giovedì 6 giugno 2024

Karoline Knabberchen: Penultimo gradino II (a cura di Claudio Di Scalzo)


Karoline Knabberchen a Marina di Vecchiano - Foto Fabio Nardi 1982





Karoline Knabberchen
PENULTIMO GRADINO

(a cura di Claudio Di Scalzo)

II

Dietro oltre le dune, dietro i denti di qualche vetta, il fiume scava un letto alle nostre notti di veglia. Come resistere al richiamo del sonno, con il corpo che diventa tutto curve ed anse, e crepita di nuova vita nell'abbraccio del delta? Dimenticare da dove veniamo è l'unico sacrilegio che nasce e muore con noi, il marchio che ci rende schiavi: fino a che un uomo, un poeta, non pronuncerà il Nome della casa che credevamo perduta per sempre. Allora la storia srotolerà in terra il tappeto color porpora degli imperatori, e il Figlio varcherà la soglia con tutti gli onori; come quel condottiero che con una manciata di uomini tenne a bada un'intera nazione. Tutto questo al penultimo gradino.

All'ultimo, il battesimo del sale mi ha inviato dodici ricci di mare, ognuno col suo compito preciso, perché il Vangelo sia nuovamente compreso tra gli uomini. In loro parlava la mia voce, ma più chiara e senza inclinazioni: drittissima, percorreva la liturgia degli abissi. Il mio pascolo sarà questa distesa d'alghe, nessun essere soffrirà più. Il Figlio, immobile un attimo sotto l'arco di pietra della porta, fingerà che il buio improvviso gli ferisca lo sguardo, così abituato alla fatica della battaglia sotto il carro del sole. Faticherà a riconoscere il luogo dei suoi natali; ma poi, come emergessero dagli abissi infiniti poche linee, il volume di oggetti familiari lo accarezzerà. Affiorano i ricordi, la stanchezza ricacciata lo abbandonerà. All'ultimo gradino il Figlio ritrova la casa della sua anima.

FINE












CDS/FABIO NARDI


IL DONO DI KAROLINE

Il poema, la narrazione poematica, con connubi teatrali e intensamente da romanzo in versi ebbe episodica firma  in Karoline Knabberchen. "Penultimo gradino" ne è esempio. Anche il sacro entra a determinare l'avanti e indietro delle voci narranti e poeticamente amanti dei vari generi che già nell'antica Grecia ebbero eco e ascolto nei templi. Per la sua biografia tragica, e l'altezza del suo dettato, Karoline Knabberchen è sempre il mio mattino. E così pubblico la sua forza che nel vetro e nel miele della voce è forgiata.





SULL'OLANDESE VOLANTE BARRA ROSSA/KAROLINE K








vicende di Karoline Knabberchen 


(Guarda-Engadina 1959 - Lofoten-Norvegia 1984)




Karoline Knabberchen: Frammenti Orfici per l'8 dicembre 1982 di Fabio Nardi. Cura Claudio Di Scalzo.



Claudio Di Scalzo: "Bacio pagano in immacolato piano" - 1982

Bozzetto mai terminato








(a cura di Claudio Di Scalzo)

Karoline Knabberchen 

FRAMMENTI ORFICI IMMACOLATI

a Fabio Nardi per l’otto dicembre 1982


°
Donare come movimento da una mano all'altra, da un'anima all'altra.
Per questo prendo dalle tue mani - che ora con tutta me stessa vorrei stringere nelle mie - ogni tuo dono


°
Avevano maggior sostanza i sogni? O eravamo esattamente la stessa pasta madre che li lievita?


°
Allora dell’eco che rimane?
Parla l’ora felice, quella che m’è data in sorte – io credo – per virtù e per scelta. Un riverbero ancora, sincero e senza materia bruta. Leggera increspatura che solletica la fantasia. 


°
La noce persiste a battere dentro le ossa del cranio. Sono venuta a confessarmi dal giudice, perché Dio non ha nulla di nuovo da dirmi. Il fatto è che non riesco neppure a spezzarmi: la torsione è sempre maggiore e qualcuno ogni tanto passando mi raccoglie.


°
L'acqua fiorisce il mio volto, il mio-cardio distoglie i colpi dati con troppa foga. Ridisegno delicatezza soltanto se a parlarmi è l'altra voce, non quella che mi trova sempre verso sera.


°
Ho una mano gentile, se l'afferri te lo dimostro. Ma poi scivolo dalla toppa della chiave, nella porta di camera tua.


°
Tu mi cuoci (ha scritto Saffo... E credo nessuno possa dir meglio di un amore che cucina in carne e spirito la ricetta perfetta con gli ingredienti giusti) Tu mi cuoci e mi sento protetta


°
Ho amato il Kouros di Milo, fu amante nel mio letto di vergine – mi inquieta il suo sorriso eppure sul suo arco mi lascerei cullare finché l’ultima stella fosse scomparsa in cielo – e pure… la pietra s’è mossa per follia d’amore, nella mia direzione!


