sabato 6 giugno 2026

Claudio Di Scalzo: "La Musata. Ovvero l'amore in pubblicità marca Stirner". Con Ornitologia da Banco Action Painting




Fiorenzo ti ha fatto vivere L'Esclusione! Sapendo come da piccola fosse stata la cifra terribile e dolente del tuo vissuto nella campagna torinese. Su di te applicata dalle compagne di giochi e dai loro familiari per vicende private della tua famiglia, politiche, anarchiche, che qui è inutile tornarci. Però, te lo ricordo, è proprio sull'esclusione che ti narrò aver vissuta anche Fiorenzo da piccolo, che tu provasti da subito amore per lui, rivelandogli le tue pene nell'infanzia nell'adolescenza, certa di cementare un'unione salda anche sul passato dolore comune.
La volgarità di Fiorenzo, proprio su questo tradimento, non è, secondo me, perdonabile, anche se s'affidasse a religioni le più diverse, non dico alla cristiana col suo Giuda!, o ad ogni scusa laica di manica larga in materia di etica qualora si sbandieri che uno si sente "strozzato" dai vari patti d'amore firmati in precedenza e magari, come nel caso di Fiorenzo, da lui stesso ideati. 


CDS: "Aquila sulla preda", I
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975





ANCHE SU L'OLANDESE VOLANTE ANTOLOGIA (2011-2017)

MUSATA E ORNITOLOGIA



LA MUSATA

Ovvero l’amore in pubblicità marca Stirner

(dagli “Amori a bassa quota”)



Prefazione

Questo racconto, come altri della raccolta “Amori a bassa quota” narra un amore umoristico. Il genere l’ha iniziato nel Novecento Milan Kundera con il suo libro “Amori ridicoli”. Ne “La Musata” trapela il tragicomico con critica materialista alle carriere estetiche e all’amore, idealistico, firmato episodicamente da contraenti senza il fisico adatto… come eterno. È il caso di Ernestina e Fiorenzo.

Alcuni racconti di “Amori a bassa quota” sono stati pubblicati nel 2008 sull’annuario Transmoderno Tellus: “Febbre d’amore. Stendhal + Web”.

Le illustrazioni al racconto “La Musata. Ovvero l’amore in pubblicità marca Stirner” provengono dalla cartella, a mia firma, del 1975: “Il Cacciatore Stracco. Ornitologia da banco action painting”. Qui il trittico: “aquila sulla preda”. I disegni son stati realizzati con uno spazzolone intinto in scodelle di china nera e azzurra. L'arte segnica, che già allora in tanti velavano di misticismo e cineserie e giapponeserie varie, riceveva da me il colpo ironico dall'attrezzo più povero in cucina per pulire con straccio, o cencio, alla pisana, i pavimenti.





 particolare Aquila sulla preda - 1975





Claudio Di Scalzo


LA MUSATA. OVVERO L’AMORE IN PUBBLICITÀ MARCA STIRNER

     
         Vite estetizzate in poesia
          son tutte malnate compresa la fu mia
                                Anonimo Vecchianese
                                                                                                                                          
Sentimi Ernestina, dopo il tuo sfogo letterario nell’I.Phone tourbillon vario sulla separazione in pubblicitario addio in orario da Fiorenzo, e non so come l’espressione la dite voi a Torino, però secondo me, al di là delle tue metafore dolenti sul palco delle figure retoriche, tu stando pure in sala - paradosso intendimi - e sul palco appunto con lui allestito… vuoi che te la dica?... tu Ernestina sei stata “presa per il culo”, più liscia: “presa in giro alla grande!”. Più gassata: "Scaricata di brutto!".

Fiorenzo ti ha fatto vivere L'esclusione! Sapendo come da piccola fosse stata la cifra terribile e dolente del tuo vissuto nella campagna torinese. Su di te applicata dalle compagne di giochi e dai loro familiari per vicende private della tua famiglia, politiche, anarchiche, che qui è inutile tornarci. Però, te lo ricordo, è proprio sull'esclusione che ti narrò aver vissuta anche Fiorenzo da piccolo, che tu provasti da subito amore per lui, rivelandogli le tue pene nell'infanzia nell'adolescenza, certa di cementare un'unione salda anche sul passato dolore comune.
La volgarità di Fiorenzo, proprio su questo tradimento, non è, secondo me, perdonabile, anche se s'affidasse a religioni le più diverse, non dico alla cristiana col suo Giuda!, o ad ogni scusa laica di manica larga in materia di etica qualora si sbandieri che uno si sente "strozzato" dai vari patti d'amore firmati in precedenza e magari, come nel caso di Fiorenzo, da lui stesso ideati. 

Ha inventato il tuo Fiorenzo un “capolavoro” di squallore creativo nel quale soltanto una “credinciana”, detto alla pisana, una scemotta candida, seppure direttrice creativa di una delle maggiori agenzie pubblicitarie italiane come Oro Volante (consulenze marketing, media relations, processi di planning e buying, media plan digitali, media relations ecc), poteva cascarci! Una “covata poco” per stare all’efficace ornitologia vernacola, da banco per fiera paesana. Come faccio ad affermarlo? Basta consideri il tuo racconto, dei fatti, che mi hai trasmesso, a puntate, nel telefono. Analizzo? Suvvìa!, analizziamo la “presa per il culo epocale” che ti fa al còre tanto male. E proprio partendo dal linguaggio del tuo ex bel tomo di astuzie mai domo. Con te Art Director in campagne pubblicitarie negli ultimi anni. Sì sì Ernestina, acchiappo la spremitura del ridicolo nel tuo Fiorenzo, perché la separazione da te è stata la manifestazione materialista di un creativo pubblicitario fellone molto adone che tu credevi al fulmicotone. Hai sempre vissuto la tensione generosa di scambiare il bronzo per oro. E così ora ti ciucci il disdoro. Oh sì, Ernestina, mi garbano le rime come quelle nelle filastrocche popolari, scoperte nel Corriere dei Piccoli che mi faceva sfogliare mi-mà, valgono per il tuo Fiorenzo enfatico e superficiale che t’ha venduto il similoro del tragico, e se permetti qui lo rivelo perquelchel’è, dite così voi al Nord?, bigiotteria che t’ha reso la vita ria!

Te sai, Ernestina, che son sempre stata anticomunista, non come te che sei un esempio di comunista scema, e come Fiorenzo esempio taroccato di comunismo furbo… però dal barbuto di Treviri prendo la formuletta che la vita te la fa vedé non in vetta ma in basso; e nel basso dei bisogni alienati e materiali ci stanno anche le corna da mettere al partner: la necessità di Fiorenzo di “dialogare” con un’altra donna e con la sua agenzia internazionale di creativi molto cosmopoliti: Pinka Paka Marketing; l’apertura dialogica all’altro qui all’altra direttrice creativa e brand manager capace di riunire azioni strategiche combinate di marketing filosofico col web; le sue musate fiorite picchiando il grugno, desiderante, nelle realizzazioni pubblicitarie della longilinea Astra sincreristicamente tradotte in lingua inglese, "passeggiavo per Londra e pof!... come una musata!... ho visto un cartellone pubblicitario ideato da Astra!", da varie culture segniche extraeuropee, atte a vendere il prodotto non solo nell’Italietta bensì da Londra a Hong Kong passando per Nuova Delhi,… sono state le stesse esigenze di “dialogo” che Fiorenzo usò per lasciare la sua precedente amante e mettersi in amore creativo con te Ernestina. Se tu potessi chiedere ciò alla povera abbandonata Luisella te lo conformerebbe. Magari fondate un duetto di Ex-Baggiane! Scusami se sono brutale per cacciare con questo rito dal tuo cervello il similoro furbastro. E mentre Fiorenzo “dialogava” per e-mail auspicava un incontro ravvicinato con la stagionata destinataria viaggiatrice linguista d’antiquaria cultrice varia, mirando all’alcova dove sembra a Fiorenzo riesca l’inventiva cova.

Tutto ciò, Ernestina, tendi a scordarlo. Te lo rammento! Anche perché quando da te c’era la fila per “dialogare” tu fedele al Fiorenzo malato nell’osseo tormento come suora stavi in convento. Riflettici. E capirai la presa per il culo epocale dove il tuo amore è stato buttato, come da copione, sul fondale.

