto transmoderno (dunque come da regola dei fumettisti non cambia); in realtà se li è fatti crescere; ed a me garba in ogni maniera li porti.

"Trucco nel veneziano mattino" fa parte del racconto transmoderno: da Madrid a Vecchiano a Venezia. Alcune parti, minime, sono anche su questo weblog e sull'Olandese Volante antologia. (cds)



martedì 26 giugno 2018

Cardellino e Accio: Dal Serchio alla Laguna. Se il cerchio dell'avventura è un cappello trovato a Madrid.




CDS: "Cardellino e Accio si divertono" - Giugno 2018








Cardellino e Accio

DAL SERCHIO ALLA LAGUNA. 

(SE IL CERCHIO DELL’AVVENTURA 
È UN CAPPELLO TROVATO A MADRID)



1

-Hai pensato un titolo, Accio, per le decine di disegni e dipinti ricavati dal posastoviglie The Hat?

-Sì, a me-mi garberebbe: “Se il cerchio dell’avventura è un cappello trovato a Madrid. Da Vecchiano a Madrid a Venezia”. E tutto grazie a te, Sara. Città e albergo. Ora poi dove mi porti?

-“Ora poi” non si dice!, e nemmeno “a me-mi garba!”, zuccone! Ho già un'idea sulla meta. Ti sorprenderà. Ma non te la dico. Sennò finisci per rivelarla sul social di riferimento! Mi hai promesso che dopo Madrid, te ne vieni via e così dai siti! È tassativo! Accio! “intendila”!

-OBBEDISCO! Saluto la Regina di gran vaglia! Io Garibaldo, se non proprio a Teano!, di certo nel TI AMO!

-Ma cosa devo fare con te? … non so se ridere o disperarmi! Cosa devo fare!? Ehi perché ti fermi così bruscamente in questa piazzola?

-… ti suggerisco cosa devi fare? Vittorio Emanuele II non poteva certo baciare Garibaldi!… ma tu sì!

- Accio… Accio… a scoprirti così!... mi prende un nervoso per i 5 anni e 5 mesi persi da separati… che “mi ròsia il nervoso”, come dite voi a Pisa!

-Se è per quello io a volte dal nervoso non c’ero più mezzo!... che scrivevo col naso…

-Vieni qui… Cyrano e Garibaldo… ma ripartiamo subito!! perché non siamo ancora a Verona… e se andassimo nel Vicolo del Gatto ancora?… 







cds - "Cardellino e Accio sull'autostrada per Venezia - Giugno 2018 




-Si può sapere perché vai a 170 km orari mentre il limite è 130? Rallenta, Accio!!!, perdinci! Mi spaventi!

-Al gatto gliè venuto appetito sul suo Cardellino… dopo la passeggiata in Verona! … e brama la tana, rima, veneziana! Dove compiere il felino pasto!

-Sono talmente stanca, caroilmiogattoscemo, che Sara “si butta in branda”, come dite voi a Vecchiano, e dorme fino al mattino! Sappilo!

-Allora vado a 190…

-Matto… rallenta… se i denti non saranno troppo aguzzi… „Boca sarà no ciapa musàti“…

-‘Osa vor dì ‘Ardellino?

-Chi sta zitto non ottiene nulla… e tu invece sei metaforicamente richiedente sincero!!…





mercoledì 20 giugno 2018

Accio e Sara Cardellino a Madrid. Con Nudino. Racconto Transmoderno. Cura Claudio Di Scalzo


Accio e Cardellino - Madrid Palazzo Reale - 20 giugno 2018

-Quei giapponesi ci fotografano...
-Ci avranno scambiati per un manga..., Sara. Te baciami... 
che poi ci portano nel sol levante!




ACCIO E SARA CARDELLINO A MADRID
Racconto transmoderno
Cura di Claudio Di Scalzo



Accio e Sara Cardellino - Bacio Mayor in Plaza Mayor a Madrid
 20 VI 2018








I BAFFI DIMENTICATI NEL DISEGNO. CAPELLI LUNGHI E CORTI!


-Cribbio!, Sara… nel disegno mi sono dimenticati di farmi i baffi…


-Lascialo così… li hai bianchi… non si vedono!

-Ma che dici!... intanto sono sale e pepe!... il disegno è incompleto…

-Accio, ascoltami, per una volta vorrà dire che mibaci senza baffi… intanto non li hai qui… poi con una lametta…

-Questo mai! … nel disegno per una volta…

-Fra l’altro ti ringiovanirebbe…

-Ah sì!... allora lo strappo!