           °
           ho una vibrazione che mi attraversa gli occhi
           essere l'uguale e l'opposto
           in te


                         °
                         come raccogliere da mille svenimenti una vita
                         colpita al tappeto
                         riavuta



                                  °
                                  sono il nodo che lega filari abbandonati e stanchi
                                  mi spaventa l'iride
                                  mia celeste



                                        °
                                        sono urna e seme e il petto balza un galoppo
                                        di fatica nel mistero
                                        che mi stringe



                                               °
                                               senza spingere in gola i risultati dei nostri nidi
                                                         solidi dipinti tutti nelle vene
                                                           salde nei polsi














SULL'OLANDESE VOLANTE BARRA ROSSA/CDS/KAROLINE K




Karoline Knabberchen: Apologhi per il Serchio e dintorni. Campo della Barra 1982. A Fabio Nardi mio fidanzato



CDS: KK alle Lofoten - 1985 






Karoline Knabberchen

APOLOGHI PER IL SERCHIO E DINTORNI

CAMPO DELLA BARRA - 1982

a Fabio Nardi mio fidanzato



1

Il Serchio scrive per me questa lettera, la carta bagnata come  i polpastrelli che ieri m’accarezzavano, agguanterà la tua nudità intesa dal tatto e consegnata  all’ascolto.

Due sensi si prestano il senso, dentro il verso denso d’acqua che impasta schiuma e inchiostro nella corrente.
Ho gettato i fogli dall’argine dove giocavi bambino, nel punto esatto e agevole  – quando l’acqua era poca –  a saltare dall’altra parte. Spero da qui di raggiungerti.

Il Serchio ha cambiato corso nel VI sec. per ordine del vescovo di Lucca, San Frediano. Da allora lambisce Ripafratta, a ovest del Monte Pisano.
Le parole che ti dedicavo non esistono più, sono schiuma: il bianco ha cancellato il peccato della scrittura; come animale ferito che si lecca, l’onda lambisce il passato prossimo del mio pennino sulla carta.
Anche l’ansa del pube è stata deviata verso la tua tirannia amorosa. Non te n’eri accorto, fino a questa mattina?, quando la grafia ha disertato il tuo sguardo per la sciocca ripicca del carcerato verso il carceriere.


2

Marina di Pisa consegna un campo metafisico. In inverno spreme il sole come limone sulle nostre fronti.
Sei asprigna, dici, e mi raggiunge la tua lingua lì dove i raggi cercano la maturazione.

Questi viali tanto ampi - già piste d’atterraggio per i G50 dalla Regia Aeronautica, durante la Grande Guerra - offrono un corrimano ascendente alla mia fantasia surrealista.

Amo gli intonaci che cadono, pezzando le facciate a Villa Ruchal e Villa Belliure. I drappeggi liberty sono appena rammendi sdruciti dall’alito salmastro: rivelano regole difformi alla mollezza balneare del blasone vacanziero di queste rive.

È tutto in disarmo, anche il tuo sorriso indispettito davanti a certe mie cerimoniose stranezze.


3

Dalla Rocca di San Paolino, Massaciuccoli sembra un’iride stemperata nel torpore pomeridiano che, a marzo, imita la primavera. L’ascesa al colle Vergario è la diramazione del nostro amarci. Dove piega la strada, dolcemente divaga il respiro. Esiste un punto in bilico nel vuoto, in cui nulla somiglia più a ciò che è: non esiste più il budello di Ripafratta con le sue poche case infilzate a terra come lisca di pesce; non esiste Vecchiano, sprofondata nel verde indomabile dell’entroterra lucchese. Qui leggevamo i falchi di Jeffers.

Non ti sembra l’ossigeno ci succhi l’azzurro del suo cielo?


4

Sbuffi di vento t’illuminano i capelli in lampi violacei, dietro cortine di nuvole che accendono e spengono l’orizzonte. Marina di Vecchiano è un’infermità dell’anima. Refoli rigettano in grembo, annerendola, l’indecisione incisa dietro le tue palpebre. “La sabbia sembra grattugia”, ti dico, “come i tuoi Led Zeppelin”, quest’oggi.

5

L’abitudine ad abitare pagine dei libri l’ho presa da bambina, durante i lunghi periodi di malattia, in cui le uniche a parlarmi – passando dal buco della serratura come in una clessidra – erano le ore. Qui a Vecchiano ho disvelato il segreto dell’ascolto. Abitiamo stanze e scaffali con la stessa dimestichezza del ragno che pazientemente intesse il suo più prossimo futuro e, contemporaneamente, un bozzolo capace di contenerne il corpo. La pazienza, però, si lega sempre all’attesa della caccia, in quest’angolo della casa; e la scrittura diluita sul bianco della fronte non spegne il desiderio di morire, nonostante tutto, assieme alla parola “FINE”.