Fondale, come mi hai rivelato, composto da sterminato epistolario tra te e Fiorenzo, colmo di perle inedite d’immagini che tu con annesse parole nella luce della dedizione, inesausta, spargevi ogni dì per guarire l’amato dai suoi vari malanni muscolari e angosce familiari, mi ricordo l’opera in progress “Tutti i fiori del mondo per Fiorenzo” da te disegnati l’estate scorsa che lui elettronicamente ricevendola manco annacquava con qualche aggettivo; mentre, come da copione, lui “dialogava”, e si dilungava, in copy e art, tutto preso in parola incandescente, corpo e mente, con la sessantenne multilingue, che lei sì l’ha guarito!, creando verbo evangelico pubblicitario e immagine per conquistare i mercati asiatici. E tu, ignara della presa per il culo, pro bono, ricamavi, oltre alle tavole infiorescenze, infilate parole perle nelle poesie romantiche con il classico “ti amerò per sempre”. Controfirmate dallo scaltro doppiogiochista Fiorenzo che rilanciava con diamante nella calura agostana per te amante che non sapeva d’esser vana. Incapace di decifrar verità non ammessa “dura” se non “oscura”, perché il male ontologicamente lo è: idiota e superbo nel linguaggio sia in marca cristiana che atea: vive usando e ripudiando! Ordunque tutta questa indefessa oreficeria creativa con lui ch’a volte ti mostrava la piva, Ernestina, per ottenere cosa?, non scordartelo amica mia!, che Fiorenzo le tue perle e fioriture se l’è prese e l’ha portate in dote, o come si dice curriculum, nella londinese agenzia pubblicitaria. Con esse ha ottenuto valutazioni entusiastiche dall’Amministratore Delegato della multinazionale (che gli ha scritto una “lettera molto calorosa” per vincere la sua debole resistenza al “tradimento” verso te e riguardo ad Oro Volante); con iniziale carriera brillantissima, brillerà anche di notte nella fottitura con l’Astra?, due astri della pubblicità internazionale lucenti più di Venere; intanto che tu, Ernestina, col diamante in mano scoperto vetro per la delusione, e non ancora ammessa “presa per il culo spaziale”, stavi ammalata più di là che di qua! Nella terrestre ansietà.

Come vedi, intendi?, “presa per i fondelli” molto materiale, non solo per carriera pubblicitaria internazionale ma anche per gustare “fica nova”; eh si! La solita minestra prima o poi si butta dalla finestra; il che è legittimo nella logica materiale e istintuale, direbbe il buon Shopenhauer, però che la si compia senza prendere in giro, cioè con le corna, chi s’intende abbandonare, stando con i piedi il più a lungo possibile con i piedi in due staffe-fica e facendo passare la “fica nova” per dantesca “vita nova” da crescere nel dialogo in valente prova senza conseguenze per te. Che invece eri cerva estiva e poi autunnale e poi invernale. L’entusiastico "dialogo" del Fiorenzo era la punta dell’iceberg d’una presa per il culo immensamente gelida. Che ha sfondato il tuo cuore affondandolo con ogni sogno pubblicitario dell’agenzia Oro Volante.

Dunque, Ernestina, singhiozzina, mettitelo in testa, non colpevolizzarti come lui ha tentato d’importi, che tu “strozzavi” la sua vita con i tuoi vagiti di richiesta d’esclusiva nella vostra creatività di coppia che per anni era stata in cartellone, eh eh; “vuoi l’esclusiva” ti ha scritto!, obliando quando ancora amandoti allestiva scalmane di gelosia se tu rispondevi con un “ti bacio i polsi”, in una e-mail, a un avvenente filosofo trentino conosciuto prima di lui senza peraltro averlo frequentato in “dialogo” da vicino. Meglio, gonza d’Ernestina, se lo facevi dal vero, baciando quella fantasia filosofica sopraffina. La fedeltà di Fiorenzo s’è incrinata con qualche parola scopiazzata ben verbalizzata!

Con quante fregnacce enfatiche ti ha giostrato! E a te che reagisci all’intuita presa per il culo ha avuto l’ardire osceno di scriverti indignato: “Non tutto ciò ti quanto compi, Ernestina, può essere perdonato da me! Fattene una ragione!”

Ecco il capolavoro del fellone senza uno straccio di spiegazione che ti getta in una spinosa mai iniziata tenzone. Il tutto perché Fiorenzo, pur essendo tu una bella donna, fra l’altro quarantenne, aveva fame e voglia d’altro miele, quello sulle labbra e sul clitoride di Astra da ciucciare. Tutto è così banale, infinitamente banale, tutto si rivela stupido, direbbe Laforgue, fumando lunghe sigarette e tu, scemotta, ti fumi inutili rimpianti?! Ma va là! Tra qualche manciata d’anni saranno, esattamente come me, come te, degli scheletretti immobili e stretti in qualche bara. Pensi li salvi, come non ci salveremo noi, dall’oblio, la targhetta lasciata - con laboriosa esaltazione di moda - da qualche parte che nessuno più netta dalla polvere?! Quanto conta, adesso, che ti convinca che il fattaccio cornificatore non contiene alcuna astrazione sublime, Ernestina, bensì istinto e calcolo di carriera ha nutrito il tuo “uso e ripudio”. Il che non mi sorprende, sia detto e ridetto, “così va il mondo” affermava Padron ‘Ntoni, perché non credo a nessuna eternità in amore, né a nessuna trascendenza oltre questo terrestre scalpicc’io di corpo ed es e super-io.





CDS: "Aquila sulla preda", II 
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975









Il fantasioso, se ricordo giusto Ernestina, ti ha anche infinocchiato convincendoti che ti aveva già incontrato e con te vissuto in altre vite precedenti e che ancora dopo morti vi sareste di nuovo ritrovati. Proprio una bella favoletta rivelatisi nera. Nerissima. Ci mancherebbe che tu lo rincontrassi un tipetto così per darti ancora la stecca e poi lasciarti per altro duetto. Certamente a questa religione di marca indiana con reincarnazione tanto comoda, adattissima alla pubblicità eterna, il fedifrago e l’altera snob custodente brand di successo si son convertiti al volo; pertanto, se anche pure così fosse, vorrà dire che tu riapparirai allodola e loro avvoltoi. Non saprai mai più in che cielo svolazzano tu canterina Ernestina. E canterai, ci son tanti uomini canarini cardellini passerotti fringuelli in giro per il creato, troverai il tuo per ramo adatto.

Ahi ahi Ernestina mia fessa bambina quarantenne. Quella di Fiorenzo e dell’Astra è la semplice legge del mercato applicata alla “merce amore”. Che camuffano con paroloni come le cicche ficcate nella sabbia sotto gli ombrelloni. Legge che, dunque, io conosco. E applico, sia chiaro. Però lo faccio a viso aperto con gli uomini a cui mi lego per erosamore. Fiorenzo che è un codardo lo fa di nascosto. E uccide dietro le spalle spargendo poi sul corpo enfatiche volanti calle. Per pulirsi la coscienza. È il suo stile. Infatti il suo stile pubblicitario ha qualcosa di funebre, di mortifero, non andrà lontano nella carriera lui e l’Astra, passata la moda Dark, umbratile, dove si spettacolarizzano corpi e parole di contorno per elevare il consumo sulla bellezza, cartapesta, dei miti odierni impastati con quelli dell’antichità bric-a-brac.

“Ne ho visti di cavalli correre”, si dice a Pisa, per poi azzopparsi nella troppa ambizione al galoppo. E se ti può consolare, tenera Ernestina, c’è anche il proverbio che dice: “Il male gira e rigira torna addosso a chi lo tira!”. Dai non piangere! Casomai ridi che ascoltandomi risparmi tanti soldini che avresti dato allo psicoanalista. Riprendo il filo. Degli accadimenti per te tanti tormenti.

Mentre tu, nell'agostana calura, tutta locca col sorriso tutta bocca verso il Fiorenzo lontano che subiva stocca da malattia, detta invalidante, creavi per lui per te le tavole per la pubblicità dell’acqua minerale: “Sorgente di Superga”, il tuo Fiorenzo in miracolosa guarigione smanettava sull’iPhone verso l’agenzia pubblicitaria Pinka Paka Marketing dopo averci preso contatto, sospinto dalla attempata snob sessantenne superbe penne Astra - Fiorenzo ha sempre cercato una mamma e questa con i suoi sessantanove anni e capelli tinti sarà per lui il massimo - che studiava come applicare la lingua orfica dei cretesi al lancio di un’auto ibrida giapponese finanziata da multinazionale indiana interessata a carrozzerie richiamanti antiche culture hindi mai tradotte su quattro ruote. Un’estetica pubblicitaria più che da antologia direi da ontologia. Urca!, si sarà detto Fiorenzo, come un qualsiasi piccolo-borghese frustrato, questa sì che è vita immaginifica cosmopolita - riaggallava il suo decadentismo provinciale per distinguersi dalla plebe culturale - porosamente d’annunziana. La pubblicità esce dall’ombra e diventa chiara rivelazione per catturare le vendite, altro che richiami alla solita cultura europea a trazione diesel-benzina!

