venerdì 1 marzo 2019

Alessandro Assiri - Claudio Di Scalzo: SULLA POESIA E CHI LA FA OGGI. Allungando il frammento di Alessandro Assiri in Scalzo tormento. Da Facebook



Dalla Bacheca Facebook di Alessandro Assiri




Alessandro Assiri nel bar con un giovane poeta




CDS: ALLUNGANDO IL FRAMMENTO DI ALESSANDRO ASSIRI IN SCALZO TORMENTO!

(Alessandro Assiri - Da Facebook 1 marzo 2019) - Da dove nascono i circolini, gli orticelli poetici che tanto bistrattiamo, in questa logica in cui è scivolata non solo la poesia, ma gran parte del gesto artistico contemporaneo? Nascono dal fatto che tutti gli autori sono costretti per promuoversi a diventare venditori di pignatte, promotori di materassi alla Mastrota, od organizzatori di riunioni in casa di prodotti della Just. Scrivere diventa secondario al promuoversi, allora diventiamo tutti agenti senza retribuzione enasarco e per far figo diciamo: operatori culturali. Abrazos.




Claudio Di Scalzo

SE IL PROBLEMA DELL’ACCESSO ALL’ESTETICA DIVENTA UN ASCESSO SULL’ELETTRONICA BICA



LAFORGUE E LA MISTERIOSA DAMA R 
NEL CARNEVALE VENEZIANO 2019. 
Dittico. Cm 60 x 90
(Laforgue reinventato conserva il suo acre umorismo 
sul destino della poesia virato nell'inutilità, 
la Misteriosa Dama R prende vita 
dalla R nel nome SARA. 
Poteva essere diversamente?)





Mi permetto di ri-pubblicare questo umoristico e lapidario frammento sociologico di Alessandro Assiri (apparso il 1 marzo sulla sua bacheca Facebook), perché tocca un tema politico ed estetico sul quale ha ruotato molta della mia vita. Fino alla scelta, un paio di anni fa, di evitare, come singolo, e in coppia con la donna amata - la musicista Sara Cardellino - ogni vicissitudine di produzione estetica volta alla definizione di autore autrice. Anche su pagine elettroniche. O su social vari.

La condizione attuale, rimarcata da Alessandro (mi garba ricordare che ideammo nel 2010, a Verona, un “C’era una volta la poesia”, partendo da una locandina con immagine da Sergio Leone, di “C’era una volta il West”. Che fu, ovviamente, un fallimento), di STRISCIA LA POESIA, cioè la “velenizzazione” di poeti e poetesse on line intenti a vendere “feticisticamente” lor merce, o eventi, sic!, COSE in parole scritte e impacchettate teorie estetiche, come piazzisti, come appunto veline danzanti il mestiere poetico, rimanda al problema dell’ACCESSO AL MESTIERE ESTETICO. Questa moltitudine rientra nell'ideologia capitalistica e non la mette minimamente in discussione o la combatte; ma ne accetta, giuliva o fintamente triste, il ruolo nella divisione del lavoro, parcellizzata, e reclamizzandolo, culturale mercificato.

L’ultima volta che ebbi a discuterne, di questa oppressione, fu nella Redazione di ZETA e di TAM TAM con Adriano Spatola. Al Mulino Di Bazzano, ad Udine da Campanotto. Fine anni Settanta inizio Ottanta. Poi la "questione", che è capitale, in un eventuale progetto libertario e comunista, è scomparsa. Testardamente ne ho fatto la "bandiera" della mia esistenza nei segni. Parecchio isolato (TELLUS-TELLUSFOLIO 2000-2010), e, anche preso in giro, come la vicenda dell'OLANDESE VOLANTE (2011 - 9 gennaio 2017), poi ha evidenziato.

Per me, era, è!, centrale, l’opera di Marx dei “Manoscritti economico-filosofici”, dove compito del socialismo e del comunismo in atto era di tendere al “valore d’uso” e non di scambio di ogni merce. Comprese le culturali. POI, veniva, viene per me, il György Lukács di “Storia e Coscienza di Classe” dove l’accesso all’estetica è un problema di classe, di accesso ontologico per le classi subalterne ai saperi. Non solo agli intellettuali e colti. Ma per tutti.

In mancanza di processi rivoluzionari, l’ultimo quello del 1977, ma troppo perso dietro vocazioni operaiste, e neo-dadaiste, per porsi il problema comunista dell’accesso all’estetica che andasse oltre le surreali invenzioni post-avanguardistiche. Il Post Moderno, col suo collage di stili, chiuderà il discorso.

Personalmente, ho anche pensato, ideando la Rivista TELLUS, ad inizio anni novanta, e il sito TELLUSfolio 2000- 2010, che la PROVINCIA fosse tornata centrale nel GLOCALE, tanto da saldare empiti strapaesani telematici con varie culture basse o alte che fossero proposte dalla metropoli. Creando dei Cyber-Soviet Libertari. Che il Web avrebbe dilatato in una sorta di nuova frontiera (da qui il personaggio trapper BUCK EDEN) o di acquorea avventura corsara (L’OLANDESE VOLANTE con L’OLANDESE personaggio)

In queste avventure il rifiuto della mercificazione (alienata) di ogni opera estetica scritta dipinta fotografata era centrale rinunciando al ruolo di intellettuale-guida per estetiche varie. (Sminuzzato fra l'altro, pateticamente, nella vendita DA BANCO, di vari prodotti poetici nel mercato-web). Anche perché chi vi aderiva poteva inventare il proprio romanzo o racconto in una serie di narrazioni. Come singoli, come coppie, anche in amore, come comunità.