6

Dietro: dune e ciuffi d’erba dadaisti, spalle al mare. San Rossore freme nella luce serale.

Qui Friedrich avrebbe dipinto me, Karoline, damascata nell’ora che sfinisce il canto delle cicale. Come rappresenteresti il tuo amore per me? Certo incollando tra loro frammenti discordanti come  labbra imperlate di sabbia, sprofondato nel petto di un col-la-ge scambiato per il mio de-col-té.
Ma tu, sentinella rossa d’avanguardia, non comprendi la necessità di respirare con tutti i sensi l’ultimo esito romantico che quest’aria imprime?
Sarei la tua “Signora alla luce del tramonto”, sotto l’ascella siderale del primo buio, dietro l’orizzonte che piega sopra le nostre spalle; e ti dovrebbe bastare, di me, questo cameo. Invece aneli alla scomposizione, popolano demiurgo d’una nuova estetica d’amore.


7

Da Piazza Garibaldi, svoltata poi via Indipendenza, mi sento a casa… E tu non ci sei.
Sei rimasto al mare dopo il litigio, piantato come uno scoglio (“Senza te la solitudine è perfetta”, hai detto, “con te c’è sempre la necessità di condividerla!”): ma i tuoi genitori han reciso con l’affetto questo virgulto d’indifferenza. Tuo padre ha riconosciuto sul mio viso, arrossato, le tracce del tuo passaggio, lo sfregamento della lingua rasposa con cui delimiti un territorio troppo vasto da esplorare: è la sua semplificazione, ha detto  – in realtà già atto di sottomissione al sentimento che segna e spaventa, come un marchio rovente del pensiero.

Se solo tu sapessi attendere, dietro al bisogno, sarei la devota rappresentazione d’ogni vastità turbata dal tuo sguardo.


8

Cos’ha panificato la notte al nostro abbraccio?
Sei stato attento che tra le ossa non ci fosse spazio perché germogliasse il seme? Non vuoi un figlio: perché siamo giovani, dici. Non credo all’anagrafica compiuta o incompiuta dell’amore che lega due destini più stretti che se fossero già un corpo solo.
Cos’è che, mentre cresce, ti diminuisce, fino a spegnere la luce nel buio del mio ventre?

Marina di Vecchiano accoglie tra le dune solo gli accoppiamenti, tralasciando gli esiti più fausti, che sgorgano in sangue e sperma, nella donna e nell’uomo?
Non sono tagliato per la famiglia, hai sussurrato alla mia spalla che tremava. Con questo hai creduto di rasserenare il cielo.


9

A Santa Maria in Castello è dispensato lo sguardo pacifico di Dio. Accanto alla Croce sono la pupilla espansa nella preghiera, e ciò che sotto di me si concretizza, la luce subito rivela.

Vedo casa tua - più in là mi indichi Piazza dei Miracoli. Tu non te ne accorgi, ma qui in alto neppure tu sai celarti come quando abitiamo le stesse similitudini. Divento un unico senso, e ne ho sei – sempre uno più di te – con cui giocare.
Stiamo in silenzio per un’ora, ed è come ritrovarsi, quando ce ne andiamo.
Sopra di noi volteggia silenzioso il falco. È sorprendente la sua immobilità. Non te lo indico, e tu non te ne accorgi.



10

Il Campo alla Barra disperde semi, come un’anfora scoperchiata. “È la primavera”, mi sorride tuo padre, e torna al lavoro. Ci vorrebbe mettere gabbie per conigli e galline, ma poi è inutile perché i fascisti glieli verrebbero a rubare – “Per sfregio”, dice, “non per fame. Fosse per fame li lascerei anche fare”. Questa è la sua poetica, Fabio, vera militanza alla Majakovskij. Il comunismo con lui non ha fallito, e questo te lo ricorderai quando lui non ci sarà più, e ancora ti rincorreranno i fascisti, per rubarti tutto ciò che hai vissuto assieme a me.


11

Il cielo illividisce i contorni nella pineta, a Marinella di Sarzana. Diretti a La Spezia ci incagliamo come palloncini tra le sue fronde. La mattina è ancorata intorno a me, mi lavora i fianchi il vento come dentro un tornio. Insomma, il mare d’inverno qui si fionda, lancia frammenti d’immaginario come segni d’abbandono o di rinuncia.
“Qui la nostra guerra è persa!”, ti annuncio (mi chiami “estrosa” e tutto ricevo da te qui come un minuzzolo di salvezza). Mi mette allegria pensare che ci siamo persi prima di arrenderci.


