venerdì 24 dicembre 2010

Accio: BUON NATALE LALO

 




BUON NATALE BABBO
da tuo figlio Accio

da qui, da questa mattinata dove il cielo sembra latte ammalato,
ma domani è Natale, e in questa vigilia, guarda
questo piccolo e semplice omaggio.
Avrei potuto scrivere versi, ho ancora un certo mestiere,
o dipingere un bell'acquarello,
so ancora disegnare,

ma ho avuto voglia di raggiungerti così,
di Cardiodramma siamo specialisti noi Di Scalzo,
poi c'è il rosso e il celeste.
Il primo colore è quella della nostra storia anarchica
il secondo lo confido pallido riflesso
di quello che abiti.
Prendilo come il trattino, Babbo, per un'avventura
che non finisce
in attesa
di raccontarci qualcosa che ci faccia sorridere
insieme ancora.

24 dicembre 2010
ALBA

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mercoledì 8 dicembre 2010

Claudio Di Scalzo: Il fumetto di Karoline Knabberchen e Fabio Nardi. Dittico, I

                                                                 

                                                     da "La maschera di ferro", Dumas-Piffarerio




IL FUMETTO DI KAROLINE KNABBERCHEN E FABIO NARDI. DITTICO, I


Dedica di Karoline Knabberchen

(Risposta, ritrovando l’albo, trent’anni dopo come personaggio da fumetto)

                                                                              


                                                                          DEDICA



Al mio Accio

al mio moschettiere

che di quattro ne fa uno

ma che perde sempre

senza la sua Costanza

a proteggerlo dalle trame

che s’inventa contro.

Karoline Knabberchen, 1981









MOSCHETTIERE DI KAROLINE KNABBERCHEN

Astratto presepe il calendario con l’assenza
dell’Angelo, eppure il luccichìo
della tua dedica sopra un fumetto
travalica la bigia polvere dei giorni,
l’inchiostro di una spada, i fili grigi nei capelli,
l’elsa scheggiata, e davanti alla calligrafia
il tuo moschettiere ti saluta.
Là fuori, Karoline, oltre la biblioteca, tanti duelli
impavidi mi hanno atteso, e tradimenti anche,
ho subito, e agguati in luoghi ostili,
e la Morte avvicinarsi tra mele cotogne
nel tremore del vento fuggevole, avverto,
guarda me da infilzare e te che giovane recise,
e ti confido: …è mancata la tua protezione,
“Ho sempre perso”. Errore e Colpa ombre infide
a me accanto hanno disarmato l’intelligenza,
reso vano il coraggio; ma sono stato fedele
all’irruenza di D’Artagnan,
alla filosofia pascaliana d’Aramis,
all’aristocratico scetticismo di Athos,
e alla forza virile data dal cibo e dal vino di Porthos.
Quando avverrà… l’inchino al mio Angelo e Regina
perfetto disegnerò in altro cielo
con il cappello e la piuma più candida.

 Fabio Nardi




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MOZART

Mozart Piano Concerto K. 467 - II. Andante

http://www.youtube.com/watch?v=PJsRv3HXSfE




Mozart Piano Concerto 21 K467 II- Andante, Citlalli Guevara


domenica 5 dicembre 2010

Claudio Di Scalzo: L’Olandese Volante a Paolo Fatticcioni pirata come me

 

                                          Cds, "Conversando con Paolo fatticcioni da un buio a un altro buio". Matita e tempera


A Paolo Fatticioni sulla poesia capitata per caso e per caso buttata via come la vita

WHEN I WAS TWENTY ONE IT WAS A VERY GOOD YEAR… e tu con me… mio Paolo  lontanissimo amico… e insieme in ogni evento sentimentale ci dissetavamo nell’ebbrezza di viverlo e insieme ci confidavamo l’arsura provata nel perderlo… mio pirata trapassato in altro oceano che mi figuro luminoso per te… mi avvicino anch’io all’orizzonte dove la memoria è l’ultima schiuma contro la fuga del tempo e la pausa concessa prima che il reale persa ogni sua nominazione e solidità ci renda fiato e vento per qualcosa d’altro. Ma sono belle le vele di questa nave, e candide, ne ho il timone come Olandese Volante. Sei invitato al mio compleanno l’otto dicembre, so che ci sarai. Brinderemo all’avventura vissuta assieme, a chi ci ricorda in modo degno. Perché di bravuomini ce ne sono tanti nel mondo, ma è di "cattivi" Imbecilli e Tragici come noi che difetta. Perché la poesia fatta e data soltanto perché se ne ha voglia di viverla anche nel buttarla via e noi con essa perduti alla gioia, non è da tutti inventarla e poi festeggiarla anche con un camposanto di mezzo. Tuo Claudio nella notte del 5 dicembre 2008.