-Se fai una cosa simile… ci vai da solo al Prado!

-Subisco caliente imposizione di buon grado!

-Il matto d’un pisano… ha recitato il "dramma coi baffi e senza baffi!"…

-Ti rende allegra il "dramma"?!…

-Sì sì!... dove lo ritrovo un uomo coi baffi e senza che mi bacia nello stesso momento!?

-E io dove la ritrovo una donna coi capelli sulle spalle e una che nel disegno ha i capelli che le scoprono il collo!? mi sembra di averne due di donne...

-Scemo!... mi vuoi far ingelosire di me stessa sdoppiata?

-Sì!




(ACCIO) 

Con questo, sintetico album, da web,  ACCIO e CARDELLINO, augurano BUONA ESTATE, a chi è passato di qui. E vanno a cercare altri luoghi e avventure e disegni e parole da custodire nel loro segreto atelier, ovvero, il cuore de “La donna che visse due nel cuore dello stesso uomo”. Che per certo non è estetica, bensì passione benefica. Rima in felicità. Questo a Madrid si confà.





Sara Cardellino in Goya






(SARA CARDELLINO)

Quando ho scelto e prenotato l’albergo madrileno per noi due, The Hat Madrid, mi ha colpito il richiamo al cappello (Bombetta quasi alla Magritte), l’arredo suggerito da un architetto che s’intende di arte contemporanea, e i cento metri da Plaza Mayor nella Madrid antica. “Chissà Accio cosa ci inventerà per me?” mi sono chiesta, “sul logo del cappello?”.





Accio e Cardellino per la serata elegante





Auspicio rispettato. I posastoviglie in carta da pacchi, con il cappello, hanno scatenato la sua fantasia pennello e china. La scatolina dei colori primari che gli ho regalato, con un paio di pennarelli da fumettista, ha preso a funzionare “a meraviglia”. I gestori dell’albergo gliene hanno regalato un pacco di posastoviglie.  Cercando il suo nome e il mio sul web hanno scoperto L’Olandese Volante e le altre pubblicazioni, sue di un tempo,  e adesso  noi due reali e personaggi, siamo esposti nella bacheca dove lasciano segni i passeggeri. Tra tante coppie. Ciò è bellissimo. Questa è la poesia a cui aspiriamo.




Accio e Sara Cardellino da adolescenti




Più di una persona vorrebbero acquistarli i disegni, ci chiedono il costo; Accio risponde sorridendo: “Sono un comunista, i disegni li regalo. Il Cardellino però (facendo faccia con la bocca ad U rovesciata dei fumetti) è socialdemocratica, lei non combatte il capitalismo come me, se le fate un’offerta l’accetta, e così mi ordina una paella coi fiocchi”.




Accio e Sara Cardellino diciottenni



Tutti ridono, noi pure allegri, e ancora vedo, come al Campo della Barra, a Vecchiano, il Bambino accanto all’uomo coi ricci grigi che giocava il gioco splendido della Rivoluzione e dell’Amore. Sul cappello madrileno appariamo anche ragazzi, nel fumetto che mi sta dedicando. Addirittura, su altri posastoviglie, con richiami al cappello di Cyrano di Bergerac con la piuma bianca, e con la piuma rossa della maestrina in De Amicis nel libro “Cuore”. Sta nascendo anche un album fotografico, e, in controluce, ho visto Fabio Nardi.







In Piazza Mayor ci diamo un bacio che è  il “Mayor” della giornata all’aperto. Subito dopo appare sul blocco da disegno.






ALTRE TOVAGLIETTE POSA-POESIA 
COL CAPPELLO
E UNA FOTO DI SARA CARDELLINO















Sara Cardellino riflette sulle statue Poem e Poetry - 20 VI 2018 - 
Giardino del Palazzo Reale - Madrid
Accio






Cardellina Decò pensierosa sul cappello al Bar Museo chicote di Madrid - cds -








Cardellina col cappello sulla schiena nudina - Madrid - cds










martedì 19 giugno 2018

Accio e Cardellino al Teatro Real di Madrid. 19 giugno 2018. Con semiseria dichiarazione del Cardellino Intimissimo sul gioco poetico Aut-Aut di coppia...


