venerdì 15 giugno 2018

Accio e Cardellino: Colline tempestose da Pisa a Madrid I-II-III-IV



Bacio tempestoso tra Cardellino Earnshaw e Accio Heatcliff








ACCIO e CARDELLINO

COLLINE TEMPESTOSE DA PISA A MADRID I-II-III





(28 maggio 2018)






I



(Notturno con partenza e confessione lenza)



-Peccato Accio tu abbia gli esami di maturità a giugno, sennò andavamo in Spagna. Ci sono voli convenienti… 


-Ci possiamo andare, Cardellino!

-… e il lavoro scolastico? Non sei commissario esterno d’esami?

- Ehhm… sono sospeso dalle commissioni d’esame per piccoli ingarbugli.

-“Piccoli ingarbugli!?”… cos’hai combinato ancora!?... tanto piccoli non credo lo siano. Non ne sapevo niente…

-Non me l’hai chiesto…

-Beh… ora te lo chiedo!… dimmi in che nuovo guaio ti sei cacciato!?

-Ho difeso, un anno fa, … ehmm… in modo troppo acceso i miei studenti in commissione… e la “Buona scuola” aziendale del PD ha fatto il resto…

-“Troppo acceso”!... posso tradurre: veemente estremistico con coloriture da “foco guerrigliero” scolastico… basta con i voti a tabella! colleghi e colleghe stravolti… presidente di commissione indignato… relatore di provvedimenti urgenti al dirigente regionale… è così Accio?!

-Più o meno è andata in questa maniera… ora ti “garberò di meno”?

-Al contrario… “mi garbi di più!”, come dite voi a Pisa. Sei rimasto quello che eri a sedici anni nel 1968! Allora ti sospendevano da studente e ora da prof. Festeggi da “espulso” il bicentenario di Marx e il cinquantenario. Vieni qui, Accio, fatti abbracciare…

-Allora andiamo a Barcellona?...

-Lì ci vai da solo!… 

-Che cos’hai contro la città di Gaudì?

-Contro l'architetto niente… ma contro te nella primavera del 2012 tanto! Per quanto architettavi! Lo seppi dall’Olandese Volante che eri lì un fine settimana e non da solo… ci soffrii molto… se non avevo concerti fissati ti avrei raggiunto…

-Ma se te n’eri andata via tu!!, a fine novembre, l’anno prima, a Villa Malcontenta!... che ci "patii a bestia"... cara la-mia-Catherine Earnshaw-veneziana gelosa a posteriori… non avevi il tuo Linton amor foglie di bosco al posto della nostra roccia? Da sposare oltretutto…

-E tu, caro-il-mio-Heathcliff di Vecchiano, hai fatto in fretta a consolarti con una Linton… ad elevare poemetti più lambiccati delle guglie della Sagrada Familia… cosa mi rispondi, eh? 

-“Un Linton a testa non rovina nuova festa!” oppure che "un Linton per ciascuno non fa male a nessuno”… ti basta!?

- Ci sorrido appena perché non voglio ferire il mio passato senza te né chi lo visse con me… intanto però sei perdonato!... Come cosa perdono!? … la lontana trasferta spagnola a Barcellona… l’uso del romanzo “Cime tempestose” riassunto per noi due stasera… allora prenoto il nostro volo per Madrid?

-Prima il bacio dato che poi diventerà disegnato…

-Concesso… mio ostracizzato! Ancora una rima…










II










MONOLOGO SCOLASTICO DEL CARDELLINO A VENEZIA


(io stando allo scrutinio a Chiavenna

dove non s’usa più la penna - 11 giugno 2018)


Anche quest’anno per gli scrutini combinerai i soliti casini…
Claudio non cambierà mai… se metti a repentaglio il viaggio a Madrid!
Accio ti uccido!!…

(11 VI 2018, Venezia – Pennarello e Pilot su busta dell’istituto dove correggo i miei errori nelle date)



(CRONACA DI UNA SVISTA ANNUNCIATA E POI RIMEDIATA)

Essendo “non utilizzato” negli esami di maturità di fine giugno-luglio perché il provveditorato preferisce docenti più tranquilli nel difendere gli studenti dalle valutazioni penalizzanti (e per me aziendali dettate dalla “Buona Scuola” del PD)… Sara Cardellino ha ideato (lo ricordo nel bacio in copertina: "Accio e Cardellino: colline tempestose da Pisa a Madrid") un viaggio in coppia a Madrid, prenotando aereo albergo e ogni altra scelta di tipo organizzativo.

