venerdì 21 maggio 2010

Claudio Di Scalzo: Abbaiare alla luna. Proverbi anche al tempo del Web








Claudio Di Scalzo

ABBAIARE ALLA LUNA

Comportamento riferito alle persone che si affannano inutilmente a parlare a chi non vuol ascoltare o non è in grado di capire. Scrivere su Facebook, "parlare" su Facebook, protestare su Facebook, amare su Facebook, stringere amicizia su Facebook... è un enorme e fallimentare abbaiare alla luna".

Ripenso ai fumetti western, a Tex, dove c'è sempre qualche pistolero che spara al povero coyote facendolo smettere di ululare. Quale ruolo può avere la critica della cultura on line? Nessuno. Inutile. Come il cow boy che spara all'animale, a breve ne apparirà un altro.
In compenso vicino alle mie finestre, in questa alpina valle, dopo le mucche che muggiscono, le pecore che belano, e poi il cavallo e la capra, e persino i pavoni  che fanno versi orribili, ci sono due asini, sardi, che ragliano nel buio, sono di un finanziere, sardo, che in servizio a Chiavenna tiene così il legame con la sua terra. E in molti non dormono. Tra tanti animalisti che vedo su Facebook, che magari sono animalisti d'appartamento, io tra gli animali ci sto davvero e pure tra il verde incontaminato, e non li sopporto più. Questi asini sardi! Magari avessi un coyote che abbaia alla luna sulla vicina baita, andrei a baciarlo in fronte nelle mie notti insonni. Che insonni lo sono  e non per colpa dei versi animaleschi ma per il solito verso animalesco dell'inconscio, ovvio. Siamo figli del Novecento!

Claudio Di Scalzo



 

giovedì 20 maggio 2010

Accio e il Pazzo, un sera sul lago di Massaciuccoli



Accio, "La tinca e il Pazzo", 2010




LA TINCA SALVATA 


Scena. Capanno sul lago di Massaciuccoli. Riva dalla parte di Vecchiano. Quasi sera. Maggio. Un uomo sta pescando con la rete che un argano cala in acqua. Sta in piedi e fuma. L'altro uomo gli arriva alle spalle e sta discosto come per fare una sorpresa. 

L'uomo che pesca senza voltarsi - Accio quando sei arrivato?

Accio - Come hai indovinato che ero io?

Pazzo -  Il cane non ha abbaiato. Sei l'unico che fa passare senza scatenarsi. Che arriva quando ho bisogno di togliermi un peso.

Accio - Sembra l'inizio di un racconto.

Pazzo - Lo è. Hai faticato per il viaggio?

Accio - Ho fatto tutta una tirata. Sono tanti chilometri.

Pazzo - ... per mangiare una tinca e un luccio!

Accio - Ed essere mangiati dalle zanzare.

Pazzo - Meglio dalle zanzare che dai ricordi.

Accio - Stai diventando sentimentale. Cos'è successo?

Pazzo - Ho lasciato la *****

Accio - Sfogliami le prime pagine,...! il Pazzo nostalgico è già un incipit notevole...

Pazzo - Siamo stati insieme come sai quasi un anno, poi sempre ne combino qualcuna, e non me l'ha perdonata! non ci passa sopra. Mi sentivo sotto esame. In colpa senza rimedio.

Accio - Quelli come noi sono sempre in torto se incontrano donne con una loro purezza! 

Pazzo - Che vuoi dire? E' un peccato vivere leggermente fuori dalle regole comuni?

Accio - Leggermente? Inutile vivere grandi felicità e poi essere talmente scemi da non saperla consolidare, e perdere tutto. Si porta sofferenza  a chi amiamo.

Pazzo - Con questo criterio chi è stato scapestrato sentimentalmente è sempre in prova? ti sembra possibile? "Sento come una minaccia gli scambi che hai quando sono assente! Non son certa di poter vivere una vita in comune?" Lo vedi! Imparo a memoria i discorsi che m'ha fatto... come un racconto letto. Com'è che sei tanto saggio?! Tu sei più infedele di me, ci scrivi anche sopra! E se ti leggono poi è peggio...

Accio - Forse hai ragione. Difatti non scrivo più su chi ho amato. Voglio ridurre tutto all'essenziale. Come facevi te prima di rimbischerire nel sentimentalismo. Tanto anche se cambi non ti credono... allora tanto vale!

Pazzo - Ah, fai male a smettere! Scrivere è come per me cacciare e pescare! Tanto poi butti via la metà  e più. Ma cosa facevo prima d'incontrare *****?

Accio - Eri sintetico. Essenziale. Quando capivi che c'erano esami da superare e distinguo dicevi...

Pazzo - ...cercatene uno meglio!