12

Il vetro si intromette tra le nostre febbri. Opacizza e non chiarisce. Infatti tu ci respiri sopra e riscrivi la fine, come si trattasse d’un gioco e non della sostanza che ci estrae.

È trasparente ciò che separa, inesplorato confine del mondo: e si manifesta sempre qui, in queste due stanze, mentre la magnolia fischietta nel vento la sua indifferenza (o solo la mancata partecipazione?) a quanto avviene dentro. È piena di leggende questa casa. Tamburellano tra le mie tempie il tempo esatto d’un distico – tu dici ‘è la pioggia’ che a goccioloni marcia sopra la finestra già da ore - kamikaze del nostro amore - come un accento su ciò che muore.


13

Torna a chiudersi l’Arno tra le nostre dita. Intreccia la Chiesa della Spina il destino con divinità incapaci a proteggerla dall’inondazione. Pisa è tutta in bilico su queste dieci dita: l’intreccio è una diga che benefica si scorda della sua immortalità. Come giocano gli amanti tra una sponda e l’altra!, ogni ponte è la prossima vita in cui si ritroveranno – vergini – dentro un altro piacere.


da "Le età dell'angelo svizzero Karoline Knabberchen" 1982





KK





SULL'OLANDESE VOLANTE BARRA ROSSA CDS/KK






giovedì 7 marzo 2024

Claudio Di Scalzo detto Accio - Sara Esserino: Nadja e l’amor fou. Vetrina delle occasioni 1

   


                                                    




Il Surrealismo è una risorsa per ogni teoria di liberazione individuale e collettiva. E lo è se i suoi libri vengono rimessi in circolo. Adempiamo a questo impulso. E partiamo dalla parola Amore che i surrealisti, in maniera rabdomantica, misero sulle labbra della loro teoria.

                                                      IL SURREALISTA BRETON E L'AMORE

Il surrealista vive il nutrimento del quotidiano scommettendo di possederne i diversi linguaggi e suggerne le scoperte. Il surrealismo non è la fuga nel sogno che rende la realtà un vulcano o una vescica sgonfia, come una vulgata semplicistica vorrebbe, ma il tentativo di entrare in un mondo più reale dell’universo logico e obiettivo. C’è un oltre surrealista per trovare l’Essere ma, a differenza dell’al di là religioso, l’oltre surrealista si compone in questo mondo si dilata nella nostra vita. È contraddittoriamente un al di là immanente, innervato negli esseri stessi, che vivendolo ne avranno la chiara percezione affidandosi contemporaneamente alla sua presenza. L’oltre individuato dai surrealisti si manifesta in eventi che gli uomini possono vivere e in cui l’oggetto, che sembra superare se stesso, si rivela nello stesso tempo come quotidiano e quasi-sacro, originario e sconvolgente. Breton, nel suo libro L’Amour fou, racconta «la sorpresa», che secondo lui, «deve essere ricercata per se stessa, incondizionatamente, esiste in un solo oggetto, nel groviglio del naturale e del sovrannaturale». L’amore proposto è quello che Stendhal definì amore-passione, e diventa subito, nelle scelte surrealiste, il motore che consuma tutti i cicli vitali. Ne sapevano qualcosa i personaggi di Catherine e Heathcliff in Cime tempestose. Amore-Passione. Nel trattino che tiene legate le due parole nascono tutti i momenti prestigiosi dell’universo, tutti i poteri della coscienza, tutta la forza del sentimento. Nell’amore avviene il crepitio di ogni scintilla conoscitiva: la sintesi suprema del soggettivo e dell’oggettivo e ci viene offerto quel rapimento che le lacerazioni artistiche propongono con il colore e i versi più o meno sciolti.

Ma l’amore non può essere fine a se stesso, perché nella sua più profonda intenzione è amore di ciò che ama. Già nel Convivio di Platone, Socrate rifiuta, in questo senso, l’elogio retorico che Agatone ha pronunziato dell’amore: l’amore - dice - è amore dell’altro da sé, tende verso ciò che non ha. Così sono bandite tutte le forme di narcisismo: l’amore vero è amore dell’altro, amare è uscire da sé e non amarsi amando. Il surrealismo accetta questa logica.

Per Breton la donna è il termine di un simile processo mistico. Mettendo fine alla serie dei presagi meravigliosi che l’annunciano prende il posto dell’assoluto. Così la descrive in Nadja: «Ti sei sostituita alle forme che mi erano più familiari, così come a parecchi aspetti del mio presentimento... tutto ciò che so è che questa sostituzione di persona si ferma a te, perché niente ti è sostituibile e, davanti a te, doveva per me finire da tempo immemorabile questa successione di enigmi terribili o affascinanti. Tu non sei un enigma per me. Dico che tu mi allontani per sempre dall’enigma, poiché tu esisti, come tu sola sai esistere...»