Il tutto messo a rischio dai miei “errori” in date e prove di recupero di studenti poi promossi. Tutto deve collimare nella scuola aziendale. Tutto svolto tramite pc ed elettronicamente. Medie comprese dei voti. In questo “meccanismo” ovviamente, le mie distrazioni e vita sognante (che potevano portare ad un nuovo Consiglio di classe nelle date madrilene), che per sara Cardellino sono disastrose imprese del Paperino portato, per natura!, a combinare guai irrimediabili,... oggi, al Consiglio di Classe, ho corretto le sviste, e, sulla busta, ho disegnato la mia Paperina-Cardellina irritatissima!









III


Lungarni a Pisa una sera di giugno precedente la luminaria del 16 giugno






ACCIO

 A SAN RANIERI CON PASCAL DOMANI E IERI

Sara Cardellino,… ti saluto da Pisa, da questa fotografia, dalla notte estiva che precedeva di qualche giorno la luminaria di San Ranieri: il 16 giugno 2011. Ci stavamo separando, tu eri a Venezia tormentata, e io nella festa, che sarebbe venuta, solo tra tante persone allegre e coppie che si tenevano per mano, pensavo a te. Mi sentivo peggio d’un lumino spento col capo di cera fuori dal vetro esposto al vento.

A Pisa mi hai promesso torneremo il 18 giugno di quest’anno, assieme. Poi partiremo dal Galilei di Pisa per Madrid.

Stasera barcollo per dolori al collo. Manco d’equilibrio. Gli incidenti stradali della giovinezza con altre scemenze, come una rissa coi livornesi, per questioni di calcio, che m’ intontirono un orecchio, tutte evitabili, segnano “guasto” al corpo, presentano il conto. M’appoggio dunque al ponte sulla notte che verrà. Di ieri di domani.

Tengo con me un amico. Il Pascal dei “Pensieri”. Mi rivela la mia contraddittoria vicenda di uomo sulla terra, simile a tutti i viventi (a ciò ci tengo!) che alla propria antropologia religiosa pensano, e cioè di stare nel mezzo tra l’infinita miseria della propria anima e la grandezza infinita della coscienza della propria miseria. Eppure i lumini accesi, che a breve s’accenderanno, la devozione al Santo che rende mirabili le acque scure dell’Arno, mi danno speranza che si salvi l’uomo di ieri solo, e quello, con te, e proprio perché tu apparirai lumino inconsumabile nel mio cuore miserando, nel giorno che verrà: il 18 giugno 2018. A Pisa.



Tuo Accio, il 13 giugno 2018











IV


"Il piccolo Accio e Lalo al Campo della Barra”
(da un suggerimento di Sara Cardellino)
Matita B su carta con acquarello per i contorni
13 giugno 2018








Accio - Sara Cardellino

DISEGNO O FOTOGRAFIA CUSTODITO PEGNO


-Sono ore che ti cerco e non rispondi!… ma dove sei andato?

-In soffitta, Sara, sottotetto, sottoricordi.

-Spiegati… Accio l’Oscuro o il Nascosto!?!... e se c’era per me un’emergenza?

-La terribile emergenza se scegliere “Baicòli” o il “Pan del Doge” per colazione!

-Quando mi rispondi così… mi verrebbe voglia, come dite voi a Pisa, di metterti “a stecchetto”!

Possibile abbia un vetusto cellulare senza Whatsapp… senza la minima comodità di scambio!?

-Ci son stato anche troppo al telefono a cuocermi le orecchie in questi ultimi anni…

-Ciò non toglie che sia poco carino non accogliere i miei trilli. Mi dà preoccupazione non sentirti…

-E perché?... cosa vuoi m’accada?...