PS. Ti dedico questa canzone di un cantante che mi facesti conoscere tu quando andavo troppo forte in auto una volta a Viareggio... da qualche parte l'ho raccontato ma non ricordo dove...


Willy DeVille
    
Heaven Stood Still



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(da “La settimana prima del compleanno di Accio l’otto dicembre". Le puntate precedenti sono: Fabio Nardi: "In materia di fotografia e scrittura" (Tellusfoglio, 27.11.2010); Fabio Nardi: "Stamani non ho fotografato la montagna" (2.12.2010); CDS: "Lettera a Plinio Osio su Facebook e sulla letteratura on line (3.12.2010); CDS: "Scenari e l'altro scenario" (Tellusfoglio, 3.12.2010); Fabio Nardi: "Ho letto il bacio primo di Francesca Delmas" (Tellusfoglio, 3.12.2010); CDS-Nada Pardini: "E' tutto un ghiaccìo" (Tellusfoglio, 3.12.2010); Claudio Del Sempre: "Volare non è amare" (Tellusfoglio, 3.12.2010); Claudio Del Sempre: "Volare con Shaftesbury sulle ali" (Tellusfoglio, 3.12.2010) - su FACEBOOK/PROFILO: "Scrivere non è necessario" (29.11.2010) - "C'era una volta un bambino sulla sedia" - "Il bambino sulla sedia è un apprendista senza età" - "Ero di Lotta Continua" - "Piloto un V. 1 Arado" - E' tutto un ghiaccìo" - "L'aereo un lemma metafisico" - "Cuore e Mano per Luigia Zamorano" - "Il Golem è risorto" (5.12.2010); "When I was twenty one.." (5.12.2010);
 


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Direzione

CDS



 
 

venerdì 29 ottobre 2010

Claudio Di Scalzo: A Senta ovunque essa sia dall'Olandese Volante. Sul tragico.



                                            CDS, "Croce e Maledizione. A Senta", notte del 29 ottobre 2010

     

Claudio Di Scalzo

A SENTA OVUNQUE ESSA SIA DALL'OLANDESE VOLANTE

A me attiene il tragico proprio perché buffone fui nelle mie origini di cui ho perso lezzo e prufumo. La tragedia è il cucchiaio con cui attingo parole dall’universo dove gli elementi perpetui si scontrano. Dove la Verità sta nell’imbuto nero che cerca il latte di una possibile Redenzione. Senta* appartiene, tragicamente, all’amore come forza cosmica che può penetrare l’intimità dell’oggettivo della Natura e il minuscolo elementare sistema cardiaco che tenedomi in vita mi prepara incivilito alla Morte.  
L’Olandese Volante sarà la mia casa se questo ricordo e so. (CDS in partenza per Vecchiano)

* Riferimento alla tragedia di Wagner sull'Olandese Volante-Vascello fantasma
  
Inga Balabanova - Wagner "Der Fliegende Holländer"
  

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giovedì 2 settembre 2010

Claudio Di Scalzo: Preghiera del povero scrittore scalzo a Gemma Galgani



                                                                  Cds, "Gemma Galgani parola del Volto santo", 2.XI.2010



PREGHIERA DEL POVERO SCRITTORE SCALZO
 
Gemma, santa in Lucca, prega per noi sempre uguali
cristiani pagliacci, giocolieri, trapezisti
dimentichi nel chiasso on line d’esser mortali
di viver d’orpelli letterari… d’esser poveri cristi