A questo punto, Ernestina, eri già bella e che fregata! Fiorenzo, se fosse stato onesto con te, avendo rispetto per i tanti anni in comune nella vostra agenzia pubblicitaria torinese e per la tua vocazione pro bono verso lui, avrebbe dovuto parlartene. E invece avrà addirittura la faccia tosta, nel ghigno volgare e beffardo consenti lo dica, di scriverti che lui agiva Pro Bono (ti superava neh! in bontà disinteressata! roba da chiodi!) nel dialogo con Astra e gli altri londinesi! Caspita che Pro Bono il suo! Pro Bono Malus!, se solo un mese dopo veniva annunciata la sua campagna pubblicitaria nuova con Astra al fianco per l’auto dell’avvenire! Di Pro Bono c’era, Ernestina, a iosa, la tua presa per il culo! Oh Yes!

In quel periodo, immagino, tiro a indovinare, ma è facile, avrà Fiorenzo allestito la solita pantomima che era uso utilizzare anche con le donne amanti prima di te, con te allora vincitrice, che quasi povera scema, avevi pena per il destino di Luisella; scrivendoti, telegrafico, poi dimmi se ci indovino, il dialogo con altre donne creative rafforza il nostro legame sentimentale e di lavoro, chi sa amare lo concede lo incoraggia, la nostra chiesa pubblicitaria posa su roccia inscalfibile, difenderò il nostro vessillo Oro Volante nell’immaginario con questi interlocutori e interlocutrici, e così via, vero Ernestina?, aggiungendo: “ora però ho bisogno di virtuoso silenzio tra noi due per sanare queste incomprensioni tra me e te”. Recita collaudata. Ah, Ernestina, mi confermi che ci indovino pari pari! Non ci vuol molto, credimi, a rivelare i luoghi comuni con cui i codardi come Fiorenzo mascherano le corna e gli addii.

Fiorenzo si ritiene sommamente creativo, glielo hanno certificato pure i londinesi nel comunicato a gennaio per la sua assunzione nell’agenzia, e nel lasciare la compagna Ernestina, non dimentichiamo che tu lo credevi un compagno anarchico, alla quale aveva promesso cura del suo vissuto segnato da tragedie altissime, invece ha poi usato, agendo nell’ombra squallida, il frasario più trito e scontato che fan meglio gli impiegati del catasto! 

Sapeva di te il molto che tu fiduciosa gli avevi confidato credo al primo uomo, e spero che almeno il “dolore senza fine” dei tuoi venti anni glielo abbia taciuto, assieme alle poesie che in esso scrivesti, un tipo così sarebbe capace di farne un uso sacrilego nell’agenzia in cui è approdato, te lo garantisco; ciò almeno glielo hai celato? Ah mi rincuora saperlo, l’essenziale non lo conosce. Non lo vedrai mercificato nei suoi scambi in 
Pinka Paka Marketing come altro a tua firma inventiva. Mi annichilisce, però, sapere quanto ti sei umiliata, scrivendogli che avevi solo lui! Cosa vuoi gliene fregasse ormai! A un anaffettivo simile!

Ernestina se vuoi smetto questa mia impietosa indagine sul suo campionario! Ah vuoi bere l’amaro calice fino in fondo! Ti fa onore. Segno che sei forte a capire, oggi, la Croce che t’è toccata. Del resto considero Fiorenzo né più né meno che un Giuda! Pertanto proseguo.

Vediamo se indovino altro su quei giorni freddi e malati. Compreso che il mese precedente alla vostra ufficiale separazione, nel febbraietto corto e maledetto appunto, con te che chiedevi di incontrarlo, lui nella lontanissima, eh Ernestina, Chioggia, ti liquidava informandoti che la sua malattia lo faceva parlare a fatica, persino al cellulare, figurati a muoversi col treno, escluso possiamo incontrarci e farmi vedere da te così combinato e dolorante, aggiungeva martirizzato, sto sdraiato dormo negli antidolorifici! Ah Ernestina mia, non sono chiromante, ti delineo la tua presa per il culo; oh certo che veramente ha sempre sofferto di reumatismi, ma c’era in corso la cura segnica e linguistica di Astra sulle sue giunture; e difatti, una settimana dopo che tu hai ricevuto il trafiletto d’addio, l’invalido Fiorenzo, te l’ha pure scritto mi sembra, “la malattia è regredita”, si è fittonato a Londra per le presentazioni di rito, tutto sorridente in squadra accanto ad Astra; “giornata memorabile” ha sentenziato rilanciando sul web e vari social l’album fotografico dell’auto genialmente ibrida nata dalla sua ibridazione di pavone con le piume celesti della dea tentacolare Astralì! Non escludo, sai, non ti traumatizzare, che mentre ti scriveva i rari trafiletti nel freddo mese, magari già l’Astra indiana, si gingillasse il suo cazzo in bocca; vuoi intendere o no?!, Ernestina, o hai dimenticato, me lo confidasti turbata, come Fiorenzo a letto con te, nel migliore albergo di Torino, rassicurasse la povera Luisella, nudo e saziato di trombate? Ah, ci ridi! buon segno; la presa per il culo parte dagli organi sessuali e poi su di essi ci puoi anche costruire la poesia pagoda estetico pubblicitaria dell’immagine allegorica o metaforica che goda del successo, ma rimangono, Ernestina, corna e presa per il culo!





CDS: "Aquila sulla preda", III 
Ornitologia da Banco Action Painting - 1975







Fiorenzo, mia stremata Ernestina, compie i tradimenti senza manco accorgersi della gravità etica dei suoi atti, con l’esaltata estetica pubblicitaria giustifica atti squallidi, e per colmo accusa gli altri, in questo caso te, lo ripeto, di voglia di “esclusiva”; “tu vuoi l’esclusiva” ti ha scritto, scomodando, ovviamente, la sua libertà estetica e personale; e tu, Ernestina, avresti dovuto rispondergli: io voglio parlarti da vicino, senza telefoni spenti! Ricordagli quando anni prima ti aveva fatto giurare che tu mai avresti messo segreteria telefonica che l'angosciava terribilmente; giuramento da te sempre rispettato nei litigi amorosi. Poi prendere l’auto e andare a vedere le sue pupille a Chioggia. E invece sei stata travolta dai sanguinamenti. Rinchiusa in casa sul divano. Patetica eroina da romanticismo vittoriano che singulta: “Non mi lasciare... non così ferita!”. Posso anche immaginare le tue sterminate lettere accorate, tutte senza risposta, manco lette da Fiorenzo, che magari, per le tue proteste per quanto intuivi di tradimento in corso con presa in giro del vostro legame sentimentale e la vostra comune avventura nella pubblicità, ti avrà pure redarguita, sgridata, con linguina serpentella dal sonaglio della sua etica distorta: sei diventata rancorosa, mi rinfacci quello che hai fatto per me!; hai distrutto tutto, non agisce così chi ama chi vuol bene, e dopo l’elenco dei luoghi comuni in materia ha preso la palla al balzo del dolore altrui per ricavarne legittimazione al proprio odioso estetico sfarzo, ecco il super luogo comune, il colpo da KO usato da centinaia di anni dagli uomini stronzi: mi prendo dinanzi al tuo comportamento sconsiderato che nessuna amante degna usa la responsabilità di dirti Addio: non voglio più avere rapporti con te! Addio.

Bravo Fiorenzo! Perfetto! Non necessiti di bis! Un classico di doppiezza disumana direi, il carnefice si nomina vittima! Oh Ernestina che inferno t’ha rovesciato addosso quest’individuo!; non lo so se è un problema anche psichiatrico, di certo è una presa per il culo psicotica geniale! Ti ha venduto la pubblicità di sé stesso più falsa e tu, Ernestina, in certi momenti l’hai ritenuta vera! Fino, nelle lettere tue sterminate, posso intuirlo, a scusarti: che scema lodoletta! Poi ti sei lentamente snebbiata e sdubbiata: ma ti c’è voluto troppo tempo e troppe nausee che ti hanno rovesciato lo stomaco!

Hai scoperto, addirittura, soffrendone “a bestia” che in certe sue dediche on line, nel sito dell’agenzia londinese Pinka Paka Marketing, alle creazioni di Astra, Fiorenzo usava la stessa immagine metaforica usata per te anni prima, nelle e-mail amorose al cubo: “la tua parola creativa è come il Verbo, come un sasso che cade nell’acqua essa allarga i cerchi verso me”.

Ah ah ah, Ernestina, ridici finalmente. Fiorenzo più che un sasso è un sughero che sa come stare a galla nel suo “particulare” interesse. Direbbe Guicciardini che dei furbi nel Rinascimento, qui si tratta di Rinascimento pubblicitario!, ne fece elenco, senza farsi illusioni sul male utile che porta a stati virtuosi come credeva il suo dirimpettaio fiorentino Machiavelli.