Accio Heathcliff





-Faccio l’elenco delle apprensioni?...no!?, e invece lo faccio: Vai veloce in auto, compi sorpassi sconsiderati, su e giù per l’autostrada per raggiungere la Nada, se esci a pescare in barca lo fai anche col mare mosso… se vai sul lago di Massaciuccoli nel parco peschi senza permesso e, son convinta, bugiardo!, che cacci, senza dirmelo!, fagiani di frodo come faceva Il Pazzo!… sei litigioso fino alla provocazione contro quelli del PD, cosa che non tollero!, rivolgi piuttosto i tuoi empiti verso i razzisti della Lega e a chi ci fa il governo come i 5Stelle… ah devo smetterla di fare l’Angelo Custode! Bien e sia! Intanto scelgo un “Bacio in gondola” per colazione… che cos’è?, doppie spumiglie tenute assieme da cioccolato fondente… te lo consiglio! anche perché altri baci te li sogni caroilmionascosto in soffitta… a proposito cosa cerchi?

-Una fotografia di me piccino col mi-babbo Lalo … ma forse me la sono immaginata … se c’è e non la trovo mi mette il nervoso, se non c’è mai stata provo nostalgia che pesa… non so come veninne fòri, Sara!

-… e tu, se non trovi la fotografia, disegnati con tuo padre.

- Caspita Cardellino!... non ci avevo pensato! … Lo vedi come sei sveglia e intelligente! se non ci fossi tu come farei?

- Ne troveresti un’altra. Ti consoleresti… con un’altra! L’hai già fatto una volta!

- Ancora! Con questa interpretazione!... ma se fosti tu, te lo ripeto!!, a lasciarmi… nel novembre 2011!

- Sì, ma tu dovevi rimanermi fedele lo stesso…

- …. Hai ragione!… non sono stato all’altezza dell’amore che avevo perso!... ma ora vado a disegnarmi col mi-babbo…

- Accio, aspetta… non volevo renderti triste… a breve saremo assieme a Vecchiano-Pisa e poi andremo a Madrid…

-Era per questo che cercavo la fotografia…

-Non capisco… raccontami perché…

-Volevo portarla a Madrid… far vedere al mi’-babbo la città che avrebbe voluto raggiungere per ritrovare suo fratello Alvaro impegnato nelle Brigate Internazionali Antifasciste.

-Questo episodio della tua famiglia non lo conosco…

-Alvaro aveva cinque anni di più… emigrato in Francia, raggiunse il fronte antifascista. Però lui parteggiava per Stalin e L’URSS… e dava la colpa ad anarchici e trotskysti di aver fatto fallire la rivoluzione spagnola. Con mio padre, in casa, davanti a su’ mà?, arrivarono a puntarsi i fucili da caccia addosso. Questo per dirti le differenze terribili tra comunisti. Tallonati dai fascisti eppure divisi nelle stesse famiglie. Ma ora non ce la faccio ad andare avanti… scusami Sara.

-Accio… Accio mio…

-Vado a disegnare… non so se ce la faccio a disegnarmi con Lalo… ho un’allergia che mi fa frizzà l’occhi…

-Ce la farai, eccome!... poi il disegno lo portiamo con noi… gli occhi te li guarisco da qui baciandoteli!




"Zerelda Zee Cardellino bacia al Campo della Barra-Contea di Clay Missouri 
il suo Jesse Accio James"







Nota 1

“Il piccolo Accio e Lalo al Campo della Barra” (da un suggerimento di Sara Cardellino) - Matita B su carta con acquarello per i contorni - 13 giugno 2018 -


Nota 2

Il Campo della Barra è uno dei luoghi reali e dell’immaginario della mia vita. Sta anche in “Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi”, Feltrinelli, 1997; e in “Campane del mio villaggio”, poemetto in prosa di Tabucchi con dipinti di Davide Benati, dedicato a mio padre, 1998.


Il Campo alla Barra è presente in molti generi a cui mi dedicai. L’ultimo, con illustrazioni e fumetto, come "Campo alla Barra-Contea di Clay Missouri", per narrare le avventure di Zerelda Zee Cardellino e Jessy Accio James salvatosi dalla pistolettata al capo che gli spara Robert Ford.






mercoledì 13 giugno 2018

Corsara della Metamorfosi: Lettera all'Olandese mio amante e capitano. " Ti salverò o ti annienterò?" - A cura di Claudio Di Scalzo (28.6.2012)


CDS: CORSARA DELLA METAMORFOSI

(La Corsara della Metamorfosi è un personaggio ideato da Claudio Di Scalzo
per il veliero L'Olandese Volante Transmoderno on line.
Le avventure della Corsara verranno pubblicate  a puntate 
su questo weblog e sull'OV Antologia 2011-2017)








CORSARA DELLA METAMORFOSI

LETTERA ALL'OLANDESE MIO AMANTE E CAPITANO
(Ti salverò o ti annienterò?)