La pluralità delle donne amate «alcune per anni, altre per un giorno» è evocata al principio dell’Amour fou. Appaiono sedute di fronte a dei personaggi «vestiti di nero» che rappresentano Breton nell’atto di amarle. E nelle pagine seguenti si sviluppa contraddittoriamente l’idea di un’essenza comune a tutti gli amori successivamente provati. In modo contraddittorio perché Breton non è convinto da tale idea e dice che l’amante non scoprirà «in tutti quei visi di donne che un solo viso: l’ultimo viso amato». Siamo davanti alla speranza che compaia il raggio dell’amore unico: le donne precedentemente amate non sarebbero per l’amante che l’annuncio e la promessa della donna attualmente amata. Soltanto lei è dunque veramente amata, le altre sono state amate per illusione e, se possiamo azzardare, in rapporto a lei. Breton è avvolto dalla nube preziosa della concezione platonica per la quale nessun essere concreto e finito potrebbe sostituire l’Amabile e diventare lo scopo unico dell’Amore. Però Breton ci consegna un quesito: la donna amata a cosa rinvia? Di che cosa l’amore è attesa? Quale speranza bisogna riporre nell’amore?

Il Convivio di Platone, che presenta tutte le ipotesi possibili relative alla natura di un amore che si incarna in una forma fisica (cioè di ogni amore diverso dall'amore per un Dio come nelle religioni), dà, a queste domande, una risposta intenzionalmente orientata verso l’unicità e la finitezza: la risposta di Aristofane. (Naturalmente Platone non la condivide). Aristofane dichiara che un tempo gli uomini erano fatti di due esseri umani messi insieme: avevano quattro mani, quattro gambe, due visi. Questi esseri avevano una grande forza e un immenso orgoglio. Vollero attaccare gli dei. Zeus, per evitare la loro rivolta e per indebolirli, li tagliò in due. Dunque l’uomo attuale non è che una metà di essere. Questa è la fonte originaria dell’amore. Ciascuno cerca ciò da cui è separato, la metà che ha perduto e, negli slanci d’amore, cerca di ritrovare l’unità che fu sua. La logica delle immagini doveva condurre Breton, che tende così a valorizzare l’umano e quindi la finitezza, a ritrovare questo mito. La sua aspirazione a possedere la verità in un’anima e in un corpo.

(Tutte le citazione sono tratte da L’Amor fou di Breton. Einaudi, 1980). Claudio Di Scalzo 


Sara Esserino

                                                  L'AMORE VERO DÀ SCANDALO



L’essere amato a cosa rinvia? Di che cosa l’amore è attesa? Quale speranza bisogna riporre nell’amore?
L’amore dà origine all’affettività coraggiosa che fa il bene a dispetto di tutte le ragioni al non-fare che propone la ragione. Le luci della ragione creano spesso delle zone d’ombra in cui si ritira, a volte fino a spegnersi, il voler fare originato dall’amore.

L’amore è la morale stessa, come la morale è la filosofia stessa, poiché, come per l’Eros di cui parla Diotima nel Convito di Platone, amare e filosofare sono una cosa sola. Naturalmente morale è il rifiuto delle false morali, degli pseudo atteggiamenti compiacenti verso «le buone azioni». La speranza da riporre nell’amore è che trasformi lo stato della coscienza sottraendola al peso dell’egoismo, e della compiacenza dell’Io per l’Io. Perché appaia l’amore bisogna che scompaia l’ego, l’amore infatti non può essere limitato: ama tutto l’altro. È interamente volto verso un altro da me e non un altro me. E fino alla fine dei tempi. Infatti cosa sarebbe un amore che decidesse di amare fino a… un certo punto, o che non amasse sempre di più. Fino a far stare il massimo d’amore nel minimo d’essere.
  
                                             

  

martedì 19 dicembre 2023

Claudio Di Scalzo detto Accio: Un colpo di dadi... (Omaggio a Mallarmé e Luigia Zamorano)

  



Un colpo di dadi abolirà il caso di averti perso
(Omaggio soffice a Mallarmé)

Partita,  a due, tra Accio Esploratore e Luigia Zamorano


ORE 15,00


Ps. Cara Luigia con il riferimento al celebre "colpo di dadi" di Mallarmé
e al suo libro più sperimentale,
fonda l'avanguardia metafisica?,
ho registrato un DUE,
ma poi proseguo nei lanci...