Oh sì, Ernestina, pensavi fosse soltanto il tuo ex-Fiorenzo fiorito altrove ex ganzo! e l’algida Astra dall’estetica fausta!?, con il loro mestiere spurio di citazioni dal gotha del pensiero per pubblicitario successo fulgido siero!, a saper di filosofia politica sull’arido vero!?... però occhio alla basilare differenza!, la tua sottoscritta amica divulga il materialismo storico e dialettico per guarirti dal faccino mogio. Ah, benissimo, stai meglio ad ascoltarmi!, urca, allora posso concludere riassumendo il superlativo raggiro elettronico di Fiorenzo, la presa per il culo al cubo telematico!

Tu Ernestina l’hai saputo dal web, che la celebre e internazionale agenzia pubblicitaria Pinka Paka Marketing aveva assunto Fiorenzo!

Posso immaginare che una pallottola colt tra le scapole al buio ti avrebbe dato meno dolore e sconcerto!

Gli hai scritto disperata e trasecolata un’ultima e-mail chiedendo chiarimenti urgenti. Ti ha risposto con scrittarello winchester, al telefono non se la sentiva, ancora una volta, di parlarti il povero muto! dopo anni a cercarti giornalmente per ogni problema suo da mettere in comune, dai genitori ostili, al nipote dislessico a scuola, alle incomprensioni con altri colleghi in quel di Torino, al mare mosso a Chioggia, ai guai della salute malferma in ossa e muscolatura con febbri varie, più altri accidenti spirituali sulla marcia nella pubblicità duemila… da intrecciare con i tuoi malanni anche tu lamentosa; e tu che da questa intesa ricavavi l’idea di famiglia di bene, visti i passati inferni domestici… invece cosa t’è toccato leggere?, lo smemorato Fiorenzo faccia di legno così ti rispondeva: “Ho avuto colloqui, certo, dialogo, fin dall’estate scorsa, ma sono stato inserito nell’agenzia a mia insaputa!”

L'incredibile della faccenda che virava sul comico, Ernestina, è che tu ci hai creduto! Hai creduto che lui Fiorenzo come un virtuoso Re Enzio pascoliano prigioniero di chissà quale vicenda tormentosa!, si togliesse dall’agenzia dei creativi londinesi per cui tanto avea tramato.

Ricordo, questa è proprio da ridere, che anni fa ci fu un politico di Imperia, appunto Ernestina dove nacque Giovanni Boine che un suo solo frammento rivelava come la punta di un iceberg, uso ancora quest’immagine, un’immensità di etica dolente, tale Scajola ministro di un governo Berlusconi che aveva ricevuto, “a sua insaputa”, un attico con vista sul Colosseo da un costruttore edile. È capitato, ahinoi!, anche al bel Fiorenzo! Che menzogna assurda ancora tentava di farti “bere”! Oltretutto, Ernestina, se l’è presa con te che l’avevi “devastato” con i tuoi dubbi e richieste di chiarimenti per il destino del vostro lavoro pubblicitario comune oltre che per il legame amoroso! Ma, scusa tanto, non avrebbe dovuto prendersela con i dirigenti della Pinka Paka che usavano il suo nome a sproposito on line?!

Hai quasi abboccato, un'ultima volta, alle lamentele del neo-filosofo astrale Fiorenzo che rimproverava la tua vocazione "devastante" ad imporgli scelta, Aut-Aut, tra dialogare con Pinka Paka e in "esclusiva" con te. Come se non avesse già scelto nell'ombra! Il meschino. Non ti meravigliare se tra qualche tempo, questo bugiardo, arriverà a scrivere favolette autogiustificatorie sulla sua etica inesistente in amore, "usando" il filosofo danese Kierkegaard! - con impudente superficialità! - in qualche pubblicità per il libro sul suo successo nel marketing che certamente scriverà prefato da Astralì. In questo caso la presa per il culo sarà perfettamente colta. E a seconda dell'accento grave o acuto sulla "o" il risultato non cambia, ma è doppio, come tutto in questa penosa e ridicola vicenda.

”Non capisco perché vuoi tarparmi le ali quando spicco il volo” ha sottolineato con enfasi ornitologica l’avvoltoio di Chioggia. Mentiva come pioggia sul ferro e si mostrava in uggia. Si può essere più stronzi? Messo alle strette dalla tua epistolarietà debortante a cui mai ha risposto nel merito, lo sottolineo ancora, se n’è uscito sintetico, molto scocciato ed esuberante con tono di sfida sfrontata a rimarcare il suo riconosciuto valore creativo di pubblicitario, rivelando altresì il suo atavico complesso d’inferiorità bisognoso di plausi maturato sulle ripe adriatiche,… che aveva già rifiutato “due volte” l’anno prima l’ingresso nell’agenzia londinese.

Il suo atto di protervia aggressivo, teso a ferirti inutilmente, Ernestina, come se non lo fossi già abbastanza, rivelava ogni sua manovra dietro le tue spalle da tempo in corso. Com’è possibile comportarsi in questa maniera e pretendere di dar lezioni di etica a una donna buona, ancorché covata poco, come te? Ernestina provo uno schifo come mai l’ho provato. Che tu non abbia più una tale serpe in seno… è un vantaggio per la tua persona! Fiorenzo t’invidiava e voleva ucciderti. Lo rivela la sua ingenuità linguistica cattiva, propria dei mediocri nello spirito, e di quelli, consentimelo, che son bronzo e si credono oro. Il bronzo di Mammona!

Tu, mite Ernestina, all’oscuro d’ogni maneggio astrale e musale. Tu sì! sei stata devastata da un dolore senza fine! Se questo figurino ed ometto ti avesse parlato chiaro, seppur grulla, ti saresti evitata il “non c’è due senza tre”, beffa ulteriore dopo il Fiorenzo assunto a sua insaputa! E cioè scoprire che per due volte era stato cercato per assurgere all’olimpo Tika Taka e la vista di foto dello staff sparata sui social e sui giornali inglesi ed italiani on line, con il Fiorito alla gloria pubblicitaria, in coppia astrale e sostanziale, la fica nova insomma da gustare ben invecchiata come il vino, gioiosa in Trafalgar Square!

Ernestina, per superare il nichilismo da presa per il culo di Fiorenzo, dovresti leggere Stirner: L’Unico e la sua proprietà. Non lo conosci? Malissimo. Recupera il ritardo! A cosa può servirti? Ti serve a capire il passato ed a “pararti” per il futuro! Ti faccio un esempio calzante per te per il tuo ex amante in amor pubblicitario pulsante. Se gli hai scritto, come credo tu abbia fatto conoscendoti, più volte della sua importanza nella tua biografia accidentata in amore, hai commesso la più plateale delle ingenuità! Stirner afferma a ragione, ed io uso il suo anarchismo accosto al comunismo di Marx seppur loro fossero teoricamente nemici, che amare porta al risultato, tanto più se uno o una cerca l’amore assoluto scemenza romantica, di consegnarsi legato mani e piedi all’altra persona. Seguendo questa scoperta, io, Ernestina, mi sono evitata di farmi prendere per il culo dalla génia diffusa dei Fiorenzo, guarda un po’ che utilità la filosofia che si basa sugli istinti, anche bassi. Ma veri! Se infatti tutto si basa sull’egoismo del singolo, come rivela Stirner, hai voglia, benedetta Ernestina, di scrivere “Ho solo te Fiorenzo”, quando l’altro, egoisticamente, trova ambisce desidera altro miele di fica sulle cui labbra s’eleva la creatività mercantile pubblicitaria ritenuta unica di Astra!, l’altro, in questo caso Fiorenzo, ti scarica perché non gli servi né gli interessi più! E se, come te hai tinto l’amore nel blu invece che in basso, ci soffri ancor di più, con ogni angoscia che ti porta a spasso. Ti garba la stornellata stirneriana Ernestina? Ricordatela svegliandoti domattina.

Fiorenza e la smagata Astra, seppur camuffati dietro altisonanti teorie di marketing metafisico, applicano ai sentimenti Stirner, e nella pubblicità creativa realizzano i loro egoismi. L’amore è una “cosa” in pubblicità, cosa, da usare e consumare. Godendo l’attimo e il tempo per poi passare ad altra cosa amorosa godimentosa. Punto! Legge Stirner, Ernestina, che, non stupirti, applico prima che la applichino, i Fiorenzo stronzi, a me!