Mio Olandese,
ti vedo incitare con rinnovate forze la cresta bianca delle onde: sono loro oggi il tuo equipaggio.

Tutto ciò che appesantiva la nave, t'ho detto in un soffio lungo la curva armata del tuo braccio, gettalo a mare! Trovi gente più adatta a solcare quest'avventura nei sobborghi puzzolenti di antiche città che non si sono mai arrese, che tra questi finti blasoni.

L'occhio che ti mostro è sempre uno, perché Senta è salvazione e deriva. Per guardarmi fissa devi saper sostenere questi due fuochi e ardere senza bruciarti. Ti salverò o ti annienterò?
Ma tu, tu Olandese, lo so... sei di quelli che vanno in Paradiso con le mani lorde di sangue, che fanno giustizia - e il tuo Dio chiede tutela ai suoi figli! Chiede la dignità della fede!

Muoviamoci dunque da questo porto, dalle acque ferme e stagnanti, che puzza di pesce marcio!
Ti bacio le labbra salmastre e rosse, sottili come il filo del tuo fioretto.

Corsara della Metamorfosi







°°°





NOTA

L'OLANDESE TORNA...


L'Olandese Volante tornerà ad Autunno, e ne dirigerò la rotta con La Corsara della Metamorfosi. Riprendo, e riprenderò, quanto mi appartiene, come linguaggio e come avventura. Dell'Olandese Volante, su questo weblog, ognuno può seguirne gli sviluppi fin dal lontano 2010, e nel web ne resta traccia: di immagini e scrittura; quanti entrarono in rapporto con me, con amore e con odio, con amicizia e torbide azioni, appartengono al passato... ognuno ha il suo episodio, spero ne conservino gratitudine, anche se ad avvicinarmi - da sprovveduti - si rischia il ruolo di comparse nel mio libro, che poi è la mia vita. Se la spada che tengo seco ha sempre beffato le armi spagnole e lor navi,... oggi è ancor più forte con la donna che, in metamorfosi di linguaggi e segni, si mostra imprendibile come me. E poi io la amo, e tanto!, quanto tutti gli oceani sommati assieme. 

Ovviamente,... L'Olandese Volante non è che un fumetto, un melodramma musicale e dipinto, un romanzo illustrato con tanti voci in polifonia...  e come tale ha, avrà, poco valore, come un tempo poco valore ebbero i cicli di Salgari e Dumas, le passionali storie, ROSSE,  ribelli per amore e per politica ad ogni latitudine della storia e dell'estetica,... ma siccome a noi ci dà gioia e felicità viver così... così faremo. 








AD AUTUNNO 2012, ANCORA, ON LINE






lunedì 11 giugno 2018

Sara Cardellino: Ovunque Proteggi… Nello ieri nell’oggi nel domani. Lettera ad Accio




Sara Cardellino

OVUNQUE PROTEGGI… 
NELLO IERI NELL’OGGI NEL DOMANI. 
LETTERA AD ACCIO







Ora che siamo in partenza… verso questa nostra estate… ho ripensato a quando la Domenica delle Palme di un anno fa ci ritrovammo, erano passati 5 anni e 5 mesi, a Vecchiano e dopo raggiungemmo Le Mura di Lucca. Mentre camminavamo accosti in silenzio guardandoci sottecchi sorridenti… tu hai preso a canticchiare “Ovunque proteggi” di Venicio Capossela. Era stata la nostra canzone nel 2009, nel primo incontro, in quel maggio lontano. Anch’io con te ho intonato le stesse parole. Le ricordavo tutte. Se avessi avuto con me, accidenti perché non l'ho portato!?, il flauto traverso… avrei improvvisato un andante sentimentale. Come mi batteva il cuore, Accio. Come son stata felice! Com’è stato bello scoprire quanto tu lo fossi con me!




Dall'alto: Ritratto di Karoline Knabberchen;
Fotografia di KK a Le Havre, 1984; Tre stampe digitali 
di Sara Cardellino da disegni.
(Dallo studio a San Cassiano Valchiavenna di CDS)  




Si adattavano così tanto le parole della canzone, alla nostra vicenda, tornata per la seconda volta, che l’ho nominata, fondante-fondamentale, per noi due reali e personaggi. 