°°°




DIREZIONE


Claudio Di Scalzo detto Accio:



 

 

mercoledì 15 novembre 2023

Claudio Di Scalzo: Donna Honorata tra i flutti. L'Altro 8


                                     
L’Altro. Lèvinas spiegato con volto d’olio del Corsaro Nero”, 7
Contenitore per pizza da asporto, olio d’oliva


DUE VOLTI E NON UNO
Ho offerto a tutti la pizza per distrarli dal Melodramma… ma loro sono inteneriti - e chi l’avrebbe mai detto che questi filibustieri rotti ad ogni odio avessero un cuore di burro! - dal Destino di Honorata e s’oppongono, muti!, a che l’abbandoni sopra una scialuppa nell’oceano. Nel Melodramma romantico s’inteneriscono i rudi marinai alle due figure turbinose fuse nella notte di luna piena. Credono, senza averlo mai letto, alla leggenda del filosofo Platone e vorticantato dai romantici tedeschi, credono all’amore come ricongiungimento di due metà separate sulla terra da una che era nei cieli. Non crede a questo il Corsaro Nero che sono. Honorata è l’Altro, il volto scoperto che mi toglierebbe dall’isolamento del C’è, ma resteremmo, se fosse a me vicino, e non fra poco perduto sul mare infinito, due. Il volto Altro in me resterebbe alterità. Non si ridurrebbe l'Altro a mio “possesso” a “fusione”  come voleva Platone e Novalis, e come amano pensare questi sguardi cupi che tremano ad allestire il battello… indugiando al mio “calate”… No!, permarrebbe il Volto in suo mistero nel nostro unito “avvenire”. E invece… ecco… è salita col suo piedino bianco vestita sul legno… Morgan ubbidisce controvoglia alla calata sull'onde. E io ho solo questi stracci neri addosso, una spada, una voce, il calco filosofico di una storia nera su storia immensa d’amore.
Claudio Di Scalzo nella notte del 17 novembre 2011



°°°

 
Le avventure con "L'Altro. Lévinas spiegato con volti d'inchiostro.
Anche omaggio a Salgari"
verranno pubblicate su L'Olandese Volante e poi in Annuario.
 


 

martedì 16 maggio 2023

Claudio Di Scalzo: Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake scoprono Giovanni Boine a New York



CDS: Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake a New York





Claudio Di Scalzo

WILD ACCIO HICKOK E SARA AGNES LAKE

 SCOPRONO GIOVANNI BOINE A NEW YORK

(con l’apparizione di Wyatt Earp e Buffalo Bill)


-Ieri quanto stavi con Buffalo Bill a metterti d’accordo per la tua recita nel suo spettacolo, ho visto transitare, nelle larghe strade di questa New York, sopra una carrozza scoperta, Wyatt Earp con un tisico che tossiva sporgendosi oltre lo sportello. Ha fermato il cocchiere è sceso e mi ha salutato galantemente… chiedendomi di te. Gli ho taciuto che stavi diventando attore di te stesso.

-Povero Doc Holliday ha la vita agli sgoccioli… e comunque hai fatto bene Sara a non rivelare a Wyatt cosa stavo facendo, sarebbe arrivato anche lui coi suoi fratelli e quella sciroccata ungherese di Kate Fischer. Chissà cosa ci trova in questa soprannominata “Big Nose”.

-Non era Doc...Wilde Accio Hickok… bensì un poeta italiano, ligure, tisico, tal Giovanni Boine.

-Un poeta?... addirittura italiano! Ma sei sicura Sara Agnes?

-Perdinci!... anch’io non so spiegarmi perché fosse lì, forse sta prendendo contatti per portare il Circo di Buffalo Bill in Italia.

-È possibile. Aveva perlomeno con sé una colt?

-Macché. Soltanto un fazzoletto macchiato di sangue un quaderno una matita di grafite.

-Un uomo senza pistola nel West è già di per sé “un’immobile tomba con nome”.







Wild Accio Hickok e Sara Agnes Lake sono due personaggi ideati da Claudio Di Scalzo e che, in "maniera" transmoderna western possono anche incontrare il poeta ligure Giovanni Boine.

Sull'Olandese Volante compaiono nel racconto illustrato: "La morte di Wild Accio Hickok"; come Jesse Accio James e Zerelda Zee Cardellino e Accio Billy The Kid fanno parte del romanzo transmoderno illustrato "9 gennaio 2017 western". Sempre sull'Olandese Volante alcuni capitoli. 







Quanto al poeta Giovanni Boine è possibile leggerne le avventure e la morte sull'Olandese Volante: "Giovanni Boine muore" - "Sangue al nasoe nel weblog:







venerdì 3 marzo 2023

L'occhio di Fichte per Claudio Di Scalzo per L'Olandese Volante. 2010.





                                                                    Occhio di Fichte


Johann Gottlieb Fichte presta un occhio a Claudio Di Scalzo per avvistare l'Etica dallo scafo dell'Olandese Volante. E tutti e due per rinforzare l'idealismo nelle vele. La pensosità filosofica s'imbarca sul vascello corsaro con tutti i sensi da asporto e da riporto e disegnerà rotte verso il NON-IO... a partire dall'IO veliero... mi sembra chiaro!