Ecco-e-qua!… diceva Pappagone di De Filippo nella TV in bianco e nero. Il tuo Fiorenzo tanti colori è questo che t’ho mostrato: nudo e crudo. Ernestina mia. Un pochino di mio umorismo un pochetto di materialismo ti hanno rivelato Ernestina pallidina la pasta vera dell’uomo che hai amato e che spero da oggi in poi tu possa rubricare, dandogli oblio, alla voce: Fregature oscure e dure. Tu Ernestina, pubblicitaria secondo me di gran lunga superiore a Fiorenzo ed a questa pompata di Astra segaligna che castra seriosa tigna, ora puoi intendere il “mercato” dell’ex amato che era ed è pessimo usato. E dedicarti alla ricerca di un amore, tu ci credi devi ancora tentare, che non usa né necessita di trucchi di carriera luminosa pubblicitaria. Ernestina, mia stremata passerottina, sappi che apprezzo la tua scelta di andare a insegnare arti in una scuola delle medie inferiori. Lì vivrai più serena e troverai il bene che meriti guarendo da ogni abbaglio che la pubblicità, la tua antica professione, ha moltiplicato fin quasi ad ucciderti. Da me, dalla tua Matilde, ricordati troverai sempre il cacciucco. Mi bolle l’orecchio come credo bolli a te, su questa triste e ridicola vicenda non torneremo più. A presto da vicino.






venerdì 8 maggio 2026

Claudio Di Scalzo detto Accio: "Non posso dar lezioni su Nulla". Strapaesano Telematico col pensiero selvatico fino a Kaspar Hauser Metamorphose KASP.HAU.M. 1995/2015



"ACCIO BELLUINO" 
 40 x 50 tecnica mista su carta. 1997



Claudio Di Scalzo detto Accio

“NON POSSO DARE LEZIONI SU NULLA”, 


non posso dare lezioni su nulla
che non sia brezza del mio pensare animale
soppesando quanto ancora di umano contengo.

Il resto: sementi di ipocrisia
capitoli scritti da altri.
Misture di un'arte che annuso
con andamento leonino schizzinoso.
Perché a me-m'incantano le discariche
dei poveri linguaggi manomessi
dove il bello si spreca e non si ruba
nemmeno quando l'orologio sociale
a fine mese rallenta regalando tempo
che ti frulla. Da tenere sul pelo.



Accio: "Animaleria combustione Fantasia" - 1995




Non ho mai pubblicato una critica letteraria - non ho titoli per farlo non essendo Baldacci Contini Garboli Anceschi Timpanaro - su di un testo un libro una produzione estetica on line o di autore e autrice vivente. Soltanto, a volte, mi sono occupato di autori e autrici importanti per la mia formazione che fossero Kafka (della tana della animalità, sia detto) o Lenz o Gauguin o Jeanne Hébuterne o Atget fotografo o Debord filosofo e Boine frammentista. 

Ho dimenticato le riviste, dove pubblicai, col contagocce, non ne posseggo copia, neppure di alcuni cataloghi d'arte sulle avanguardie francesi lettriste situazioniste sull'Art Brut o Medardo Rosso. Se ne ho bisogno vado a Firenze alla Biblioteca Nazionale. O alla Galleria Peccolo dove collaborai. Non mi è interessato "figurare" intellettuale o autore in qualche estetica. Sono in rete dal 2000. Valchiavenna on line (2000-2005); Tellusfolio glocale e Tellus rivista (2000-2010); L'Olandese Volante (2011). 

Social app varie quotidiani on line riviste gruppi soggetti nominatisi esperti hanno annientato la prateria-web libertaria o il mare acquoreo libero. Amen. A meno di inventare altri strumenti di produzione,  ogni utilità della cultura on line a fine sovvertimento è defunta.

Nel decennio precedente l'arrivo del web, negli anni novanta, proposi ai pochi lettori che incocciavano la rivista TELLUS una sorta di “pensiero selvatico”; da qui “Non posso dare lezioni su Nulla"  che in me, dallo “Strapaesano glocale telematico”, dal 2000 in avanti s'è evoluto nel personaggio di KASPAR HAUSER METAMORPHOSE che usando vernacolo e fumetto e innesti filosofici regrediva al linguaggio incomprensibile al lallismo infantile post-dadaista beota. C'è qualche capitolo sull'OLANDESE VOLANTE CDS/BARRA ROSSA.

Lo proposi, 2005, con illustrazioni come l'ACCIO BELLUINO su TELLUS rivista carta e sui miei weblog. Asse portante l'uso accanto al pensiero sovversivo comunista eretico od ortodosso anche quello solitamente etichettato come di Destra: mischiando sia Stirner o l'Heidegger ultimo in baita (RESTIAMO IN PROVINCIA) o Junger vicino a Debord e Deleuze e Foucault, senza farne trina o cortina citazionista posmoderna; ipotizzando una prassi di lotta sovversiva-web, quasi da Cyber/Soviet, unitamente all'idea di Comunità di Stirpe (Alisdair McIntyre) di Località intesa come Heimat pure nei linguaggi, barbari o selvatici, che furono coltivati dallo Strapaese italiano coi suoi Maccari Malaparte e Tozzi. Perché l'ACCESSO AL PENSIERO POESIA ESTETICA LETTERATURA non passasse dopo ogni tramontata, per fortuna, gerarchia accademica mandarinato universitario editoriale, con l'arrivo del web, ancora sotto una ricostruita gerarchia web. Cosa puntualmente accaduta anche se nel 2025, da sempre, questa gerarchia on line non ha più alcun potere con lo sviluppo di nuovi social e app. 

NON riconoscere alcuna AUTORITà politica né estetica anche on line. PIANURA WEB e ACQUOREA. Orizzontale. Senza più niuna gerarchia verticale è stata è sarà, anche se progettassi un OLANDESE VOLANTE 2 o NOVA TELLUS nel 2026, la mia prassi e postura.


Kaspar Bibò Hauser. Anni novanta. cds



Ripenso con simpatia al massimo della selvaticheria, affidata a KASPAR HAUSER METAMORFOSI tornando allo stupore primigenio balbettante. La bontà assoluta incognita nel mondo senza alfabeto.

Allora... Apriti cielo! Sulla "Rivista dei Libri" si scomodò addirittura un tal Piero Cudini accademico di vaglia, alla Normale di Pisa, nel 2002 salito al cielo a sdottoreggiare su qualche nuvola da morto colto, che definiva il mio libro feltrinelliano “Vecchiano, un paese. Lettere a Antonio Tabucchi”, 1997, il primo tassello di una follia dove gli estremisti della cultura comunista e reazionaria si incontravano. 

In realtà il critico usava la recensione al libro per colpire Tabucchi e farlo passare per un bozzettista che nel paesello viveva empiti rustici. Difatti Tabucchi inorridì alle mie tesi che ricavavo dal romanzo epistolare. Sommando critico accademico e scrittore cosmopolita capii che avevo ragione. Lasciai ogni legame con il grande editore Feltrinelli e mi ritirai sul web a praticare il “pensiero selvatico”. Con accosto la rivista Tellus che pubblicava vite non illustri. Risultato? Fallimento epocale fino all'Olandese Volante. Pur'esso naufragato nel gennaio 2017 con le pistolettate della Legge Poetica sparate dalla Robert Ford/Chiara Catapano per conto d'una rivista ontologica; ma poi l'OLANDESE VOLANTE ha avuto ancora vento in poppa grazie al petrarchismo di ACCIO e CARDELLINO.

Rileggendomi... penso che se fosse maturato un "pensiero selvatico" per un accesso comunitario, e non più come singoli in estetica carriera, ai linguaggi, partendo dalle province dalle discariche, dalla negazione di ogni gerarchia di colti e produttori di merci estetiche, oggi esisterebbe un movimento di sovversione politico e nelle arti fortissimo e non i quattro scemi di qualche centro sociale che sviliscono l'Anarchia così come i vari poeti e poetesse e letterati impegnati sotto le bandiere di una generica "Sinistra" per svilire mortificare obliare cassare ogni Comunismo Marxismo e lotta alla mercificazione estetica che fu la bandiera d'ogni avanguardia e singoli da Rimbaud fino a Debord. 

Infatti se esiste il rinnegamento POLITICO praticato dalla fine anni Settanta dalla sinistra extraparlamentare dal PCI ne esiste uno altrettanto volgare e ingiustificabile nelle ARTI anni SETTANTA tutte convertite dal vantato comunismo eterodosso al liberista OSSO editoriale museificato gallerizzato ecc. 


L'incipit nella poesia... afferma che il soggetto, selvatico, non può dare lezioni su Nulla. Forse perché ogni causa è fondata su Nulla? Dunque fa capolino Stirner. Poi il pensiero, filo di vento fresco, sceglie il pensiero animale contro ogni postura cerebrale modellata da teoria saperi umanesimi vari ideologie addomesticanti corpo e appunto pensiero.