Accio - E questo vale per lo scrittore  e il cacciatore, per Accio e per il Pazzo. Se ti ama veramente tanto! ti cercherà e sennò non hai perso nullaEra in scadenza come il latte.  

Pazzo - Non posso negare che ci spero... e potrei farlo anch'io se non avessi questo carattere.

Accio: Se accade capirai, capirete tutto. Ma non sentirti triste, non possiamo farci niente se siamo nati così. Stiamo finendo la nostra avventura, Paolo, invecchiamo, guardati attorno, ora ci sono i politicamente corretti, i signorini, o i maledetti che copiano la moda o la Tv! ***** si troverà uno di questi. E ti rimpiangerà. Credimi. Non sentirti in colpa per questo fallimento.

Pazzo -Tu non sei da tinca! lasciamola in acqua. E andiamo a mangiare a Viareggio... e poi in Bussola! 



CDS per Paolo Fatticcioni, con nostalgia grande, 20 maggio 2010. Il Pazzo è morto nel 2005. Non dirò ai lettori se ***** ha cercato Il Pazzo, se l'ha fatto lui, se sono riusciti a darsi la felicità che secondo me meritavano. Riserbo da scrittore, custodia di una sera sul lago di Massaciuccoli e di una nottata a vagabondare per Viareggio parlando di tante follie nel maggio 1998.



 

domenica 16 maggio 2010

Claudio Di Scalzo personaggio in una foto del 26.VII.2008. “A cosa stai pensando” (16.V.2010)




                                                       La Barbagianna - 26 Luglio - 2008


Ti penso, e ti penso, e poi ti ripenso. Poi mi fermo du menuti... e ti ripenso ancora un pò, si sa mai un fusse abbastanza. E mi faccio un migliardo di domande alle vali un so mia risponde! E se perdo il filo piglio il calamaio… ti scrivo e così vando ti svegli ridi di ‘osa ho pensato e scritto senza cervello perché a prende te è ome agguantà un’anguilla…


                                                                



 

domenica 9 maggio 2010

Claudio Di Scalzo: La fronte di Federigo Tozzi mio zio

                                                               


                                                        Cds, "La fronte di Federigo". Fine anni '70
 

Di Tozzi sono parente per la selvaticheria tutta toscana che se appare immotivata “a chi guarda di tralice non può esserlo per chi ha accesso all’anima con le mani a costo di rovistarti nello sterno”. Una rabbia che piega in due chi l’ha appena manifestata, “mi gocciolava la fronte dopo per il patimento e l’offuscamento rosso dei nervi sulle pupille”, che si divora come un cane il pelo pungigliato dalle zecche del suo stesso male, e ringhia e guaisce insieme: “Ma perché non intendi, perché non intendete”. Tanto tempo fa che non ricordo più nemmeno quando intinsi il dito in una goccia che il volto di Tozzi mi buttò sulla pagina bianca, lo misi in bocca. Ne sentii il sapore. Non l’ho più scordato. E se me lo scordo non sono più io!

Scopro stamani come la fronte di Tozzi in rabbia corrugata o semmai nello stupore del bimbo cresciuto non come Dio comanda, mi tenga lontano da ogni uomo o donna - in scrittura modulati - che non abbia sentito sulla lingua la liquida scrittura di mio zio Federigo.


                                                       Claudio Di Scalzo
  



La "Fronte di Federigo Tozzi" comparià sull'annuario Olandese Volante, in uscita nel dicembre 2010. I disegni da me dedicati a Federigo Tozzi saranno presentati da TellusMostre in galleria. CDS 



venerdì 7 maggio 2010

Luciano Folgore: La virtù. Epigrammi della sera di Tellusfoglio







LA VIRTU'

                                                               Definizione della virtù:
                                                               un indumento ruvido e pio,
                                                               fammi il piacere, provalo tu,
                                                               se ci guadagni l'indosso anch'io.


                                                                    Luciano Folgore




Luciano Folgore (Roma 1888 - Roma 1966) è lo pseudonimo di Omero Vecchi, poeta e narratore futurista.



  

Giorgio Caproni: Futuro. Epigrammi della sera di Tellusfoglio




                                                                   

                                                                       FUTURO


                                                           Batte profondo un tamburo.
                                                           Sono arrivato al muro
                                                           che vien detto futuro?


                                                                  Giorgio Caproni




Giorgio Caproni (Livorno 1912 - Roma 1990) negli ultimi anni delal sua vita pervenne a uno stile essenziale. Nel Conte di Kevenhuller inquadra, nel flash di tre-quattro versi, il vuoto enigmatico, l'orizzonte dello sfacelo, ricorrendo a taglienti e ambigue sentenze, al dialogo angosciante con Dio. Un maestro per riportare anche la scrittura on line a una dimensione epigrammatica e folgorante.