I social han scardinato tutto. E ridotto i produttori come li dipinge Alessandro Assiri. 
Venditori e piazzisti. 
In un ping-pong senza fine inutile e da fissati di recensioni: si va dal lecca-lecca al rancore camuffato da critica letteraria (in genere i bersagliati sono poeti e poetesse di successo pubblicanti presso grandi editori), esposizioni di sé stessi con fotina dietro scrivanie (non ci vuol Freud per capire che il loro anti-accademismo è desiderio smanioso di accademia con cattedra) e targhette come un tempo Pitigrilli portava le ghette. Da qui, certi tipetti on line, li ritengo vanesi e fascistoidi come appunto il fascismo generò perversi e azzimati Pitigrilli.

Il MODELLO PITIGRILLI, non si sorprenda nessuno, sparge spesso testi marxisti nelle sue elucubrazioni con le ghette dietro targhette: siano essi di Fortini, Deleuze, Adorno e via profanando. Ciò dimostra, in modo incontrovertibile che la teoria per la rivoluzione non è necessaria se non nel "foco o fòò" (detta alla pisana e alla guevarista) del sovvertimento. Tanto poi, sennò, capita in mano ai Pitigrilli on line azzimati che la "smerdano". Per vendere lor merce. 
Deleuze con Guattari li ricovererebbe come schizoidi, malati come il capitalismo che servono. O che han servito.

"Dimmi che mestiere fai o hai fatto", si dice a Pisa, "e ti dirò se vale il tuo atto". 

Qui lo dichiaro, ancora, come feci sull'OLANDESE VOLANTE, non mi scambio con chi ha servito in ruoli di "potere" amministrativo od estetico presso strutture del "sorvegliare e punire" (FOUCAULT) dello stato o presso multinazionali responsabili di sfruttamento e morti sul lavoro. Ho avuto compagni che han conosciuto l'estetica del carcere e della fabbrica sui loro corpi. Sto con loro anche se son morti da decenni e non con la poesia, poesia?, di chi la sparge on line, che in passato fu "nemico" della classe, e dell'epica (sia detto!) a cui, fieramente, appartengo, la proletaria, la comunista!

Pensare di fare cultura on line o su Facebook non ha senso. Sei lì a ungere la ruota pubblicitaria di una multinazionale. I generi che superano i dieci righi non son letti. E se letti i poeti, in gruppo o singoli, valgono quanto gli appassionati della Vespa o della Duetto Alfa Romeo restaurata.

Ma qui intervengono differenze. Attenzione. 

LA GERARCHIA VASSALLATICA IMPERIALE, grandi editori, grandi gallerie e Musei, non abbisognano dei social, hanno anche altri media, potentissimi. Per vendere le loro merci. Mentre la GERARCHIA VASSALLATICA SOTTOPROLETARIA deve arrabattarsi in siti e rimandi sul social Facebook (fra l’altro abbandonato dai giovani dai 18 anni fino ai 25), tanto frustranti e inutili che a volte o fan tenerezza oppure, nel caso di siti autoreferenziali proponenti teorie letterarie ego-cosmiche di casta, per pochi addetti, si scivola nel grottesco e nel ridicolo.

A lato della Gerarchia Vassallatica Sottoproletaria tutta una serie di eventi, pazzescamente altisonanti quanto insensati per diffondere non solo la poesia, ma anche i propri librini stampati (presso editori da incubo), tipo… Giornate Mondiali della Poesia, accostamenti a Stermini vari, abbracci ad organizzazioni benefiche o diramazione di associazioni internazionali, dove riunire poeti e poetesse e sparpagliarli per città o paeselli in incontri dove per mezzora chi parla, uomo o donna che sia, diffondendo pure teorie ego-cosmiche più incomprensibili dei papiri egizi o indù, in nominate stanze culturali con gessi in similoro, si sentono Contini o Mengaldo o la Campo o la Rosselli, dietro una targhetta. Ed invece stanno soltanto scoreggiando più in alto del proprio buco di culo!

Insomma un film tragicomico.

E tutto perché la questione dell’accesso al MESTIERE ESTETICO potrà aprirsi soltanto in presenza di un processo di sovversione e di lotta socialista e comunista. E, sarà proprio in questo auspicabile movimento, che si formeranno le nuove estetiche utili al rivoluzionamento. 

La mia scelta radicale è, dopo ogni fallimento dei siti che ideai (ultimo... L'Olandese Volante) e delle riviste accluse, quello di svolgere il ruolo di semplice militante politico in lotte che mi capitano a tiro, senza darne neppure notizia, senza accosto alcuna estetica. E quest’ultima di usarla nel solo uso domestico e privato per chi amo e per le persone a me care. Figli, familiari, ombre di compagni e compagne ora da un’altra parte.

Se poi come mi accadeva, e mi accade, molto per le tavole dipinte e i relativi personaggi, mi chiedono di pubblicare, anche presso editori di vaglia, semplicemente dico: NO GRAZIE.


FINE






Nessun commento: