mercoledì 27 febbraio 2019

Claudio Di Scalzo: Giovanni Boine contro Arturo Onofri Egocosmico. Con la partecipazione di Sara Cardellino e di Rina Rètis comunista trotskijsta



CDS
Giovanni Boine ammalato grave di tisi
tossisce nella sciarpa al vento
di Porto Maurizio nell'aprile 1917






Claudio Di Scalzo


GIOVANNI BOINE CONTRO ARTURO ONOFRI EGOCOSMICO

Con la partecipazione di Sara Cardellino 
e di Rina Rètis comunista Trotskijsta


Ho sentito dire che l’Onofri sia un fine critico di arte altrui e disserti sottilmente di tecnica e di espressione. Ho sentito dire come nelle sue poesie egli tenti realizzare novità prosodiche “con coscienza delle responsabilità connesse” a ciò; e dev’essere certo così. – Per altro, dico la verità ciò m’interessa poco. La novità prosodica e il concetto che uno possa avere del fatto espressivo, a me, che sono in cerca di vita e d’anime, importano per sé stessi un bel nulla se non siano la incarnazione, l’espressione stessa (se non siano nella espressione) di codesta vita, se la novità prosodica non riesca veramente ad una novità in poesia. Anzi dirò che in fatto se non vogliamo ridurla ad una estrinseca meccanicità, io non so concepire una novità prosodica che non sia anche nel contempo novità in poesia. E che qui per esempio io non trovo, non vedo dove siano queste così nuove novità prosodiche perché non vedo affatto dove sia la novità della ispirazione. Vedo piuttosto un brancicamento (…)










Giovanni Boine, in PLAUSI E BOTTE, stroncò Onofri perché trombone nello scrivere poemi sterminati, perché devoto al culto del proprio ego-cosmico come critico che voleva dare lezione a tutti i poeti viventi e pure a quelli morti… ed invece “brancicava” proponendo una “nuova poesia”. Il suo era un brancicamento inutile.

ARTURO ONOFRI e le sue LIRICHE (1906-1910) in edizione Ricciardi-Napoli, pubblicate nel 1914; e altresì il libro NUOVA LIRICA, di un anno precedente, ed. Nalato Roma.

Ecco già ad inizio Novecento, plasticamente rivelato grazie a BOINE, la fissazione malata di definire quanto teorizzato e scritto come “nuovo” per sbatterlo in faccia a quanto definito “vecchio”, vizietto un po’ scemetto travasato on line col do di petto.

Giovanni Boine, rivoluzionario conservatore, ebbe in sorte di essere martirizzato dai Gruppi Intellettuali con i quali giocoforza, allora (non esisteva editoria indipendente né tantomeno il web, dove uno volendo può pubblicare in modo libertario infischiandosene di ogni gerarchia letteraria, sia Imperiale sia Sottoproletaria) si necessitava lo scambio “culturale”. Per lui anche modo di procurarsi soldi per le costose medicine nel tentativo di frenare la mortale tisi.
Oggi in circolazione ci sono ancora dei Papini dei Soffici in sedicesimo on line. Eredi degli Onofri dall’ego gonfio come la rana che imita il toro.

Questo colpo di “botte”, negando plauso, sulla zucca magniloquente di Onofri, i critici universitari e quelli improvvisati da convegno per morti, nascite, carnevali di provincia e altre sussiegose fanfare dietro improvvisate scrivanie in similoro e alloro, hanno bellamente trascurato.

Un tempo, assieme alla vedova Rina Rètis, moglie del compagno Fosco Neri (Vecchiano, 8 dicembre 1953 – 10 febbraio 2017), on line ce ne sono tracce, su Tellusfoglio sull’Olandese Volante, mi dedicai a questo fenomenale poeta e critico. Addirittura ai suoi “DISCORSI MILITARI” riediti per i tipi della Fondazione Museo Storico del Trentino nel 2017. Però non vado, per scelta, ai convegni, e se sono stato cancellato come critico, obliquo nevvero e un po’ romanzesco, di Giovanni Boine dai devoti dalle devote che si sono appropriate del suo ectoplasma, fatto apparire con “nuove tecniche spiritiche”, in qualche sito e appunto convegno, non me ne frega assolutamente nulla.