La ribellione è totale. Per nature-lupo non certo per cani e cagne in cerca di ciotola culturale guinzaglio e cuccia in qualche teoria letteraria o estetica o moda politica.

Si sceglie l'artiglio della bestia il morso l'uggiolare se ferito la parola incomprensibile dell'intrappolato o del selvaggio correre in qualche foresta residua. Il balbettamento idiota alla Kaspar Hauser in metamorfosi.

Animali simili stavano accosto ai Galli evocati da Rimbaud.
Ai trapper di London. Alle squaw di Finimore Cooper. Stavano accosto alle case rifugio di Jesse James. E difatti uno di loro annusò la Robert Ford come traditrice e gli abbaiò contro ma il pistolero ormai si fidava della torbida codarda imbarcata sull'Olandese Volante.


L'erbario di Accio - 1986, cds




I sementi, le piante, gli erbari, sono oramai appaltati a occhiuti giardinieri, nelle istituzioni nei media, fino ai miserabili blog dove con le toppe al culo sentendosi accademici qualche vanesio teorico modella i bonsai nominandoli foreste e le pianticelle femmine sequoie e invece sono ninnoli per "feste altrui". Questi semi piante sono ipocrisia allo stato vegetale vegetativo sono sempre "scritti da altri", chi è nato o ambisce alla foresta, non accetterà mai questi “capitoli” per libri d'altri. Da esporre in vetrina. Anche sul web.

E se vien raccolta come estetica da qualche funzionario circondato da ancelle nominate rare essa puzza di “puttaneria” da cavalcavia. Sugli snodi di oscene periferie dell'editoria e della rete. E i puttani e le puttane son più nobili di poeti e poetesse perché non ritengono i loro culi le loro fiche le migliori del mondo. Sanno di vendersi, poeti e poetesse lo obliano coi loro librettini premini commentini, nella puttaneria non la si fa tanto lunga: si va al sodo. Alla eiaculazione e relativa tariffa.

La selvatica il selvatico abitano transitano soggiornano prendono alloggio fino alla residenza nelle "discariche" dei linguaggi e dei corpi transmoderni dove ogni povertà mai riceve lustro interesse poeticizzazione dai cani al guinzaglio della poesia nostrana italiana.

Qui bisogna stare sapendo che qui passò il medico Céline con i suoi gatti poco umani qui bisogna conoscere il bello sprecato che potrebbe incantare i Bataille anche nelle sue diramazioni erotiche qui dove scoppiano guerre e tempeste d'acciaio riconoscere Junger con l'elmetto, qui girare all'incontrario le lancette dell'orologio sociale perché Proudhon afferma che la proprietà privata è un furto soprattutto se il soggetto che cerca di sapere tutto di insegnare la poesia e le arti ha reso privato uso il suo corpo (quante saranno le fottiture i cazzi le leccate di fica in base alla cultura da dare e da ricevere, quante le protesi per rinforzare cazzi mosci con citazioni filosofiche?) e in vendita dopo che ha provato "vergogna" incontrando i saperi nominatisi sacerdotali.

Il Tempo del Nulla è un regalo per tutti, per i sapienti e per chi sceglie la selvaticheria, tutto è nulla dalla Bibbia al cuore di Leopardi innamorato a Stirner, ma entrare da animali, morendo, nella Stazione Socrate So-Di-Non-Sapere per andare chissà dove è tutta un'altra cosa: probabile sia tutta un'altra poesia.

In ogni caso il pensiero selvatico, Marx Annuisce, è pure una maniera, transitoria, verso il comunismo nei segni, per superare ogni feticismo, che lui nei "Manoscritti economico-filosofici" indicava come perno della rivoluzione. 



L'idiozia di Pippo alla cultura alta fa scippo - cds primi anni novanta




Kaspar Hauser in metamorfosi Jolly. CDS fine anni novanta

 



Pensai, pensavo allora, una scrittura aperta a tutti coloro che si negavano alla cultura istituzionalizzata poesia prosa saperi arti. Con i segni sempre metamorfici da creare. Magari in sigla. come KASPAR HAUSER METAMORPHOSE. 

Magari anonimi. Sarebbero tornati i linguaggi originari delle stirpi sotterrati umiliati dai cicisbei adoranti il libro pubblicato la mostra realizzata la cattedra universitaria e le targhette in libreria in qualche festival a tema... in questi contesti ci starà a suo agio anche il linguaggio della sarta Nada Pardini, mia madre, con la quinta elementare così come il mestiere che fu del camionista Lalo mio padre, come quello che fu del mio amico barbiere Paolo detto il Pazzo (1949-2005); da sempre esclusi da ogni accesso alla cultura a meno di non subire gerarchia e modellazione dei colti. Se mai questa tendenza possibilità grumo rivoltoso si concretizzerà, confidavo da idiota parente di Kaspar Hauser, ovvio, grande sarà il nostro godimento per lo scacco animale da nulla e sul nulla al quale abbiamo contribuito.









martedì 21 aprile 2026

Karoline Knabberchen - Fabio Nardi: La mimosa del pastore Lubigio. 1980. Cura Claudio Di Scalzo 1985

    

Cds. "La mimosa del pastore Lubigio". Collage e tecnica mista. 21 marzo 1983



LA MIMOSA DEL PASTORE LUBIGIO

A Karoline Knabberchen
che m’insegnò l’atto creativo e a nasconderlo.
Perché come per Lubigio e Don Ivano
l’importante è la dedizione all’intimità
con la poesia della fioritura
e non con la sua esposizione.
(Fabio  Nardi, 8 marzo 1985)



Karoline Knabberchen

(Guarda Engadina Svizzera 10 aprile 1959 

- 20 agosto 1984 Isola di Austvågøy Lofoten Norvegia)

Foto Fabio Nardi, all'immortale amata.






Il giorno che cominciavano a fiorire le mimose
fu anche quello di un gregge tutto suo per Lubigio
e Don Ivano gli regalo un buccellato di Lucca
e gli contò l’età in nove anni. Poi gli fece incidere
una tacca sul bastone da pastore. Raccomandandogli,
ogni sera, posandoci sopra il pollice, di pregare Gesù.
Perché proteggesse lui e gli agnelli dai lupi e dal peccato.

“Tornerai in canonica, da me, quando il freddo finisce
e la mimosa spande il suo giallo. E con me farai un’altra tacca.
Insieme festeggeremo il tuo compleanno”. Lubigio ogni anno
andava a festeggiare la data della sua nascita che il pietoso
e buon parroco aveva inventato per lui. Quel giorno
per Lubigio rappresentava la gioia più grande dell’anno.

Il giallo delle mimose, il buccellato, le preghiere
da recitare assieme, e il libro dei santi da ammirare
con Don Ivano lo avrebbero accompagnato per tutti
i giorni a venire mentre sfiorava la nuova tacca
nel bastone. 

Un giorno tornando in canonica
non trovo più Don Ivano perché era morto;
ma il nuovo parroco fu comprensivo, e istruito
dal predecessore ne continuò la tradizione e l’impegno.
Cambio però dolce. Offri a Lubigio la crostata.
E ogni anno cambiava gusto. Di questo cambiamento
Lubigio fu felice. Tanto la mimosa sempre gialla restava
e la tacca in più stava a significare un altro anno di preghiere
da dedicare a Gesù Cristo che lo proteggeva dai lupi e dal peccato.

Lubigio riuscì a festeggiare tanti altri compleanni, fino ad ottanta
che fu l’ultimo. E prima di spirare disse che era giusto così
perché il bastone non poteva contenere più tacche.
 
Alcuni paesani s’inventarono la storia che era morto
di preoccupazione perché due uomini andando sulla luna
avrebbero guastato l’umore della stessa, incattivendola,
e a lui e alle pecore che la fissavano non avrebbe più strizzato
l’occhio. Gli anziani del paese conservarono il ricordo di Lubigio, 
pastore e cristiano, affermando che, seppur goffo
e assente a volte di testa, capiva il suo cane
le sue pecore e loro capivano lui. E fu palese
a ogni occhio che la mimosa, in canonica,
dopo la sua morte, non era più gialla
come una volta lui vivo.


Karoline Knabberchen - Fabio Nardi
Dall’Epistolario. Canzoniere.
Otto marzo 1983.