Notte del 2 settembre 2010
Claudio Di scalzo detto Accio



                                                     Volto Santo - Cattedrale di san Martino - Lucca



PICCOLA NOTA SOTTO A UN DISEGNO

A Lucca, nella Cattedrale di San Martino, c’è il Volto Santo. Ad Esso mi sono ispirato nel ricordo per ricarvarne un disegno a china, sono stato ai suoi piedi nell’agosto 2010. La scultura lignea di Nicodemo è scolpita in un cedro del Libano. L’immagine di Gemma Galgani mi è stata donata dal custode Domenico Battistini quando ho visitato la chiesa di Santa Maria della Rosa e la stanza dove la santa ha sofferto l’infermità e l'agonia. Aspiro a che questa “preghiera” sia una semplice scheggia colorata, in Rete, di mia narrazione morale. Sono stato chierichetto di Don Gino a Vecchiano, e non ho bisogno di conversioni perché sono un anarchico cristiano. Ho raccontato il mio rapporto con la fede della mia infanzia e adolescenza nel “Manuale Cattolico” e nel “Posatore di Croci”, occultato annuario (Tellus 27, "Cattolicesimo, nella letteratura italiana, nell'arte europea", volume esaurito. Alcune parti le ripubblicherò su Tellusfoglio) che prima o poi consegnerò a un editore di rilievo. Il mio cattolicesimo è attraversato da fratture e contraddizioni, da sempre, e ci sono sante che possono intenderne il valore di sofferenza più di altre, io ho eletto Gemma Galgani a mia protettrice, anche quando ero e sono lontano dai Comandamenti. Accadeva ad Accio bambino e a quello grande. Fino ad oggi. A volte, a salvarsi, è chi i peccati li ha conosciuti davvero e non sui libri e segno ne porta come Croce, a volte a salvarsi è chi i letterati li ha accostati ai farisei, ai mercanti nel tempio dove si baratta la parola come fosse oro e invece è fiato perso e carbone. Io spero che sia così. Claudio Di Scalzo detto Accio



(La chiesa di Santa Maria della Rosa dove abita Gemma Galgani)




  

domenica 15 agosto 2010

Claudio Di Scalzo: Quattro Apologhi per la sera muta. Con nota sulla vicenda dei medesimi.

                                            

                                            Cds, “Coriandoli del Cuore Morto”, agosto 1984, da “Cardiodramma”



Claudio Di Scalzo

QUATTRO APOLOGHI PER LA SERA MUTA

Inferno Domestico

Lo spettacolo si rappresentava quasi sempre nella gabbia montata in cucina. Lì il Domatore volgeva le spalle alle belve e doveva riconoscere chi gli dava le zampate dalla profondità delle unghie che gli entravano nella carne. Il Domatore aveva fatto presente che ormai il gioco era inutile perché riconosceva con facilità il peso delle zampe del maschio e della femmina madre e aveva consigliato di graffiargli casomai il petto, risparmiando per un po’ la schiena. Era fiato sprecato, tutto doveva continuare come sempre. (9.VII.1985)

Da “Apologhi per la sera muta”, annuario Tellus 27, “Dalla Torre Pendente alle Alpi. Viaggi e altri viaggi”, febbraio 2006. Volume esaurito. Gli Apologhi verranno ri-pubblicati sul magazine on line Olandese Volante.

Il racconto celato

Egli fu tentato di chiamare il suo infermo domestico “L’ultimo racconto di Federigo Tozzi” ma accorgendosi che il finale era stato strappato proprio dallo scrittore senese come troppo crudo, non ne fece di niente e si dimenticò pure incipit e trama di quella sua giornata ferragostana. (15.VIII.2010)


Facce da Cardiodramma per i tempi di Facebook

Il gruppetto che comprendeva i miei turbamenti estivi si presentò al Giudice con maschere di cuore perfettamente aderenti a occhi zigomi bocche imploranti. Il Giudice guardò la comitiva con sufficienza e poi ci sgranocchiò con morsi annoiati come fossimo grissini. Pulendosi col palmo le sanguinolente labbra sghignazzò… che bella mattinata accorata. Un attimo dopo la polpa di faccia cuore che sputacchiò, definendola amara, era la mia che infatti, mentre morivo tra le mandibole, pensavo al bene perduto per stupidità e sul quale era perfettamente inutile chiedere un giudizio che sapevo di colpevolezza… però la mia truppa sentimentale cercava una fine simbolicamente allegra e adatta a Facebook. Un Cardiodramma visibilmente in grado di commuovere il pubblico. (15.VIII.2010)
  