Però mi permetto di negar PLAUSO a questi atti ego-cosmici, e, qui, posso menar BOTTE!

Mi basta, e avanza, a volte leggere, qualche passo in antologia di Boine, a Venezia, con Sara Cardellino, e dedicarmi ad interpretazioni domestiche, vecchianesi, con la compagna trotskijsta Rina Rètis. Con lei stamani, acciderba ho litigato, perché non intende che Trotskij, con la sua idea di “Militarizzazione del lavoro” al IX e X Congresso del partito comunista russo, era il 1920-1921, aveva ragione Lenin a contrastare questa follia politica ed economica. E che ciò darà poi il viatico a simili posizioni di Stalin. Molti anni dopo.

On line, forse ci sono imitazioni di Rina Rètis dedite a Boine, così come a un ideologico e reazionario spirito "nuovo" poetico per il Duemila, ma, sia detto, non hanno niente a che vedere con il personaggio di Rina che mi rinfaccia, da trotskijsta, la mia contraddittoria linea comunista che mette assieme Lenin e Durruti e perfino Kierkegaard. Il tuo comunismo mi sembra a volte “conservatore”, dice, ma in questo t’avvicini, probabilmente, a Giovanni Boine. Che di coniugazioni impossibili era maestro.




CDS: "Maria Gorlero e Giovanni Boine amanti 
prima della malattia del poeta".
La Gorlero nella coppia era l'elemento popolare 
mentre Boine il colto poeta di origini borghesi.
Nella coppia Accio e Cardellino,... 
io sono  il polo popolare e Sara rappresenta l'aristocrazia. 







Weblog
(clikka)




SULL'OLANDESE VOLANTE
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sabato 9 febbraio 2019

Sara Cardellino: Saggezza per San Valentino 2019. Ad Accio



Sara Cardellino il 14 febbraio 2019






Sara Cardellino

SAGGEZZA PER SAN VALENTINO 2019 

ad Accio


Come si può impedire a una goccia d’acqua di asciugarsi? Gettandola nel mare è la risposta. Tu Accio e l’Olandese Volante eravate una goccia di parole e immagini che non doveva scomparire.  Ora siete nel mare Web, e io con voi, perduti nell’infinito, senza più necessità di alcuna destinazione. Con questo bigliettino che riprende una splendida massima di qualche religione orientale, che al momento non ricordo quale sia, ti dico in questo 14 febbraio 2019 del mio amore, e sarà per sempre! 

Tua Sara Cardellino










Accio e Sara Cardellino 

sono pubblicati sull'Olandese Volante













domenica 3 febbraio 2019

Accio e Sara Cardellino il 14 febbraio strenna



CDS: “Pupazzetto nel febbraietto 
corto e benedetto ricorda da pirata il 14 data”





Claudio Di Scalzo

A. e C. 14 FEBBRAIO STRENNA


Nevica da giorni in Valchiavenna
Il pupazzo dice Amore meglio della penna
Col cuore rosso negli anni antenna.

Sarà un corsaro che mappa tesoro raro?
Sarà il wagneriano Olandese con Senta alle prese?
Sarà il poeta scemo con in testa un remo?
Sarà il Pisalpino che omaggia veneto Cardellino?
Chissà?! Chissà se dice tutto o niente
Di certo Accio e Sara lo terranno a mente.