                                                                       Fichte intero


                                           http://www.youtube.com/watch?v=cD7GjhY4ms4













giovedì 10 novembre 2022

Georges Bataille: L’ano solare. Traduzione di Margherita Stein. 1978. Con "Mano Eletta" di Claudio Di Scalzo



"Mano Eletta" - Foto Claudio Di Scalzo, 1978. Modella Margherita Stein








Georges Bataille

L'ANO SOLARE

Traduzione Margherita Stein

 
È chiaro che il mondo è puramente parodistico, qualsiasi cosa si guardi è la parodia di un'altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma ingannevole.
Da quando le frasi circolano nei cervelli intenti a riflettere, ci siamo avviati verso identificazione totale, poiché per mezzo di una copula ogni frase connette una cosa all'altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se con un solo sguardo si scoprisse nella sua totalità la traccia lasciata da un filo di Arianna capace di condurre il pensiero nel proprio labirinto.
Ma la copula dei termini non è meno stimolante di quella dei corpi. E quando io grido: IO SONO IL SOLE, ne risulta un'erezione integrale, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

Tutto il mondo ha coscienza che la vita è parodistica
e che manca una interpretazione.
Così il piombo è la parodia dell'oro.
L'aria è la parodia dell'acqua.
Il cervello la parodia dell'Equatore.
Il coito è la parodia del delitto.

L'oro, l'acqua, l'Equatore o il delitto possono indifferentemente essere enunciati come il principio delle cose.
E se l'origine non è simile al suolo del pianeta che ci appare come la base, ma al movimento circolare che il pianeta descrive intorno a un centro mobile, una vettura, un orologio o una macchina da cucire possono ugualmente essere accettati come principi generatori.

I due principali movimenti sono il movimento rotativo e il movimento sessuale, la cui combinazione è espressa da una locomotiva composta di ruote e pistoni.
Questi due movimenti si trasformano l'uno nell'altro reciprocamente.
È così che si vede che la terra girando fa accoppiare gli animali e gli uomini e (poiché il risultato è la causa quanto ciò che lo provoca) che gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi.
È la combinazione o trasformazione meccanica di questi movimenti che gli alchimisti ricercavano sotto il nome di pietra filosofale.
È per l'impiego di questa combinazione di valore magico che la situazione attuale dell'uomo è determinata in mezzo agli elementi.

Una scarpa abbandonata, un dente guasto, un naso troppo corto, il cuoco che sputa nel cibo dei suoi padroni stanno all'amore come la bandiera alla nazionalità.
Un parapioggia, una sessuagenaria, un seminarista, l'odore delle uova marce, gli occhi abbagliati dei giudici sono le radici di cui l'amore si nutre.
Un cane che divora lo stomaco di un'oca, una donna ubriaca che vomita, un contabile che singhiozza, un vaso di mostarda rappresentano la confusione che fa da veicolo all'amore.

Un uomo messo in mezzo ad altri uomini è spinto a chiedersi perché non è uno degli altri.
Steso su un letto vicino a una fanciulla che ama, si dimentica di non sapere perché è se stesso invece di essere il corpo che tocca.
Senza sapere nulla, egli soffre a causa dell'oscurità dell'intelligenza che gli impedisce di gridare che è lui la fanciulla che dimentica la sua presenza delirando tra le sue braccia.

O l'amore, o la collera infantile, o la vanità di un'ereditiera di provincia, o la pornografia clericale, o il solitario di una cantatrice dirottano dei personaggi smarriti in appartamenti polverosi.
Avranno un bel cercarsi avidamente a vicenda: essi non troveranno mai che delle immagini parodistiche e si addormenteranno vuoti come specchi.

La fanciulla assente e inerte che è sospesa alle mie braccia senza sognare non è più estranea a me che la porta o la finestra attraverso le quali posso guardare o passare.
Io ritrovo l'indifferenza (che le permette di lasciarmi) quando mi addormento per incapacità di amare ciò che viene.
A lei è impossibile sapere chi ritrova quando la stringo perché persegue ostinatamente un oblio completo.
I sistemi planetari che ruotano nello spazio come dei dischi rapidi e il cui centro si sposta egualmente descrivendo un cerchio infinitamente più grande non si allontanano continuamente dalla propria posizione che per ritornare ad essa completando la propria rotazione.
Il movimento è figura dell'amore che, incapace di fermarsi su un essere in particolare, si sposta rapidamente dall'uno all'altro.
Ma l'oblio che così lo condiziona non è che un sotterfugio della memoria.
Un uomo sorge bruscamente come uno spettro sopra una tomba e si abbatte allo stesso modo.
Si rialza qualche ora dopo poi si abbatte di nuovo e così di seguito ogni giorno: questo grande coito con l'atmosfera celeste è regolato dalla rotazione terrestre di fronte al sole.
Così, benché il movimento della vita terrestre sia ritmato da questa rotazione, l'immagine di questo movimento non è la terra ruotante ma la verga che penetra la femmina e ne esce quasi interamente per rientrarvi.