Insignificante teologia ferragostana

Si era, come diceva sardonicamente il Demonio che l’aveva preso sotto la sua protezione, "acculturato"; e aveva tanti amici fidati nei testi ricevuti, intrisi di alta passionalità anche romantica, da mettere alla prova! sibilava caustico l’amico Demonio che pure glieli aveva cercati, e per questo il Marinaio sciocco se ne stava tranquillo. Anche quando arrivò l’esondazione del fiume nella sua vallata complicata da una sciagurata onda malevola del mare, non si preoccupò dicendosi: “Semplice salvarmi!, con l’aiuto di queste pagine formo la chiglia, con quest’altre poppa e prua, con altre ancora timone e vele e mi metto in salvo”. Il più tardo dei marinai avrebbe considerato che per quanto nobili fossero quelle pagine, e altamente ben scritte, e colme di metaforici slanci, erano pur sempre carta, e infatti l’imbarcazione stette a galla un attimo per poi inabissarsi con il Marinaio Sciocco in totale solitudine. E sciocco lo fu fino all’ultimo, pur di non ammettere la sua ottusità fiduciosa annegava e s’immaginava accolto da un’isola felice dove la nave con lui sopra avrebbe visto realizzato quanto di bello le pagine raccontavano. Invece l’isola era un sordido spuntone di roccia sul melmoso fondale marino, a guardar meglio una specie di aguzza poltrona, su cui il Demonio stava seduto aspettandolo sulle ginocchia afflosciato cadavere e avvolto nella carta ridotta poltiglia come fosse un inchiostrato sudario senza importanza. (15.VIII.2010)


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NOTA SUGLI APOLOGHI PER LA SERA MUTA


“Agli Apologhi per la sera muta mi dedico da una vita. Alcuni sono comparsi su rivista. Poche pagine. Credo sia utile riproporre al lettore, nelle tre occasioni che ciò è accaduto negli ultimi vent’anni, le brevi note introduttive”.
“Scrivo sui cornicioni di Diari, racconti e romanzi. A volte scivolo su umide intimità, spiaccicando in basso la confessione dei miei capogiri. In altri giorni, da un’altezza non mia, girotondo con la vita apparente del testo un’allegria di virgolette, mimo resurrezioni di personaggi, stampo sulla mia fronte tramonti e albe opache, e tutto per diventare un segnalibro ben riconoscibile”. Da Zeta, Campanotto editore, Udine, anno X, n.10, 1988.

“Sotto lo stelo sull’abat-jour di camera mia, da anni, tengo dei minuscoli racconti. Foglietti. Quasi un eccentrico centrino. Ne ho sfilati a caso sette”. Da TELLUS, n. 18, 1997.

Nei “Quaderni Valtellinesi” n.73, 2000, mi presentò l’amico Ugo Sentito.
“La vocazione di questo scrittore è l’occultamento. Mentre chi si dedica alla letteratura si fa subito sedurre, anche per i suggerimenti degli editori, dal romanzo, Di Scalzo si affida al componimento breve: racconto, poemetto in prosa, frammento, apologo. Tanto da costituire un reticolo di radici, un rizoma direbbe Deleuze, che dalla sua scrivania passa, con il contagocce, da riviste ciclostilate (ricordo nell’87 “Tra noi”, Bollettino parrocchiale ciclostilato di Traona-Valtellina) fino a quelle distribuite nelle librerie. L’intrico è complicato dal fatto che nel suo sottolibro (faccio una battuta), Di Scalzo coniuga con la scrittura disegni o fotografie. Perché questo nascondimento? Ammetto che non lo so. Nevrosi, direbbe lo psicoanalista; coscienza che tutto è vanità senza Dio, dice il teologo; anarchia artistica, potrebbe dire chi rifiuta la mercificazione dello spirito; delusione per la presunzione degli intellettuali incontrati nell’editoria e nelle riviste specializzate, dirà il sociologo; stupidità di chi non sfrutta la propria capacità operativa, afferma il self-made man. Lasciamo irrisolta, come è giusto, questa incognita. Le poetiche si spiegano a posteriori. In ogni caso sono riuscito a farmi regalare alcuni apologhi (...)”. Da Tellus 27, 2006, cit.



martedì 27 luglio 2010

Claudio Di Scalzo: Marco Pachi nel Raccontino Miserino. Ciondolo n. 25

   





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Il tempo passato del sonno inquieto
Il tempo futuro del sonno angosciato
Mi prese a pugni perché ero tempo presente
Tentato di gioire nel sonnambulismo
Dell’amore eterno. Insufficienza
Da tempo verbale misera sentenza

Da Marco Pachi nominamale!
Luglio 2010


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Le avventure di Marco Pachi compariranno nell'annuario OLANDESE VOLANTE in uscita nel dicembre 2010. Nel dicembre 2009 sono state pubblicate nell'Autoantologia Scalza, in TELLUS 30, "Nomi per 4 stagioni", ultimo della serie, ora esaurito. 