Ho inteso come “Ovunque proteggi” si adattasse pure agli amori tragici e complicati che hai rivelato scritti e in immagine negli anni, per poi nasconderli senza pubblicazione integrale presso editori importanti che pure ti hanno cercato, come quelli tragici di Karoline Knabberchen e Fabio Nardi, quelli di Accio con Sara Esserino; quelli umoristici di Golem e Mara Zap di Marco Pachi e Rosa Mollica. 

Ovunque proteggi anche la suicida Karoline Knabberchen (Guarda/Engadina 1959 - 1984 Lofoten/isola  Austvågøy, Norvegia) ovunque proteggi la solitudine di chi è rimasto a sperare nel reincontro oltre la morte. E c'è anche Fabio Nardi, tra questi, lo so!!

Bisognerebbe che i poeti e poetesse, che si snervano in teorie complicatissime prima di comporre versi, si convincessero che la poesia dovrebbe diventare memorabile e memorizzabile come una canzone così composta. 

Poesia e canzone che possano scambiarsi tantissimi amanti e innamorati di ogni età, anche se separati dalla morte o dalla tragedia; o dall’equivoco sul primo tempo vissuto come noi due.

In questo mese che apre ai turgori estivi, un anno dopo, ti spedisco il video della canzone, perché tu possa riascoltarla, e ancora più intonato, cantarla ancora con me a Madrid.


Ti amo Accio, e sarà per sempre. 

Tua Sara Cardellino








sabato 2 giugno 2018

Claudio Di Scalzo: Ornitologia Vecchianese da banco per Karoline Knabberchen. Mitologia della Ranocchia d’Engadina - 1 (1988)


Lucherino Karoline Knabberchen







Claudio Di Scalzo

ORNITOLOGIA VECCHIANESE DA BANCO
 PER KAROLINE KNABBERCHEN

MITOLOGIA DELLA RANOCCHIA D’ENGADINA











INDICE DEL LIBRO

(1988)

Lucherino (Teologia razionale/negativa – G. Bruno, Spinoza…)
Verdone (Gnosi, Eone ecc)
Ciuffolotto (Logicismo, Crisi del Fondamento, Frege, Russel…)
Verzellino (Eterno Ritorno, Apocastasi, Zenone…)
Cardellino (Esistenzialismo, Kierkegaard, Lucio Fontana…)
Codirosso (Feuerbach, Horkeimer, Adorno, Marcuse,…Marx/Freud)
Frusone e Beccofrusone (Platone…Bello/Brutto…)
Passero solitario (Zen…)
Fanello (Zen…)
Merlo (Freud…)
Organetto (Freud e Breton…)
Tordo (Freud e Reich…)
Fringuello (Pitagora, Plotino, Illuminazione cristiana)
Usignolo San Dionigi, Misticismo, Illuminazione,…)
Cincie (Decostruzionismo.Derridà)
Storno - Lacan
Deleuze - Gazza
Lèvinas – Passero
Foucault – Calandra…


ecc














Claudio Di Scalzo

LUCHERINO IN GABBIA E FUORI

1

Lucherino aggraziato e piccino dal ciel hai mandato a starci vicino. Queste semplici rime contadine, dei contadini che allevano volatili in gabbia, dicono che il Lucherino si adatta perfettamente alla vita captiva nel giro di pochi giorni. Passato un mese non ha più alcun timore dell’uomo, della mano che entrando nella gabbia porta semi tra le dita. Sul palmo zampetta e pulisce il becco sulle linee della vita.

Tra il Lucherino in volo e quello da gabbia c’è però una differenza teologica fondamentale. Il Lucherino in volo si conforma alla Scolastica. Non sospinge mai, nelle sue planate e risalite, l’idea della trascendenza divina fino a cinguettare nel vento che essa impone una separazione irrimediabile tra volatili e Dio. Nella teologia razionale del Lucherino, Dio anche se sede di ogni perfezione, resta un ente analizzabile dall’intelletto del Lucherino in volo. Contrariamente. Il Lucherino in gabbia, nella vita captiva, aderisce alla teologia negativa. Egli sostiene l’incommensurabilità tra uomo e Dio. La divinità non può essere definità in alcun modo, tantomeno saltellando in un rettangolo di legno e dondolii di plastica; Dio è nello stesso tempo luce e ombra esattamente come il nero e il bianco imposto dalle sbarre sul pavimento su cui cadono escrementi e miglio con semi integri e sbucciati. Dio è quiete sul piccolo trespolo terrestre dove posa il suo piede e movimento e volo immenso nell’universo da una galassia all’altra; Dio è un paradosso che non può esser pensato dalla mente di un Lucherino.