L'amore e la vita appaiono individuali sulla terra solo perché tutto è spezzato da vibrazioni di ampiezza e di durata diverse.
Tuttavia, non vi sono vibrazioni che non siano coniugate con un movimento circolare, come la locomotiva che rolla sulla superficie della terra, immagine della metamorfosi continuata.

Gli esseri non trapassano che per nascere allo stesso modo dei falli che escono dai corpi per entrarvi.
Le piante si innalzano nella direzione del sole e s'abbassano successivamente nella direzione del suolo.
Gli alberi coprono il suolo terrestre di una quantità innumerevole di verghe fiorite drizzate verso il sole.
Gli alberi che si slanciano con forza finiscono bruciati dal fulmine o abbattuti o sradicati. Ritornati al suolo, si rialzano gli stessi sotto un'altra forma.
Ma il loro coito polimorfo è funzione della rotazione terrestre uniforme.

L'immagine più semplice della vita organica unita alla rotazione è la marea.
Dal movimento del mare, coito uniforme della terra con la luna, procede il coito polimorfo e organico della terra e del sole.
Ma la prima forma dell'amore solare è una nuvola che si alza al di sopra dell'elemento liquido.
La nuvola erotica diventa talvolta tempesta e ricade verso la terra sotto forma di pioggia mentre il fulmine penetra gli strati dell'atmosfera.
La pioggia si raddrizza immantinente sotto forma di pianta immobile.

La vita animale è derivata interamente dal movimento dei mari e, all'interno dei corpi, la vita continua a uscire dall'acqua salata.
Il mare ha giocato così il ruolo dell'organo femminile che diventa liquido sotto l'eccitazione della verga.
Il mare si accarezza continuamente.
Gli elementi solidi contenuti e agitati dall'acqua animata da un movimento erotico ne scaturiscono sotto forma di pesci volanti.
L'erezione e il sole scandalizzano come il cadavere e l'oscurità delle cantine.

I vegetali si dirigono uniformemente verso il sole e, inversamente, gli esseri umani, benché siano falloidi, come gli alberi, in opposizione agli altri animali, ne distolgono necessariamente gli occhi.
Gli occhi umani non sopportano né il sole, né il coito, né il cadavere, né l'oscurità, ma con reazioni differenti.

Quando è iniettato di sangue, il mio viso diventa rosso e osceno.
Esso tradisce nello stesso tempo, con dei riflessi morbidi, l'erezione sanguigna e una sete esigente d'impudicizia e di crapula criminale.
Così io non temo di affermare che il mio viso è uno scandalo e che le mie passioni non sono espresse che dal GESUVIO.
Il globo terrestre è coperto di vulcani che gli servono da ano.
Benché questo globo non mangi niente, rigetta spesso il contenuto delle sue viscere.
Questo contenuto sgorga con frastuono e ricade scorrendo sulle pendici del Gesuvio, spandendo ovunque la morte e il terrore.

Certo, i movimenti erotici del suolo non sono fecondi come quelli delle acque ma sono molto più rapidi.
La terra si scuote talvolta con frenesia e tutto crolla alla sua superficie.

Il Gesuvio è così l'immagine del movimento erotico che dà per effrazione alle idee contenute nello spirito la forza di un'eruzione scandalosa.

Coloro nei quali si accumula la forza di eruzione sono necessariamente situati in basso.
Gli operai comunisti appaiono ai borghesi così laidi e così sporchi come le parti sessuali e villose, o parti basse: presto o tardi di là verrà un'eruzione scandalosa nel corso della quale le teste asessuate e nobili dei borghesi saranno mozzate.

Disastri, le rivoluzioni e i vulcani non fanno l'amore con gli astri.
Le deflagrazioni erotiche rivoluzionarie e vulcaniche sono in antagonismo con il cielo.
Allo stesso modo degli amori violenti, esse si producono in rotta con la fecondità.
Alla fecondità celeste si oppongono i disastri terrestri, immagine dell'amore terrestre senza condizione, erezione senza sfogo e senza regola, scandalo e terrore.

È così che l'amore grida nella mia gola: io sono il Gesuvio, immonda parodia del sole torrido e accecante.
Io desidero essere sgozzato mentre violo la fanciulla cui avrei potuto dire: tu sei la notte.
Il sole ama esclusivamente la notte e dirige verso la terra la sua violenza luminosa, verga ignobile, ma si trova nell'incapacità di colpire lo sguardo o la notte anche se le distese terrestri notturne si dirigono continuamente verso l'immondezza del raggio solare.

L'anello solare è l'ano intatto del suo corpo di diciotto anni al quale niente di così accecante può essere paragonato a eccezione del sole, benché l'ano sia la notte.