 



  

lunedì 7 giugno 2010

In morte di Mauro Puntoni. Da Claudio Di Scalzo detto Accio

 

                                                         Malevich - Quadrato nero - 1915


IN MORTE DI MAURO PUNTONI

Due giorni fa, con un messaggio su Facebook, avendomi letto sul Weblog “Vecchiano un paese”, un mio compaesano, Mariano Nencini, e intanto sono passati quaranta anni, mi ha scritto un biglietto: “Caro Accio, credo tu sia l’Accio che conobbi alla Pergola, sono Mariano, ti saluto e ti do purtroppo una triste notizia: il Puntoni è morto.
Giovanissimo, facevo i primi anni di Ragioneria a Pisa, e prima di conoscere il Pazzo, bighellonavo in un bar di Vecchiano: La Pergola. Aveva ed ha un glicine che proteggeva in estate i tavolini. Con le prime sedie all’americana dove potevi stare come un papa perché cilindriche e variopinte. Qui la sera appariva il Puntoni. Mauro Puntoni. Un ragazzone alto, corpulento, fasciato in una camicetta troppo piccola. Che parlando a scatti diceva: Passami una sigaretta. Dai! Passami una sigaretta. Che poi veniva fumata tenendola sul suo faccione con minuzia, stretta tra l’indice e il pollice fino al filtro. Fumava come ci si aspettava che facesse l’attore in certe comiche in bianco e nero prima di scivolare sulla classica banana. Il Puntoni, arrivando da Piazza Garibaldi e in avvicinamento alla combriccola amicale, era salutato con richiami e qualche fischio e lui si dondolava con passo incredibilmente felpato per la sua mole: Che si dice, ragazzi, che si dice! Passami una sigaretta! Stasera andiamo a vivere! Eh! Vado dalla mia bella. Aveva una ragazza il Puntoni? Sì e no. E credo che Mariano Nencini sappia qualcosa in più di quanto so e ricordo io. Il Puntoni, o “Maurino”, aveva in questi amici, a volte eccessivamente scherzosi, un punto di riferimento sicuro, che lo faceva vivere allegro e spensierato quanto l’allegria e spensieratezza consentiva a un giovanotto con qualche rotella in meno. Viveva la giovinezza, oltre la protezione asfissiante di genitori preoccupati. Prima che arrivassero le ASL con i medici annoiati e le loro note incomprensibili sul disagio mentale, prima del politicamente corretto che magari ti consegna a una solitudine infernale. Il gruppo in cui ero capitato aveva inventato, invece, un’originale cura psicologica per far “vivere” bene il Puntoni. Mariano Nencini era uno di questi “medici”. Scanzonato portava in giro il Puntoni, a Torrre del lago, anche a Viareggio. Che altrimenti non avrebbe mai visto! Non so come, non lo ricordo, ma qualcuno, deve aver pensato che era tempo di far conoscere al Puntoni la sessualità. La prassi. Ne parlava a scatti, con confusi riferimenti, lo chiedeva con circonvoluzioni d’immagini a volte oscure, che denotavano anche una chiara sofferenza a non aver mai assaggiato la nicchia, la topa, la passera. Rapida colletta, salto a Viareggio, la più bona e costosa, per la bisogna, putttana in circolazione, e il gioco era fatto. Debitamente istruita la puttana fu dolce, comprensiva a sobbarcarsi quel corpaccione accaldato e tremolante, e fece un’opera veramente dolce e sublime.
Però Mauro Puntoni s’innamorò. Forse era da prevederlo. E non della passera e basta!, no, della donna, di quegli occhi dolci, di quella voce, di quel profumo, di quel viale, di quell’appartamento, fino allo zerbino tanto fine, al campanello dal suono melodioso, fino ai cinque minuti regalati, a lui, Mauro, per fumare una sigaretta, bere una bibita da un frigo assolutamente moderno. E ora come tenercelo lontano? Bisognava portarcelo ancora e ancora e ancora? E fare altre collette o sviarlo? E se partiva a piedi? E se chiedeva il passaggio a dei malintenzionati? Non tutti, fuori da Vecchiano, lo conoscevano e lo “accudivano”.
Non so come sia andato a finire l’amore di Mauro Puntoni. A breve mi trasferii in un altro bar. Nel paese vicino. Nodica. Dove trovavo Il Pazzo. Per raggiungere, insieme, la Capannina di Franceschi o la Bussola, e lì Puntoni non l’avrei certamente trovato. Non l’avrebbero nemmeno fatto entrare! Me lo racconterà casomai Mariano, il proseguo. Ricordo però che da quando si diffuse notizia della passione amorosa del Puntoni, tanti paesani presi dal caos emotivo e pulsionale per un amore dove il punto di vista implicava trasformare Dulcinea in una Dama, venivano battezzati come “maurini”, è un “maurino”, dicevano sarcastici. E tutti capivano. Il fondatore, intanto, del neologismo continuava a raggiungere la pergola, il glicine, e chissa come cadeva, il fiore, sulla sua testa a cucuzzolo, quando ne scoteva i rami fingendosi arrabbiato contro tutti.
Il Puntoni è morto in un centro per anziani. Solo. I suoi genitori da tempo non c’erano più. E neppure la combriccola della pergola, a renderlo personaggio nelle sere estive: guardando verso Viareggio. Al Puntoni, per il lutto, lascio un glicine sul quadro di Kasimir Malevich, tutto nero. Una lapide meno anonima di quella che gli avranno frettolosamente scolpito. Dal suo lontano amico Accio. E ringrazio Mariano Nencini, di avermi dato l’occasione di ricordare un paesano. Stamani all’alba.