Il Lucherino, dalla sua idea di trascendenza, sia in gabbia che in volo, ha modellato piumaggio e abitudini. Si è sforzato di non diventare troppo appariscente nei colori rispetto all’illimitato del divino. Si potrebbe quasi pensare che L’Uno-Bene ben colorato incommensurabile nella sua lontanaza e natura gli derivi da Plotino. Probabile che i due Lucherini, in volo e in gabbia, subiscano l’influenza delle filosofie panteistiche di Giordano Bruno e Spinoza accumunate dal rifiuto a concepire Dio come ente esterno al mondo e da esso distinguibile. Potrebbe confermare ciò la sua livrea con il dorso verde oliva – richiamo probabile alla vigna del Vangelo – striato di nero, teso a intridersi con ogni ramificazione arborea, anche nella notte nerofumo anche nell’autunno nerastro, che regge il cielo; e il petto giallo oro che rimanda alla vocazione iconica sacra della patristica, mentre il giallino e biancastro sul ventre, umilmente, richiama il colore delle feci della materialità accanto alla grazia delle ali. Il Lucherino semplifica nei colori capo ali e remiganti primarie: calotta nera, ali verde oliva con tre strisce gialle – la Trinità – separate da due fasce nere che per alcuni interpreti sono la prima e la seconda morte anche qui come da Vangelo e Apocalisse.

Il canto del Lucherino è semplice, però piacevole, e modulato. Si può parlare di canto francescano. Nel Lucherino in gabbia il canto si colora di accenti patetici e nostalgici verso gli elementi da cui è escluso. Ma senza toni di afflizione senza rimedio o moti di dramma. La fiducia nel Cristo è intatta.
Il Lucherino compie frequenti abluzioni, se libero nelle pozzanghere, sul greto dei torrenti, sulle grondaie; se in gabbia nella bacinella. Richiamo al battesimo con sorella acqua? Può darsi. Il Lucherino privato a lungo di bacinella, se quest’ultima viene reinserita senza cautele, potrebbe esagerare, bagnante primaverile!, prendendosi una pericolosa costipazione.

Le unghie del Lucherino in gabbia tendono a crescere molto, alcuni studiosi pensano che ravvisando nel legno dove posa le zampe, l’ancora evangelica, che sia inutile e dannoso accorciargliele. Anche il becco cresce troppo ed è possibile si ferisca ravviandosi piume. Ma questo potrebbe attenere ad una scelta penitenziale.

In vecchiaia il Lucherino da gabbia può andare incontro a forme di epilessia che possiamo considerare stati di deliquio ascetico e meditativi per rinnovare la sua alleanza con il Signore. Ciò accade anche per il Lucherino libero. Ottima la scelta di posare il vecchio lucherino, quando è in questo stato, … ….nell’incavo tra ramo e tronco d’albero o su foglie in verde primavera. Il Lucherino alla fine pregherà per la mano che lo posa nella natura e per il bene eterno dei giusti.









Claudio Di Scalzo

SULLA MITOLOGIA DELLA RANOCCHIA

SULL'ORNITOLOGIA D'ENGADINA E DI VECCHIANO

“Lucherino in gabbia e fuori” inaugura “Ornitologia vecchianese per Karoline Knabberchen. Mitologia della Ranocchia d'Engadina”. La voce narrante è quella del fotografo Fabio Nardi fidanzato di Karoline Knabberchen (1960, Guarda, Svizzera -1984, Lofoten, Norvegia). “Ornitologia vecchianese per KK. Mitologia della Ranocchia d'Engadina”, studio sopra volatili, è una parte del libro “Viaggiatori da Biblioteca”, libro Terzo del Canzoniere di Karoline Knabberchen. Questo volo assieme ad amici pennuti artisti e filosofi ha per protagonista la filosofa e poetessa svizzera che Fabio Nardi chiama affettuosamente “Ranocchietta”, dato che il suo cognome Knabberchen tradotto significa saltellante.