Le avventure di "Accio e Sara Cardellino" compaiono sull'OLANDESE VOLANTE ANTOLOGIA






clikka










martedì 29 gennaio 2019

Rina Rètis: Pel critico poeta ciucciarsi il cazzo è la meta. Dai "Pensieri del moschetto rosso" 2










Rina Rètis

PENSIERI DEL MOSCHETTO ROSSO



Gerda Taro con miliziana

(mie sorelle - RR)




2

PEL CRITICO POETA CIUCCIARSI IL CAZZO È LA META


Ci sono in giro maschietti petulanti poeti poco prestanti, che mandan teoria avanti a vaticinar lor genialità.
Essi mi fan l’effetto, essendo poeti  e critici di sé stessi, e d’altri in circolino disposti, di color che sognan di ciucciarsi l’uccello da soli. 













NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 - Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.


Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.











NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. Con simpatie per Trotskij. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.










domenica 27 gennaio 2019

Vedova Rina Rètis: La storia barile di merda secondo Giovanni Boine. Come il poeta prefigurò l’arditismo fascista scrivendo a Emilio Cecchi.



CDS: Rina Rètis nell'inchiostro dolente -Maggio 2017






Rina Rètis

LA STORIA BARILE DI MERDA SECONDO GIOVANNI BOINE. 
COME IL POETA PREFIGURÒ L’ARDITISMO FASCISTA 
SCRIVENDO AD EMILIO CECCHI.



Giovanni Boine volea pugnar per non sentirsi eticamente fallar. Se i suoi coetanei in guerra vanno lui a casa compie danno. 

Si scopriva dinoccolato e ammalato dedito a strofette insulse. Ci rideva sotto ai baffi. Ma quando scriveva a Cecchi sulla guerra in corso era lui ad aver visione e polso. Seppure senza moschetto al piede. Lucidità che non fu di alcun adepto al marxismo loffio della II Internazionale.

Boine raggiunse al seguito di Padre Giovanni Semeria il fronte, per operazioni di assistenza e bontà cristiana sparsa come lenza, di sopportazione nella drammatica contingenza.

Il critico Emilio ricevette una lettera dove, Boine, come altri addebita alla guerra in corso una futura vastissima miseria sul suolo italico e per le masse; poi, e qui già s’avverte l’occhio lungo di Giovanni, quando vaticina, allo scrittore dalla prosa cesellata, che per venti anni ogni retorica sulla guerra sarà rovesciata nelle menti e negli occhi degli italiani. Ed è esattamente quanto farà il fascismo mussoliniano.  

Però la sorpresa, a mio avviso, mai colta dai vari “tastatori”, eh eh, dei carteggi ed epistolari di Giovanni Boine,  a volte tastano le lettere di Boine come i malati di sesso le riviste porno per ricavarne relazioni (o stente erezioni?) in eruditi convegni, è proprio la prefigurazione del ruolo di parti dell’esercito, gli Arditi, che dà a Boine sguardo a vol radente e vedente nella tragedia storica il tutto il niente. E il lato grottesco canonizzato nel Barile di merda che non solo rotola in basso ma anche in alto (nelle istituzioni?, nelle ideologie borghesi e ereazionarie?, nei pensieri dei colti intellettuali?) e che, con tutta evidenza, anticipa il giudizio dell’ultimo Montale sulla Storia le Stalle di Augia la spazzatura e così via.  

“ (…) mi resta di dire il mio pensiero freddo, come uno sputacchio sul viso di questi che ora si fanno ammazzare. Domani però saranno essi ad ammazzare noi (…) la storia, caro Cecchi, è un barile di merda che il diavolo rotola per la china della morte: sotto sopra su e giù la merda è sempre quella. “

Boine intanto riconosce che la sua critica, talmente antipatriottica nella sua crudeltà, può somigliare a uno sputo sul viso di uomini che son lì a combattere. Poi intuisce che questi soldati, i più motivati, o indomiti, o follemente credinciani alla terra che avevan promesso loro dal governo, diventeranno la massa di manovra del fascismo: con pistola manganello fucile mitragliatrice. Tanto da scannare quelli rimasti a casa o fedeli a qualche liberalismo o socialismo.