                                                 Claudio Di Scalzo detto 


Ps: A un amico di Como che, di recente, mi istruiva su come Facebook sia un meccanismo frivolo, per scambi tutto sommato futili, o al massimo per stare in circolo come fans, come adepti di una foto, di un video, di un incontro poetico o artistico, dimostro che si può fare anche altro con la scrittura, con l’amicizia, con il proprio volto ritrovato su Facebook. Che si può scrivere sulle vite non illustri, quando si è scelto come me, sempre e comunque, di illustre non esserlo. Però poi accade che ti cerchino 40 anni dopo, che cerchino Accio, sapendo che scriverà sul Puntoni. E non per un premio, per una plaquette, per aggiungere un titolo a un curriculum di autore. Per me essere scrittore così grazie a un biglietto di Mariano Nencini, operaio in pensione della Piaggio, è già un dono grande. E credo proprio che l’amico di Como abbia sbagliato indirizzo a scrivere a uno come me. Meglio impieghi le sue risorse a dialogare con addetti ai lavori più fini e introdotti in faccende letterarie. cds







 

giovedì 3 giugno 2010

Willy DeVille: I call your name per Olandese Volante. Ricordo di un incidente d'auto... della Radio Libera Gong... e del barbiere Paolo Fatticcioni. A cura di Claudio Di Scalzo detto Accio


 

                                               William “Willy DeVille” Bursay, 1953 - 2009



Claudio Di Scalzo

L'INCIDENTE D'AUTO DI ACCIO 
E IL PAZZO CHE SA COME GUARIRLO

Willy DeVille è morto il 9 agosto 2009. Quando lessi la notizia trafiletto su di un quotidiano era inutile ne parlassi con gli amici di Marina di Vecchiano. Tanto non lo conoscevano. E il Pazzo, l’unico che ne sapeva qualcosa, non c’era più in giro. (1949-2005. In Rete, sull'Olandese Volante, su Tellusfoglio, sull'annuario Tellus lo ricordo. Amico del Cuore. E nella Rivoluzione). Per ricordare che era stato lui a farmelo conoscere. Tra le tante avventure strampalate messe in piedi c’era anche quella di organizzare una Radio Libera. A fine anni Settanta. Radio Gong. Con cui ci svenammo di spese. Ed anche a chiamare i Gong in concerto a Viareggio. 

Trasmettemmo per qualche mese, appunto. Poi il Pazzo per recuperare i soldi spesi andò a fare il Disc-Jokey al Principe di Piemonte, e io lavorai con mio padre, a guidare il camion da mattina a sera, anche in estate, per pareggiarmi. 

Willy DeVille veniva dal punk newyorkese, all’inizio aveva un gruppo i Mink Willy Deville, e poi inventò dischi ibridi con musicalità latine. Nel 1982 quando stavo attraversando Viareggio, diretto alla Bussola-tenda dove cantava Battiato, in fulgore allora con Bandiera bianca, all’incrocio di via Alfieri con via Foscolo, non mi fermai allo stop, anche perché le strade interne a Viareggio si somigliano tutte, e una Renault 9, me la ricordo con precisione!, mi sfece la fiancata alla Mini sbattendomi contro un muretto. Mi lussai una spalla, sbattetti la testa, e mi portarono all’ospedale per controlli. 