   

Antonio Delfini: Noi viviamo. Epigrammi della sera di Tellusfoglio



                                                                      Antonio Delfini


                                                                      NOI VIVIAMO

                                                                      Noi viviamo
                                                                      di una paura
                                                                      totale
                                                                      assoluta
                                                                      invereconda
                                                                      senza remissione

                                                                      Antonio Delfini


Antonio Delfini (Modena 1907 - Modena 1963) è stato un poeta delle passioni selvatiche, rovesciate sulla scena della provincia emiliana: una bolgia di donne avide, di avvocati famelici, d'implacabili notai. In Poesie della fine del mondo, Delfini è sublime regista di una rappresentazione crudele che ricorda Villon e Campana. I suoi versi s'affidano a uan scrittura "automatica" di stampo surrealista.


   

venerdì 16 aprile 2010

Agnolo Bronzino: Ritratto di Lucrezia Panciatichi, particolare. Amour dure sans fin. 2 - A cura Claudio Di Scalzo






A cura di Claudio Di Scalzo

Agnolo Bronzino: "Ritratto di Lucrezia Panciatichi", particolare, 1541, Museo degli Uffizi, Firenze. L’abbondante produzione di Bronzino che, nel 1539 divenne pittore della corte granducale dei Medici di Firenze, più dei suoi quadri d’altare (Risurrezione della figlia di Giara, Firenze, Santa Maria Novella; Cristo al limbo, Uffizi) e degli affreschi (cappella di Eleonora di Toledo, Firenze, Palazzo Vecchio) è qualitativamente dominata dai ritratti, in cui espresse la limpida precisione del proprio stile nella resa viva dei personaggi. Lo sguardo malinconico di Lucrezia Panciatichi attrasse la fantasia decadente di Henry James e di Vernon Lee. Le parole “Amour dure sans fin” incise sulla catena d'oro si possono leggere in modo circolare, senza che la frase perda di significato: Dure sans fin amour, sans fin amour dure.





    

Agnolo Bronzino: Ritratto di Lucrezia Panciatichi. “Amour dure sans fin” 1 - A cura di Claudio Di Scalzo

 

 





A cura di Claudio Di Scalzo

Agnolo Bronzino: "Ritratto di Lucrezia Panciatichi", 1541, Museo degli Uffizi, Firenze. La donna ritratta è Lucrezia di Sigismondo Pucci, moglie dal 1528 di Bartolomeo Panciatichi, anch'egli raffigurato da Bronzino in un altro ritratto conservato agli Uffizi. La giovane donna, dalla carnagione eburnea, è seduta leggermente di tre quarti, la mano destra poggiata su un libro aperto, la sinistra (su cui spicca l’anello nuziale) sul bracciolo intagliato della savonarola. Attraverso i monili preziosi, dettagliatamente descritti dall'abile pennello del Bronzino, Lucrezia esprime non solo la sua ricca appartenenza sociale, ma anche altri aspetti della sua personalità rivelati dalla simbologia delle gemme e dalla frase: "Amour dure sans fin" incisa in smalto nero sull'ampia catena d'oro, che è stata messa in relazione con l'argomento amoroso descritto nel trattatello “Dialogo della infinità di amore”, scritto nel 1547 dalla cortigiana letterata Tullia d'Aragona e dedicato al duca Cosimo de' Medici, suo protettore.
     






  



  

venerdì 9 aprile 2010

Totò: A livella. Lo scaffale di Tellusfoglio

  



A volte penso che la letteratura “alta” e basta tolga ossigeno ai polmoni dell’Essere e geli il sangue negli organi vitali. E se lo penso per un giorno intero poi passo la sera a leggermi, come antidoto, Totò. Totò è una benedizione per riflettere sui temi trattati anche, per esempio, da Rilke: la morte, l’amore, il tempo che fugge. Ma lo fa alla Totò. La Newton Compton ha raccolto le poesie napoletane di Antonio De Curtis: “A Livella e poesie d’amore”. Il volume comprende la celebre Livella, dialogo tra due morti: uno ricco e l’altro pezzente. Niente più della Livella può calmare i futili bollori ai rampanti d’oggi e chi aggiorna i blasoni nobiliari con auto di lusso e ville con il condono. In più c’è tutta la capacità napoletana di trattare la morte con il tono dell’assurdo e del riso amaro che riconduce la Grande uguagliatrice - nell’atto di aprire la porta sulla trascendenza o il Nulla – a una dimensione a misura d’uomo. Il volume è corredato da fotografie di Totò e dall’elenco dei suoi numerosi film. Claudio Di Scalzo