Accio: "Sara Cardellino al Teatro Real di Madrid" - 19.VI.2018 - Leica






ACCIO E CARDELLINO 
AL TEATRO REAL DI MADRID


(19 VI 2018) - Cardellino al Teatro Real in posa Real guardando il Palazzo Real fotografata Realmente dal fotografo realista Accio e lealista verso sua Regina in trono in ombra.






SEMISERIA DICHIARAZIONE 
DEL CARDELLINO INTIMISSIMO
SUL GIOCO POETICO AUT-AUT DI COPPIA
A MADRID FOTOGRAFATA CON PUSH-UP


(19.VI.2018 – Madrid)

Sei il mio Re-bambino che il grande non ha detronizzato.

Ero la Bella Addormentata principessa che aspettava da te il bacio bambino-uomo per risvegliarsi all’amore che possiamo chiamare fiaba che ci riguarda. Probabile non sia poesia, questa vicenda, ma ci si avvicina.

Ciò è quanto conta. Avvicinarsi alla poesia senza esserlo rende l’amore buono, che non scade per colpa di qualche formula estetica.

Se l’amore viene scritto o disegnato che sia poesia possono decretarlo i lettori, i visitatori; ma se l’amore che ci avvicina alla poesia (Zerelda Zee Cardellino e Accio Jesse James, Cardellino Earnshaw e Accio Heathcliff, Topino Virgolina e Giasone, la Donna che visse due volte nel cuore dello stesso uomo, e la sfilza degli altri personaggi, e me e te: Sara e Claudio) rimane segreto, senza editore senza gallerista: affidato alle mani che si stringono nel Parco del Retiro, nel gelato leccato assieme in Plaza Mayor, nel sorriso d’intesa nello scegliere la maglietta attillata, allora esso è uguale a quello di tanti amanti e innamorati e fidanzati e sposi che vediamo in giro, per Madrid.

Saranno per sempre questi legami che incontriamo?

Nell’augurarlo a tutti, il nostro lo è lo sarà!

Perché così stabilisce la fiaba l’avventura il destino: il nostro libro che come editore ha il cuore (facile rima: W Accio e Cardellino poesia nel lungo mattino) dove vivo incorniciata nella grande finestra con jeans e maglietta che resta! col fotografo che dopo il clik a baciarmi s’appresta.





"Sara Cardellino e Accio a Madrid nell'azzurrino" 

Teatro Real - 19 giugno 2018








NOTA DEL CARDELLINO INTIMISSIMO


Se la fotografia, mi dici è un “trucco”, anch’io ne ho usato uno.

Te lo rivelo. Ti divertirà. L’avrai già scoperto sull’obiettivo Leica.

Immaginando una tua foto di profilo, davanti a qualche vetrata madrilena, in ombra e luce, ho indossato un reggiseno push-up intimissimo che aumenta il volume delle, come le chiami?, “puppine a ciliegia”.

Ci guadagna la foto scattata dal Re Bambino? Sarò perdonata per il trucco?







Bacio Notturno in Plaza Mayor-Madrid
Disegno al volo sulla carta del ristorante-Albergo
 19 VI 2018




“Mi garba” (mi garba anche sostituire lo scontato “mi piace” del social) giocare con te, Accio, e, per certo, questo “gioco”, è la Poesia che cercavamo.

Il “trucco” mio per un seno che non sia ciliegia in foto ma pera; il trucco tuo per amarmi nel grano al Campo della Barra Contea di Clay Missouri (il 18 giugno 2018), convinto tu sia Jesse James salvatosi dalle pistolettate alla testa, ci rende felici.

A cosa ci servirebbe pubblicare libri, agire da autori e autrice on line e su carta stampata e in galleria?!

A far scadere l’amore come il latte con qualche formula banale velenosa! No, grazie!, la fiaba e la vita reale non necessita, per noi due, di questo.

Il “gioco” del bambino-uomo e della bambina-musicista-donna, questo esito non lo contempla. Accio e Cardellino devono difendere la loro felicità: e se dolore verrà non sarà per carriera estetica che esso ci prenderà (rime casuali come casuali sono le possibili sofferenze, la Croce). Liberi tutti di operare altre scelte. Che non osteggiamo. Anzi caldeggiamo, maliziosamente pure, perché ciò ci rende “unici”. Per Accio e Cardellino, anche a Madrid, questa è la scelta.

 Aut-Aut. Dice la Regina Olsen con il reggiseno truccato,  al suo uomo tante vite tante storie leggendarie: Accio.