Per un laureato in lettere che non aveva alcuna voglia di insegnare letteratura, e che normalmente faceva il perdigiorno, era un segnale! Il Pazzo transitato un quarto d’ora dopo con la sua macchina, vedendo la mia mal ridotta, si precipitò in ospedale a vedere cosa mi ero fatto. Volevano tenermi lì per controlli la notte. Ma io volli andar via. Le lastre non davano niente di rotto. E il ghiaccio in testa potevo tenercelo da solo. 

In auto il Pazzo mi disse: Ascolta questo cantante, è un fenomeno. Non ricordo che canzone fosse di DeWille. Amo pensare fosse una canzone sentimentale, ma di quel sentimentalismo acre, e tagliente, che sembra venir fuori da qualche film sceneggiato da chi ha letto Conrad e Faulkner. Escludemmo di andare al concerto. E chi ci aspettava tanti saluti. Andammo a pescare sul lago. Al casotto con la rete. Le ammaccature e la spalla dolevano. Però le canzoni di Deville erano vitali, riconciliavano con la felicità d'averla fatta franca al dolore che mutila. Paolo, il Pazzo, era protettivo, come un fratello maggiore, aveva tre anni più di me, Accio l'hai scampata bella! ti ricordi come a me sia andata peggio! eh!, e aggiunse: telefona alla Nada e le dici che siamo a pescà, la macchina domani G. te la ripara e Lalo non se n'accorge; poi telefona anche a lei... dille che hai avuto un incidente, vedrai che smette di studià i filosofi, ansiosa scende dall’Engadina, fate pace, ti sistema la carrozzeria, testa compresa! e così vai più piano! 

Seguii il consiglio. Mentre alzavo la cornetta sorridevo. Con la testa che mugliava come il mare. Con Deville a complicare il ronzio. cds











L'Olandese Volante, in uscita on line a metà giugno, sarà diretto da Claudio Di Scalzo,

   







   

mercoledì 2 giugno 2010

Willy DeVille per Olandese Volante: My forever came today. Assoluto in navigazione



 


Sempre, per sempre, nei secoli dei secoli dei secoli /Ever, forever, ever and ever and ever / Reaching out for me / Raggiungere per me / Something warm in your eyes / Qualcosa di caldo nei tuoi occhi /Touched my heart / Toccato il mio cuore / And all the love I never knew, I found in you / E tutto l'amore che ho mai conosciuto, ho trovato in te / Suddenly, my world, my life was standing still / Improvvisamente, il mio mondo, la mia vita era ancora in piedi / And you touched my hand / E hai toccato la mia mano / For everlasting love, I've been forever dreaming of / Per amore eterno, ho sempre sognato / At last, at last, my forever came today / Finalmente, finalmente, mio per sempre è venuto oggi / Reso la mia vita solitaria un paradiso / It came today, forever came today / E 'venuto oggi, per sempre è venuto oggi / Ooh, look in my eyes and see how much I want ya Ooh / guarda negli occhi e scopri quanto ti voglio / Feel my touch, you know how much I need ya / Senti il mio tocco, sai quanto ho bisogno di te / I may be young, but I'm old enough to know / Posso essere giovane, ma sono abbastanza vecchio da sapere / Look at me, I will never let it go / Guardami, non potrò mai lasciarlo andare / Let this moment thrill me a lifetime / Facciamo sì che questo momento sia brivido di una vita / Make it last, make it last / Farlo durare, farlo durare / Make it last forever / Farlo durare per sempre

                                                       Ever, forever - Sempre, per sempre
Make it last forever - Farlo durare per sempre
Ever and ever and ever - Sempre e sempre

Ooh, you're my precious little flower - Ooh,  tu sei il mio prezioso fiore piccolo
Girl, you give me so much sweetness - Ragazza, tu mi dai tanta dolcezza

Make it last for more than just a day - Farlo durare di più di un giorno
Make it last for more than just an hour - Farlo durare di più di un'ora
Make it last forever - Farla durare per sempre

I believe we can make it last forever - Io credo che possiamo farlo durare per sempre
That we can make it last forever - Che possiamo farlo durare per sempre

Ever and ever and ever -  Sempre e sempre