Quanto mi coinvolge in Giovanni Boine, è questa sua perfetta nudità e solitudine nel vedere quanto altri non vedevano. Il mio amato Fosco Neri (8 XII 1952 – 10 febbraio 2017) mi fece conoscere questo autore. 

Fosco trovò per me i libri a Lucca sulla bancarelle in Corte del Biancone. Se esiste un luogo, valicata la morte, dove vanno i rivoluzionari e gli uomini impavidi...  lui è fiero di me. Ciò conta mille libri e fonda l'amore che non può finire! 

Neppure se mi offrissero la cura delle opere complete di Giovanni Boine presso un editore come Adelphi rinuncerei al legame che la mia storia d'amore ha intrecciato con Fosco e Boine! 

Ho rifiutato persino di andare alla festa-convegno del centenario della sua morte (maggio 2017) ad Imperia. A parte gli universitari che svolgono opra necessaria e scientifica sui testi, il resto della truppa plaudente nominatisi interprete di Boine con annessa qualche teoria da seduta spiritica per evocare l’ectoplasma del povero malato di tisi e sfruttarne l’ombra, mi fanno letteralmente schifo! Prostituzione. Boine sputacchia loro in faccia se ti chiamano da dove stai ora!

In ogni caso, nessuno, MAI, potrà usare quanto inventai con la complicità di Fosco Neri, per pubblicare post commenti per farsi belli con la tosse mortale d’un sacrificato! o peggio ancora che consegni il mio Boine a strampalati eruditi per ricavarne carriera fallace  e transistoria e patetica on line. Appartengo, come suol dirsi, ad altra categoria morale umana e sono comunista!

Chi usa in esaltati traffici colti Giovanni Boine, così come altri poeti, sta nel Barile di Merda che rotola su e giù e crede di abitare qualche eletto Parnaso.















NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 - Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.


Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.




NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. Con simpatie per Trotskij. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.





venerdì 11 gennaio 2019

Rina Rètis ricorda nel dicembre 2018 il compagno Fosco Neri ritrovando un disegno a lui dedicato. A Cura di Claudio Di Scalzo







Rina Rètis

IL DISEGNO RIVELATORE
CHE MI CONDUSSE DAL GIARDINO ALLA FORESTA
CON L'AMATO FOSCO NERI


In questo dicembre, ancora uno senza il mio Fosco Neri, morto nel febbraio 2017, ed io so che me l'hanno ucciso, ma non ho le prove del delitto, ritrovo un disegnetto che gli spedii poche settimane dopo che ci eravamo conosciuti, anche sapendo i suoi interessi per erbari e fiori da disegnare da comporre con scritture libertarie.

Qui di seguito il nostro scambio. Dove mi si rivelò la mia condizione di non libertà che il disegno e la didascalia rivelava. Scelsi allora, immediatamente, di seguire l'uomo che amavo nel bosco, nella foresta, dove non ci sono giardinieri dove nessuno modella la crescita politica ed estetica di artisti e artiste. 

Fui così felice quel giorno che giurai  a me stessa che mai mi sarei separata dal compagno che mi liberava e che per liberarsi era già morto più volte sopravvivendo per un soffio. 




Rina Rètis combattente comunista Trotskijsta





DISEGNO E DIALOGO DIALOGO RIVELATORE

- Rina cara, accetto i fiori che mi dedichi disegnati ma io sto nel bosco nella foresta! Non taglio steli rami né modello arbusti non sono un giardiniere né mai svolgerei tale compito! Se lo cerchi trovati qualcun altro. Ce ne sono di provetti con le cesoie e le parole adatte in ombra in luce per piegarti rametto sul muro-pagina e farti sentire protetta accudita poetessa. In attesa tu fiorisca per decantarti e da te ricevere il profumo. A me un mestiere così di giardiniere fa schifo. Deciditi!