°°°

FABIO NARDI, 8 MARZO 1985


UN OTTO MARZO LONTANO, UN INSEGNAMENTO VICINO

Nel marzo del 1980, con inizio l’otto marzo, Karoline Knabberchen fu invitata a Pisa a degli incontri di poesia. Il Femminismo che aveva fatto le sue prove negli anni Settanta e ancor più nel ‘77 bolognese (  in quello che venne chiamato “riflusso” o “ritorno al privato" che coinvolse la Sinistra un tempo Extraparlamentare dopo l’omicidio di Aldo Moro nel ‘78) scoprì con enfasi la poesia; e Pisa ne fu un centro. Come lo era stato per le ribellioni studentesche un intero decennio e più precedente. Non mi meravigliai che Karoline, avendo fatto leggere dei versi a un'assistente di Filosofia all’università, fosse invitata da quest’ultima rivelatasi la curatrice dell’evento. Nell’idea dell’organizzatrice, R.G., attiva nel gruppo del “Manifesto”, e di un editore astuto come Savelli, che dai libri dedicati a Trotzsky e al Comunismo eterodosso era passato a pubblicare poesia crepuscolare, alla rivista "Il pane e le Rose", c’era la vocazione a “inventare” un libro accattivante.
Karoline m’informo dell’invito. Aveva ritrosia verso l’atto creativo ridotto a ninnolo per qualche cornice “culturale” collettiva somma di tante vanità. In questo caso il femminismo poetico (presenti anche poeti fuco) che scopriva decadenti eroine di fine Ottocento. Gli sembrò qualcosa di posticcio. Karoline si negò all’incontro. Dicendo, cortesemente, all’entusiasta curatrice di non aver scritto una sola poesia in più di quella che le aveva fatto leggere. E non fece più leggere qualcosa di suo a nessuno.

-Ti fa piacere questa scelta, Fabio!
-… m’insegna molto.
-… però inventiamo il nostro Otto marzo!, scriviamo la storia del pastore Lubigio che ci hanno raccontato… sei d’accordo?
-Sì. Io sono Lubigio
-Io la mimosa.










Claudio Di Scalzo: Quando una metà cerca quanto la rende intera nel dipinto Fauve. A Sara Cardellino per l'anno nuovo



CDS: "I campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano" 
1970 - olio su tela 50 x 40






Claudio Di Scalzo



QUANDO UNA METÀ CERCA QUANDO LA RENDE INTERA 



(a Sara Cardellino per l'anno che verrà)



“Sei ancora in questo campo di grano, Claudio. Lì ti vedo, bambino. Già sai che una metà non può che cercare quanto la rende intera. I tuoi giochi di allora, come tutti quelli nelle arti seguiti, son stati in funzione di questa ricerca. Ecco perché il quadro è quello più importante che tu abbia dipinto. Quello dove adesso entro per andare a prenderti. Stare con te.”
In questo momento, come regalo di Natale e per l’anno nuovo, un corriere sta andando, da Pisa-Ospedaletto, alla volta di Venezia, parcheggia il veicolo, sale sul traghetto col dipinto incartato, e presto raggiungerà una graziosa casa dove suonando il campanello lascerà tra le mani, anche stupite, di una donna dagli occhi scurissimi: “I campi del prete con la Chiesa di Sant’Alessandro a Vecchiano”.

Quando entrerò nella sala, in questo fine dicembre, vedrò sulla parete, appena sopra al pianoforte e alla custodia del flauto traverso, “il quadro più importante che abbia dipinto”.

Sara Cardellino ha scoperto “i campi del prete”, che tenevo nella casa alpina, perché l’ho portato nella casa di Vecchiano, in occasione del nostro incontro a Lucca, alla Fiera del Fumetto. E mi ha rivelato che sono ancora tra questo grano tra i papaveri rossi accanto al ruscello dispettoso adatto alla barchette di carta. Con me che cercavo quanto non ho mai trovato.





Sara Cardellino modella Fauve Oriental
CDS - 14 dicembre 2017 - Acquarello e china su carta
cm 27 x 36









Realizzai “I campi del prete con la chiesa di sant’Alessandro a Vecchiano” quando avevo diciotto anni. Nel 1970. Di ritorno, quell’estate, dall’albergo di mio zio Lenino, “La Belle Elisabeth” In Montparnasse. Con ancora negli occhi la scoperta dei pittori Fauves fatta al Musée National d'Art Moderne, soprattutto Maurice Vlaminck André Derain e Georges Braque.

Dipinsi i campi dove avevo vissuto splendide avventure, spesso da solo, perché avevo un soprannome che allontanava gli altri bambini: Accio. Usai nel preparare la tela sabbia del Serchio e i fili da cucito della sartoria della Nada, e siccome a un certo punto avevo finito l’olio di lino, talmente preso dal puntinismo colorato, non andai acquistarne di nuovo a Pisa, ma usai il petrolio bianco del lume di mia nonna Messinella che stava lì da quando era arrivata l’elettricità. Motivo per cui ci sono screpolature. E annerimenti.


E visto che c’ero dipinsi anche “Il Campo alla Barra”, “Il Monte Castello col Santuario” , “Notturno con cagnolino verde” e un’altra decina di quadri. Anni dopo, il gallerista Roberto Peccolo, venutomi a trovare a Vecchiano, mi disse che queste tele erano perfettamente post-moderne, cioè citazione di stili storici delle avanguardie pittoriche, ma con un intento nuovo, più decorativo, meno ideologico.




“Se fai altri quaranta oli e una ventina di tempere su carta ci facciamo una bella mostra”. Fu una delle prime richieste di un grande amico per espormi che rimasero senza risposta da parte mia. E siccome è anche un astuto mercante sapeva benissimo che una mostra si può fare anche con trenta tele. Il resto da vendere a mostra chiusa a prezzi più bassi per tenere “caldo” il collezionismo.



Se torno, e presto accadrà, ancora a Vecchiano, ne avremo di tempo per raccontarci, io pisano lui livornese, la nostra comunione in tanti viaggi e mostre visitate per mezza Europa. “I quadri vanno visti da vicino, tanti, e ripensacci da lontano, e ritornacci vicino per capire quanto non avevamo capito, hai inteso Accio?”. Avevo inteso alla perfezione. Ho seguito il suo consiglio in tanti anni. Ma per capire cosa c’era nel mio “Campi del prete e la chiesa di Sant'Alessandro a Vecchiano”… ho avuto bisogno di Sara Cardellino.







giovedì 22 gennaio 2026

Maestro delle onde: Quando sono morto per amore. Un violino, un finale romanzesco. Cura Claudio Di Scalzo





Ieri sono morto. Mentre morivo ho sentito le note del Concerto per violino e orchestra di Sibelius. Ho inteso che quella musica struggente era per me che stavo morendo, o per essere più precisi per me che avevo perso l’amore assoluto e allora tanto valeva che morissi per questo dolore.
Appena si modula l’adagio molto dal violino di Oistrack sento la voce di Carmaux che dice al suo amico Wan Stiller: “Guarda!, il Corsaro Nero piange”. Mi sono chiesto cosa c’entrassero due pirati di un romanzo che leggevo da piccolo con la mia situazione di morente. Poi l’ho capito. Carmaux e il suo amico guardavano me. Un uomo audace che spezzato dall’amore diventa fragile. Ero io che avevo gli occhi umidi, le guance rigate. A quel punto credo proprio di essere morto, anche perché il dolore era insostenibile.

Al mattino la gente mi ha salutato come al solito. E io come al solito sono stato cortese e sorridente. Non era cambiato nulla. Ma quando, nella pausa dal mio lavoro al Catasto centrale, ho provato a scrivere, qualcosa in più, oltre a questo resoconto, ho provato una grande indifferenza. Una piccola nausea. Ho inteso che ero morto alla scrittura sopravvivendole. Sono un altro me stesso, e non posso dire di star male. Sul perché ho tanto sofferto fino a morirne l’ho dimenticato. Ricordo però un nome: Aglaia. Ma deve essere stato terribile, avevo la fronte liscia, ora la solca una ruga profonda, come rimarginata ferita da lama. 

                                                                             °°°

Jean Sibelius, Concerto per violino e orchestra - David Oistrakh e l'Orchestra della Radio di Mosca - Febbraio 1966

I movimento, parte 1

http://www.youtube.com/watch?v=3SvAf-QbuvQ&feature=related

I movimento, parte 2

http://www.youtube.com/watch?v=yJOCquXwh1A&NR=1

sabato 6 dicembre 2025

Margherita Stein: ESTATE CON POESIA NON TRADOTTA DA VERSI NON SCRITTI. 1978/2010



CDS: "Scacchiera biancata e nerata e velata" - 1980 collage fotografico
sulla scultura di Antonio Corradini "La personificazione del lutto"
in Tellus 30 "Nomi per 4 stagioni", pag. 167, 2010.
La scacchiera fu esposta a Firenze, Galleria Zona. 
Omaggio a Margherita nel 1978





Margherita Stein nella sua casa di Monaco
Foto CDS - 2012




Robinson Jeffers: Rock and Hawk. Con lettera e poesia di Claudio Di Scalzo per Margherita Stein. 2012

  





ROBINSON JEFFERS

ROCCIA E FALCO

In questo simbolo tanti
tragici intensi pensieri
s’occhieggiano tra loro.
 