Stamani sta finendo luglio, è un bel luglio, dalla mia finestra vecchianese la magnolia risplende nel suo nobile verde e i pini a Marinella verdeggiano popolarescamente – ospitando tortore filosofiche (Husserl e le tortore in parentesi) – gli ultimi cascinali contadini verso Sarzana. Sono nello stesso tempo, ancora, il chierichetto di Don Gino, chierichetto monello, e uomo sale di vissuto e pepe di scemenza sulle tempie, nel doppio un uomo fortunato, forse un po’ lucherino, che domani sarà Verdone e poi Ciuffolotto, e che fra poco leggerà, alcuni degli inediti, manoscritti, che Karoline Knabberchen affidò a Fabio Nardi in custodia.


Questo racconta il romanzo nelle sue prime pagine: dove un lucherino fa il nido, stamattina. E ciò immagino, sono certo lo è, Grazia, Salvezza, Religione. L’angelico che nella gioia ritorna dopo il tragico.













Claudio Di Scalzo

IL CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN

Il Canzoniere di Karoline Knabberchen, è un immaginario, per estensioni tematiche, che tiene in sé presupposti speculativi che sono anche carne e sangue, reale, di un’avventura poetologica e narrativa. Romanzo. Il personaggio di Karoline ha il cuore angelico oceanico, e può contenere anche altre firme, che ne dilatano il battito. Come per il fumetto e cinema e serie televisive auspico che altre firme ne scrivano un altro lemma, di questa partizione. Transmoderno.

Nel suo viaggio terrestre e da presenza oltre la morte Karoline ci dona il suo elenco di illusioni e allusioni perché noi si possa, io e Fabio Nardi, comporre l’atto consustanziale alla sua biografia con testi creativi che siano anche recita, preghiera, religione, alchimia. L’angolatura prospettica della storia di Karoline Knabberchen morta, taglia la parola personale perché accolga nella ferita un sistema di immaginario in dialogo con la prosodia, la cadenza, il respiro adatto ai nomi del reale e di quanto lo valica.


La presenza della "ranocchietta" saltellante Knabberchen, noi due, Claudio Di Scalzo e Fabio Nardi, la conduciamo nelle pieghe del mondo per danzare ogni rapporto di creazione linguistica come fuoco in-fatuato tra pagina stampata ed elettronica, sperando somigli a fuoco divoratore dei tempi a noi consentiti non spegnendosi. Scriviamo perché la voce di Karoline Knabberchen vinca ogni consumazione. E resti racconto per chi la vorrà incontrare.


L’arditezza si confà a questa scommessa, nostra, con la delicatezza di una giovane donna svizzera, che sostò a Pisa, nei primi anni Ottanta, e nel paese di Vecchiano, e che molto viaggiò nella sua breve esistenza (Guarda.Engadina 17 IV 1959 - Lofoten.Norvegia 20 VIII 1984), a volerne raccontare, nei generi più diversi, ogni reale extratestuale per proliferazione di eventi e apparizioni.


Dai rami del bosco a Guarda, dove Karoline nacque, arriva il muschio del tronco che s’affida a un nord perenne, e la fragranza scaldata dal sole autunnale dei rami a Sud. Se immaginate chi scrive che questo tronco abbracciano avrete il rigore circolare costruttivo che ci anima.


Però il poema necessità che il bosco e il tronco e i rami da noi scelti guardino il mare, e noi con loro, l’oceano e il cielo stellato che di esso fa calco nel visibilio di certe notti, perché noi cerchiamo una semantica della forma che sia pura, e il Sacro s’accosta soltanto all’immensità. In questo processo, e ci sentiamo molto antichi, le nostre identità si mischiano negli spazi vissuti a quelli da vivere, all'intreccio del già scritto a quanto verrà versato nell’abisso concavo dell’immaginario. E le nostre psiche avranno la loro morfologia - spacchiamo il presente nel passato e futuro, invertiamo i tempi - nello sguardo della donna svizzera che ci guida.


