CDS: "Lucca mia punteggiatura notturna - Collage e tempera su carta, 1980
DUE MANI, UN ANELLO A LUCCA
Mano cercava l’altra mano nelle vie di Lucca per stringerla. Non si trovarono. L’anello cercava due diti indice per stare una volta con l’uno una volta con l’altro, abitando la stessa mano anche se doppia. Non li trovò.
Ancora vagano per le strade a notte le due mani. Rotola l’anello sui selciati in cerca degli indici di mani che non riescono a trovarsi. Sembra che il lucore rilasciato dall’anello sia quanto gli uomini definiscono Poesia; che il disperato cercarsi delle mani si chiami Amore.
Apologo per la sera muta
Senza data
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COME LE DITA DI UNA MANO
(Nota sugli “Apologhi per la sera muta”)
(Nota sugli “Apologhi per la sera muta”)
Agli “Apologhi per la sera muta” mi dedico da una vita. Alcuni sono comparsi su rivista. Poche pagine. In trenta anni. Cinque volte. Come le dita di una mano! L’antologia più ampia è stata pubblicata, con il titolo: “Viaggio negli Apologhi per la sera muta. Scelta casuale dalla A di amante alla V di viaggiatore”, sull’Annuario Tellus 27, “Dalla Torre Pendente alle Alpi. Viaggi e altri viaggi”, 2006 (volume esaurito che verrà ri-pubblicato come e-Book su L’Olandese Volante”). All’annuario TELLUS dal n. 1 (1990) all’8, dal n. 24/25 al 30 che ha terminato la serie nel 2009, ho affidato il mio attraversamento della letteratura, dell’arte, della fotografia.
(da ZETA, anno X, n. 10, 1988. Campanotto Editore)
“Scrivo sui cornicioni di diari, racconti e romanzi. A volte scivolo su umide intimità, spiaccicando in basso la confessione dei miei capogiri. In altri giorni, da un’altezza non mia, girotondo con la vita apparente del testo un’allegria di virgolette, mimo resurrezioni di personaggi, stampo sulla mia fronte tramonti e albe opache, e tutto per diventare un segnalibro ben riconoscibile”.
“Scrivo sui cornicioni di diari, racconti e romanzi. A volte scivolo su umide intimità, spiaccicando in basso la confessione dei miei capogiri. In altri giorni, da un’altezza non mia, girotondo con la vita apparente del testo un’allegria di virgolette, mimo resurrezioni di personaggi, stampo sulla mia fronte tramonti e albe opache, e tutto per diventare un segnalibro ben riconoscibile”.
(Da TELLUS, n. 18, 1997)
“Sotto lo stelo dell’abat-jour di camera, da anni, tengo dei minuscoli racconti. Foglietti. Quasi un eccentrico centrino. Ne ho sfilati a caso sette”.
(Da “QUADERNI VALTELLINESI” n.73, 2000, a cura di Ugo Sentito)
“La vocazione di questo scrittore è l’occultamento. Mentre chi si dedica alla letteratura si fa subito sedurre, anche per i suggerimenti degli editori, dal romanzo, Di Scalzo si affida al componimento breve: poemetto in prosa, frammento, apologo. Tanto da costituire un reticolo di radici, un rizoma direbbe Deleuze, che dalla sua scrivania passa, con il contagocce, da riviste ciclostilate (ricordo nell’87 “Tra noi”, Bollettino parrocchiale di Traona), fino a quelle distribuite nelle librerie. L’intrico è complicato dal fatto che nel suo sottolibro (faccio una battuta), Di Scalzo coniuga con la scrittura disegni o fotografie. Perché questo nascondimento? Ammetto che non lo so. Nevrosi, direbbe lo psicoanalista; coscienza che tutto è vanità senza Dio, dice il teologo; anarchia artistica, potrebbe dire chi rifiuta la mercificazione dello spirito; delusione per la presunzione degli intellettuali incontrati nell’editoria e nelle riviste specializzate, dirà il sociologo; stupidità di chi non sfrutta la propria capacità operativa, afferma il self-made man. Lasciamo irrisolta, come è giusto, questa incognita, le poetiche si spiegano a posteriori. In ogni caso sono riuscito a farmi regalare alcuni apologhi (...)”
“La vocazione di questo scrittore è l’occultamento. Mentre chi si dedica alla letteratura si fa subito sedurre, anche per i suggerimenti degli editori, dal romanzo, Di Scalzo si affida al componimento breve: poemetto in prosa, frammento, apologo. Tanto da costituire un reticolo di radici, un rizoma direbbe Deleuze, che dalla sua scrivania passa, con il contagocce, da riviste ciclostilate (ricordo nell’87 “Tra noi”, Bollettino parrocchiale di Traona), fino a quelle distribuite nelle librerie. L’intrico è complicato dal fatto che nel suo sottolibro (faccio una battuta), Di Scalzo coniuga con la scrittura disegni o fotografie. Perché questo nascondimento? Ammetto che non lo so. Nevrosi, direbbe lo psicoanalista; coscienza che tutto è vanità senza Dio, dice il teologo; anarchia artistica, potrebbe dire chi rifiuta la mercificazione dello spirito; delusione per la presunzione degli intellettuali incontrati nell’editoria e nelle riviste specializzate, dirà il sociologo; stupidità di chi non sfrutta la propria capacità operativa, afferma il self-made man. Lasciamo irrisolta, come è giusto, questa incognita, le poetiche si spiegano a posteriori. In ogni caso sono riuscito a farmi regalare alcuni apologhi (...)”
(Da BLOC NOTES, “Apologhi per la sera muta” curati da Gilberto Isella, 2007)
Apologhi luciferini che s’improvvisano angelici. Ogni apologo è il racconto breve, spesso brevissimo, di una virtù persa per un soffio, prima dell’invasione di qualche perdizione che il soggetto accetta a volte con noncuranza altre con dantesca virilità. Una tragica comicità s’intreccia dalla prima alla terza persona e abbiamo l’impressione che le voci narranti stiano demolendo, senza accorgersene, l’impianto della retorica letteraria e della sua presunta, e occidentale, missione.
Apologhi luciferini che s’improvvisano angelici. Ogni apologo è il racconto breve, spesso brevissimo, di una virtù persa per un soffio, prima dell’invasione di qualche perdizione che il soggetto accetta a volte con noncuranza altre con dantesca virilità. Una tragica comicità s’intreccia dalla prima alla terza persona e abbiamo l’impressione che le voci narranti stiano demolendo, senza accorgersene, l’impianto della retorica letteraria e della sua presunta, e occidentale, missione.
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