-Vengo con te Fosco. Mi libero da me stessa dal giardino che ho nella postura nelle parole nella mia crescita. E maledetti siano i giardinieri che accudendomi e facendomi soffrire mi resero e mi hanno reso fiore  pronta a servire chi mi modellava. Di cui questo biglietto rivela l'ultimo episodio. 

Grazie amato compagno mio. Andiamo!




Rina Rètis Vedova





NOTA CDS 1

RINA RÈTIS è un personaggio da me ideato a fine 2011 – Rina Rètis ha vissuto  con il compagno Fosco Neri fino alla morte di quest'ultimo, per incidente stradale misterioso, il 10 febbraio 2017.

Tutti i personaggi da me ideati per il diritto borghese sono copyright di Claudio Di Scalzo però alcune volte ho concesso ad altre firme, come accade nel fumetto e nel cinema, di usarne nome e cognome e vicende. Se usano a sproposito, dandomi danno o male, miei personaggi generi temi erbari ornitologia semplicemente ancora ne scrivo rivelando dove sta l'originale dove il calco.


Rina Rètis è pure un poema grafico, illustrato con poesia visuale (come nel collage in esergo) e dipinti. Alcuni esiti sono in custodia presso la Galleria Peccolo di Livorno.









NOTA CDS 2

IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. In passato ho scritto, senza mai pubblicare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.

Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha dato un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.




venerdì 4 gennaio 2019

Baciamano da vicino e da lontano. Con la Misteriosa Dama R e Laforgue. A cura Claudio Di Scalzo come dedica per Sara Cardellino



"VERSO. Misteriosa Dama R e Laforgue"
tempera, china, collage su carta





A cura Claudio Di Scalzo

come dedica a Sara Cardellino

BACIAMANO DA VICINO E DA LONTANO

(Con la Misteriosa Dama R e Laforgue)

(con apparizione ermeneutica-stratosferica di Nietzsche Freud Deleuze Aretino che si presentano 
a casaccio evocati da Accio in partenza da Venezia 
per Vecchiano-Pisa)


Alla “Misteriosa Dama R” (Erre di Sara), al Cardellino raccolti capelli sotto al cappellino bacio gli anelli disegnata con puppe a pera da Laforgue pensati di cera. Questo l'omaggio terso dell'amante in suo VERSO! Mentre decadente torno a Vecchiano col cuore amato in mano in mente. “Le Sanglot de la Terre” lagunare, con nel gozzo ogni empito da ripetere sensuale come missione per amare. Nell'anno 2019 ancora ammalianti prove di “Moralità e sensualità leggendarie”. Le più varie in beltà!










Nota 1

Jules Laforgue (1860-1887)
Le Sanglot de la Terre, liriche 1883/1887; “Moralités légendaires, 1887, prose poetiche.



Nota 2

In tempi d'ogni citazionismo on line colto, coltissimo, da parte di critici poeti poetesse letterati letterate dediti all'analisi poetica, opero questo citazionismo “corto” con Laforgue e Misteriosa Dama R.

Perché corto? Ovvio!... corto perché la poesia che separa le labbra dalle mani dal pube amato (eros e amore non necessita di pose cerebrali sennò tutto s'ammoscia, anche la poesia scritta secondo me!) è tragitto breve, appunto, corto, e ciò evita quanto è storto. Per certi versi impotente. Stando, teniamolo  amente!, al Nietzsche del Dioniso al Freud psicoanalista. Ma ho letto di sfuggita qualche pagina di questi geniacci e, pertanto, questa è una “piega” (anche Gilles Deleuze l'ho letto a razzo) adatta a me alla mia vita di coppia che esiste perché c'è la Misteriosa Dama R da dieci anni contati sull'unghia, e non aggiungo altro, sennò mi verrebbe una battuta alla Aretino che non sarebbe accettata dal Cardellino!





mercoledì 26 dicembre 2018

Rina Rètis: Il Pernacchio a chi cita Heidegger insegnando poesia sublime. Dai "Pensieri del moschetto rosso", 1.