Ogni procedimento artistico diventa, se sposato, un anello da portare al dito indice con cui si scrive; io e Fabio Nardi nel Canzoniere di Karoline Knabberchen ne accettiamo che esso distringa la mano e le ossa e la pelle nella crescita del procedimento artistico perché ogni lacerazione reale abbia legittimazione nella trama iridescente della fascinazione di quanto verrà letto e guardato nell’opera avendo al suo stesso interno la finzione della poesia: perché ogni anello ti consegna a una fede e insieme ti lacera le falangi se mai volessimo staccarlo dall’impegno preso. L’amore per Karoline Knabberchen è per sempre!

La tensione nell’immaginario per Karoline è unificante. Come la paglia tagliata conserva l’oro e la recisione della falce.

Ogni rappresentazione porta con sé l’eterogeneità e sta alla tensione unficante – useremo la dialettica? – estrarre dal caos del “racconto” quanto ha forza detto mito del sacro nella vita nella biografia poi morte e quanto vale meno di un’ombra di scodella rimossa vuota dal tavolo.


Karoline Knabberchen raggiunse con Fabio Nardi, la tomba di Giovanni Boine a Imperia/Porto Maurizio. (Da questo viaggio la raccolta: Clikka:  Karoline Knabberchen: La Resurrezione di Giovanni Boine) Una tomba può rivelare che quanto sembrava noto nasconde l’gnoto in cerca d’altro nome. L’esperienza stratificata nell’oblio del poeta ligure, rivela che il nostro immaginario è sempre affamato di alterità, verso quanto si rivela dedizione, custodia, cura, e anche un gorgo nell’oceano può somigliare ad un fiore che ancora fiorisce nel circolo dell’eternità da depositare dove la pietra parla.







PERSONAGGI PRINCIPALI 

DEL "CANZONIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN"


KAROLINE KNABBERCHEN

Poetessa svizzera che studia letteratura e filosofia all’università di Pisa
e che si suicida venticinquenne alle Lofoten, Austvågøy, il 20 agosto 1984

FABIO NARDI
Fidanzato vecchianese di KK e artista fotografo dalla vena eclettica

LIBERTARIO NARDI
Babbo sempre evocato senza tomba fissa

ELVIRA SPINELLI
Madre di Fabio, sarta in ogni luogo apprensiva

ETEOCLE SPINELLI
Nonna di Fabio

ANDRI KNABBERCHEN
Padre dei pomeriggi in barca

GERDA ZWEIFEL
Madre severa, signora degli incubi

RUT ZWEIFEL
Nonna dei garofani rosa

UGO SENTITO
Filosofo misteriosofico





PIANO DELL'OPERA

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN VITA


Libro-Introduzione
"Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen - Diario Bagnato"

La freccia di sabbia. Libro Primo. Due tomi.
Due piante nel nocciolo. Libro Secondo.
Bave. Viaggiatori da Biblioteca. 

Orinitologia da banco vecchianese ed engadinese. Libro Terzo.
Quaderno illustrato vecchianese. Libro Quarto.
Viaggio intorno a un volto. Libro Quinto. Due tomi.
Spuma sulla carrucola in risalita. Libro Sesto.
Anello Rovente. Libro settimo.

KAROLINE KNABBERCHEN. CANZONIERE D’AMORE IN MORTE

Il verso annuale della ranocchia. Fiabe del camino.

 Telegrammi sott’acqua. Candele spente. Libro Ottavo.
Come apparve la morte a Karoline Knabberchen. 

Karoline disegna. Libro Nono.
Filosofia da baita. Proiezioni musicali. Libro Decimo.
Tavolozza per Gaudio e Requiem. Cardiodramma. Libro Undicesimo
Fabio Nardi - Karoline Knabberchen. Epistolario. Lettere. Biglietti postali. Cartoline. Libro Dodicesimo

La Resurrezione di Giovanni Boine. Libro Tredicesimo


Del “Canzoniere di Karoline Knabberchen” in trentasette anni sono stati pubblicati pochi estratti da “La freccia di sabbia”,
“Quaderno illustrato vecchianese”, “Viaggio intorno a un volto”,
“Cardiodramma”, soprattutto sulla rivista poi annuario Tellus, e sporadicamente in mostre collettive di poesia visuale negli anni Ottanta.


CDS cura il racconto illustrato in versi e prosa e fotografia: 
"Karoline e il fotografo"



SULL’OLANDESE VOLANTE - Barra Rossa - ALCUNI CAPITOLI