La roccia ferrigna incombe
sul promontorio dove il vento
alberi non ospita nella crescita,

provata dai terremoti, incisa
da tempeste secolari: sulla cima
s’è posato un falco.

Questo è il tuo emblema,
sospeso nel cielo in futuro;
non la croce, non l’alveare,

ma questo: chiara potenza
oscura pace, acuminata coscienza
e disinteresse estremo;

vita, e morte calma; del falco
gli occhi e l’azione sicura
unite all’immane

misticismo della pietra,
che fallimento non abbatte
e successo non dilata.

Traduzione MS


ROBINSON JEFFERS

ROCK AND HAWK

Here is a symbol in which
Many high tragic thoughts
Watch their own eyes.

This gray rock, standing tall
On the headland, where the seawind
Lets no tree grow,

Earthquake-proved, and signatured
By ages of storms: on its peak
A falcon has perched.

I think, here is your emblem
To hang in the future sky;
Not the cross, not the hive,

But this; bright power, dark peace;
Fierce consciousness joined with final
Disinterestedness;

Life with calm death; the falcon’s
Realist eyes and act
Married to the massive

Mysticism of stone,
Which failure cannot cast down
Nor success make proud.



Margherita Stein mi falca - Foto cds 





LETTERA A MARGHERITA STEIN SULLA METAMORFOSI E IL FALCO
   
Margherita Stein ***… e ci metto di seguito un Falco d’asterischi con nel becco l’aggettivo possessivo adatto a dirti del nostro legame dai tempi “politico-letterari”… ma ho davvero ben poco da offrirti in cambio delle due traduzioni da Robinson Jeffers con protagonisti il Falco che se tu sei d’accordo raccolgo sotto al titolo di “Traduzioni della rapace metamorfosi”. Forse ti accontenterai a sapere che la tua interpretazione-traduzione dei versi di questo poeta americano, che al solito conoscevo ma non fino alla nervatura che tratteggi, mi hanno sospinto dove il mio legame con il tema della METAMORFOSI assume altre e suggestive scaglie da porre sul rapporto scrittura-vita. 

Ne avevo bisogno senza saperlo. La riflessione sull’inunamismo ne è un esempio. Pensavo di accostarmi in questo luglio a Marinella di Sarzana al mito delle metamorfosi nei suoi classici capolavori greci e latini, e sono finito - grazie a te - nella California degli anni Trenta e Cinquanta, tra rocce e falchi e altri animali e altre pietrificazioni. 

Stamani nel fresco mattino aurorale ho scritto “ Dieci voli dieci falchi in uno” e ieri sera, un Omaggio a Jeffers che potrei titolare “Falco con luna. Paesaggio apuano-californiano”. 

Non ti irritare, casomai sorridi a questa inusitata rima rocciosa, perché ne fo uso al mare  tra tanti volti fin troppo umanizzati; costì un Falco, transitoriamente, con la sua fronte e il suo sguardo può starci. 
.

Tuo Accio, Marinella di Sarzana 18 luglio 2012.


                                                                   °°°


FALCO CON LUNA. PAESAGGIO APUANO-CALIFORNIANO


L’increspatura plumbea del mare supera il Falco e sul marmo apuano il becco affila. Nel sorteggio estivo dello sposo adatto la luna gli placa l’ala d’opaco chiarore. S’effonde, si scioglie l’inumano. CDS, 17 luglio 2012.


     

domenica 13 aprile 2025

Luigia Zamorano: In September a fancy cloud. All'Esploratore 2010

 

                                                                              CDS






In September a fancy cloud
A pale curl with golden leaves
Is performed on the burning grass - An ant
Time passes in our minds


°°°


A settembre capriccio
Della nuvola ricciolo pallido
Con dorata foglia si compie
Sull’erba pronta al fuoco - Formica
Nella mente l'età che viene


Luigia Zamorano


°°°


La raccolta completa delle poesie, in inglese, qui eccezionalmente, 
versione tradotta in lingua italiana, 
verrà pubblicata sull'Olandese Volante





DIREZIONE

DI SCALZO



 

Claudio Di Scalzo: Tellus Transmoderno e Accipper (Lucca Comics 2015)






Claudio Di Scalzo
ACCIPPER
(Monella Ragione)

Il bambino ACCIPPER (e la sua monella Ragione) è un ragazzo terribile che si inserisce, in modo atipico, molto transmoderno atipico, nel filone del fumetto sorto al suo albore inizio novecento dei "ragazzi terribili". Deve il nome al mio soprannome, ACCIO, che comparve sul Monello, nelle Avventure di Cuoricino e Accio (Accio era il bambino cattivo) anni Sessanta; poi al fumetto NIPPER (1933, di Brian White), e ad HORATIO (1969, Judd-Haswell) che piccolo pensa, mostruosamente, come i grandi, sul mondo. Quindi possiede una sua Ragione monella, un monologare mattocchio. ACCIPPER ha un padre fondatore in Pinocchio, ovviamente. Con Avventure in un mondo al rovescio.


Nipper - GB (1933) Brian White









NOTA

L'Olandese Volante custodisce l'esperienza dell'annuario TELLUS e continua la serie con le TAVOLE TELLUS TRANSMODERNO - TELLUS A COLORI - TELLUSFOGLIO ecc



giovedì 10 aprile 2025

Claudio Di Scalzo: “Il peluche di Alice Pagès” (2012)

                                                     

                           

CDS: "Alice Pagès nei giorni di pioggia, I" - X 2012

Il personaggio è stato pubblicato sull'Annuario TELLUS 2009
Morbegno, Labos Editrice. 















Claudio Di Scalzo
   

IL PELUCHE DI ALICE PAGÈS

Specchio Vicino al Serchio astuto e fino
Alice Pagès - Foto Vittorio Della Croce





I
Non è facile né difficile stringere l’inadeguatezza al petto. Pupazzetto di peluche. Bagnato se fuori piove forte.

Tra un esame e l’altro galleggio. Nella pioggia. Credo o fingo di credere d’esser precisa consistenza. Galleggio nuda tra le dita di Vittorio. A volte vorrei pugnalarlo. Se mi vedesse col pugnale?


Mi scuserei. Perché l’ho provocato, mentre lui era intento a portar gloria alla missione di sé stesso e degli amici in qualche discoteca viareggina, distraendolo: allora è chiaro che poi mi ritrovo in camera col peluche bagnato. C'ho rigato gli occhi col pennarello rosso: lacrime sul suo bel pelo bianco. Camera con terrazza. Terra straniera con me intenta a frugare tra pieghe delle palpebre per scovare almeno un luogo illeso da cui ricominciare a edificarsi un 'io'.


Poi sparisce la vanagloria d'atteggiarsi a eroina ottocentesca, svanisce anche quell'unica consolazione che opacizza la realtà.



Cds: "Alice Pagès e Vittorio della Croce" 



      
II

Lacrime diecimila ignare diecimila gocce sull’infranto vetro del presente diecimila volte soffiato (pineta di Viareggio quanti aghi di pino cali?) diecimila sull’impronta degli amanti (io e Vittorio) prima di diventar tomba adatta per corpi assenti?

Oggi ogni barca al molo (che immagino dell’ottocento) si raccontano avventure di gioventù - così l’anima mia ciarlatana trova compagnia a ventitré anni - e il dialetto marinaro scopre corde per legarsi al passato stando dove l’acqua cuoce mortalità di sigarette fumate al posto del “conosci te stessa”

In Vittorio l’eterno mio parlare a vanvera per dire la cosa giusta che lui non ascolta: una all’anno una a decennio una ogni cento anni. Sabbia dannata delle parole senza seduzione.

L’università mi sembra sempre escogiti un tramonto per me. Non mi laureerò mai in lettere moderne - sono antica ogni volta che mi sguscio in un frontone greco!



Claudio Di Scalzo
  



NOTA SU ALICE PAGÈS



Alice Pagès nasce nel 1989 a Pisa. Nelle sue scritture, diaristiche e in prosa breve, racconta la sua età, le sue passioni per la musica, la sua psicologia, e, molto, il legame con Vittorio della Croce. Fidanzato poco fedele.  

Alice Pagès è un personaggio su L'Olandese volante Transmoderno. Viene pubblicata in cornici di Narrative Art e Narrative Photo. E dipinta in modo espressionista. Le tavole "Quaderno di Alice Pagès" in serie progressiva illustrano le vicende del personaggio. 

L'Olandese Volante custodisce Capitoli