CDS: Rina Rètis comunista







Rina Rètis

 PENSIERI DEL MOSCHETTO ROSSO




Gerda Taro con miliziana
(mie sorelle - RR)






1


IL PERNACCHIO PER CHI CITA HEIDEGGER INSEGNANDO POESIA SUBLIME

 "Quando sento la parola cultura, metto mano alla pistola", motto brutale attribuito a Hermann Goering. Ebbene, mi si conceda questo détournement, dirottamento, deviazione, alla maniera comunista situazionista, per affermare che: “Ogni volta che leggo una citazione da Heidegger di qualche trombone che, con 50 anni di ritardo,  la usa per teorizzare la poesia a suo avviso metafisica, metto mano al “Pernacchio” di Eduardo De Filippo. Dal film de “L’oro di Napoli”.














IL MIO NOME È RINA RÈTIS

Il nome è Rina Rètis. Sono una comunista eterodossa. In passato ho scritto, senza mai stampare un rigo, sulla vicenda del mio legame con Fosco Neri. Il mio amato compagno. Anche pittore. Morto in un oscuro incidente stradale, e penso me l’abbiano ammazzato per certe sue inchieste politiche, nel febbraio del 2017. Ebbe, Fosco,  una vita politica turbolenta negli anni settanta. Un rivoluzionario coerente come pochi.







Mi sono interessata, episodicamente, a un poeta ligure che tribolò in vita con l’immobile tomba del nome, ma da alcuni anni sono soprattutto una donna malata. Una rara e poco conosciuta malattia alle ossa ed ai muscoli mi danno spossatezza, dolori costanti, rinuncia a stare sveglia. Fosco ha scritto sul mio dolore con una tenerezza che a rileggerne gli episodi e soltanto a pensarci mi viene da piangere. Perché non è più con me.  Malattia organica  che mi azzanna la psiche. La morte di Fosco però mi ha data un’energia che prima non conoscevo. Devo proseguire il romanzo comunista, il feuilleton tragico, che tanto lo coinvolgeva con ricerche sul movimento operaio e rivoluzionario, in un’epoca che questi accadimenti rivoluzionari hanno occultato sotto menzogne, tradimenti, vendette. I più collaborativi, a questo scempio, son stati artisti-artiste letterati-letterate intellettuali. Per questo quasi tutti li disprezzo. Per questo voglio ancora scrivere da comunista qualche frammento. Per questo Rina la rossa appare su certe pagine elettroniche. E Fosco è con me anche se gli altri non lo vedono.





sabato 8 dicembre 2018

Accio e Sara Cardellino: Sirenette l'otto dicembre 2018. A cura di Claudio Di Scalzo







Accio e Sara Cardellino

SIRENETTE L’8 DICEMBRE 2018


-Accio, c’è un film che mi piacerebbe rivedere con te… e ti sorprendi se ti dico che è la Sirenetta della Walt Disney

-Affatto, percorso logico, stando con me, sei passata dalla Rusalka di Dvorak al cartone animato.

-… è tanto grave?

Affatto… completa il cerchio del nostro immaginario comune.

-La vuoi smettere di dire sempre affatto… troviamolo in rete…

-Affatto… ho la collezione in CD!

-A volte mi sembri tu un personaggio da cartone animato…

-Guarda che mi fai un complimento…

-Lo so… e “mi garbi” per questo… e anche perché appena esprimo un desiderio me lo disegni…

-Ecco fatto Sara Sirenetta… nelle A del tuo nome…e, casualmente?, nella A di amore…

-… è dolcissimo… questo lo porto a Venezia con me…

-Affatto…







Le avventure di Sara Cardellino e Accio

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